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Anno edizione: 2021
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Claudia Weber rilegge la collaborazione russo-tedesca nel contesto della politica demografica e di reinsediamento della popolazione in base all'appartenenza etnica condotta dalle due potenze e ricostruisce le terribili azioni di cui entrambe si resero responsabili contro i profughi ebrei, polacchi e ucraini.
Ancora oggi il celebre patto Hitler-Stalin è considerato alla stregua di uno scomodo incidente storico o, nel migliore dei casi, una sorta di preludio alla guerra vera e propria, che sarebbe iniziata solo con l'invasione nazista dell'Unione Sovietica. Al contrario, proprio la collaborazione dei due dittatori, oltre che causare l'inizio della guerra in Europa, trasformò radicalmente nel corso di ventidue mesi la cartina politica del continente. Basato su fonti storiche e documenti d'archivio, questo libro ricostruisce accuratamente in che modo Hitler e Stalin, tra il 1939 e il 1941, si spartirono il continente, come i loro tirapiedi negoziarono e perché quest'alleanza mortale arrivò a concludersi. Claudia Weber rilegge la collaborazione russo-tedesca nel contesto della politica demografica e di reinsediamento della popolazione in base all'appartenenza etnica condotta dalle due potenze e ricostruisce le terribili azioni di cui entrambe si resero responsabili contro i profughi ebrei, polacchi e ucraini.
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Testo nato con evidenti intenti revisionisti sul cosiddetto patto Molotov-Ribbentrop. Contiene grossi limiti nell’impostazione concettuale sia nella resa editoriale con palesi errori anche nelle didascalie. Non è possibile che uno storico sbagli nell’intrepretare un patto di non aggressione come una vera e propria alleanza. Questo è l'errore di fondo principale di questo volume. Inoltre, Tutta l'interpretazione sviluppata sia dalla scuola storica inglese negli anni 60 con in testa J.A.P. Taylor sia da quella tedesca con Hillgruber Andreas viene sostanzialmente cassata, né presa in considerazione, basta vedere la bibliografia; in quanto si ipotizza che la Germania nazista e la Russia sovietica avessero da moltissimo tempo intenzioni di sottoscrivere un'alleanza organica. Il testo risulta interessante invece nella documentazione sullo scambio di popolazione. I tedeschi Seguendo la loro impostazione razzista volevano spostare nei loro confini le popolazioni tedesche che si trovavano nella Polonia sotto il controllo della Russia Sovietica. A sua volta ci racconta come moltissimi ebrei tentarono di fuggire in Russia e riconosce che i pochi ebrei polacchi, scampati ai campi di concentramento, furono quelli che riuscirono a sopravvivere in Russia. Nelle conclusioni finali l’autrice è costretta ad evidenziare come la spinta aggressiva hitleriana perseguiva lo scopo della guerra, come progetto principale della politica espansionista della Germania e smonta l’argomentazione hitleriana che Stalin e la Russia si preparassero ad una guerra preventiva contro la Germania.
Il saggio suscita alcune riserve, a partire dall'aderenza al concetto di totalitarismo nella sua accezione speculare, ed inoltre sorvola sulle responsabilità delle nazioni europee nell'avere insistentemente isolato l'Unione sovietica.
Il testo ricostruisce meticolosamente le vicende del patto Molotov-Ribbentrop la cui importanza in ordine alla successiva guerra mondiale è spesso svalutata dagli storici per pregiudizio pro o anti sovietico. Fa bene quindi Weber ad approfondire sia l’azione hitleriana, sia soprattutto quella sovietica, che la studiosa padroneggia anzi a tal punto da dare l’impressione che proprio nella ricostruzione delle scelte staliniane consista il fulcro della sua ricerca. L'azione nazista è rilevata con altrettanta lucidità, ma l’annientamento hitleriano sistematico degli ebrei e di altre nazionalità reso possibile dal Patto resta un po’ sullo sfondo, per cui l’aggressione tedesca della Polonia potrebbe a un lettore superficiale sembrare quasi omologa a quella sovietica, di cui risultano assai evidenziate le (inedite) crudeli e ciniche modalità. L’Autrice del resto sottolinea proprio gl’intenti comuni dei contraenti, aldilà delle ideologie opposte: l’imperialismo insaziabile, la tirannia dei capi Hitler e Stalin, il totale disinteresse per i diritti umani non solo dei vinti, ma anche dei propri popoli, l’informazione a priori pilotata e/o falsificata, il costante doppio gioco nei rapporti diplomatici e soprattutto lo sterminio di singoli, di gruppi e persino di masse intere come semplice prassi politico / amministrativa; ma non nasconde neppure l’innegabile differenza antropologica tra le strumentali efferatezze comuniste e il programmatico razzismo mortifero del nazismo, e difatti in conclusione fa sue le parole di Churchill quando motiva la scelta di allearsi con Stalin: “Il regime nazista… supera qualunque forma di abiezione umana… nessuno è stato un avversario del comunismo più conseguente di me, ma… tutto questo impallidisce davanti allo spettacolo cui assistiamo. Il passato con i suoi delitti e le sue follie scompare in un istante…”. Insomma: un libro davvero utile.
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