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Anno edizione: 2002
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Buone condizioni. Copertina flessibile, con segni d'uso. Tagli con bruniture. Pagine leggermente ingiallite. Scritte a matita sulla sguardia. paperback 590 9788845914959 Buono (Good) .
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
La dinamica carnefice e vittima è il motore invisibile del libro. Ogni personaggio della famiglia Piper si muove in una zona grigia dove commette atti crudeli per sopravvivere o per proteggere un segreto , diventando , a turno , carnefice di qualcun altro . Nessuno , fuori da quelle mura di casa capirà mai chi sia stato il vero carnefice e chi la vittima , lasciando che il giudizio esterno rimanga completamente distorto o ignorante rispetto alla verità biologica o psicologica della famiglia : ognuno è incastrato in un ruolo ambivalente . Così , la sottomissione di qualcuno si trasforma in colpa involontaria : l’abusante è stato a sua volta abusato : là cecità sociale ( di Cape Breton ) giudica attraverso una lente opaca e crede in ciò che vede . Noi lettori ogni volta che giudichiamo il colpevole , scopriamo una ferita precedente che lo trasforma in vittima . Il collante che rende possibile l’orrore è la superstizione, unita a fanatismo religioso e pregiudizio culturale. Ne consegue che ciò che accade viene interpretato dai personaggi non come il frutto di dinamiche umane e psicologiche , ma come inevitabile effetto di un potere soprannaturale. Ognuno applica i propri tabù e solleva tutti dalla responsabilità morale di intervenire . La Ann- Marie MacDonald riesce a creare esattamente questa atmosfera nella quale tutti i personaggi vivono , sono immersi e muoiono e così suggerisce che ad essere importante , nell’ isola di Cape Breton , ma come questi prendano forma .
Disturbante e affascinante nello stesso tempo, leggo in meno di una settimana... consiglio
Ho terminato la lettura proprio oggi. Un libro bellissimo, uno stile a dir poco superbo. CONSIGLIATISSIMO
Recensioni
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
recensioni di Balestra, G. L'Indice del 2000, n. 04
Chiedi perdono è un romanzo avvincente e accattivante, scritto da una donna e abitato da figure femminili straordinarie, fragili e forti, passive e volitive, dolci e severe, semplici e arcane, tradizionali e trasgressive, vittime e manipolatrici. Materia, Kathleen, Mercedes, Frances, Lily, Rose
e le altre rappresentano un mondo femminile variegato e ricco in cui trovano spazio tutti i ruoli e le sfumature psicologiche, l'aspirazione alla maternità e quella alla realizzazione artistica e professionale, l'amore eterosessuale e quello omosessuale, la passione e la repressione. L'universo maschile è invece essenzialmente rappresentato dalla figura di James, marito e padre, che impariamo a conoscere nella sua apparente normalità, nel suo desiderio di migliorare la propria cultura e affermarsi con il duro lavoro, in un individualismo estremo che lo porta a scelte eticamente discutibili, quali diventare crumiro durante uno sciopero nelle miniere e contrabbandiere durante il proibizionismo. Il suo matrimonio con una bambina di tredici anni, vissuto come un incantesimo, non è sufficiente a prepararci alla sua morbosa attrazione per la figlia né alla scoperta sconvolgente dell'incesto, atto mostruoso che segna direttamente o indirettamente la vita di tutti i personaggi, con conseguenze tragiche. Solo alla fine l'albero genealogico della famiglia, a lungo manomesso e occultato, viene ricomposto e consegnato ai sopravvissuti, che possono ricostruire gli incroci proibiti e ristabilire la verità.
La storia, come si vede, non è priva di sensazionalismo. Non mancano gli episodi truculenti e le morti violente, ma tutto è soffuso in un'atmosfera incantata che avvolge in suoni e profumi esotici e provoca assuefazione alla lettura per quasi seicento pagine. Questo primo romanzo di Ann-Marie MacDonald, drammaturga e attrice canadese, si presenta come un'abile costruzione in cui tutti gli ingredienti sono dosati sapientemente per ottenere una formula di successo. Tutti i fili del comples-so meccanismo narrativo si avvolgono e si dipanano fino allo scioglimento finale, in cui vengono messi a fuoco gli episodi oscuri del passato, prima censurati con vistose ellissi o accennati attraverso lo sguardo inconsapevole di una bambina. Le vicende occupano tutta la prima parte del Novecento - per la precisione dal 1898, quando James incontra quella che diventerà la sua sposa bambina, fino ai primi anni sessanta dell'epilogo -, ma la narrazione si concentra sui primi decenni del secolo, lasciando intravedere le grandi tragedie storiche solo in quanto coinvolgono le vite dei personaggi, dalla prima guerra mondiale, quando James si arruola volontario per motivi personali più che patriottici, ai ruggenti anni venti e al Proibizionismo, fino alla Grande Depressione. La prospettiva è quella del Canada, e in particolare di Cape Breton, l'isola della Nuova Scozia scorticata dal vento e dall'oceano Atlantico, dove la Depressione ci mette un po' a far breccia perché il boom economico non c'è mai stato, dove gli immigrati arrivano per errore o per lavorare nelle miniere di carbone, dove uomini e donne di varie lingue, razze e religioni vanno a formare i tasselli di un mosaico variopinto e multiculturale che riproduce in miniatura il grande mosaico canadese.
Come la maggior parte degli abitanti di "quell'isola abbandonata da Dio", James Piper è di origine scozzese e irlandese, la sua lingua madre è il gaelico, mentre l'inglese, che pure impara perfettamente, gli appare "secco e brusco, come la luce del giorno dopo la pesca notturna". I Mahmoud, libanesi di religione cattolica e di lingua araba, realizzano in Canada il loro sogno di prosperità, ma mantengono vive le loro tradizioni - il cibo speziato, la musica e le danze arabe - e il ricordo mitico della patria perduta, che il legno di cedro di un cassettone basta a evocare. Dall'unione improbabile e contrastata fra James Piper, biondo con gli occhi azzurri, e di Materia Mahmoud, riccioli neri, occhi scuri e pelle ambrata, nascono Kathleen, Mercedes e Frances, incrocio di razze e culture, protagoniste emblematiche del romanzo. Accanto ai Piper vivono i Luvovitz, ebrei originari dell'Europa orientale, che parlano yiddish e mangiano kosher. E poi vi sono i neri immigrati dalle Barbados, con il loro inglese ricco e musicale, e i loro cibi profumati, ma anche i neri come Adelaide Taylor, che proviene da una comunità di Halifax chiamata Africville e "va fiera del suo sangue afro-irlandese-lealista dell'Impero unito". Questa capacità di rappresentazione della composita identità culturale canadese ha sicuramente contribuito al successo del romanzo, che si inserisce in una ormai affermata tradizione letteraria.
Accanto al Canada compare anche la New York del 1918, quando "New York va in tutto il mondo e tutto il mondo viene a New York", quando Haarlem si sta trasformando in Harlem. La città è raccontata nel diario di Kathleen e vista dunque attraverso gli occhi di una ragazza di diciotto anni giunta dalla remota isola canadese nella grande città americana per prendere lezioni di canto da un celebre maestro. Il suo sguardo entusiasta e curioso è capace di dare una nuova coloritura a luoghi e oggetti ormai entrati nell'immaginario comune fino a diventare cliché: così le scale antincendio sono per lei la
più bella scultura del mondo, "con quelle lunghe gambe e quelle strane greche che scendono giù dalle case, ballerine nere che scappano in strada dalla finestra". La musica è ovunque, nelle grida dei venditori di strada e nel coro di tram, ferri di cavallo e animali, ma soprattutto è la musica nuova, il blues e il jazz che pervadono i locali e le strade di Haarlem.
E la musica è forse il filo conduttore, tematico e stilistico, di tutto il romanzo. James diventa accordatore di pianoforti e in questo suo ruolo incontra la futura moglie. Materia accompagna al piano le proiezioni dei film muti e suona per le compagnie itineranti di vaudeville. Kathleen impara a cantare prima ancora di parlare e aspira a diventare una famosa cantante lirica: "Kathleen cantava così meravigliosamente che Dio l'ha voluta in cielo a cantare per Lui nel Suo coro di angeli". Frances strimpella sui tasti di una pianola e canta con una vocetta strampalata, esibendosi in uno spettacolo grottesco e sconcio in un locale di malaffare. Rose, di madre bianca e padre nero, porta creativamente nella sua musica la contaminazione fra le due culture, diventando Doc Rose, un famoso pianista jazz. E Anthony, il musicista dell'ultima generazione, quando ormai furoreggia il rock'n'roll, insegna etnomusicologia. Ma la musica pervade tutto il romanzo anche in altro modo: è la musica delle varie lingue parlate dai protagonisti (di uno dei personaggi viene detto: "Il suo contributo alla lingua inglese era musica allo stato puro"), è la musica di certe parole arabe misteriose e inintelligibili, è la musica di certi dialoghi intrisi di poesia, è la musica di certe frasi folgoranti che colgono di sorpresa. La musica ammalia il lettore e lo conduce nel labirinto della storia, fino alla fine e oltre.
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