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Anno edizione: 2012
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A ben guardare, il principio della coesione – funzionale, come si diceva prima, al processo di disfacimento della rappresentanza parlamentare – è servito a eliminare dallo scenario politico le cosiddette “ali estreme” (destra e sinistra) e a concentrare tutto sulla rincorsa a quello che oggi viene chiamato “centro moderato”. L’indebolimento del dualismo destra/sinistra ha fatto sì che la finanza e il mercato si sostituissero alla politica. In Italia possiamo osservare l’esito più feroce di questo disegno se consideriamo che in nome della crisi e per il bene del Paese, siamo stati guidati per un anno da un governo tecnico che non è stato scelto dai cittadini, ma imposto dall’esterno come ineluttabile necessità. Ma, si chiede Canfora, destra e sinistra davvero non esistono più, o la loro scomparsa è invece da considerare «un fenomeno inerente alla società piuttosto che alla realtà?» (p. 12). Il comunismo storico è fallito, diceva Bobbio nel 1994, ma aggiungeva anche che il cammino verso l’eguaglianza è appena agli inizi. Eppure, se oggi ammettiamo, senza troppe difficoltà, che il comunismo è fallito, sembra invece impossibile scalfire l’idòlum dell’eternità del capitalismo, malgrado la crisi mondiale che imperversa da anni ormai dimostri tutto il contrario. Ciò accade perché questa eternità, seppur fallace ed effimera, serve a rafforzare l’azione della Banca Centrale Europea che riveste il ruolo di attuale “forza direttrice a sé stante”, lo stesso ruolo che, ai tempi di Gramsci, era rappresentato da giornali del calibro del Corriere della Sera o del Times. L’esito primario dell’azione della BCE è quello di «abbattere governi, farne nascere di nuovi, ordinare la crescita di coalizioni e vietare referendum in paesi apparentemente sovrani» (p.25) come è evidente nel caso di Italia, Grecia e Spagna.
Il potere delle élites, nel potere bancario (non solo delle banche centrali) in una sorta di "gangsterismo" giocati assieme ai vincoli dei parametri europei per rendere sudditi i paesi, privati di sovranità e ricattati in varie forme, almeno laddove non si riesca a far saltare e quindi sostituire i loro governi. Sono le élites tecno-finanziarie, che svuotano il ruolo dei parlamenti per assumere surrettiziamente un ruolo nella gestione dell'economia. Si è forse così chiuso un ciclo della storia dei sistemi rappresentativi? E le oligarchie nei partiti recuperano spazi decisionali? Emblematica è per Canfora la frase di Fanfani del 1946 "Perchè produzione e distribuzione non ledano ed anzi concorrano ad agevolare il pieno sviluppo di ogni persona umana è necessario un controllo sociale della vita economica": un punto di vista che era stato del corporativismo alla Ugo Spirito e alla Camillo Pelizzi. Gramsci aveva diagnosticato il fascismo e il corporativismo come "rivoluzione passiva" in grado di consentire "il passaggio a forme politiche e culturali più progredite senza cataclismi radicali e distruttivi in forma sterminatrice" (cfr. il "Manifesto di Verona" della RSI art.9 e il discorso di Concetto Marchesi il 09/11/1943) il tutto fu terreno di intesa per l'art.1 Cost. tra la cultura influenzata dal costituzionalismo sovietico (Basso,Amendola) e la cultura influenzata dal pensiero sociale della Chiesa. E il cambiamento è denotato "dalla paralisi e dalla afasia di quelle forze politiche che cercano di apparire, pur tra cento travestimenti, eredi di quelle che scrissero la Costituzione insieme e che la votarono. E' qui la lezione amara".
Un grande professore, un grande scrittore. Anche in questo libro non si è smentito. Consigliatissimo.
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