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Luciano Violante

Editore: Laterza
Anno edizione: 2004
Formato: Tascabile
Pagine: VI-173 p. , Brossura
  • EAN: 9788842073444
Usato su Libraccio.it € 3,51

Ricostruire la vicenda dei recenti rapporti fra mafia, politica e giustizia è impresa non da poco, soprattutto per i contrasti che oggi avvelenano il rapporto fra le istituzioni. Uno dei pochi in grado cimentarsi in tale analisi è Luciano Violante, già presidente della Commissione antimafia. E Violante realizza una sintesi di gran pregio, sia per la ricca documentazione, sia per la novità del taglio, formulando una teoria del ciclo mafioso: più o meno ogni dieci anni, osserva, per liberarsi dalla pressione delle indagini, la mafia è costretta a compiere uno o più omicidi eccellenti, suscitando lo sdegno popolare e la conseguente risposta governativa, fino a un nuovo calo di tensione che le permetterà di riprendersi senza ulteriori clamori. Per l'autore, la fase attuale è quest'ultima, ma non pare che si stia cercando di venirne fuori. Violante illustra anzi quali graditi segnali i boss possano trarre da alcune delle ultime leggi e prese di posizione del centrodestra. Poi, esibendo una profonda conoscenza della documentazione, imposta l'analisi su due piani intrecciati: storico da un lato, offrendo un valido excursus sugli effetti prodotti dalla "strategia del secondo colpo", quella adottata fino al momento attuale (colpire la mafia solo dopo esserne stati colpiti); critico dall'altro, sostenendo, con il consueto pragmatismo, la necessità d'una "strategia globale" che poggi su una "visione unitaria" del fenomeno mafioso. Per dare "continuità" alla lotta occorre infatti unire "azione giudiziaria, azione sociale, azione economica e impegno civile". Ma la concretezza di questo saggio è data anche dai dialoghi con la gente comune che vengono riportati. "Stanno tornando tutti", dice un siciliano a Violante. E una volta di più si ha impressione che il famoso "asse Milano-Palermo", con il quale si calunniarono Caselli e Mani Pulite, se visto in un certo modo, esista davvero.

Daniele Rocca