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Città sommersa

Marta Barone

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Editore: Bompiani
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 10 gennaio 2020
Pagine: 304 p., Brossura
  • EAN: 9788845299421
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Nella dozzina del Premio Strega 2020

Il romanzo di un uomo, delle sue famiglie, delle sue appartenenze, la sua vita visitata con amore e pudore da una figlia per la quale il mondo si misura e si costruisce attraverso la parola letta e scritta.

«Città sommersa è un libro indispensabile»Robinson

«Avrei voluto che questa storia me la raccontasse lui. Avrei voluto avere il tempo di sentirla. Ma in un certo senso sono consapevole che il libro esiste perché non c'è più l'uomo.»

Il ragazzo corre nella notte d'inverno, sotto la pioggia, scalzo, coperto di sangue non suo. Chiamiamolo L.B. e avviciniamoci a lui attraverso gli anni e gli eventi che conducono a quella notte. A guidarci è la voce di una giovane donna brusca, solitaria, appassionata di letteratura, e questo romanzo è memoria e cronaca del confronto con la scomparsa del padre, con ciò che è rimasto di un legame quasi felice nell'infanzia felice da figlia di genitori separati, poi fatalmente spinoso, e con la tardiva scoperta della vicenda giudiziaria che l'ha visto protagonista. Chi era quello sconosciuto, L.B., il giovane sempre dalla parte dei vinti, il medico operaio sempre alle prese con qualcuno da salvare, condannato al carcere per partecipazione a banda armata? E perché di quel tempo – anni prima della nascita dell'unica figlia – non ha mai voluto parlare? Testimonianze, archivi e faldoni, ricordi, rivelazioni lentamente compongono, come lastre mescolate di una lanterna magica, il ritratto di una persona complicata e contraddittoria che ha abitato un'epoca complicata e contraddittoria. Torino è il fondale della lotta politica quotidiana con le sue fatiche e le sue gioie, della rabbia, della speranza e del dolore, infine della violenza che dovrebbe assicurare la nascita di un avvenire radioso e invece fa implodere il sogno del mondo nuovo generando delusione e rovina. Il romanzo di un uomo, delle sue famiglie, delle sue appartenenze, la sua vita visitata con amore e pudore da una figlia per la quale il mondo si misura e si costruisce attraverso la parola letta e scritta.

Proposto per il Premio Strega 2020 da Enrico Deaglio: «Una giovane donna va in cerca di suo padre, morto di cancro quando era ragazza. Davanti a lei la Città, che un tempo era dominata dalla Fabbrica e dal suo sistema di vita, che nei caffè resiste sulle pareti con "la luce torbida delle carte dei cioccolatini". Siamo a Torino e Marta Barone indaga sugli oscuri, violenti, ma anche felici Anni Settanta, di cui il padre è stato protagonista, testimone e vittima. "Città sommersa", denso di pietas non immemore, è un esordio letterario fulminante.»

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    Valentina

    18/03/2021 16:17:21

    Sembra un libro di storia ma è un romanzo epico e struggente che racconta di un uomo e di una società divisi in due, tre, quattro, dieci, cinquanta, cento. È la ricostruzione della vita di L.B (padre dell'autrice) che per le sue idee ha dato tutto e dei movimenti sviluppatisi negli anni dell'emergenza antiterrorismo in Italia. L.B. è protagonista, testimone e vittima di quegli anni, eppure sua figlia di quel padre e delle sue tante vite non sapeva nulla e allora dopo il ritrovamento di un fascicolo che svela l'arresto di suo padre per associazione sovversiva, comincia a fare delle ricerche e la scoperta è sorprendente. È un viaggio nelle vite di uomini che raccontano le proprie vicende per ricostruire quelle di un altro, un libro potente dove la scrittura, come la storia, è eccellente.

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    Arianna

    20/11/2020 06:35:35

    Marta Barone sa scrivere! Lo fa bene! sembra poesia in certi punti ed invece è un romanzo. Ma che romanzo? Difficile definire il genere: biografia, saggio, memoir? Non importa o forse questo è il punto . Non avrei scelto oggi un saggio sul tema da lei affrontato, gli anni 70, le lotte sindacaliste, il terrorismo, le BR, ed invece lei mi ci ha condotto attraverso il suo libro, forse più lento nella prima parte che non capivo dove volesse portare ...., ma poi avvincente come un giallo nell’ultima parte che ho preferito. Il tocco di questa figlia sulle tracce del papà nominato sempre con le iniziali L.B. è attento, preciso, delicato, il suo pensiero acuto, i suoi sentimenti e impressioni sezionati e analizzati con precisione clinica; ma lei non indulge mai in giudizi, o compiacimento, distaccata e giornalistica prosegue la sua ricerca nel cuore e nella storia, nei ricordi suoi e degli altri per cercare, analizzare e verificare, per dare un volto a suo padre e ad una città. Molto brava davvero

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    Anna Rita

    29/10/2020 08:57:53

    La storia narrata egregiamente da Marta Barone ci permette di attraversare le vicende come se noi stessi prendessimo parte al suo enorme lavoro di ricerca storica e affettiva. Lodevole la lucidità che riesce a tenere per tutto il testo, nonostante il profondo legame emotivo che lega l'autrice ai fatti realmente accaduti. Il libro migliore letto nel 2020, consigliatissimo!

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    Giuseppe

    09/10/2020 22:03:34

    Scrive bene Ed ha anche un particolare talento per la narrazione dei fatti, sempre in modo chiaro ed avvincente. Molto interessante anche il punto di vista fornito su quegli anni, libero da pregiudizi o valutazioni di parte. Consigliato

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    Elena

    15/08/2020 21:44:29

    La trama si può leggere ovunque. Quello che scoprirete solo leggendo Città Sommersa è che è avvincente come i migliori gialli, ma pieno di tenerezza e di compassione per i protagonisti di questa storia, che è stata la storia di tanti e che oggi in pochi ricordano. Da non perdere.

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    Ross

    10/08/2020 13:53:46

    A metà tra l'autobiografia e il saggio, è un romanzo anomalo che cattura l'attenzione grazie ad una scrittura limpida ed elegante. Mi sarebbe piaciuto se oltre alla vita di suo padre l'autrice avesse raccontato qualcosa in più anche di se stessa da adulta. Ricordo poco degli anni di piombo, essendo all'epoca troppo giovane, e questa lettura mi ha permesso di rivisitare fatti importanti e dimenticati e di imparare qualcosa in più della storia italiana recente. Consigliato.

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    chicca 59

    14/07/2020 10:05:02

    Un libro fondamentale per chi voglia capire una pagina di storia italiana che fa da spartiacque tra il passato e un futuro plausibile ed auspicato che non ha avuto luogo.un documento intriso di umanita',un romanzo ricco di storia.Marta Barone scrittrice eccelsa,veramente un libro da non perdere!

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    Chiara R.

    30/06/2020 13:32:11

    Questo libro non è un saggio, né una ricostruzione storica o un memoir ma nemmeno un romanzo bensì è un ibrido nel quale spiccano la sincerità, l’onestà e la tenerezza con la quale Marta Barone ha affrontato il lavoro di ricerca e di ricostruzione di una storia piena di buchi, senza poterla però ascoltare da chi quella Storia l’ha vissuta in prima persona.

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    Grazia

    11/06/2020 04:55:49

    I presupposti per una bella storia ci sono tutti: un padre idealista e idealizzato vissuto in uno dei periodi più burrascosi della storia italiana del dopoguerra, accusato ingiustamente di terrorismo; una figlia che praticamente non lo ha conosciuto e si mette alla sua ricerca inseguendo le sue tracce attraverso l'esame minuzioso e acribico dei documenti giudiziari che lo riguardano. Peccato che questi promettenti presupposti non vengano adeguatamente onorati. La prosa è ben lungi dal raggiungimento della "portata letteraria" di cui parla, nell'apologetica critica, di Ignazio Caruso; siamo invece di fronte ad un lungo componimento, scritto correttamente ( ed è già molto di questi tempi), ma senza anima, un resoconto piatto e letterariamente dilettantistico.

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    Ginevra

    08/06/2020 21:59:31

    "Città sommersa" reca in sé un'inquietudine che non ha consolazione. Ruota intorno a un'assenza, all'implacabile sfuggevolezza di una vita 'raccontata', vissuta attraverso i flash di una memoria deformante - filtro emotivo per sopportare il presente. Dalle rovine di un tempo andato - in cui violenza e fulgore sono relitti stratificati - Barone esuma la storia di suo padre Leonardo, medico operaio nella Torino degli anni Settanta, figura splendida e mutevole, concentrato di materia viva. Arrestato per banda armata, forse vicino al gruppo di Prima Linea, L. B. è un fantasma che non tormenta ma interroga, costringe la figlia a dissotterrare emozioni, spariglia dettagli faticosamente messi in fila. Il suo passato taciuto - la sua trappola della memoria - è emblema di una generazione che non sa raccontarsi, schiacciata tra narrazioni tossiche e rimozioni auto-assolutorie. Quella di Marta è però una questione privata, il bisogno di riappropriarsi di un tempo che, fra tante storie, contiene anche la sua. Copertina 4 Storia 5 Stile 4

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    Giulia

    08/06/2020 21:40:22

    Un romanzo che scava nel passato per mostrare tutte le sfaccettature di un uomo con valori profondi, per capire un periodo difficile ma appassionante con uno stile che mescola sentimento e cronaca. Copertina 4 Storia 5 Stile 4

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    Sabina sorriso

    08/06/2020 20:28:09

    Sembra un altra epoca e infatti lo è quella in cui viene descritta la Torino di cinquanta anni fa. Sembra la vita di uno sconosciuto ed in parte lo è, anche se il legame che c'è tra la protagonista e il tanto ricercato uomo di cui ha trovato una memoria difensiva (poiché accusato di partecipazione a banda armata) e su cui vuole fare chiarezza è suo padre. L.B. il padre sommerso che tramite un puzzle fatto di aneddoti raccolti tra la gente, articoli di cronaca locale in una città sommersa illuminerà crepuscolarmente tanti interrogativi di una figlia che non ha mai conosciuto suo padre o meglio che non ha mai conosciuto una parte di vita di suo padre a cui è unita per vincoli di sangue tangibili per quanto invisibili e aspetti inconoscibili. "Talvolta la vita degli umani rivela un insospettato quanto mirabile estro contrappuntistico” e resta ineffabile. Il filo di ogni evento viene ripreso in un altro tempo che tornando indietro riprende il bandolo e lo intrama, perché conoscere ciò che ha fatto in vita suo padre per la protagonista, nonché scrittrice sembra prendere il sopravvento sopra a tutti i suoi pensieri, poiché fondamentale per conoscerlo veramente e per conoscere se stessa. Il modo di scrivere di questo romanzo è accurato e ricercato ci sono bagliori in questo libro prezioso, doloroso e curatissimo nella ricerca storica puntuale e rigorosa. E' costante la ricerca di catturare qualcosa di imprendibile tramite un'indagine in bianco e nero non solo di uomo, di un uomo politico, delle sue famiglie e delle sue appartenenze, ma di un padre dal carisma potentissimo di cui la figlia scrittrice cerca le sfumature dell'arcobaleno dell'anima. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    Gianluca

    08/06/2020 19:16:28

    Non sempre il rapporto padre figlio è semplice. A volte è anche difficile o doloroso semplicemente ricordarlo e può avvenire per varie ragioni. Questo libro espone una narrazione chiara e frutto di studi e ricerche accurate che porta il lettore a immedesimarsi se si ha una storia più o meno simile o a confrontarsi con essa se si ha la fortuna di avere una storia familiare diversa. Il tutto è condito dalla disperata ricerca di avere notizie su un padre che è lontano ma che nel cuore e nell'anima non smette di essere vicino. Come una luce fioca o un sogno lontano nella vita di tutti noi che tutti vedono lontano e irrealizzabile consigliando di lasciar perdere, tranne noi. Ecco, secondo me questo libro rappresenta l'ostinazione nel voler raggiungere un qualcosa che tutti ritengono lontano o da dimenticare per confrontarsi con esso e vedere ciò che sarà o che sarebbe potuto essere con i propri occhi e non solo attraverso quelli altrui. Fare da soli e dire, ci sono riuscito per poi decidere autonomamente se ne è valsa la pena o meno. Questo libro mi ha fatto pensare a tutto ciò ed è stato davvero bello. Gianluca. Copertina: 5 Storia: 5 Stile:5

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    Francesca Mastrone

    08/06/2020 17:50:27

    Nascere da una madre con un buco in testa, una donna a cui fa ancora male la testa che non c’è. È un destino di separazione e di ricerca, di osservazione a distanza. Perciò Marta, che avrebbe voluto scrivere un romanzo non autobiografico, si sorprende a ricercare l’identità del padre morto di cancro quando era ragazza. “Che aspetto avrà avuto il ragazzo che non era ancora mio padre, io e te non lo sappiamo, lettore. Ma possiamo sognarlo”. Ne emerge un ritratto d’invenzione sostenuto da un dolore e un rimpianto partecipati a sostegno di dettagli mancati. Copertina: 4 Storia: 5 Stile: 5

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    Aurora

    08/06/2020 17:15:52

    Difficile ascrivere “Città sommersa” a un particolare genere, narrativo come letterario. Il lavoro biografico che Marta Barone effettua per restituire – al lettore non meno che a se stessa – la figura del padre è infatti intrecciato in modo indissolubile non solo con la storia personale dell’autrice (costretta a confrontarsi, come prevedibile, con un intero bagaglio di emozioni e ricordi), ma anche – e qui il libro assume la sua reale statura che lo porta a distinguersi da quello che potrebbe essere, altrimenti, un semplice memoir – con la memoria storica italiana e in particolar modo torinese degli anni Settanta, tra i cui gruppi di estrema sinistra Leonardo Barone (o L.B. come la figlia lo chiama per quasi tutto il libro) militava. Ma chi era per davvero, si interroga Marta, L.B.? L’uomo trasandato e sfuggente che lei ricorda o piuttosto il giovane esuberante, brillante e carismatico che le descrivono con entusiasmo amici ed ex compagni di partito? E la sua vita dopo la prigione, dove aveva trascorso un anno accusato ingiustamente di partecipazione a banda armata, può essere definita con un termine differente da quello che la figlia, amante dei libri e della letteratura, usa: la “caduta” di un uomo, di un personaggio? A separare Marta dal padre, in realtà, vi è un abisso, più che emotivo, generazionale, con il genitore attivista da un lato, la cui vita e il cui impegno sono stati un tutt’uno con l’ideale, e al lato opposto la figlia, dotata senza dubbio di uno spirito più critico – ma politicamente disillusa, e ancora in cerca della sua strada. La vita e il lascito di Leonardo Barone sono inevitabilmente attraversati da luci e da ombre, da “emerso” e “sommerso”, paralleli e inestricabili. Ma nel ritratto che ne emerge, alla fine, quello che resta impresso è altro: l’immagine di un "decent man" che fino all’ultimo non ha mai smesso di proseguire nella sua azione. Giusta. Anonima. E – soprattutto – pacata. Copertina: 4 Storia: 4 Stile: 3

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    bruno

    08/06/2020 14:46:22

    Non ci sono parole. bellissimo.

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    Elsa

    08/06/2020 13:06:27

    L’eclettico L.B, giovane, idealista, medico, compagno, oratore. E non da ultimo padre, nonostante non lo si intenda nella più classica delle accezioni. Città sommersa è il racconto di un amore sconfinato e profondo, così complesso e straziante da diventare un peso. Marta Barone ricostruisce con coraggio e delicatezza la giovinezza nascosta del padre, a far da sfondo ci sono gli anni di piombo e le vicende processuali legate alla militanza politica. Dall’abisso del proprio animo, la Barone rievoca tutti i ricordi, alcuni sbiaditi, altri nitidissimi, di quel rapporto tormentato: dai litigi adolescenziali ai lunghi viaggi in macchina fatti di musica, dai discorsi accesi alle parole tenute nascoste. Sembra quasi di sentire da vicino l’euforica spensieratezza di L.B. e il nevrotico amore per ogni attività portato avanti nella sua vita, grazie al potere evocativo di parole eleganti e scelte con cura. Ciò che era sommerso torna in superficie, la storia di un padre e di sua figlia si ricompone in ogni sua parte, lasciando, al contrario, sommersi dissidi ed incomprensioni. Copertina: 4 Storia: 5 Stile: 5

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    Francesca

    08/06/2020 10:15:30

    Ho amato questo romanzo, mi ha catturata fin dall'inizio, poi ho apprezzato anche la parte cronachistica, frutto senz'altro di un consistente lavoro di ricerca. C'è anche una componente metanarrativa molto forte che mi ha convinta. Di certo non è il romanzo tradizionale, che punta a limare ogni asperità, ad agevolare il lettore, però la narrazione ha una voce molto forte alla quale si rimane impigliati nel corso della lettura. Un esordio che convince, spero di ritrovarlo nella cinquina. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 4

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    Manuela

    08/06/2020 09:17:57

    Libro che racchiude una storia molto forte, una donna che è alla ricerca della vera identità di suo padre, la ricerca affannosa di documenti per scoprire la verità in una Torino a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Ottanta. E l'amara scoperta che suo padre fu incarcerato per terrorismo, forse per un errore, per una fatalità o forse no. Lei accetta tutto senza giudicare, anzi cerca di capire con grande senso di responsabilità. Copertina: 5; Storia: 5; Stile: 5

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    Luchito

    07/06/2020 21:33:44

    La storia di una “figlia sbagliata”, che si ritrova a trent'anni a ricostruire le tracce ed i frammenti della vita del padre. Un padre che diventa il suo personaggio: medico ed operaio, sfuggente ed enigmatico, “noto negli ambienti dell’eversione” ed “incapace di governare le sue troppe vite”. La storia di Torino, “città fatidica” dai due volti. La città da cartolina con le arcate, “la piazza chiara, dura e geometrica che si spalancava sul ponte e il fiume e la collina”, “la lunghissima linea retta dei corsi con i doppi filari di alti bagolari”, “le montagne che nei giorni limpidi si stagliano talmente nitide che sembrano vicine da toccarle, bellissime, pure e strazianti”. La città cresciuta a dismisura, “nelle periferie estreme, nei quartieri di alte case-formicaio con vie dai vezzosi nomi arborei e floreali”, “una nuova città fantasma di abitanti non-abitanti”, “flagellata dai venti gelidi dei codici del dominio”. La storia della Fabbrica, “dove regnava l’ossessione della disciplina e dell’efficientismo a tutti i costi”, in “un regno pietrificato di meccanismi perfetti e di uomini ligi, fedeli e disintegrati”. La storia degli anni di piombo, del “bisogno di mitologia e di una luce ideale da seguire”, delle rivolte e dei “trentasei attentati in meno di sessanta giorni”. Nomi leggiadri che rievocano terribili fatti di cronaca nera, dal bar dell'Angelo Azzurro, a Via degli Artisti e Villa Azzurra. L'autrice intreccia sapientemente le “cento versioni diverse” ed i frammentari ricordi familiari del padre con gli avvenimenti di un periodo cupo della storia italiana, in cui “si sentiva un’aria di tempesta, di apocalisse imminente”. Uno sguardo lucido e neutrale, sospeso tra la necessità di riabilitare la figura del padre e di affrontare le domande esistenziali ed i dilemmi del Trentesimo anno “sull’angoscia del tempo che stringe, sul fatto di trovarsi di fronte una sola strada da seguire e non più un’infinita varietà di scelte.” Copertina: 4, Storia: 5, Stile: 5

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    _joefalchetto_

    07/06/2020 20:01:05

    Il bellissimo libro di Marta Barone è un romanzo difficile da incasellare in un genere narrativo specifico: è un memoir, una biografia, una storia personale che si intreccia con la Storia di Torino degli anni Settanta. La città sommersa è quella che un pomeriggio viene fuori da alcuni fogli conservati in camera da letto: sono i documenti della memoria difensiva di una condanna per partecipazione a banda armata. “Chi era mio padre?” L.B. era un medico operaio sempre dalla parte degli ultimi, sempre pronto a salvare qualcuno. La città sommersa è quella dei ricordi e degli avvenimenti storici raccontati dai compagni di partito, attivisti, avvocati e amici che tratteggiano un giovane uomo prima che diventi padre e che Marta, l’io narrante, per prima ha la necessità di scoprire e che racconta con rara bellezza. La città sommersa è il rapporto di un padre con sua figlia: irrisolto, complesso, pieno di zone d’ombra; un uomo scostante nelle sue emozioni, capace di indossare una maschera fuori dalle mura domestiche e di essere tutt’altra persona a casa. Questo libro è meritatamente tra i dodici candidati al Premio Strega e meriterebbe di arrivare nella cinquina finale: è scritto meravigliosamente bene, cresce mentre lo leggiamo e arriva in profondità, sommergendoci dolcemente. Copertina: 5 Storia: 4 Stile 5

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    Aleale

    07/06/2020 18:20:39

    Stile 4, copertina 4 , storia 5 Anni forse non formidabili, ma formativi per l'interazza di molte vite. Indimenticabili. Marta Barone ha il grande merito di averli illuminati di una luce altra, di averli guardati senza sentimentalismi e compiacimenti. Facendo perciò emergere l'essenza del perché di tante scelte di impegno civile ( oltre alla vicenda di suo padre) da parte di centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze della mia generazione.

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    Brina29

    07/06/2020 15:56:36

    Questo libro mi ha letteralmente stregata (quindi per me il vincitore del Premio Strega non può che essere lui) sin dalle prime pagine. La prosa dell'autrice è stata di mio gradimento, ricercata ma mai stucchevole; la storia narrata mi ha insegnato tanto su un periodo storico difficile ma che mi ha sempre affascinata, forse perchè L.B. è un coetaneo dei miei genitori e la sua storia ripercorre molte delle storie di quella generazione lì, a cui guardo spesso con invidia. Un romanzo immersivo, da cui non riuscivo a staccarmi e a cui penso tutt'ora che l'ho terminato. Mi rimarrà dentro a lungo. Copertina: 3 Storia: 5 Stile: 5

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    elisa

    07/06/2020 13:21:32

    300 pagine d'amore verso un padre con cui Marta non è riuscita ad instaurare un rapporto intimo quando era in vita. Ci prova adesso, quando lui è scomparso e si è portato via la sua verità. Marta cerca allora, di ricostruirla pezzo pezzo attraverso il racconto delle persone che lo conoscevano, tramite scritti e documenti, tramite giornali e quotidiani. Suo papà, Leonardo, ha vissuto gli anni di Piombo, essendone toccato personalmente: Marta trova infatti le carte del processo che lo vedevano imputato per partecipazione a banda armata. Marta scopre un padre che non conosceva e che forse avrebbe voluto conoscere meglio. Raccontando il padre racconta un frammento di storia italiana, quella degli anni 70, che non deve mai essere dimenticata. L'ho letto con immensa tenerezza e al contempo un po' di amarezza. Per quanto crediamo di conoscere i nostri genitori, per quanto ci sforziamo, non potremo mai capire le ragioni di certe scelte e di certe strade intraprese nella vita. Li accettiamo, così come sono, umani come tutti noi, protagonisti di errori e sconfitte ma anche di battaglie degne di essere combattute. STORIA: 5 COPERTINA:3 STILE:5

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    Librofila

    06/06/2020 21:35:50

    Una ricerca delle radici paterne e al contempo della storia degli anni settanta. Torino fa da sfondo alle vicende narrate e alle scoperte sulla figura del padre. Romanzo intenso. COPERTINA: 5 STORIA: 5 STILE: 5

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    Nat_CoseDiLibri

    06/06/2020 17:12:45

    In seguito alla lettura di questo libro, ho pensato che cercare di capire il perché si scriva un'opera di questo tipo non sia utile. Le risposte che ne verrebbero fuori punterebbero sempre al legame che unisce l’autore al protagonista; a maggior ragione se autore e protagonista, sono una la figlia dell’altro. La ricerca di documenti, foto, testimonianze, di elementi chiarificatori, assieme alla volontà di rimettere insieme i pezzi, fa sì che tutto ciò che si muove intorno alla figura del personaggio centrale di questa storia, rimanga importante ma, rispetto alla necessità di colmare un “vuoto”, si posizioni su un piano secondario. L’indagine sulla "figura politica e sociale L.B." e la costruzione dell’ "individuo Leonardo uomo e padre", si alternano nello scorrere delle pagine come una necessità primaria e sofferta. E questo fa di Città sommersa un libro particolare. Un piccolo contributo sentimentale a testimonianza di un importante periodo della Storia del nostro Paese che in me, che in qualche modo ho un legame con la Torino di quegli anni, ha suscitato profonde riflessioni e fornito diversi spunti di approfondimento. COPERTINA: 3 - STORIA: 3 - STILE: 3

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    Salvo

    06/06/2020 14:06:30

    Città sommersa è un romanzo particolare, in cui si intersecano ricordi, sensazioni e dubbi. La ricerca della verità rivolta ad una persona cara, che a volte si crede di conoscere, altre ancora no. Torino è la città sommersa che fa da sfondo a questa sorta di indagine, talvolta coadiuvata da testimonianze e fonti contraddittorie. Un caso quasi misterioso, che porterà forse più domande che risposte. Copertina: 4 Storia: 4 Stile: 4

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    Anna

    06/06/2020 14:00:46

    Questo è il libro d’esordio di Marta Barone e devo dire che ha superato le mie aspettative. Il libro è diviso in tre parti: nella prima l’autrice spiega come è nata l’idea del libro, ossia con il ritrovamento dei documenti riguardanti suo padre; la seconda parte assomiglia a un’inchiesta, infatti sono riportate tutte le informazioni da lei trovate e, infine, nell’ultima parte racconta di come ha deciso di utilizzare tale materiale, organizzandolo per scrivere qualcosa di significativo. Con il ritrovamento di certe carte, la scrittrice scopre un personaggio sconosciuto e così interessante al punto di decidere di iniziare questa lunga indagine al centro del libro. L’autrice ci accompagna, quindi, in questo viaggio alla ricerca dell’identità del padre, e scopre di come egli abbia dedicato la sua vita al bene comune e ad aiutare il prossimo, sacrificando se stesso e i suoi affetti più vicini (tra cui anche la figlia). Molto importanti a questo proposito sono tutte le persone che l’autrice incontra e che la conducono sempre più in profondità nella conoscenza di questa figura così sfuggente: infatti, grazie a loro scopre che il padre era stato protagonista di diversi eventi fondamentali per la storia italiana tra gli anni Sessanta e Settanta. In questa storia non c’è un mistero da risolvere perché il vero mistero è l’uomo al centro della vicenda -L.B.- e rimarrà tale fino alla fine. Ho trovato molto interessante la scelta dell’immagine di copertina: vi è una via molto importante per la città di Torino -Via Roma- in una foto scattata negli anni ’70 sovrapposta alla foto di un bambino che scopriamo essere il padre dell’autrice, ossia il personaggio principale del romanzo. Alla fine della via c’è Porta Nuova, la stazione simbolo di Torino, luogo di partenze ed arrivi, tra cui quello di Leonardo Barone. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    mariarosaria

    06/06/2020 13:41:08

    Una storia emozionante scritta da una figlia, Marta, che dopo la perdita del padre ricerca il passato del suo L. B. Lo ritroverà nei ricordi di chi lo ha amato, vissuto quando era immerso nelle lotte degli anni di piombo. In una Torino spietata. Se solo lo avesse accarezzato... Copertina 5, storia 5 stile 5

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    Emme

    05/06/2020 19:04:24

    Marta Barone in questo libro narra la scoperta nonché ricostruzione di alcuni avvenimenti accaduti durante il periodo degli Anni di Piombo che hanno segnato la vita di un uomo a lei sconosciuto, suo padre. Il ritrovamento di una memoria difensiva riguardante un processo relativo ad avvenimenti lontani nel tempo insinua in lei il dubbio di chi fosse realmente L.B., quale dei molti caratteri che mostrava fosse veramente il suo. Questo romanzo oltre che raccontare un periodo buio, poco conosciuto e discusso della storia italiana trasmette un messaggio molto importante, bisogna superare l'odio, la rabbia e dare la possibilità a chi ci è vicino di farsi conoscere o semplicemente conoscerli prima che sia troppo tardi. «Avrei voluto che questa storia me la raccontasse lui. Avrei voluto avere il tempo di sentirla. Ma in un certo senso sono consapevole che il libro esiste perché non c'è più l'uomo.» COPERTINA:5 STORIA:5 STILE:4

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«La leggenda tenta di spiegare l’inspiegabile», scrive Kafka in Prometeo, «e dal momento che proviene da un fondo di verità, deve finire nuovamente nell’inspiegabile».

Pare avere simile origine la fiamma che illumina la Città sommersa (Bompiani, 2020) di Marta Barone, scrittrice torinese già autrice di libri per ragazzi, che al suo esordio nella narrativa “adulta” si assesta tra i dodici semifinalisti del Premio Strega. Spiegare l’inspiegabile è, del resto, l’intenzione arcaica di ogni storia, come ben sanno i due protagonisti di questo romanzo, ovvero Marta, figlia, trentenne e voce narrante, e Leonardo Barone, padre, defunto, e oggetto dell’indagine. Perché se è vero che tutti i romanzi sono, in qualche modo, dei romanzi gialli, ne la Città sommersa quello dell’investigazione si impone come corso d’acqua principale da cui si dipanano i diversi effluenti dell’indeterminatezza del ricordo, dell’inattendibilità della parola, dell’ineffabilità dell’essere umano.

Tutto ha inizio con il ritrovamento, da parte di Marta, delle carte di un processo riguardante il padre, condannato e poi assolto per partecipazione a banda armata nella Torino tumultuosa del periodo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Si apre così uno spiraglio inedito sulla vita passata di Leonardo Barone, quella vissuta prima della nascita della figlia, una vita sommersa di cui Marta sa poco o niente ma che, nonostante gli avvertimenti della madre («I fatti. Non saranno mai i fatti, lo sai, vero?») e per un semplice quanto indomabile «atto di interesse», sembra del tutto intenzionata a riportare a galla nell’ambizioso, forse vano tentativo di rispondere alla domanda: chi era Leonardo Barone?

È questa l’occasione, oltre che per l’innesco del romanzo, anche per la prima apostrofe al lettore («Tu che ben conosci i manuali di scrittura, smaliziato lettore, avrai già individuato il fucile appeso alla parete nel primo atto del dramma») che rende sin dalle prime pagine esplicita, e lo sarà sempre di più, l’intenzione artistica dell’autrice: la Città sommersa non è un’autobiografia, né una biografia; non è un memoir e non è una ricostruzione storica degli anni di piombo. Ma cos’è, dunque, questa “città sommersa”? Per raccontarlo, si proceda con la storia.

La vita di L. B. (così prende a nominarlo Marta nel tentativo di plasmare quello «sfuggente personaggio», quella «figura autonoma» scissa dall’uomo che aveva conosciuto) riemerge tra testimonianze inattendibili e logori atti processuali, frammenti di articoli di giornale e fotografie ingiallite. Tra le pagine del libro, un po’ come nei grandi romanzi, macrostoria e microstoria si intrecciano, la prima finendo per travolgere inevitabilmente la seconda.

Dalle acque torbide dei confusi, furenti, oggi quasi incomprensibili anni ‘70 – in cui ci si immerge con lo sguardo distaccato e critico che solo cinquant’anni di storia vissuta alla velocità della luce, oltre che al passaggio di due generazioni, consentirebbero – affiorano quindi i difetti e le contraddizioni di un uomo (un padre inadeguato, spesso svagato, «la parodia di un adulto»), ma anche i suoi pregi e le sue qualità, come quel «fuoco violetto» di cui chiunque l’abbia conosciuto tenta di afferrare la consistenza, una sorta di «grandezza» che interseca carisma e generosità, una «luce incantatoria» che finisce per illuminare, a distanza di anni, la stessa figlia, adesso portata, quasi costretta in molti passaggi a chiedersi come accidenti fosse possibile che il frequentatore di quegli ambienti fosse proprio suo padre, lo stesso L.B. che lei aveva conosciuto, o pensato di conoscere.

Con una sensazione di straniamento parallela a quella dell’autrice, il lettore, se afferente alla generazione dei millennials, potrà quindi chiedersi, scorrendo le pagine e scoprendo dettagli distopici della storia italiana recente che forse gli sfuggivano, “ma davvero tutto questo è successo?” Se appartenente invece alla generazione che quei fatti li ha vissuti in prima persona, e che forse, per un naturale meccanismo di autoconservazione, ha rimosso dalla sua memoria, potrà interrogarsi: “ma davvero eravamo così?”

Tuttavia, come si è detto, l’intenzione di Barone non è certo quella di scrivere un saggio storico. Ad apparire luminosa, pagina dopo pagina, è infatti la portata letteraria del romanzo: tra l’alternarsi di registri (giuridico, giornalistico, burocratico), emerge lo stile personale dell’autrice che, nel succedersi di ricordi, indagini, citazioni, rivela un sapiente uso della parola, assestando qua e là picchi formali che permettono alla storia di trascendere dalla realtà, dalle strade travolte dalle proteste, dal grigiore dei palazzi, dallo scorrere rosso del sangue; tra questi, una menzione speciale meritano le incursioni dell’autrice tra le parentesi in cui, a dispetto del loro apparente significato marginale, si insinuano snodi e riflessioni fondamentali.

E dunque: cos’è La città sommersa di Marta Barone? È certamente una lunga, tenera, lucida riflessione sull’ineffabilità del passato, sull’evanescenza delle nostre vite, sull’impossibilità di resuscitare gli istanti e i loro protagonisti, i loro pensieri, le loro voci. È il tentativo di fare luce sulle zone d’ombra, gli enigmi, i misteri dechirichiani che avvolgono i protagonisti, i loro corpi smaterializzati nei luoghi che hanno frequentato, gli odori spazzati via dal vento, i volti incastrati in foto che forse qualcuno conserverà, ma forse no, dato che questo è il destino delle vite degli uomini, ovvero quello di finire, di essere, forse, ricordate e, se si ha la fortuna di avere una figlia scrittrice, magari anche scritte.

«La leggenda tenta di spiegare l’inspiegabile», scrive Kafka in Prometeo, dopo averci però spiegato che di quest’ultimo, e di tutte le sue storie, non era rimasta che «l’inspiegabile montagna rocciosa» in cui si dice fosse stato incatenato. Ma quella montagna esiste perché esiste la sua storia, così come, del resto, scrive Barone: «Il libro esiste perché non c’è più l’uomo».

 

Recensione di Ignazio Caruso

 

I vincitori del concorso "Caccia allo Strega" 2020

Beatrice

È difficile rappresentare la vera essenza di un uomo. Lo è ancora di più se quell’uomo è un padre con cui hai avuto un rapporto complicato per gran parte della vita. Nonostante l’ardua impresa, Marta Barone ha provato lo stesso a intraprenderla per un’impellente esigenza sorta in lei dopo la morte prematura del genitore. «On ne choisit pas son sujet» dice giustamente Flaubert e questa è solo una delle tante citazioni colte che il lettore può gustare all’interno del romanzo. Oltre al suo impianto letterario, a rendere l’opera degna di essere letta è anche il minuzioso lavoro di ricerca e documentazione che vi è dietro. L’impressione è che l’autrice si sia impegnata a ricomporre i pezzi dell’esistenza paterna per scandagliare meglio quelli della propria. Il risultato è una ricostruzione storicamente attendibile degli anni della contestazione e del terrorismo rosso, visti attraverso gli occhi di chi li ha vissuti in prima persona. Nel cercare di ripercorrere un pezzo della storia individuale del padre, in realtà Barone ci restituisce un’immagine verosimile di un pezzo importante della nostra storia collettiva, un pezzo che non dovrebbe mai essere dimenticato. Il romanzo è quindi utile soprattutto a coloro che quel periodo storico non l’hanno visto, perché dà conto in maniera efficace del clima del tempo. Si viene letteralmente catapultati nei più drammatici episodi che hanno caratterizzato l’Italia degli anni ’70 e ’80. Ciò è merito anche di una scrittura che non si esime dal dare un giudizio sulle vicende e allo stesso tempo le racconta usando quella pietà così caldamente raccomandata all’autrice da uno degli intervistati. Alla fine, però, nel delineare il ritratto di un uomo c’è sempre qualcosa che rimane insondabile e sfugge alla comprensione. Nel mistero di un’esistenza individuale si possono cogliere solo bagliori per vedere quel che resta impigliato nella luce. E quel che resta qui è l’amore reciproco tra un padre e sua figlia. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

madif

La narratrice di Città sommersa ci porta sott’acqua. A Kite?, la città inghiottita dal lago Svetlojar. Nel fondale della sua vita ci sono tante cose non dette. C’è Torino, la città dove innanzitutto è nata. Milano che la adotta ma la lascia sommersa. Dai ricordi di un padre che ha avuto tanti ideali e poco spazio per lei. Che è morto senza farsi conoscere. Per non annegare, si spoglia. Del bisogno di affetto, dei nomi. Trasforma suo padre in L.B. e lei diventa Marta, la figlia di L.B. Ricostruisce la vita dell’uomo prima che diventi padre. Ogni pagina che sfogliamo toglie la polvere di piombo da Torino e rivela gli anni ’70, delle lotte sanguinose. L.B.lotta per cambiare la Storia, quella dei giornali, che Marta ci racconta perché è Storia collettiva. In prima persona. Dietro gli strati della copertina, non ci sono vetrine di negozi ma un volto.Difficile far coincidere la figlia e la scrittrice che c’è in lei. In mezzo c’è un talento. Le sue parole sono stalattiti di ghiaccio che si ergono come pinnacoli dal lago, una lenta processione di parole che ci lascia coi peli rizzati e la voglia di abbracciare la figlia di L.B.che ci fa sentire tutti figli. Si cammina sulle pagine come in punta di piedi su un lago ghiacciato. Abbiamo paura di cadere e restare intrappolati. Cadiamo. Ma ci muoviamo. Nel paradigma dell’eterno divenire, ci puliamo dalla polvere.Un po’ Carveriana la Barone-ssa. Sempre di Cattedrali si tratta, davanti al dolore siamo tutti ciechi. Scrive senza smancerie: i paragrafi come intervalli sospesi nel vuoto, uno stile di dolce bruma sonora, che crea tepore. Spiega l’inspiegabile, lo fa emergere e ci lascia con l’inspiegabile. Come Kafka. Perché il tempo sfugge, i padri muoiono e noi ci abituiamo a vivere ovattati sotto l’acqua, ci inabissiamo. Conviviamo con le persone assenti. A meno che non siamo Marta. Che evoca un’assenza e la rende presente, risale dalla palude della sopravvivenza e corre. Sotto la pioggia, come L.B. Copertina 5 Storia 5 Stile 5

Niko F.

Può un uomo brillare come “fuoco violetto e luce misteriosa” dentro un romanzo che si eleva a mito e biografia? La storia di L.B., padre dell’autrice, accusato per banda armata, è simile a un viaggio a ritroso, una questione privata che punta alla verità inconoscibile. Negli anni Settanta L.B. diventa un militante comunista, abbracciando un regime di vita puro e “fedele a Mao”. È uno dei tasselli che compongono la Città sommersa di Marta Barone, scrittrice di libri per ragazzi, che in questo romanzo affina un potente mezzo per indagare il reale, orchestrandolo con maestria dentro citazioni, riflessioni, altri libri. Ma non siamo di fronte a un gioco puramente letterario, tutt’altro: ogni capitolo contiene una recherche umanissima che segue le orme del protagonista in strade e abitazioni, al fine di ricollocare l’esistente, fare ordine dentro una vita scomposta di un uomo inafferrabile. Un libro come mappa il cui tesoro, la città sommersa che si aspira a raggiungere, è proprio L.B.: di lui avremo testimonianze private, speculari a quelle pubbliche, storie con la minuscola che si mescolano alla Storia, fino alle pagine cupe del terrorismo. La grande letteratura è ciò che rimette i cardini alla memoria, come alla relazione padre-figlia, che ritrova un equilibrio e la giusta distanza in un romanzo che restituisce pagine autentiche di scoperta e stupore. Copertina: 4 Storia: 4 Stile: 5

Sabina sorriso

Sembra un altra epoca e infatti lo è quella in cui viene descritta la Torino di cinquanta anni fa. Sembra la vita di uno sconosciuto ed in parte lo è, anche se il legame che c'è tra la protagonista e il tanto ricercato uomo di cui ha trovato una memoria difensiva (poiché accusato di partecipazione a banda armata) e su cui vuole fare chiarezza è suo padre. L.B. il padre sommerso che tramite un puzzle fatto di aneddoti raccolti tra la gente, articoli di cronaca locale in una città sommersa illuminerà crepuscolarmente tanti interrogativi di una figlia che non ha mai conosciuto suo padre o meglio che non ha mai conosciuto una parte di vita di suo padre a cui è unita per vincoli di sangue tangibili per quanto invisibili e aspetti inconoscibili. "Talvolta la vita degli umani rivela un insospettato quanto mirabile estro contrappuntistico” e resta ineffabile. Il filo di ogni evento viene ripreso in un altro tempo che tornando indietro riprende il bandolo e lo intrama, perché conoscere ciò che ha fatto in vita suo padre per la protagonista, nonché scrittrice sembra prendere il sopravvento sopra a tutti i suoi pensieri, poiché fondamentale per conoscerlo veramente e per conoscere se stessa. Il modo di scrivere di questo romanzo è accurato e ricercato ci sono bagliori in questo libro prezioso, doloroso e curatissimo nella ricerca storica puntuale e rigorosa. E' costante la ricerca di catturare qualcosa di imprendibile tramite un'indagine in bianco e nero non solo di uomo, di un uomo politico, delle sue famiglie e delle sue appartenenze, ma di un padre dal carisma potentissimo di cui la figlia scrittrice cerca le sfumature dell'arcobaleno dell'anima. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

sam

La morte porta via le persone che si amano ma, a volte, come in questo caso, serve a riavvicinare. Una figlia ricostruisce l'inimmaginabile passato del padre, riscopre, il ragazzo, l'uomo, il sognatore. Impara a conoscerlo attraverso gli occhi degli altri e i dissapori che li avevano tenuti distanti in vita vengono annientati. Attraverso la storia di L.B. (Leonardo Barone), si riscopre la storia dell'Italia, gli ideali che hanno mosso una intera generazione, il sogno (purtroppo irrealizzabile) di costruire una società più equa, più giusta e le degenerazioni a cui ha portato il tentativo di rendere concreta questa utopia. Un ragazzo, questo L.B., intelligente, buono, carismatico che "aveva consegnato volentieri il suo libero arbitrio, senza pensarci due volte. [...] Ne aveva bisogno perchè voleva il bene" e che purtroppo scopre "[...] che il bene non si trovava più dove aveva creduto di trovarlo". Sperimenta il fallimento e ciononostante non smette di credere alla necessità di fare del bene e di aiutare gli altri, almeno nel proprio piccolo. Copertina: 3. Storia: 5. Stile: 4.

  • Marta Barone Cover

    Nata a Torino nel 1987, ha studiato Letterature comparate all'Università di Torino. Nel 2008 con Mondadori ha pubblicato Miriam delle cose perdute e nel 2011 I giardini degli altri. Con quest'ultimo romanzo ha vinto il Premio Pippi 2012 e il premio Città di Calimera dello stesso anno. Vive e lavora tra Como e Milano, scrivendo e collaborando con diverse riviste. Approfondisci
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