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Anno edizione: 2014
Anno edizione: 2009
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Collana ''i Robinson / letture'' - Brossura editoriale con bandelle, xii-440 pagine. Opera in stato di nuovo -- All'inizio degli anni Trenta diversi fattori si intrecciano e danno vita in Italia alla rinascita di una cinematografia giunta a toccare quota zero: una legge che incoraggia la ripresa della produzione autarchica e ostacola la marcia trionfale delle Majors americane, l'avvento del sonoro e un vero e proprio ricambio generazionale, che vede entrare in scena un gruppo di giovani guidati da Alessandro Blasetti e ispirati dalle teorie e pratiche del cinema sovietico. Dai primi anni Trenta alla caduta del regime la parola d'ordine, comune a tutte le voci - fasciste e antifasciste - del cinema italiano è aprire gli occhi sul Paese, fino a quel momento assente dal grande schermo. La fame di realtà unisce e accomuna una serie di film che, da ''Gli uomini che mascalzoni'' di Camerini, attraversano l'intero periodo fino ad approdare a ''Ossessione'' di Visconti, il momento più alto nella realizzazione di un nuovo modo di fare cinema. Da parte sua il fascismo mantiene verso l'industria del grande schermo un atteggiamento più tollerante che verso altri settori della vita sociale e culturale. Una volta assicuratosi il controllo dell'informazione con i cinegiornali Luce, il Duce non chiede mai esplicitamente a registi e produttori di piegarsi alle esigenze della propaganda e i pochi tentativi in tal senso (''Scipione l'africano'' su tutti) risultano ben poca cosa..
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La produzione cinematografica italiano durante il fascismo è stata solitamente trascurata. L’opera di Brunetta analizza i complessi rapporti tra la società, le istituzioni fasciste ed il cinema. Con dovizia di approfondimento storico, il libro racconta di rapporti (anche insospettabili) tra i politici e gli attori e produttori dell’epoca, svelando un modo soltanto in parte già raccontato. Imprescindibile per storici del cinema.
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