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Andrea Temporelli

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Pagine: 57 p. , Brossura
  • EAN: 9788806167585

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    alida airaghi

    01/03/2012 15.52.48

    In questi versi, Andrea Temporelli rivela sia il suo debito verso la tradizione letteraria del nostro dopoguerra, sia l'originalità della sua poetica, decisamente e coraggiosamente orientata verso la meditazione filosofica e una narratività modulata ritmicamente. Molte delle trentuno composizioni presenti nel volume iniziano e terminano con endecasillabi assolutamente canonici e musicali ("Poiché per lungo tempo ti ho aspettata"..), e molte sono anche le cadenze ereditate dai classici del 900. Senz'altro Montale, ma anche i lombardi (Sereni, Erba, soprattutto: ma con meno attenzione al paesaggio, e più pensosa introspezione), e forse anche il Luzi degli anni '60, con i suoi dialoghi ideologici, gli scandagli psicologici tra colpe, rimorsi e assoluzioni. Nessuna di queste poesie termina col punto fermo, ad evidenziare la volontà dell'autore di sottolineare una continuità formale e contenutistica, una coerenza di espressione che percorre l'intera raccolta: assolutamente omogenea sia nella lunghezza distesa e argomentativa delle varie poesie, sia nel respiro musicale che le attraversa. Eppure non troviamo in esse l'abbandono esplicito alla cantabilità, ma sempre un pudico correggersi nella direzione del controllo intellettuale, del richiamo etico ed esigente alla verità della scrittura. Senz'altro il motivo per eccellenza che attraversa queste poesie è l'interrogarsi assiduo e inquieto intorno al mistero dell'esistenza, alle sue domande eterne ("dove affonda l'uncino/ del punto interrogativo?"). Il poeta ha un dovere, non solo politico e civile, ma propriamente morale: denunciare la banalità del male ("fa' addormentare i potenti del mondo"), e preservare l'innocenza dell'indugio, la clemenza del perdono. Allora, la religione di questi nostri giorni impoetici deve essere non tanto una devozione ipocrita a un dio di false profezie, bensì l'ostinato incardinarsi del sentimento intorno alla parola "pietà": verso gli uomini e le cose, i peccati o l'esibita santità.

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    La Recherche

    05/06/2008 22.28.27

    La raccolta poetica di Temporelli non ci convince. Essa è esageratamente prosastica, si dipana, per la maggior parte, in periodi brevi ed incalzanti, i ragionamenti sono spezzettati fino a rasentare la sconnessione, i singoli componimenti si allungano eccessivamente, gli stessi concetti potrebbero essere riassunti in molte meno parole e versi, tanto meno convincono le precisazioni tra parentesi che di tanto in tanto appaiono, rompendo la metrica e banalizzando il testo. Sono poesie che girovagano nell’improbabile mondo della concettualità e mai prendono un preciso fuoco; non convince tale prova poetica che si perde nello spazio iperuranico senza affondare realmente nell’umanità delle vicende, non lasciando spazio ad uno slancio trascendente vero è proprio, è una scrittura pervasa da una immanenza soffocante, causata dalla eccessiva verbosità. Un tipo di poesia che solo tramutandosi decisamente in prosa potrebbe acquistare una connotazione positiva. Ci sono invece alcuni testi che, presi singolarmente, hanno un valore poetico rilevante, tra questi segnaliamo quello intitolato “Novecento”.

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