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Anno edizione: 2008
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GUARDARE OLTRE LETTERATURA FOTOGRAFIA E ALTRI TERRITORI - F/C LS di ALBERTAZZI SILVIA - AMIGONI FERDINANDO
Le biblioteche specializzate che si occupano di cultura visuale e in particolare di fotografia sono ormai stracolme: cataloghi di mostre di grandi fotografi che rivaleggiano con quelle dei grandi pittori; studi sui rapporti fra pittura e fotografia e sulle questioni estetiche che ne discendono sulla scia di Krakauer, Dubois e Soulages; ricerche di impostazione sociologica sulla scia di contributi famosi di Benjamin, Freund, Sontag, Bourdieu; ricerche di impostazione semiotica, sulla scia di Barthes, su come vada guardata e interpretata un'immagine fotografica; ricerche di storia della cultura, sulla scia di Assmann, su come la fotografia si depositi nella nostra memoria e su come ci aiuti a ricostruire esperienze, coincidenze, stagioni della vita; studi sul ritratto, l'individualità, la somiglianza, l'autoritratto fotografico; studi sui rapporti tra fotografia e antropologia, proibizioni bibliche e coraniche, esorcismi, iconoclastie, iconolalie; studi sui rapporti tra fotografia, storia e narrazione, documentazione e immaginazione; studi sulla fotografia che affronta lo scandalo indicibile e irrappresentabile della tortura, della guerra, dei bombardamenti a tappeto (su cui le conferenze zurighesi di Sebald, l'ultimo pensoso libro di Sontag, le riflessioni altrettanto pensose di Mirzoeff); esaltazioni entusiastiche sul contributo dato dalla scoperta della fotografia alla percezione moderna della realtà; persistenti sospetti sul carattere perturbante, voyeuristico, funebre dell'immagine riprodotta grazie ai prodigi dell'ottica e della chimica. A tutto questo da un po' di tempo si è aggiunto uno scaffaletto ben nutrito di lavori specializzati sul rapporto tra fotografia e letteratura. Basti citare, per restare in ambito italiano, oltre al libro qui recensito, i due densi volumi su Letteratura e fotografia curati da Anna Dolfi e pubblicati da Bulzoni nel 2005 e nel 2007.
Il volume curato da Albertazzi e Amigoni affronta, ad ampio ventaglio, numerosi aspetti di un rapporto, quello tra letteratura e fotografia, che è stato intensissimo nelle culture non solo d'Europa, ma anche degli altri continenti e del mondo postcoloniale. Scrittori che hanno mostrato un forte interesse per la macchina fotografica e la fotografia (da Capuana a David Hockney, da Ornella Vorpsi a Yvonne Vera); fotografi che hanno mostrato a loro volta interesse per la parola (dalla parigina Sophie Calle all'americano dei Great plains Wright Morris all'americana allieva del Risdi di Providence Francesca Woodman); scrittori e fotografi che hanno scoperto un'affinità di interessi e hanno lavorato in parallelo (Gianni Celati e Luigi Ghirri); scrittori che hanno tematizzato l'immagine fotografica, nelle forme più varie, nelle loro opere (da Woolf a Brecht, da Bachmann a Handke, da Perec a Modiano, da Tournier a Sebald, dal messicano Juan Rulfo alla canadese Alice Munro, dal brasiliano Euclides da Cunha ai caraibichi Patrick Chamoiseau e Raphaël Confiant).
I collaboratori del volume, che sono in gran parte professori e ricercatori dell'Università di Bologna, collegati con i centri di studio comparatistici, anglistici, francesistici e postcoloniali, mostrano di avere una preparazione teorica, sui problemi del rapporto tra fotografia e letteratura, davvero invidiabile. Qualcuno può anche arrivare a qualche eccesso: è il caso di Hèliane Ventura, che schiaccia un bel racconto di Alice Munro sotto il peso di un armamentario teorico (soprattutto di marca francese) e di collegamenti intertestuali e intratestuali che rischiano di distruggerne la raffinata simbologia. Ma in genere il rapporto fra strumenti teorici e analisi letteraria è equilibrato e dà ottimi risultati: è il caso, per esempio, del saggio del lusitanista Roberto Vecchi, che sembra a un certo punto abbandonare l'analisi di Os Sertões (1902) di Euclides da Cunha, per un excursus teorico e storico-culturale sul rapporto fra testo letterario e fotografia, tracce e memorie, emplotment (cioè il processo grazie al quale una persona inserisce se stessa in qualità di protagonista in una narrazione) e crisi della storia, chiamando in aiuto Georges Didi-Huberman, Giovanni De Luna, Paolo Virno, Ernst Simmel, Carlo Ginzburg, Hayden White e parecchi altri, e però riesce alla fine e con eleganza a tornare al suo testo e a mostrarne le potenzialità interpretative e l'importanza per una ricostruzione della storia culturale del Brasile.
Ma sono parecchi i saggi che andrebbero segnalati e posso qui farlo solo in parte: Matteo Colombi su Praga, Nezval e la flânerie d'avanguardia; Maria Luisa Wandruska su Brecht, Bachmann e, con osservazioni molto acute, l'opera controversa dell'ultimo Handke; Carlo Mazza Galanti in particolare su Modiano; Ferdinando Amigoni su Ghirri e Celati; Elena Cappellini su Tournier; Silvia Albertazzi su David Hockney e Wallace Stevens; Rita Monticelli sulla trasmissione della memoria; Francesco Ghelli, con un saggio davvero brillante, sui rapporto fra letteratura e pubblicità in alcuni scrittori postmoderni, in particolare Don DeLillo e David Foster Wallace.
Remo Ceserani
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