Editore: Rizzoli
Collana: Scala italiani
Anno edizione: 2004
In commercio dal: 24 novembre 2004
Pagine: 373 p., Rilegato
  • EAN: 9788817004404
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Disponibile anche in altri formati:
Descrizione
Una scrittrice sente bussare alla porta: è un personaggio che chiede di essere ascoltato. Le parla di una famiglia poverissima emigrata dal Sud nei primi del Novecento, di un soldato morto sul Carso durante la Prima guerra mondiale, di un figlio clandestino e di una bambina difficile, di un Pietr'n padre e di un Pietr'n figlio che emigra in Australia per odio verso il fascismo. Ma ora siamo in Abruzzo, nel 2002. La figlia di Pietr'n è diventata nonna e dedica le sue giornate alla ricerca della nipote scomparsa. È lei a raccontare le storie spezzate della sua famiglia.

€ 3,40

€ 8,50

Usato di Libraccio.it venduto da IBS

9 punti Premium

Disponibilità immediata

Garanzia Libraccio
Quantità:

€ 7,22

€ 8,50

Risparmi € 1,28 (15%)

Venduto e spedito da IBS

Nuovo - attualmente non disponibile
 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    farfallina

    01/05/2012 17:44:51

    dacia maraini è una delle mie scrittrici preferite e questa sua opera mi ha affascinata tantissimo. Ho letto il libro in tre giorni e ogni volta che smettevo, non vedevo l'ora di riprenderlo per continuare la lettura; è una storia così piena di passione e sentimento! oltretutto è divisa in modo magistrale, tra passato e presente; ho trovato il libro colto e raffinato ma di facile lettura, impresa difficile , secondo me ; ogni personaggio, poi, mi ha regalato forti emozioni e forti riflessioni; tutto è descritto in maniera vitale e profonda, a cominciare dalle profonde sfacettature dell'animo umano fino a finire alle descrizioni della natura impervia delle montagne abruzzesi. Ho trovato notevole e struggente l'amore che la protagonista Zaira ha nei confronti degli animali; notevolissima anche la sua costanza nel cercare la nipote scomparsa ; tutto ciò fà di lei una vera eroina dei ns tempi! Da consigliare a tutti !

  • User Icon

    Concetta Melchiorre

    13/09/2006 00:01:25

    COLOMBA è uno dei romanzi più interessanti tra quelli scritti dalla Maraini,scrittrice che amo tantissimo. Due sono gli aspetti di questo romanzo che più mi hanno colpito:il primo è il modo in cui l'autrice presenta i personaggi del romanzo e di come essi interagiscano con la scrittrice del romanzo che è poi la stessa Maraini che si narra in terza persona. Mi ha pure fortemente impressionato il modo comn cui la Maraini racconta con così grande perizia tecnica ed efficacia narrativa praticamente tutta la storia del novecento italiano.In modo particolare tratta la storia dell'Italia del SUd con le sue grandi tragedie,dall'emigrazione,al terremoto marsicano,intrecciandola in un modo così evocativo con il presente e in particolare con la storia della scomparsa di Colomba che sua nonna Zaira cerca di trovare rivolgendosi alla scrittrice come se fosse una detective. CONCETTA MELCHIORRE

  • User Icon

    NENAD

    08/09/2006 21:58:45

    pur avendo solo 16 anni, ho trovato questo romanzo molto interessante e coinvolgente, l'ho letto in 2 giorni e mezzo perchè non vedevo l'ora di giungere al finale! è vero magari sarebbe stato meglio che l'autrice non avesse utilizzato il dialetto e che non si fosse dilungata troppo nel raccontare l'albero genialogico di colomba perchè mi ha un pò distratto dal fulcro della storia.... ho trovato molto originale il modo in cui l'autrice ha iniziato il libro, al contrario di altri lettori, io l'ho trovato utile per capire almeno un pò la personalità di dacia maraini! non dimenticherò mai la poesia scritta nella prima pagina del libro! è davvero un ottimo libro che consiglierei a tutti!

  • User Icon

    cristiana

    30/03/2006 16:16:19

    Forse é un libro meno riuscito di altri, ma é molto interessante: ci racconta, credo, una storia ancora diversa dalle numerose vicende che vi si intrecciano, ed é la storia della genesi di un romanzo, di come la vita di un autore sia indicibilmente e tuttavia indissolubilmente intrecciata e fusa con quella dei suoi personaggi.

  • User Icon

    ivy

    13/02/2006 22:12:01

    a me il libro e'piaciuto molto.FORSE ANCHE PERCHE' L'HO LETTO SUBITO DOPO UNA VACANZA IN QUELLA TERRA MAGICA CHE E' L 'ABBRUZZO.MI HA RIPORTATO LA'E LA DESCRIZIONE DI QUESTO POPOLO FORTE ED OSPITALE,DI UN'OSPITALITA'FATTA DI SCHIETTEZZA E GENEROSITA' E' VERAMENTE REALE!!! ANCHE LA STORIA E' ORIGINALE!!!

  • User Icon

    Marco Papa

    14/01/2006 21:56:14

    Il libro ti trasporta in un mondo ideale, nel quale emozioni e valori si fondono per proferire nella ratio della realtà.insostituibile.

  • User Icon

    CINZIA

    07/07/2005 17:01:23

    E' LA PRIMA VOLTA CHE LEGGO UN LIBRO DELLA MARAINI RESTANDONE DELUSA. APPREZZO LO SFORZO E L'INNOVAZIONE RISPETTO AI CANONI CLASSICI DI SCRITTURA. FORSE E' QUESTO IL GRANDE MERITO DELLA SCRITTRICE: AVER PROVATO ( E SPERIMENTATO ? ) UNA TECNICA NARRATIVA NON USUALE.MA NIENTE DI PIU'.

  • User Icon

    Mauro

    03/07/2005 23:58:54

    Mentre leggevo il libro mi chiedevo "e se non fossi abruzzese andrei avanti?". La risposta probabilmente è "no". Secondo me ogni parola di un libro deve avere un senso per la storia che si sta leggendo mentre in questo libro ci sono pagine intere che non c'entrano nulla con il racconto principale. Ah, un'altra cosa, nella marsica, nel 2005, ancora in pochi parlano in quel modo. L'ho finito di leggere perchè conoscevo i posti che Dacia nomina e perchè è scritto bene...

  • User Icon

    Manuela 66

    20/06/2005 09:36:31

    un romanzo da leggere, in certi punti è un po' lento ma nell'insieme è sicuramente un bel romanzo certo difficile raggiungere i livelli di "la lunga vita di Marinna Ucria " che è un "fuoriclasse",

  • User Icon

    Sara

    13/06/2005 19:26:55

    Ho appena finito di leggerlo solo perchè mi sono imposta di non lasciare mai a metà un libro, così x meglio criticarlo.Troppo lungo, ripetitivo e dispersivo. Poteva essere meno malvagio se non c'erano sia "l'autrice dai capelli corti" e "la madre giovane" che raccontano storie magari solo x fare + grosso un libro. Ero quasi convinta che non avesse neppure un finale, che le storie vagassero fino alla fine senza dare chiarimenti concreti; invece con mia sorpresa un finale inaspettato c'è stato.... Fortuna che è finito! Sara

  • User Icon

    ginapina

    08/06/2005 17:49:18

    Sono d'accordo con la lettrice che scrive che è un romanzo mancato. Peccato, c'erano tutti i presupposti per un bel romanzo ma purtroppo i personaggi restano chiusi in un incomprensibile silenzio, quasi avessero una sorta di pudore a raccontare la loro verità al lettore. Fastidiose le continue interruzioni e l'inserimento di leggende e storie che non c'entrano nulla con la trama.

  • User Icon

    MARCO

    07/04/2005 15:17:29

    ...che dire, sicuramente un romanzo fuori dai canoni: all'inizio avevo una tremenda voglia di abbandonarlo, sembrava noioso, ripetitivo e pesante (a partire dal dialetto...ho fatto molta fatica a auto-impormi di finirlo!!!), ma passata la prima metà ci si ritrova all'interno di questo intreccio di storie, sapientemente armonizzate dall'autrice...Arrivato in fondo l'ho rivalutato, crea un'atmosfera coinvolgente, e lascia libera interpretazione al lettore, che a questo punto si sente parte del travagliato albero genealogico della famiglia di Za'.

  • User Icon

    piero

    31/03/2005 23:34:03

    Si salva solo perchè alle spalle c'è una grande scrittice. Non mi ha entusiasmato per niente. Troppo assurdamente ripetitivo. Mi ricorda per certi versi "Un dolore perfetto", anche se è tutta un'altra storia. Che sia stato influenzato dall'altro libro letto recentemente?

  • User Icon

    Elisa Maria

    29/03/2005 16:43:34

    Uno dei capolavori della scrittrice; sfiderei chiunque a scrivere in modo così "confusionario"! Notevole il trasporto emotivo trasmesso da questo libro.

  • User Icon

    alessandra

    23/03/2005 10:17:04

    Mi è piaciuto molto, forse il migliore della Maraini.

  • User Icon

    jiuliop

    21/03/2005 17:01:00

    Noioso ripetitivo e confusionario,nulla a che vedere col capolavoro di Marianna Ucria.Una vera delusione.

  • User Icon

    patrizia 56

    18/03/2005 20:36:09

    Ho riletto il suo primo libro "La vacanza",(letto la prima volta nel '76),libro che mi ha ridato delle emozioni;ho letto l'ultimo "colomba";noioso,confusionario,senza trasporto emotivo,nulla a che vedere con i libri scritti in gioventù!!!!

  • User Icon

    t.ferrari@studiodavalli.com

    15/03/2005 14:16:54

    E' facile dire confusionario, dispersivo, caotico ecc. ecc. ma chi è capace di scrivere così? Credo sia un romanzo bello, interessante e sopratutto una storia nelle storie travolgente. Insomma a mio giudizio finalmente una lettura diversa, e non la classica storia di Za dal 1800 al 2002.

  • User Icon

    Maristella

    13/03/2005 11:36:39

    Sicuramente è un libro "particolare"che si snoda in diversi piani narrativi ed è ricco di cultura,non solo letteraria,ma di miti e leggende che fanno parte della nostra storia. Molto bella l'idea del personaggio che bussa insistentemente nella vita dell'autrice per farsi ascoltare a tutti i costo con una ferrea determinazione a raccontarsi. Ripetitiva però,la storia di tante generazioni di donne tutte ragazze madri abbandonate dai rispettivi compagni....Per cui,alla fine,ci si confonde un po a leggere di tutte queste gemerazioni di figlie abbandonate! Per fortuna,a pie' di pagina,è raffigurato un piccolo albero genealogico,da consultare ogni tanto per non perdersi del tutto nei meandri di tante storie che sembrano un'unica storia. Comunque, lo stile della Maraini è sempre travolgente e nonostante le difficolta' di percorso,ci trascina con curiosita' fino all'ultima pagina!

  • User Icon

    gabri

    12/03/2005 17:29:59

    Non mi ha lasciato nulla,è confusionario,ripetitivo,prolisso,si dimentica facilmente.

Vedi tutte le 38 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

"Dopo La lunga vita di Marianna Ucrìa, Colomba segna il grande ritorno al romanzo di Dacia Maraini e ai suoi temi prediletti: la trama sottile dei sentimenti, l'attenzione per il mondo femminile e i suoi conflitti, il dolore della storia, e su tutto l'amore incontrastato per gli animali e il paesaggio".

Così il risvolto di copertina, che anche il critico è disposto sostanzialmente a sottoscrivere. Pro bono bonum, allora. Costruita da una mano felice, la trama narrativa di questo bel romanzo della scrittrice fiorentina, che torna finalmente a convincere dopo le deludenti prove degli ultimi anni, è tessuta sulla delicata traccia del dialogo intergenerazionale e attraversata dai fili di due diverse storie e memorie, in un primo tempo mantenuti distinti e poi miracolosamente intrecciati, quasi costretti in un abbraccio dagli esiti sorprendenti: la memoria e la storia personale della stessa autrice, che parla di sé in terza persona, come della "donna dai capelli corti", e la memoria e la storia di Zaira detta Zà, singolare personaggio di colta montanara abruzzese che bussa un giorno un po' importuna alla sua porta.

L'intrusa, che reca con sé la storia ingombrante di una saga familiare dall'inequivocabile sapore ottocentesco (tra Balzac e Verga), è convinta che nessuno meglio di una scrittrice potrebbe aiutarla a ritrovare, per la condizione investigativa connaturata all'arte del narrare, la nipote Colomba detta 'Mbina, scomparsa improvvisamente di casa un bel mattino. Inizialmente infastidita dall'irruzione di Zaira detta Zà nella sua sfera ideativa, la donna dai capelli corti si lascia lentamente sedurre dalle vicende che la montanara intende raccontarle e interrompe a metà il romanzo in cui è occupata, dal titolo molto provvisorio di Auschwitz, "troppo impegnativo e carico di sangue". Zaira parte da lontano: dalla storia di Mosè Salvato Del Signore, classe 1870, abbandonato in fasce davanti a una chiesa e allevato dalle suore salesiane di Avezzano, e della moglie siciliana Zaira Morrione, cresciuta sui monti delle Madonie in una famiglia contadina. Il racconto si snoda quindi via via lungo i rami dell'albero genealogico che l'autrice riproduce diligentemente all'inizio del romanzo.

Memorabili alcune sequenze narrative. Su tutte il ricordo dello spaventoso terremoto marsicano del 1915 affidato alla testimonianza, mista di siciliano e abruzzese, di Zaira Morrione, di cui sopravvive però "solo qualche scorcio, qualche mozzicone" per comodità del lettore, che, diversamente, non avrebbe capito un accidente.

Il contrappunto degli inserti dialettali si fa sentire, nel racconto del sisma, negli snodi di maggiore drammaticità ("Addò sta' Mosè, unni sìi?", si chiede all'inizio una sgomenta Zaira) o di più forte tensione espressiva: fino alla disarmantissima richiesta di aiuto a Ginett' C' puzzan' i baff' ("Vié ecch' Ginett', aiutace a scavà!"), tirato per la manica, che anticipa la felice conclusione – il riaffiorare di Mosè ancora vivo da sotto le macerie della sua abitazione – del disperato tentativo della donna e del figlio Pietr' i pelus' di salvarlo. E altrove è ancora di ausilio, la presenza del dialetto, alla fedeltà della registrazione testimoniale, al riavvicinamento che si credeva improbabile, alla difesa della logica municipale contro le pretese della lingua nazionale, alle ragioni del conflitto familiare (tra Zaira e Angelica, la sua sfortunata figlia, che conosce perfettamente l'italiano ma ricorre all'abruzzese come a "un modo di opporsi a lei, come quei capelli arruffati che non lavava mai").

Sarà anche perché la magica e selvatica terra abruzzese riattiva i miei ricordi d'infanzia, tra le abbondanti nevicate e le passeggiate nei boschi all'inesausta ricerca di suoni e profumi, è però senza dubbio quella dei tempi migliori (direi, soprattutto, dall'Età del malessere a Isolina) la Dacia Maraini di questa Colomba, un po' fiaba e un po' epos: della fiaba possiede le creature e i luoghi segreti e misteriosi che Zaira incrocia nelle sue peregrinazioni boschive alla ricerca della nipote e la prosopopea degli oggetti della natura; dell'epica il linguaggio formulaico, gli epiteta ornantia familiari ai lettori di Omero come di Ariosto. Ma epos e fiaba sono anche i luoghi deputati del racconto in quanto tale, il racconto che non muore mai, che ricomincia sempre daccapo, che è in grado di interrompere il trascorrere del tempo. Si fa carico di questa piccola grande verità l'autrice bambina, che chiede ripetutamente alla giovane madre "dai calzettoni a righe bianche e rosse", con formula-tormentone ("Racconta, ma'"), di continuare a narrare: "Mamma, ti prego, svegliami, sto sognando che sto crescendo e che tu stai diventando sempre più vecchia. Ti prego, raccontami una storia! Solo le storie fermano il tempo".

Alla fine siamo così grati a Dacia Maraini per averci tenuto così saldamente per mano nel guidarci all'interno del suo mondo fantastico che finiamo per perdonarle anche alcune non troppo felici soluzioni stilistiche e le virgole messe (o non messe) qua e là un po' a casaccio.

                                                                                                                          Massimo Arcangeli

Tornano a raccontare voci di donna nel nuovo romanzo di Dacia Maraini, una storia epica e corale che ci accompagna in luoghi e tempi distanti e vicini, misteriosi e quotidiani. Una nonna alla ricerca della nipote misteriosamente scomparsa diviene, nella fantasia della scrittrice, il fulcro di una narrazione che ricostruisce per episodi la saga di una famiglia abruzzese. La memoria di Zaira, figura cardine e voce narrante del romanzo, indaga tra gli avvenimenti e i personaggi del passato per fare luce sul presente, solo così riuscirà a dare un senso all'enigmatica sparizione della nipote Colomba. Di fronte alla scrittrice, a cui si rivolge direttamente la protagonista nella sua rievocazione, si scompone e ricompone, episodio dopo episodio, tassello dopo tassello, un mosaico familiare complesso. Il racconto parte con l'arrivo in Abruzzo, alla fine dell'Ottocento, della matriarca di origini siciliane e continua con il susseguirsi delle generazioni successive. Ecco allora comparire sulla scena: il figlio di Zaira, Pietr' i pelus, avvocato a Torino morto soldato sul Carso durante la Prima guerra mondiale, il figlio di quest'ultimo, Pitrucc', nato dalla relazione clandestina con una prostituta ed emigrato in Australia per sfuggire alla persecuzione fascista; e poi l'infanzia della stessa narratrice Zaira e l'adolescenza difficile e il travagliato matrimonio di sua figlia Angelica, madre di Colomba, nell'Italia turbolenta degli anni Settanta. Fino ad arrivare all'oggi e alla scomparsa della ragazza appena ventenne. Dove è finita? Di lei non resta che la bicicletta abbandonata frettolosamente e tanti misteri. Per risolverli Zaira dovrà passare al setaccio non solo i boschi delle montagne abruzzesi ma anche i lati oscuri della memoria.
Con curiosità e partecipazione, Dacia Maraini accompagna i lettori alla scoperta di una storia dai contorni fiabeschi, che penetra con sapienza e maestria le motivazioni e i sentimenti che muovono l'animo umano. Un itinerario intimo di scoperta che conduce a riappropriarsi di un'identità personale e familiare.