€ 5,27

€ 6,20

Risparmi € 0,93 (15%)

Venduto e spedito da IBS

5 punti Premium

Disponibile in 3 gg lavorativi

Quantità:
 
 
 


scheda di Spendel, G., L'Indice 1986, n. 4

Mariengof (1897-1962) fu negli anni Venti in Russia tra gli esponenti del movimento letterario d'avanguardia degli Immaginisti (con Esenin, Chlebnikov e Mandel'stam) affermando la sua notorietà soprattutto come poeta. Dopo lo scioglimento del Gruppo, egli si dedicò alla prosa pubblicando tra il 1927 e il 1928 ben tre romanzi presso un editore berlinese; uno di questi fu appunto "I cinici" dove in una successione apparentemente frammentari a ma viva e divertentissima vengono presentati al lettore alcuni tipici aspetti (dall'eroico al meschino, dall'altruismo all'"antropofagia") della vita russa nel periodo immediatamente successivo alla rivoluzione dell'ottobre 1917. Dopo questi romanzi, Mariengof non scrisse più nulla, travolto come fu in un vortice di condanne e riabilitazioni e disgrazie personali.

Il poeta Esenin e Isadora Duncan, l'amica americana della Rivoluzione russa, si assommano nel personaggio principale di questo romanzo. Quando Mariengof lo scrisse, nel 1928, aveva già dato alle stampe il più famoso Romanzo senza menzogne in cui narrava del sodalizio con Esenin e gli altri amici letterati raccolti intorno alla rivista «Un albergo per i viaggiatori nella terra del bello». E anche nei Cinici si racconta di «viaggiatori nella terra del bello»: immagini dalla vita di un gruppo di intellettuali russi dal 1918 al 1924. Solo che il loro viaggio è alla fine, quando il sogno di un'aristocrazia dello spirito, che muove l'entusiasmo degli esteti, muore. Cinico allora risulta essere, più di chi dall'indifferenza in cui cercava rifugio scivola nella desolazione, il grigio esercito dei laboriosi ritessitori delle trame della realtà.