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Una silloge che cresce lentamente verso un sentimento preciso e tenero quasi quanto "un volo nella notte". C'è sempre una piega, un ritmo fisico, un'azione esplicativa del corpo attraverso la gioia, ma anche un sentimento che si colma al confine materiale del sangue, di dolore o di ossa scheggiate e "bocche sdentate all'inguine". Le poesie seguono una memoria personale, a tratti perduta, ma di decifrazione musicale e onirica. Una sezione è dedicata al Mar Ligure, alla prima infanzia. La figura del mare, per usare le parole di Huidobro, che mescola destini e cerca il sole, metaforicamente diviene fra i versi di Rosadini, vortice che "affoga ogni protesta", risucchio, naufragio. Ma è lo stesso mare che soffre, che cattura astri nelle sue reti, tremante nella sua grande ragnatela in attesa della preda, che lava il corpo in coma. Il tema del risveglio, una vicenda autobiografica per Rosadini, è intrinsecamente legato all'acqua: "Il mio corpo è diventato/ un altro./ Non sa più/ chi era. / Si perde tutte/ le risposte, /mi lascia / senza scampo. / Uno scafandro ottuso/ sul fondo del mare." Il mare che nella sezione Home again esiste verso la sconfinata marina delle nuvole che passano, la cromia verde-azzurra delle maree che diventano "spartito orizzontale"/indaco cielo e azzurro", "linea/ di verde che sfuma piano verso oriente", mentre brillano fiori spruzzati e vividi. Si percepisce, insieme, uno sguardo sperduto intorno al coma, fino al "risveglio" compiuto attorno a chi non conosce buio, a chi non conosce "il precipizio/ niente più motori a sostenere l`aria/ andati i propulsori che tenevano il volo//. È il ritorno a un "io Ulisse", verso un lieto fine personale e più intimo, mentre in tutta la silloge si ha come l'impressione di respirare fra aria e acqua: verso il mare che diviene celeste viaggio, usando un'espressione di Baudelaire, in cui un cuore leggero s'allontana.
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