Il cavallo rosso

Eugenio Corti

Editore: Ares
Edizione: 24
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 5 febbraio 2008
Pagine: 1280 p.
  • EAN: 9788881552351
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Recensioni dei clienti

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    Simone

    14/07/2016 17:12:29

    E' un romanzo poderoso, denso, commovente quanto tremendamente gravato dal peso della visione dell'autore. Una visione che finisce per non essere inglobante, ma respingente. Quando Corti racconta i suoi personaggi, il contesto brianzolo, la natura e il mondo della prima metà del Novecento, lo fa con un amore e una partecipazione che stregano il lettore. Così come, nelle pagine dedicate alla guerra, riesce a trovare un toccante equilibrio tra narrazione cronachistica e ritratto del dolore umano. Tutto questo, però, viene inficiato dall'ultimo terzo del romanzo (quello ambientato dopo la fine della guerra), nel quale Corti sembra vomitare tutto l'odio che ha nutrito per il comunismo e per i propri insuccessi letterari, secondo lui causati dal suo essere anti marxista. E il cattolicesimo che lui erge come simbolo di purezza e di difesa dalle barbarie rosse, finisce per essere un cristianesimo chiuso e non comprensivo delle ragioni, per quanto errate, degli altri. I personaggi non cristiani sono ritratti in modo manicheo, ridotti a bozzetti. Tutto ciò che non è cristiano, è malvagio. In questa predica violenta si perde tutta la forza narrativa dell'autore, e il libro si sgretola e diventa irritante. Qua e là persino un po' ridicolo nel suo inveire contro il mondo che cambia. Gide, Grossman e Israel Singer hanno denunciato gli orrori e i fallimenti del Comunismo con ben altra, e più ponderata, incisività.

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    antonio staffetti

    18/11/2015 00:03:23

    Mi piacerebbe dire qualcosa di intelligente ma.... anche se ogni anno leggo oltre 50 libri mi vergogno, mi vergogno di aver letto questo libro a 54 anni, mi vergogno di aver ignorato questo scrittore per tanto tempo. Perché non ho conosciuto prima Eugenio Corti?

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    P. Giordani

    14/10/2015 15:49:09

    Uno dei libri più entusiasmanti che ho letto negli ultimi tempi. Salvo qualche parte un pò "allungata", veramente bello ed epico.

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    domenico bosco

    16/03/2015 22:56:40

    Edito nel 1983 è un'opera corposa (1275 pagine) divise in 3 parti; "Il cavallo rosso" anteguerra e periodo bellico, "Il cavallo livido" guerra e primo dopoguerra, "l'albero della vita" dagli anni 50 al 1974. Viene narrata la saga dei Riva, industriali cattolici brianzoli, una famiglia con 7 figli alcuni dei quali (Ambrogio,Alma,Pino,il cugino Manno)hanno parte rilevante nel romanzo mentre gli altri rivestono ruolo del tutto marginale. Altri personaggi (Michele Tintori quasi identificabile con l'autore)concorrono all'evolversi della vicende trattate dove epocali cambiamenti storici ( guerra, dopoguerra, boom economico e crisi)si intrecciano e condizionano le vite dei protagonisti. Pur ben scritta e scorrevole la storia è appesantita per l'intreccio degli argomenti affrontati alcuni dei quali vengono presentati in modo superficiale quasi "tanto per farlo". "L'albero della vita" risulta quasi un'appendice al resto del lavoro slegata dal filo narrativo non fosse altro per la banalita' con cui sono trattai argomenti significastivi: ruolo della chiesa ,referendum sul divorzio, inizio proteste studentesche. In sintesi un libro che andavava letto anche se troppo sopravvalutato e a tratti noioso che non mi sento di consigliare ad altri lettori. Su argomenti precisi ad esempio, la campagna di Russia, dello stesso autore il diario "I più non tornano" offre una lettura molto più coinvolgente ed efficace. Il finale tronca drasticamente la vicenda come se l'autore stesso non vedesse l'ora di finirla. Il terzo libro è perfettamente inutile. Prescindibile.

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    Leopoldo Roman

    17/09/2014 19:16:19

    Scoprire a sessant'anni un romanzo così interessante e corposo significa che veramente in Italia, se non sei uno scrittore del "giro", fai fatica ad emergere. Certamente Corti con le sue idee tradizionaliste e clericali, nel dopo guerra antifascista, qualche volta fino all'eccesso, non ha trovato uno spazio degno della sua taratura. Resta il fatto che "Il cavallo rosso" è un libro ben scritto, avvincente, documentato soprattutto nelle sezioni che raccontano dell'epopea dei soldati italiani in Russia e del loro mesto rientro in Italia. Meno interessante e per la verità a volte faziosa l'ultima parte incentrata sulla campagna antidivorzista del 1974. Un libro comunque consigliabile soprattutto per chi, a prescindere da come la pensi, è ben disposto a sentire tutte le campane.

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    Slimpht

    19/07/2014 22:28:45

    Ho letto questo libro su consiglio del mio professore di storia del liceo. Non smetterò mai di ringraziarlo per avermi fatto conoscere il più bel romanzo che io abbia mai letto. Penso che "Il cavallo rosso" sia più di un romanzo: porta infatti a riflettere profondamente su temi troppo spesso dimenticati o banalizzati e trasmette il desiderio di essere persone "vere", coerenti ai propri valori, come lo sono i protagonisti. All'inizio ero anch'io spaventato dalla mole del tomo, ma arrivato alla fine ho sentito un terribile senso di vuoto dopo la commozione delle ultime pagine. Vuoto che dovrò riempire con la mia stessa vita: il romanzo non parla della vita di Ambrogio, di Michele o di Manno, ma della Vita, e della vita di ognuno di noi.

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    Evanant

    05/06/2014 13:47:42

    Romanzo bellissimo, che vale la pena di essere letto e meditato. Mi sottraggo alle (un po' tristi direi) polemiche fra credenti e non. Tuttavia neutralmente penso che Corti sia un grande scrittore, ma prima di lui ci sono dei grandissimi che avrebbero maggiormente meritato il Nobel per la letteratura e non l'hanno vinto. Ecco alcuni nomi di immensi scrittori che incredibilmente non sono stati premiati: Lev Tolstoj, Virginia Woolf, Jorge Luis Borges, Marcel Proust, James Joyce, Luis Ferdinand Celine, ma anche i nostri, tanto per citarne alcuni, Alda Merini, Mario Luzi, Italo Svevo, Giuseppe Ungaretti. Incredibile, ma vero.

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    giulia

    19/05/2014 14:38:12

    Romanzo straordinario, coinvolgente ed appassionante. Un affresco di vita italiana, dallo scoppio della seconda guerra mondiale fino al 1974. La profonda religiosità dell'autore risulta ad alcuni lettori di ostacolo: chi si accinge a leggerlo, invece, deve liberarsi di pregiudizi per poter apprezzare a fondo quello che secondo me - agnostica convinta - è uno dei capolavori della letteratura italiana. Questo da solo giustifica il tentativo di candidatura al nobel che alcuni anni fa stato fatto per Eugenio Corti: ma l'egemonia culturale della sinistrosa e modestissima cultura italiana, che plaude quando si premia Dario Fo, non lo ha permesso. Peccato: un'occasione persa per far apprezzare un'opera di vera letteratura e - perché no - cominciare a togliere il velo su episodi volutamente poco conosciuti della nostra storia recente. Consigliato a tutti.

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    Luca Corti

    28/04/2014 16:42:41

    Un ottimo libro che non potrà che appassionare il lettore, sia che se ne condividano o no le ideologie. Consigliato.

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    Elizabeth

    24/04/2014 18:36:28

    Discreto romanzo di guerra e formazione, ma nulla d'eccezionale. Spropositamente lungo, certi passaggi sono così noiosi che ho dovuto interrompere più volte la lettura ed ho faticato tantissimo ad arrivare alla fine. Chi è in cerca di un capolavoro di letteratura contemporanea, si rivolga altrove.

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    Camillo

    17/04/2014 11:30:25

    Straordinario. 5 stellette strameritate. Non capisco proprio chi accusa l'autore di intolleranza, altezzosità, o di apologia del fascismo. O non hanno capito niente, o hanno letto un altro libro.

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    Giacomo D.

    23/03/2014 19:38:46

    "Gli atei fanatici sono come schiavi che ancora sentono il peso delle catene dalle quali si sono liberati. Nel loro rancore contro le religioni come 'oppio delle masse' - non possono sentire la musica delle sfere." Questa celebre frase di Albert Einstein potrebbe essere tradotta, dopo avere letto "Il Cavallo Rosso", in: "I cattolici fanatici sono come schiavi che ancora sentono il peso delle catene dalle quali si sono liberati. Pur avendo trovato la Verità, il rancore che provano verso chi la pensa diversamente da loro non può che impedir loro di sentire la musica delle sfere." Romanzo scritto piuttosto bene, anche se ben lontano dall'essere, giudizio personale, un classico a livello de "I Promessi sposi" o "Guerra e pace". Ciò che mi ha personalmente infastidito è l'incredibile altezzosità che l'Autore (parentesi: sono cattolico) mostra nei confronti di tutti coloro i quali la pensano diversamente da lui. Proseguendo nella lettura mi veniva in mente la famosa parabola del Fariseo e del Pubblicano (Luca, 18,10-14). E, mi spiace scriverlo, Corti appare spesso nella veste del Fariseo. Cristianesimo significa amore a 360°, anche e soprattutto nei confronti di chi la pensa diversamente. Non intolleranza, se non disprezzo, cosa che si respira e traspare in ogni pagina del libro. Non amando nessun tipo di romanzo od opera d'arte in generale che non si astiene dall'esprimere giudizi, non posso che trovarmi da questo punto di vista profondamente deluso. Ed è un peccato. Perché opere infinitamente superiori, come "I promessi sposi", hanno insegnato che si può rimanere fermi nelle proprie verità, rimanendo profondamente rispettosi di chi la pensa diversamente (vedi il perdono nei confronti dell'Innominato e la bonarietà, malgrado l'inettitudine, nei confronti di Don Abbondio). Comunque, un buon romanzo.

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    Arturo

    21/01/2014 17:11:36

    "Conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi" (Gv 8, 32). Corti è un grandissimo scrittore. Innanzitutto, libero, controcorrente, coraggioso, come il protagonista che combatte una battaglia che forse (ma solo "umanamente") è perduta in partenza, ma non per questo meno degna d'esser combattuta. E' il romanzo- cioè la vita- anti-pragmatico, come lo è la vera ed incorrotta Fede, e la Verità ad essa sottesa. Ma ciò non basterebbe per comprendere il successo ultra 30ennale, inarrestabile (e causato non certo dalla promozione- inesistente- ma dal solo "tam tam", sotterraneo, dei lettori) di questo incredibile e potentissimo romanzo storico: Corti è, infatti, grandissimo tecnicamente, ed insieme semplice e devoto all'ispirazione che solo i grandi possiedono. Romanzo di formazione, che è forte intrinsecamente, e refrattario ad ogni strumentalizzazione. Ad esempio, nemmeno lo possono scalfire le piccole "menzogne",al 100% ideologiche, sopra postate dal lettore "zivago", che ha scambiato una recensione per uno spazio atto alla (risibile) calunnia. Il "mancato Nobel", caro "zivago", non stupisce certo chi sa perfettamente quali siano i requisiti ideologici per vincerlo, e dimostra ulteriormente che il cavallo rosso non può certo essere "cosa gradita" ai servi del pensiero unico e di quella cultura dominante che esso stesso sconfessa ed accusa "coram populo".. Per i miseri implora perdono!

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    Anna

    01/12/2013 16:59:39

    Non avevo mai letto un libro storico di questo genere. Devo ammettere ci ho messo un paio di settimane a finirlo e che la lunghezza è stata a volte un deterrente. Ma Corti riesce a farti appassionare ai personaggi e agli avvenimenti storici raccontati così magistralmente che ci si ritrova catapultati in un'altra epoca, in un altro paese, in un altro fronte. Riconosco la genialità di questo capolavoro e la passione con cui l'autore trasmette l'importanza della ricerca della verità storiografica alla base degli eventi che hanno fatto la storia. Grazie!

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    claudio

    16/07/2013 19:15:01

    Dopo tutte le recensioni pubblicate è difficile scrivere ancora di nuovo su questo volume, se non confermare che si tratta di un capolavoro. Certo scritto da una persona che non fa mai mistero nelle 1280 pagine della sua visione, sia religiosa, sia politica della vita e con la quale spesso non si è d'accordo. Nonostante questo resta uno dei migliori libri letti negli ultimi anni, da avvicinare alla Messa dell'Uomo disarmato di Luisito Bianchi.

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    valerioboing

    31/05/2013 17:20:55

    Mi associo ai commenti degli altri amici lettori, questo libro è veramente bello. Ve lo consiglio veramente.

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    Giorgio-Luca Betti

    02/09/2012 19:38:19

    L'11 agosto 2012 ho terminato la lettura. Era iniziata esattamente un anno prima. Le vicende umane, toccanti,strazianti,vere e gli eventi storici ricchi di (terribili) particolari dovrebbero far sobbalzare ogni uomo libero. Mi guardo attorno e mi chiedo: quanti uomini liberi ci sono, in reltà? E' così che inizia quel percorso, prima fastidioso (pensare per ricordare), poi sofferente (ricordare per ammettere) infine doloroso: ammettere per comprendere che la nostra società rifugge, ostacola, teme un uomo come Corti (ancor più negli anni ottanta in cui usciva il libro...): perchè è libero. Libero nella concezione della fede, libero nel dare il suo contributo per descrivere puntualmente cosa accadde quando i nostri simili avevano la non-fede. Inizia con un immagine di altri tempi, dove un figliolo vigoroso attende per amore e rispetto paterno il padre, passando per lo strazio degli orrori della Russia ghiacciata nel sangue e nel cuore, alle nitide e (oggi) commoventi scene familiari di una Brianza semplice, solidale e operosa che si sviluppano con un alone di rammarico crescente al passar dei decenni. Corti ha il merito di aver prodotto un'opera generazionale, storica, sociale. Piaccia o no, le sue parole sono una testimonianza forte e vera del Paese, a partire dal momento in cui entra nelle paludi della II Guerra Mondiale. Alla fine del romanzo le paludi sono altre: spetta al lettore misurarne l'esistenza, la pericolosità, la trasformazione. Ma sappia il lettore che avrà l'occasione di approfittare di un viatico straordinario: l'esempio di uno dei protagonisti principali del romanzo che non si vergogna, nè teme, nè rinuncia ma anzi trova la sua naturale forza sempre lì: nell'essere cristiano e cattolico, anche tra le fauci dell'orrore umano più cupo. E' una grande opera. E oggi, è attuale più che mai. Ai detrattori che criticano a motivo del fatto che nell'opera il totalitarismo nazifascista sarebbe meno cruento e disumano di quello comunista, dico: non abbiate paura!

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    Barbagianni39

    29/08/2012 22:16:29

    L'ho riletto dopo sei anni (vedi mia recensione del 2006) e confermo il giudizio espresso allora! Peccato che nessuno abbia pensato ad una edizione eBook! Un vero monumento letterario.

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    zivago

    28/02/2012 09:13:51

    Romanzo scritto bene di facile e scorrevole lettura. Nel libro si parla molto della mia Brianza. Con toni nostalgici vengono molto idealizzati l'ambiente e la cultura di quella terra. L'esaltazione della brianzolità, spesso confrontata con altre mentalità e stili di vita, risulta a volte spocchiosa. Mi hanno spesso infa­stidito i toni sprez­zanti usati verso i meridionali an­ziché gli africa­ni o gli slavi (esclusi i polacchi) descritti a volte in modo quasi lombrosiano. Nel romanzo i giudizi sulla storia del XX secolo sono definitivi. Evi­dente e appas­sionato è l'antico­munismo espresso sia nei dialoghi dei protagonisti che nelle ri­flessioni dirette dell'autore. Nella visione integralmente cristiana della storia che per­mea tutta l'opera stupiscono però i giudizi as­solutamente asimmetrici sui to­talitarismi e i loro orrori. Del comunismo sono giustamen­te sottoli­neate le mostruosità commesse (leggete anche: Solgenit­sin. Vasilij Grossman e Salomov) mentre il nazismo è inve­ce visto come male minore e conseguenza dell'incombente pericolo rosso. Il fasci­smo italiano viene poi de­scritto con molta bo­narietà senza alcuna riflessione profonda sulle sue re­sponsabilità crimi­nali e sull'avventura folle che fu la Campagna di Rus­sia. Malgrado il fervore cristiano che pervade il libro, la guerra è spesso de­scritta con toni epici collocan­do i protagonisti che combattono, muoiono e uccidono sempre dalla parte dei giu­sti. Ben altra pietà e do­lore ho tro­vato nei ro­manzi di Rigo­ni Stern, Nuto Revel­li o Bedeschi. Con stupore ho appreso che l'autore è stato proposto al Premio Nobel per la lettera­tura. A questo proposito segnalo una curiosità. Quando Ambrogio, uno dei protagonisti, si tro­va sul Don nei pres­si di Veshenskaya, tenta la lettura del ro­manzo «Il Placido Don» di Solochov am­bientato proprio in quei luoghi. L'opera vie­ne giudicata con­traddittoria e di pro­paganda. Solochov ha ricevuto il Nobel per quel romanzo, mentre al Corti è stato poi negato.

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    Daniela

    04/01/2012 13:46:48

    Di solito leggo romanzi d'avventura, ma fin dalla copertina mi ha incuriosito e con entusiasmo ho affrontato questo libro: INDIMENTICABILE!! Grandi i personaggi: Ambrogio, Stefano, Michele, i vari Bonsaver, Paccoi... Memorabile il saluto di Ambrogio a Stefano: "Ciao Faccia-di-tutti-i-giorni"... Se si comincia a leggere si fanno girare pagine e pagine: complimenti all'autore che è riuscito a dare alla narrazione un ritmo tale per cui fai molta fatica a staccarti dal libro. Divertentissimi i passaggi in cui i protagonisti o i vari amici o commilitoni parlano in dialetto: il veneto di Bonsaver, il siciliano, il milanese, il comasco, l'abruzzese (o laziale?) di Paccoi. Ormai il dialetto si va perdendo, è bello ritrovarne almeno una parte... Un libro da leggere, rileggere e amare profondamente.

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