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concordo con la recensione scritta da Ettore Rocca su Mangialibri. Il libro, nonostante i difetti, merita di essere letto.
Il libro di David Del Pistoia si segnala per molti aspetti diversi, ma vorrei soffermarmi sull'insistenza con la quale l'autore sottolinea come la distruzione degli ebrei da parte dei nazisti avvenne con una incredibile efficienza, sia dal punto di vista tecnico che amministrativo: i treni che arrivavano in perfetto orario e che portavano il "carico umano" verso la distruzione. L'apparato medico, i rallestramenti, il campo di sterminio con le camere a gas; tutto si muoveva con perfetta sincronia. Dagli Urali ai Pirenei, la caccia al "sangue ebraico" divenne ossessione. L'autore a più riprese sottolinea l'aspetto continentale della Shoah e, soprattutto, come l'ideologia nazista ad un certo punto, nonostante gli alti e bassi della Guerra, continuasse ad operare infaticabilmente, attraverso gli apparati di Stato, per ricercare quanti più ebrei fosse possibile. Politica, si potrebbe dire, della paranoia, anzi tout court paranoia politica.Certo il testo parla di molto altro: mette in guardia dalla semplificazione, anche oggi presente, che vede schierati mortalmente l' amico e il nemico,parla dello stato di eccezione come metodo di governo con la costruzione della figura del "nemico interno ed esterno". Insomma un testo che potrebbe essere letto anche per comprendere alcune dinamiche storico-politiche che agitano il vivere contemporaneo. Eppoi, infine, l'articolata disamina sui simboli e i rituali nazisti, visti sempre alla luce delle vicende che, dalla Grande Guerra del 1914 alle crisi economiche e alle convulsioni politiche, portarono la Germania nelle mani di Hitler. Quest'ultimo divenne il simbolo della ritrovata unità politica, la frammentata patria tedesca ritrovava così, facendo un velenoso patto con Mefistotele, la sua rappresentazione unitaria, perdendo la sua anima. Interessanti sono i riferimenti ai taccuini di Klemperer, ebreo che seppe leggere le mutazioni della lingua tedesca che, nel Terzo Reich, si trasformò in una polveriera di discriminazioni che strutturarono un senso comune discriminatorio.
Il libro si presta a varie considerazioni. La prima parte riguarda specificamente la simbolica nazista come si è venuta delinenado nel contesto socio-politico ed economico della Germania degli anni 20-30. Interessante vedere come Hitler sia divenuto il fulcro della politica dei simboli e delle manipolazioni naziste...il Capo carismatico come la simbolizzazione "reale" della Germania unita. Tra popolo e capo si delinea un particolare rapporto...la massa acclamante conferma Hitler nella sua missione e il Capo dà la sensazione al popolo di aver ritrovato senso ed ordine in un contesto altamente conflittuale. Insomma un rapporto complementare, vizioso e avulso da ogni critica. Un vero e proprio circolo vorticoso che porterà alla distruzione della Germania. Nella seconda parte l'autore indaga ed evidenzia la specificità della Shoah, comparandola anche, sebbene brevemente con l'arcipalago Gulag. Ma soprattutto la biopolitica è l'elemento che distingue il nazismo da altri regimi, lo distingue radicalmente. Sebbene questa, la biopolitica, possa dirsi presente nelle politiche novecentesche, nel nazismo la radicalizzazione è portata a massimi livelli- dall'eutanasia allo sterminio degli altri, di coloro che furono annientati con i gas come se fosse in atto un'opera biomedica di disinfestazione dai ratti o da qualcosa di patogeno. Insomma il testo parla di molto altro. Certamente ha dei difettti e in ogni caso è scritto da un avvocato e non da uno "specialista", ma il tentativo se non altro è degno di nota per la bibliografia presente, quella tradotta in italiano, e per l'intersezione, o meglio il tentativo, di connettere varie discipline, spaziando dalla psicologia analitica di Jung, alla sociologia Weberiana, alla storia e ai meccanismi che sono sottesi alla comunicazione mediatica intessuta di simboli e alla modalità attraverso cui la politica con i suoi rituali costituisce il "corpo" della Nazione e uniforma l'immaginario. Ma l'autore non dimentica neache l'importanza della economia...Libro merita una sufficienza..
Recensioni
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Ennesimo tentativo di confronto con l'universo politico nazista, il volume si propone di affrontare il nesso altamente problematico tra mito politico e modernità, tra massa e Führer, tra fermenti culturali di matrice irrazionale e pratica scientifica dello sterminio. Non propriamente originale, la tesi è chiara sin dalle prime pagine: i simboli, i rituali, la costruzione propagandistica del consenso e perfino le virtù sciamaniche di Hitler non esauriscono il mistero dell'affermazione politica del nazismo, il quale, in quanto fenomeno i cui meccanismi psicologici, politici e sociali rientrano stabilmente nelle strutture oggettive della società contemporanea, richiede al contrario di essere letto essenzialmente alla luce della sua perversa modernità così come della perenne e virtuale minacciosità. Nonostante la generosità dei richiami autorevoli alle categorie più note della sociologia weberiana o della psicologia analitica di Jung, il volume stenta tuttavia a trovare il proprio asse e sembra piuttosto assumere la fisionomia di uno zibaldone disarticolato e privo di una convincente struttura argomentativa. Se da un lato, infatti, sorprendono le ricorrenti citazioni errate dal tedesco, l'uso quantomeno disinvolto della terminologia specialistica e la quasi totale mancanza di riferimenti alla più recente letteratura in lingua sul tema, dall'altro non può non suscitare dubbi la superficialità con la quale l'autore giustappone una serie pressoché ininterrotta di citazioni ricomposte e montate per l'occasione, senza riuscire a mettere a fuoco più idee originali o, più semplicemente, ben sviluppate. Un lavoro, insomma, che se fosse stato concepito in forma di saggio avrebbe quantomeno avuto il merito di non distrarre il coraggioso lettore da altre e più convincenti letture.
Federico Trocini
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