L’articolo è stato aggiunto alla lista dei desideri
IBS.it, l'altro eCommerce
Cliccando su “Conferma” dichiari che il contenuto da te inserito è conforme alle Condizioni Generali d’Uso del Sito ed alle Linee Guida sui Contenuti Vietati. Puoi rileggere e modificare e successivamente confermare il tuo contenuto. Tra poche ore lo troverai online (in caso contrario verifica la conformità del contenuto alle policy del Sito).
Grazie per la tua recensione!
Tra poche ore la vedrai online (in caso contrario verifica la conformità del testo alle nostre linee guida). Dopo la pubblicazione per te +4 punti
Altre offerte vendute e spedite dai nostri venditori
Tutti i formati ed edizioni
Il percorso di un’intera vita che trova il suo fil rouge nell’anelito costante, quasi viscerale alla letteratura: «Scrivo perché leggendo la mia prosa lontanissima dalla menzogna qualcuno possa fare nella sua vita qualcosa di buono anche in minima parte. Perché qualcosa bisogna fare».
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Queste prose di Salamov sono in parte un supplemento ai racconti di Kolyma, ma ampliato dai ricordi degli anni venti e trenta, quando Salamov seguiva con molto trasporto il fervore culturale del momento, cercando la sua strada di poeta. Poi il destino virò in altro modo e lo fece precipitare, con milioni d'altri, nell' inferno della deportazione. Quando si racconta di questo orrore, imbandito da sovietici o nazisti e chissà quanti altri, non si riesce a far altro, possedendo talento e stabilità, che raccontare i fatti salvati dalla memoria, e già questo è troppo. Primo Levi elaborò una "razionalizzazione" dell' orrore dei lager solo una quarantina di anni dopo esserne scampato ("I sommersi e i salvati"). Così direi Salamov che anche aveva indiscutibile talento e che trovò una forza insospettata in sè stesso per salvare e poi scrivere le memorie. Talento nel riconoscere l'essenziale delle vicende, e non avere fiato per commenti e chiose; il pessimismo sull' essere umano che se ne ricava è mitigato solo da una considerazione: qualcuno di chi sopravvisse trovò modo di salvare la memoria e raccontare. Non è molto, nella catastrofe di vite macerate e vilipese, ma è quello che è.
Se con "I racconti della Kolyma" si ha la preziosa testimonianza di prigionia di Šalamov, con questa raccolta di scritti autobiografici pubblicati postumi, intimi e riflessivi, a più ampio spettro rispetto alla circoscritta esperienza della Kolyma (con la quale, però, si incrocia e si integra), ci si avvicina e si conosce di più l'uomo Šalamov. Scrittore, poeta e giornalista: con il racconto delle sue passioni, idee, pensieri, ricordi, cultura, letteratura ed esperienze di vita, questi taccuini illuminano e rendono accessibile, comprensibile e pure appassionante il percorso di un uomo che, nel corpo e nella mente, non si è arreso all'Orrore. Vi sono affinità con Vasilij Grossman, dal quale però, trassi poca soddisfazione letteraria. "Tra le bestie il più feroce è l'uomo", invece, è narrato magnificamente e, secondo me, è da leggersi assieme a "I racconti della Kolyma" per avere il quadro storico, politico e sociale più completo. Quindi sì, lettura consigliata per varietà e ricchezza di narrazione, e anche perché questo argomento non smette mai di girare nella testa, e nella pancia. E poi, Šalamov scrive proprio bene! E se, putacaso, volete tornare in quegli stessi luoghi nei tempi recenti, allora c'è l'interessante reportage giornalistico del 2018 "I diari della Kolyma" di Jacek Hugo-Bader che dice: "Vado nella Kolyma per vedere come si vive in quel posto, in quel cimitero. Il più lungo. Si può amare, ridere, gridare di gioia qui? E come si piange qui, come si concepiscono e crescono i bambini, come ci si guadagna da vivere, si beve vodka, si muore? Di questo voglio scrivere. E di come mangiano, setacciano l'oro, cuociono il pane, pregano, si curano, sognano, combattono, si spaccano il muso... Quando atterro all'aeroporto di Magadan leggo una grande scritta: BENVENUTI NELLA KOLYMA - IL CUORE D'ORO DELLA RUSSIA."
Ogni volta che leggo Salamov, mi viene di pensare che bisognerebbe istituire un premio Nobel alla memoria, per tutti gli scrittori che sono morti , ignorati dall'accademia di Stoccolma. SALAMOV, GROSSMANN, MARAI, BORGES, kADARE' e PAHOR sono i primi che mi vengono in mente. Ma tutto è cominciato con Tolstoj.
Recensioni
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
L'articolo è stato aggiunto al carrello
Le schede prodotto sono aggiornate in conformità al Regolamento UE 988/2023. Laddove ci fossero taluni dati non disponibili per ragioni indipendenti da IBS, vi informiamo che stiamo compiendo ogni ragionevole sforzo per inserirli. Vi invitiamo a controllare periodicamente il sito www.ibs.it per eventuali novità e aggiornamenti.
Per le vendite di prodotti da terze parti, ciascun venditore si assume la piena e diretta responsabilità per la commercializzazione del prodotto e per la sua conformità al Regolamento UE 988/2023, nonché alle normative nazionali ed europee vigenti.
Per informazioni sulla sicurezza dei prodotti, contattare productsafetyibs@feltrinelli.it
L’articolo è stato aggiunto alla lista dei desideri
Siamo spiacenti si è verificato un errore imprevisto, la preghiamo di riprovare.
Verrai avvisato via email sulle novità di Nome Autore