Chiamalo sonno - Henry Roth - copertina

Chiamalo sonno

Henry Roth

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Traduttore: Mario Materassi
Editore: Garzanti
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 25 maggio 2006
Pagine: 517 p., Rilegato
  • EAN: 9788811683131
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Il "caso Henry Roth" è forse l'unico nella letteratura del Novecento. Nel 1934 «Chiamalo sonno», opera prima di uno sconosciuto newyorkese di ventotto anni, fu salutato dalla critica come un capolavoro. Poi l'oblio. Roth si ritirò nel Maine ad allevare anatre, e per decenni il suo silenzio è stato interrotto solo da qualche raro racconto. Nel 1960 alcuni critici influenti promossero la ristampa del suo romanzo e rapidamente, nel giro di pochissimi anni, «Chiamalo sonno» ha superato i due milioni di copie e oggi è considerato unanimamente un classico, uno dei massimi risultati della letteratura del secolo, non solo statunitense.
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    AdrianaT.

    21/06/2020 07:12:11

    Gli orchi di David hanno nomi come Annie, Luter, papà... È piccolo, ha paura di loro, del mondo intero; unico porto sicuro l'abbraccio del corpo e degli occhi di sua madre. La New York che parla yiddish è la sua nuova casa ora, ma si sente a suo agio come sulle soglie dell'inferno. Il cognome Roth, come Singer, non è ovviamente garanzia di ottima scrittura sebbene sia istintivo pensarlo, e una prova la fornisce immediatamente proprio il nostro Henry. Dopo un avvio incoraggiante, chiamiamolo pure sonno quello indotto da 'sti personaggi insistiti, poco credibili e poco digeribili in una storia un bel po' strascicata, con le situazioni perennemente al limite della tragedia che risultano stancanti, costruita e tenuta insieme piuttosto faticosamente. Avesse condensato il tutto in metà libro lo avrei stimato di più e non avrei sentito, così pungente, la nostalgia di Richler, Némirovsky, Potok, e i Singer Bros, appunto. Indubbiamente belle le ultime venticinque righe dove il titolo si riempie di senso.

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    roberto rossi

    17/12/2014 15:02:39

    E' il libro della mia vita; il romanzo più coinvolgente, affascinante e formativo che mai mi sia capitato di leggere.

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    Gianni Papa

    28/01/2014 22:17:34

    Quando mi chiedono quale sia IL LIBRO, non ho dubbi. CHIAMALO SONNO. Non sto qui a descrivervelo tutto... Cito solo una scena. La madre e la zia di David parlano tra loro, un po' in polacco, un po' in inglese... attente a che David non capiscano di quello di cui stanno parlando. Ma David un po' lo capisce. E un po' no. E quello che capisce è una rivelazione sconvolgente. Mentre mamma e zia parlano, David finge di essere concentrato a guardare fuori, dalla finestra, verso dei ragazzi lontani. Assolutamente inimitabile.

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    BARBARA BETTELLI

    22/10/2013 15:35:42

    Si grida dappertutto al capolavoro e magari è anche così, il punto è che credo di non averne proprio capito la grandezza. E' la storia di un bambino ebreo che arriva con la madre a New York nel 1907, dove già lavora il padre. Fine. Cioè in realtà sono oltre 500 pagine ma, al di là di un po' di storia ebraica, analisi del ghetto, descrizione della mammosità fastidiosa di questo bambino, che non è neppure diventato famoso e davvero non capisco perché doverne raccontare la storia, non c'è nulla che mi abbia effettivamente affascinato. A tratti infarcito di flux of consciousness alla James Joice (e sfido chiunque a dirmi che è riuscito ad arrivare alla fine di Dubliners senza tagliarsi le vene), tenta l'impennata finale con lo svelare un segreto che poi alla fine non svela neppure. La sufficienza la raggiunge ma nulla di più ed è un peccato, perché qua e là è punteggiato di personaggi davvero ruvidi che avrebbero meritato molto più respiro ma non l'hanno avuto

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    Gabri

    15/06/2013 16:41:11

    Purtroppo, giunta a pag.122, sto ancora cercando un valido motivo per continuare la lettura. Narrato con gli occhi di un bimbo fragile, morbosamente attaccato alla madre. Forse non capisco io, ma proprio non riesco ad apprezzarlo e non nutro speranza in una narrazione più coinvolgente nelle pagine successive.

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    Umberto Mottola

    08/10/2011 11:40:06

    Ottimo romanzo, che mi ha fatto rivivere emozioni di quand'ero bambino. Henry Roth ha una straordinaria capacità di calarsi nel mondo infantile del piccolo David. Il punto di vista narrativo è sempre riferito a David, è come se lo scrittore fosse sempre lì ad un metro accanto a lui. L'autore ci mostra che la famiglia non è sempre un rifugio sicuro, anzi, può essere la causa di angosce e paure gigantesche. La madre e il padre del piccolo protagonista sono rappresentati magistralmente, così come i personaggi secondari. Basti pensare all'irascibile rabbino che insegna a colpi di bacchetta. In tutta la narrazione c'è una grande cura dei dettagli. Henry Roth si destreggia con grande equilibrio tra descrizione, azione e dialoghi. David "voleva essere come gli altri ragazzi della strada. Voleva essere in grado di dire dove lavorava suo padre."

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    Roberta

    28/02/2011 08:42:25

    Purtroppo devo andare controcorrente, su questo racconto salutato dalla critica come un capolavoro. Ho apprezzato solo la descrizione della New York di inizio Novecento, vista con gli occhi di Davide, bambino ebreo e il personaggio della mamma di David, donna forte e tenace. Probabilmente, pensavo di leggere un racconto alla Isaac Singer, ma cosi non e' stato. Troppi dialoghi che non ho compreso pienamente.

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    IG

    11/09/2009 16:04:49

    Uno dei più bei libri della letteratura mondiale (del '900 e non solo). Nella clasifica delle mie letture preferite è posizionato al secondo posto (attualmente) dopo I Buddenbrook di Mann. Letto alcuni anni fa ma indimenticabile, adesso sto leggendo la sua quadrilogia "Alla mercé di una brutale corrente" dove non raggiunge la forza del primo (le opere giovanili sono spesso le migliori) ma per varietà e inventiva stilistica la consiglio a chi ha amato Chiamalo sonno. Pagine da leggere e rileggere, poesia del quotidiano, come le nature morte di Morandi. P.S. Concordo su "Tempo di uccidere" di Flaiano.

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    Patroclo

    07/01/2009 11:43:13

    questo é un libro di cui si capisce che sia un classico, e si capisce perché. la prima parte solidamente realista é fulminante, la seconda piú misticheggiante effettivamente soffre un pó - ricordiamoci che Roth era appena 26enne quando scrisse il libro. rimane comunque un romanzo importante (e bello), al di lá di sperimentalismi alla Joyce che letti oggi possono apparire anche un pó ingenui. i personaggi di David, della madre e del padre sono di quelli che non si dimenticano

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    GB

    18/09/2008 11:57:34

    un bel tomo ha scritto sul risvolto di copertina che il volume in questione è (riporto fedelmente) "oggi unanimemente considerato un classico, uno dei massimi risultati della letteratura del secolo, non solo statunitense". io capisco, si deve pur vendere...! ma permettetemi di osservare che senz'altro denunzierei l'incauto estensore di questo commento per spaccio di notizie stupefacenti. Io più che alla pagina 77 non sono riuscito ad arrivare...

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    Gaia

    27/11/2007 13:06:38

    Concordo con Fabio: uno dei libri più belli che abbia letto insieme a Tempo di uccidere, Il maestro e Margherita, Il diavolo in corpo ed altri.

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    fabio

    28/08/2007 19:27:33

    Ritengo sia il libro più bello da me letto ( e ne ho letti molti !).

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    angela

    03/05/2007 10:52:47

    ho cercato il valore letterario di questo romanzo che non riusciva a coinvolgermi in nessun modo. poi ieri, dopo molti ripensamenti, ho deciso di esercitare il terzo diritto inalienabile del lettore e l'ho abbandonato a metà. non so: troppo carico, troppo accesi i dialoghi, troppi punti esclamativi, troppo assoluti i personaggi. insomma, non mi piaceva proprio.

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    stefania

    10/02/2007 11:42:36

    L'ho letto in un soffio. La lettura della realtà attraverso gli occhi di David bambino è sentire come quando si era bambini; un mondo precluso agli adulti che hanno dimenticato la propria infanzia. Ecco per me questo libro è stato tornare a vivere con gli occhi della mia infanzia. Leggerlo è stato bellissimo.

Vedi tutte le 14 recensioni cliente
  • Henry Roth Cover

    Figlio di immigrati, crebbe nel ghetto dell’East Side di New York, poi a Brooklyn e a Harlem. Finiti gli studi universitari, esercitò vari mestieri e negli anni Trenta ebbe stretti legami con la sinistra marxista. La sua fama è legata al romanzo Chiamalo sonno (Call it sleep, 1934) che narra le vicende di un bambino ebreo nel ghetto newyorkese del primo quindicennio del secolo, i suoi terrori, e la sua presa di coscienza. La singolare riuscita di questo libro sta nella molteplicità dei suoi registri; la sua tipicità ebraica non si perde nello stereotipo grazie alla ricchezza del linguaggio, che va dalla matrice jiddish a una originale sperimentazione postjoyciana. L’ostinanto silenzio successivo si è rotto oltre mezzo secolo dopo con l’uscita... Approfondisci
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