Catone l'Antico - Eugenio Corti - copertina

Catone l'Antico

Eugenio Corti

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Editore: Ares
Anno edizione: 2005
In commercio dal: 29 aprile 2005
Pagine: 440 p., Brossura
  • EAN: 9788881553235
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È anzitutto la storia di un uomo, Marco Porzio Catone (Cato maior), emblema della romanità in un tempo di mutamenti epocali, che sorprendentemente per certi aspetti richiama il nostro. Durante tutta la vita Catone è un contadino, oltre che soldato, console, censore, oratore, storico e anche verseggiatore nell'arcaico metro saturnio. Intorno a lui c'è il popolo romano esso pure culturalmente ancora di contadini, il quale quasi senza volerlo, trascinato dalla storia, nello spazio di soli cinquant'anni finisce col soggiogare l'intero mondo conosciuto. Nei suoi diversi incarichi Catone affronta con grande fermezza i maggiori pericoli che minacciano Roma: tra essi la corruzione (che la grande cultura greca entrando nel giovane mondo romano si trascina al seguito), l'economia di Cartagine (fondata sullo schiavismo elevato al massimo grado), e l'eccesso di popolarità degli stessi generali romani emergenti. Resi con la forza della grande letteratura tornano nel romanzo a vivere sotto i nostri occhi gli uomini di allora: popolani, nobiles, schiavi, legionari, sordidi affaristi (che Catone pretore scaccia dalla sua provincia), le severe donne romane, i liberi barbari della Spagna, i temerari pirati illirici, i greci orgogliosi ma ormai incapaci di indipendenza.
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    Wanda

    20/08/2017 07:13:30

    Ottimo libro! Si sente il calore umano della romanità antica e nobile: il lavoro, la rettitudine, l'attaccamento alla terra, il bene comune. Ciò che siamo stati, ciò che possiamo essere, con molto ancora in più.

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    Dario

    22/03/2013 14:21:47

    Se a scuola mi fossero stati presentati gli eventi storici con questa capacità di attualizzazione, avrei certamente amato di più la materia; tanto ci sentiremo vicini, alla fini del libro, ai tre più influenti (Catone, appunto, Scipione l'Africano e Annibale), esponenti di tre diverse visioni della realtà (il custode mos maiorum, il "clemente" e il "pragmatico", tutti comunque mossi dal servizio alla Patria), in un'epoca in cui lo scontro era tra valori forti, recepiti fin da giovani. Nella vita di Catone, l'amore per la vita di campagna e per lo studio saranno sempre messi a servizio della collettività: il potere è responsabilità e servizio, il mos maiorum e le origini contadine diventano il fondamento del successo romano, l'arte dello scrivere diventa l'eredità da lasciare ai posteri. Ammirabile poi la duttilità dell'autore nel descrivere le situazioni più diverse: guerra, vendemmia, caccia, amicizia, sedute in senato, etc. La capacità di attualizzare eventi risalenti a più di duemila anni fa denota la grande ricerca storiografica compiuta dall'autore e il suo amore per il Bello, la Verità e il Bene, che sono poi quelli che animano i personaggi dell'epoca e non possono non appassionarci. Alla fine, non potremo non sentire un rimpianto per il nostro mondo così simile alla fine della repubblica romana e, soprattutto, all'incipiente impero: il potere diventa fine e non più strumento e la filosofia smette di riconoscere una sola Verità, per diventare fine a sè stessa. Perché la crisi di un'epoca è anzitutto di identità e, conseguentemente, etico-morale; per questo è più facile che sia soppiantata, piuttosto che "corretta". Anche Catone, ormai 85enne, dovrà riconoscere che Roma è già cambiata.

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    Rob

    26/09/2008 12:07:16

    Noto con piacere che ancora oggi si possono trovare scrittori italiani di valore e intelligenza come Corti, e non solo emuli di best-seller internazionali. Intelligente è infatti la scelta del periodo in cui è ambientato il romanzo: la Repubblica durante le guerre puniche anzichè il solito abusatissimo Impero: un periodo in cui i valori della romanità erano ancora intatti, un periodo (forse il più VERO della storia romana) di cui l'opinione pubblica oggi ha poca o nulla consapevolezza perchè la romanità viene troppo spesso identificata esclusivamente con la fase imperiale, già piuttosto corrotta dal lusso eccessivo e molto incline alla prepotenza e agli abusi di potere. Catone è appunto il campione di questa Roma vera, il difensore del mos maiorum, della tradizione dei padri grazie alla quale Roma eccelle in virtù e in gloria. (Contaminatio (come direbbe l'autore): ce ne fossero oggi anche solo di mezzi-catoni in politica e nel giornalismo!!) Catone teme le idee esterne a Roma: l'intellettualismo sofistico dei Greci o l'economia schiavistiva superproduttiva cartaginese (che ricorda la Cina moderna). Egli ha ben presente che qualora Roma dovesse allontanarsi del suo essere proprio, identificato nella tradizone guerriero-contadina, inevitabilmente si avvierebbe verso la decadenza (la storia gli avrebbe dato poi ragione con le guerre civili, l'impero, la corruzione e infine la conquista dei barbari e il cristianesimo). Per questo dietro Catone e in tutto il romanzo aleggia la grandiosa figura di Curio Dentato, esempio perfetto di romanità, quasi una sorta di co-protagonista non presente fisicamente (è vissuto alcune generazioni prima) ma sempre presente in spirito. Da notare poi l'armonia tra contenuti antichi e forma molto originale e moderna: simile ad una sceneggiatura cinematografica, di lettura gradevole, ma senza scadere nel banale. Mirabile infine la capacità di rendere vivi i personaggi e le situazioni, tirandoli fuori da quel senso di piattezza e di noia di cui li hanno rivestiti i libri di storia.

  • Eugenio Corti Cover

    Studia al collegio San Carlo di Milano ma nel 1941, dopo che l'Italia entra in guerra, Corti su arruola e diventa sottotenente d'artiglieria. Nel 1947 si laurea in Giurisprudenza. Tra le sue opere di narrativa si ricorda Il cavallo rosso (1983), I più non ritornano (1947), e Il Medioevo e altri racconti (2008). Tra i saggi Processo e morte di Stalin - tragedia (1962), Il fumo nel tempio (1996).Nel 2000 ha ricevuto il premio internazionale «Al merito della cultura cattolica»; nel 2007 l’Ambrogino d’oro, da parte del Comune di Milano; nel 2009 il Premio Isimbardi della Provincia di Milano e nel 2010 il Premio per meriti culturali della Regione Lombardia. Approfondisci
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