Cloni. Da Dolly all'uomo?

Gina Kolata

Traduttore: A. Serra
Collana: Scienza e idee
Anno edizione: 1998
Pagine: XVI-300 p.
  • EAN: 9788870784923
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recensioni di Fasolo, A. L'Indice del 1999, n. 01

La pecora Dolly è la scoperta scientifica dell'anno 1997, secondo "Science".La giornalista scientifica Gina Kolata in un saggio brillante ed efficace ci descrive la storia del primo "clone" di mammifero, della pecora nata introducendo in un ovulo, privato del suo nucleo, l'informazione genetica di una cellula altamente differenziata derivata dalla ghiandola mammaria di una pecora. Il libro è qualche cosa di più di un instant book, poiché riesce a descrivere bene la reazione dei mezzi di informazione di fronte alla scoperta scientifica. Ci fornisce inoltre un quadro chiaro e vivido delle problematiche etiche, delle estrapolazioni fantasiose, delle risposte viscerali che la notizia ha innescato. In Italia è stato preceduto da un utile libretto, Il caso della pecora clonata "Dolly": un esperimento fra etica e biologia (Cuen, 1997), che ci ha informato sulle reazioni locali, se possibile ancora più scomposte e orecchianti. Gina Kolata ha però ambizioni più ampie, e traccia una storia dei primi esperimenti di clonazione (e, indirettamente, della biologia dello sviluppo di questo secolo) con andamento vivace e attraente. In alcune parti iniziali il libro è sbrigativo, facendo rimpiangere che l'autrice non abbia letto opere recenti di storia della biologia (cfr. ad esempio il saggio di Clara Pinto-Correia su preformismo ed epigenesi, The Ovary of Eve, Egg and Sperm and Preformation, The University of Chicago Press, 1997). In altri passi sfuggono divertenti equivoci (la chicca è che un tempo i giovani scienziati scrivessero lunghissimi articoli perché pagati un tanto a pagina, fantasiosa ed erronea rivisitazione dell'apprendistato giornalistico) e la traduzione aiuta quando fa usare un maieutico "forcipe", invece che le banali e reali "pinzette", per manipolare uova ed embrioni). Nel complesso tuttavia l'opera offre una occasione di informazione e riflessione non banale sui problemi scientifici e sugli interessi umani ed etici della manipolazione degli embrioni precoci. Questi temi possono essere approfonditi, anche per quanto riguarda il futuro prossimo, in altre opere (si veda ad esempio John Harris, Wonderwoman e Superman, Baldini & Castoldi, 1997; e il libro recente di Lee Silver Remaking Eden: Cloning and Beyond in a Brave New Word, Avon Books, 1998).L'allarmismo che deriva dalle scoperte della genetica e della biologia sperimentale è assai ben descritto nelle sue radici storiche da John Turney (Frankenstein's Footsteps: Science, Genetics and Popular Culture, Yale University Press, 1998), ma trova echi adeguati nel libro di Gina Kolata. Molta altra acqua è passata sotto i ponti della scienza: l'attendibilità scientifica dell'esperimento di Dolly è stata contestata con molti schiamazzi giornalistici, e la sua successiva, probabilmente definitiva, conferma ha trovato viceversa eco inadeguata. Dolly è diventata madre di Bonnie, smentendo coloro che la pensavano "nata vecchia". Sono stati clonati vitelli e topi, ma il dibattito etico è rimasto piuttosto moscio, a conferma che gli uomini di politica, religione e spettacolo temono l'assuefazione del pubblico e preferiscono tuonare "non giocate a fare dio" o "guai a nuovi mercanti del tempio" con ritmo alterno e umbratile. Il recentissimo libricino di Roberto Satolli e Fabio Terragni, La clonazione e il suo doppio (Garzanti, 1998), aggiorna i nostri archivi sull'argomento. Nel frattempo Gina Kolata è incappata in un brutto guaio professionale, con il suo esplosivo articolo su Judah Folkman e l'angiogenesi tumorale, generando speranze di terapia antitumorale purtroppo non ancora realistiche. L'esigenza di una corretta informazione sui fatti, ma anche sui metodi della scienza, diviene ogni giorno più critica: basti pensare ai dibattiti sconnessi sulle biotecnologie, dove giornalisti di eccellente capacità, come il Gad Lerner del televisivo Pinocchio, dimostrano che la più banale terminologia scientifica non appartiene all'uomo di cultura (umanistica). Nonostante tutte le sue ombre variegate, il libro di Gina Kolata merita allora un'attenta lettura, poiché fornisce quegli elementi di conoscenza che dovrebbero essere appannaggio del cittadino responsabile.