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Traduttore: T. Lo Porto, L. Pieri
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
Pagine: 223 p. , Brossura
  • EAN: 9788806196318
Sono otto anni che insegno alle medie e da otto anni c'è sempre qualcuno che mi chiede come mai non scrivo la storia di Stefano-che-lecca-le-maniglie o quella dei genitori che mi hanno chiesto il permesso di divorziare o ancora le vicende strappacuore dell'irresistibile Michael. Sorrido, ringrazio per la fiducia, e penso che non posso, non soltanto perché non sono una scrittrice, ma perché nella mia ingenua passionalità non riuscirei mai a trovare la distanza necessaria per rendere leggibile ad altri la mia scuola. Non potrei cambiare neppure il nome dei miei ragazzi, figuriamoci trasformarli in personaggi di un romanzo, un diario di bordo, l'ennesima denuncia della situazione catastrofica in cui versa la scuola italiana; mi sembrerebbe l'ultimo e il peggiore dei tradimenti. Ho iniziato quindi a leggere La classe (imperdonabile banalizzazione del claustrofobico, quasi concentrazionario, titolo originale Entre les murs) con quel misto di pregiudizio, irritazione, invidia e torinese imbarazzo che sempre provo per i libri che descrivono ambienti o momenti troppo prossimi alla mia generazione o al mio lavoro.
Bégaudeau, però, pur parlando della sua scuola e dei suoi ragazzi, non è né passionale né tantomeno ingenuo. Il suo diario di classe è asciutto, compatto e si attiene con rigore al punto di vista del narratore che alterna essenzialmente due luoghi: la sala professori, con le chiacchiere dei colleghi che ripetono ossessivamente, giorno dopo giorno, mese dopo mese, le stesse frasi, sulla macchinetta del caffé che ruba le monetine, la fotocopiatrice che non funziona, gli allievi sempre più insopportabili, ignoranti e aggressivi, e il luogo dello scontro per eccellenza, la classe. È questa l'arena in cui conflitti razziali, generazionali e sociali esplodono con violenza, mettendo spesso da parte il fragile velo di una didattica unitaria che, secondo attardati ideali da troisième république, dovrebbe annullare le differenze e creare un'indistinta piccola borghesia francese, vera detentrice dei valori dello stato e della grandeur. (In Italia il mito della scuola perfetta mi sembra invece basato su una romantica e anarchica eccezione alla regola, molto De Amicis, qualche Giamburrasca e un pizzico di don Milani indebitamente mischiato con don Bosco).
Anche nel raccontare il suo rapporto con gli studenti, Bégaudeau riesce a mantenere la soggettiva, senza darci neppure i volti dei ragazzi, ma soltanto i nomi, le voci e qualche dettaglio, come le scritte in inglese sulle felpe, i vistosi orecchini delle ragazze, cappellini e cappucci che nascondono occhi e timidezza dei maschi. Il professore è perennemente in difficoltà, sia dal punto vista professionale, perché la sua formazione umanistica e i programmi da seguire gli rendono difficile affrontare le vere lacune dei ragazzi, facendolo sentire superiore ma inadeguato, sia da quello emotivo, perché spesso non riesce a non rispondere alla incessanti provocazioni cui viene sottoposto. Deve ricorrere continuamente all'autorità superiore del preside, insulta due ragazze travolte da ridarella incontenibile e solo la consapevolezza della propria inferiorità fisica gli impedisce di azzuffarsi con il giovane maschio che fa appello al suo testosterone invitandolo a battersi con lui se è un uomo e non un frocetto.
Il risultato di questo sguardo chiuso tra quattro mura è un'impietosa descrizione del mondo della scuola, un grido di impotenza da parte del singolo docente, inesorabilmente invischiato nel proprio senso di inferiorità e quindi incapace di risolvere i drammi personali dei ragazzi, che pure emergono dalle blande difese d'ufficio della pedagogista, dai soliloqui dei genitori e, in qualche squarcio di turbata sincerità, dai ragazzi stessi. Cosa può dire il prof di francese al ragazzino cinese la cui madre verrà rispedita in Cina perché non ha il permesso di soggiorno, o alla madre che spiega timidamente che forse la figlia non studia più da quando le è morta la sorella, o ancora al ragazzo aggressivo il cui padre si è schiantato contro un muro l'anno prima? Niente. E infatti non dice nulla, registra le testimonianze e la propria afasia, senza ulteriori commenti. Ed è proprio l'assenza di commenti, di spunti sociologici, di inutili appelli al buon senso, la cifra di questo libro. Bégaudeau non offre riflessioni né soluzioni, si limita a descrivere com'è vivere entre les murs, in un microcosmo alieno che sembra rifiutare i valori esterni per sprofondare in una giocosa e infantilmente perversa ripetizione della legge del più forte.
Per queste ragioni La classe è un libro spiazzante, che vuole creare disagio e ci riesce. Il lettore, soprattutto italiano, abituato ai professori eroici dei film americani, alle ironiche, affettuose, galline volanti, al trionfo del buon senso e delle soluzioni estemporanee o, peggio, alla misera farsa degli stupidari (fa eccezione in quest'ambito l'intenso e bellissimo Il sopravvissuto di Antonio Scurati, scritto non a caso da un autore esterno al mondo della scuola dell'obbligo), non si capacita della dura fierezza degli allievi di Bégaudeau, fratelli minori, certo, dei ragazzi che hanno messo a ferro e fuoco le banlieues negli ultimi anni, ma anche capaci di folgoranti lampi di intelligenza e lucidità, tali da lasciare anch'essi inebetito il povero docente e i suoi congiuntivi imperfetti. Chiara Bongiovanni

Recensioni dei clienti

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    Cristiana

    18/11/2015 16.51.00

    Mah? Interessante ma probabilmente mal tradotto anche se sicuramente è difficile da tradurre. Quello che, probabilmente, nel testo originale è "slang", qui sembra sciatteria; quasi sicuramente si perde il senso dell'ironia e i professori sembrano spesso stupidi, o insulsi o violenti: sempre comunque inadeguati. Oppure: "Signori, questa è la Francia!"... che non diventi anche l'Italia!

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    Fabio

    26/04/2010 19.42.34

    Disarmante l'incompetenza degl insegnanti di questo libro nel rapportarsi ai ragazzi, certo molto vivaci e colorati ma non mi sembra che ci sia niente di anormale in questo, l'anormalità sta nel non saperli capirli da parte degli adulti. Per fortuna non tutti gli insegnanti sono così, ho rivisto alcune situazioni delle mie scuole medie di tanti anni fa (10) e ad una certa età è molto facile lasciarsi andare a dei comportamenti molto estroversi, è giusto sgridare ma sempre con della comprensione, questi isegnanti non capivano veramente niente. I ragazzi tante volte mostravano valori (il chiedere scusa) e interesse verso certe tematiche attuali importanti (il terrorismo, il razzismo) a dimostrazione che valori ci sono basta solo saperli fare uscire e questoè un problema attule relativo anche ai nostri insegnanti che non sanno assolutamente rapportarsi agli allievi, ne sanno insegnare con dei metodi efficienti. Il professore di questa scuola sperava che nessuno si presentasse alle lezioni di recupero (a dimostrazione di quanto poco gli importasse dei ragazzi) loro invece (a dimostrazione di avere dei valori per quanto discoli) si sono presentati, il professore tante votle non correggeva inesattezze negli esempi degli alunni perchè non en aveva voglia dando per giusto l'esempio (pensava: speriamo che nessuno si accorga dell'inesattezza), e questo capitava a molti dei miei insegnanti (eppure sono pegati), per non parlalre poi dei discorsi "ma a me non sembra che sia traumatizzata dallamorte del padre) O_O oppure il mandare dal preside un ragazzino perchè chiede se può portare un amichetto all'uscita didattica..un ragazzino di quell'età può non sapere bene il perchè non si può fare invece che avere un atteggiamento così arrogante da non rispondere e mandare dal preside darebbe meglio spiegare, alle superiori in 5 in alcune uscite gli insegnanti ci dicevano che se conoscevamo qualcuno interessato potevamo farlo (perchè eravamo maggiorenni) nel caso presentato nel libro no, ma va spiegato.

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    sabrina

    08/04/2010 22.19.06

    l'autore da a mio parere una buona visione dei problemi d'insegnamento e di disciplina presenti nelle classi di oggi. ma la narrazione non cronologica dei fatti non aiuta la comprensione e vengono descritti troppi personaggi in modo poco preciso

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    Snikt

    30/03/2009 13.55.48

    Un libro difficile, perchè parla di un sistema scolastico straniero (quello francese), molto diverso dal nostro, e forse ci mancano le chiavi per interpretare il non detto. CMQ mi è piaciuto e per chi volesse approfondire consiglio Diario di Scuola di Pennac.

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    moky78

    27/03/2009 15.10.03

    il libro è godibile, ma l'edizione italiana decisamente.. discutibile. La scuola è fotografata benissimo, anche se credo che nel film sia resa ancora meglio. Ho rivisto molti dei miei allievi...

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    Marco Coscarella

    04/02/2009 01.34.46

    Non ho una gran esperienza per quanto concerne la lettura di libri, anzi, direi senza presunzione di averne poca. Non essendo un esperto non sono in grado di giudicare lo stile; giudico un libro quindi in base alla storia, a come mi tiene incollato a leggere. Sinceramente ho trovato questo libro abbastanza scialbo; la storia non mi ha fatto rivivere niente di particolare del mio periodo scolastico, l'ho letto abbastanza in fretta semplicemente per la mia curiosità sul finale che di per se' non esiste. Più che una storia nel vero senso della parola, il libro e' composto esclusivamente da dialoghi "botta e risposta". Sconsiglio la lettura, rimani identico a prima di leggerlo.

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    Barbara

    28/01/2009 16.42.13

    Ho retto fino alla pagina 80 e poi ho gettato la spugna. A mio parere illegibile: sembra come se lo scrittore abbia messo nero su bianco tutto quello che gli passasse per la testa senza poi rileggere il risultato. Ho visto anche il film: forse addirittura peggiore del poco che sono riuscita a leggere.

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    Giacomo Alessandroni

    28/01/2009 13.55.49

    Il libro è una continua altalena tra le lezioni in classe e le discussioni nella sala insegnati o in Consiglio di Istituto. Essendo io stesso un insegnante, da dieci anni, [Elettronica, ITIS] ho riconosciuto più di un alunno e più di un insegnante. Un libro da leggere come una caricatura della scuola, in alcuni tratti volutamente romanzato ma - non per questo - meno bello.

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    Cozza Taddeo

    11/11/2008 11.08.49

    Uno dei libri piú insulsi ed insignificanti che abbia mai letto. Frammentario e superficiale: da evitare.

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    Stefano88

    01/11/2008 19.08.26

    Premetto che non ho visto il film che a trionfato a Cannes e sono qui solo per giudicare il libro. Assolutamente orrendo, i personaggi sono tanti e confusi, la storia non segue un filo logico e la scrittura è, seppur leggera, tremendamente scialba. Ok lo stile libero, ma qui mi sembrano solo frasi sconclusionate. Rarissime se non inesistenti le parti ironiche.

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    gabriella

    20/10/2008 20.01.01

    Senza giudizi e moralismi il libro fotografa una realtà che è ci è molto più vicina di quanto ci si possa immaginare. La scuola anche da noi, e non solo nelle periferie urbane, è più simile a quella dipinta in queato diario di classe, di quanto non lo sia in altri libri ambientati nel mondo scolastico. Il libro viene spacciato come un'opera umoristica, ma non c'è un gran che da ridere:l'inconciliabilità del mondo adulto con quello dei ragazzi è quasi senza speranza. Credo che pochi si divertiranno a leggere "La classe": gli insegnanti si sentiranno offesi perchè dipinti come frustrati, isterici e rassegnati all'impotenza; i ragazzi non può interessare un'opera che parla proprio di quel luogo dove, nella maggior parte dei casi, non si trovano a loro agio. Il film è meglio del libro (che pecca di una scrittura mediocre) per la sua immediatezza e perchè le facce, le espressioni, gli atteggiamenti, lo sbuffare,le smorfie, i tic dei protagonisti della pellicola sono indimenticabili.

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    nicola

    17/10/2008 15.37.50

    troppi dialoghi, è un batti becco continuo tra il protagonista e la sua classe di studenti indisciplinati. volutamente ripetitivo, gli episodi si ripetono ciclicamente e vengono descritti ogni volta allo stesso modo, in alcuni punti risulta monotono. piccole impennate di amara ironia risollevano, ma non più di tanto. il protagonista poi traccia una netta distanza tra lui e il lettore, della sua vita privata non c'è assolutamente traccia.

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    gianni43

    11/10/2008 13.05.33

    Si tratta di un buon libro, dal ritmo spigliato e di lettura piacevole. Ha un solo difetto:assomiglia più ad una sceneggiatura che ad un romanzo. Si ha la netta sensazione che sia stato scritto pensando già alla possibilità di trarne un film, cosa che del resto è avvenuta (film di Cantet, vincitore della palma d'oro a Cannes).

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