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La contessa di ricotta

Milena Agus

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Editore: Nottetempo
Collana: Narrativa
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 1 ottobre 2009
Pagine: 127 p., Brossura
  • EAN: 9788874522095
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La contessa di ricotta

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Gaia la libraia

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Tre sorelle occupano tre appartamenti di un palazzo nobiliare, un tempo tutto loro, nell'antico quartiere Castello di Cagliari. La maggiore, Noemi, sogna gli splendori perduti e tenta di ricostruirli con avarizia e puntiglio, mentre la seconda, Maddalena, sposata a Salvatore, sogna un figlio che non vuole venire, e l'ultima, detta "contessa di ricotta" perché ha le mani e il cuore di ricotta, sogna l'amore. È lei la sola ad avere un figlio, Carlino, indecifrabile terremoto e squisito pianista. Intorno alla famiglia e alle sue tenaci illusioni, ci sono personaggi più solidi, più concreti, ma non meno sfuggenti, perché, dopotutto, solo le illusioni non fuggono: la vecchia tata, l'ombroso vicino, il pastore Elias.
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    cristina

    04/08/2019 08:01:05

    Niente di che, si legge e si dimentica abbastanza in fretta.

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    Hero.1

    11/10/2016 13:08:05

    No, non mi è piaciuto neppure questo libro come del resto gli altri della stessa scrittrice...Pessimo!

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    Angela

    23/01/2011 03:53:18

    Questo libro mi fu regalato tempo fa e lo lasciai dopo poche pagine perchè lo trovai noioso. Stanotte l'ho ripreso perchè sapevo che era arrivato il momento di leggerlo, ne sentivo il bisogno. Infatti non mi sono sbagliata: l'ho letto tutto d'un fiato in poche ore!! Credo di essere avvantaggiata nel poter assaporare le atmosfere descrite perchè conosco Cagliari, la città che fa da sfondo a questa storia. Ritengo che i personaggi siano un'ottima compagnia per le persone insicure che hanno continuamente dubbi e paranoie, come me!

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    raffaella

    22/11/2010 23:12:25

    bello! scorre via che è un piacere...

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    geronimo L.

    04/04/2010 15:26:56

    Posso comprendere che i gusti siano soggettivi, ma trovare bello questo romanzetto è davvero assurdo!! E' patetico nella sua ovvietà, e dimesso nella forma e nella struttura. Un libruncolo inutile che mi pento d'aver letto. Tempo perso che avrei potuto dedicare ad altro. Lasciatelo perdere.

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    Alessandra

    18/03/2010 14:50:13

    Purtroppo devo dire che questo libro non riesco neanche a finire di leggerlo....lo finirò solo perche è molto fine ma non mi ha davvero trasmesso niente... delusa..

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    Vincenzo

    28/02/2010 15:50:19

    I commenti contrapposti sull’autrice, sopratutto quelli più netti nella stroncatura, mi hanno incuriosito e questo è il primo suo romanzo che leggo. Considerata una mia prevenzione di fondo per i “casi editoriali”, sono rimasto piacevolmente sorpreso. La Agus riesce a compendiare, in poco più di cento pagine un intero mondo: un ambiente, perfetto nei suoi dettagli, diverse storie, densissime d’avvenimenti, tragedie e quotidianità. Vi riesce con una prosa apparentemente semplice e dimessa, ma talmente efficace e funzionale da non poter essere casuale. Gli avvenimenti vengono affastellati in una sorta di racconto senza soluzione di continuità che smorza la drammaticità e permette l’inserimento di elementi forse non essenziali, ma importantissimi per una migliore caratterizzazione del contesto o dei personaggi. L’effetto è quello di un inarrestabile monologo quasi frastornante, ma geniale nella sua capacità di intrattenimento. A leggere i detrattori mi viene da pensare, senza voler esagerare nello scomodare i mostri sacri, alle impietose stroncature all’apparire dei primi romanzi del grande Hemingway dei saccenti di turno. La breve storia, in cui si rincorrono le vicende, paradossali al limite del comico, ma certamente segnate da una drammaticità di fondo, di tre nobili sorelle decadute, offre un interessantissimo spaccato di umanità ai margini dei grandi accadimenti. Un bel libro commovente e coinvolgente, brava Milena Agus. Il voto alto non significa un confronto con i grandi classici, ma soltanto che fra i nuovi scrittori e fra i romanzi che non si pongono grandi ambizioni se non quelle di esprimere un mondo interiore e di descriverne i contorni visibili intrattenendo, il merito è alto.

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    gabriella

    13/01/2010 10:50:32

    Se ha tanto successo in Francia, continui a pubblicare soltanto lì: spero che anche altri italiani si siano stancati della sua prosa ormai non più originale e, francamente, scadente. Quest'ultimo romanzetto è illeggibile

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    Roberta

    05/01/2010 10:29:05

    Una favola moderna dove il personaggio della contessa di ricotta e del figlio sembrano usciti da un'altra dimensione. Non mi ha entusiasmato e pensavo in un racconto con piu' sentimenti ed emozioni.

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    A.

    10/12/2009 08:20:33

    Concordo. Libro stucchevole, senza spessore. Bocciato!

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    Piera D.

    05/12/2009 12:37:48

    Stucchevole, illegibile.

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    angela

    18/11/2009 21:17:36

    I suoi romanzi hanno qualcosa di magico. A me piace molto Milena Agus anche se questo romanzo nell'insieme non mi ha entusiasmato come Mal di pietre. Ma se lo si legge con attenzione ci sono dei passaggi che mi colpiscono "...un bel ritratto, incorniciato dalla finestra...". Non sono forse belle parole che trasmettono belle immagini?

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    ingrid

    15/11/2009 19:45:36

    E' il primo libro di Milena Agus che leggo. Lo stile è fluente; si legge come un libro di vacanza ma ho trovato che i personaggi non sono abbastanza interessanti. Leggerò un'altro libro per farmi una migliore opinione.

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    vale

    08/11/2009 20:27:35

    non è il migliore di milena agus. è meno intenso di 'ali di babbo' e 'mal di pietre' (i migliori, secondo me) nel racconto dei sentimenti, ma alla fine lascia comunque un sorriso e una speranza. se vi piace milena agus, leggetelo. è sempre lei.

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    anna

    27/10/2009 15:16:41

    Ho letto questo libro perchè la Agus ha scritto dei libri molto belli libri. Devo dire che questo però mi ha delusa. Non mi è piaciuta nè la maniera che ha usato nel raccontare la storia nè la storia di per sè.

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    Luigi De Rosa

    19/10/2009 13:15:17

    “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata testata d’angolo. Dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile ai nostri occhi.” -La Sacra Bibbia- A Cagliari c’è un palazzo nobiliare dove il Re d’Italia soggiornava quando aveva bisogno di allontanarsi dalla fredda Torino. In questo palazzo abitano tre contesse, Maddalena innamoratissima del marito Salvatore con il quale fa sesso sfrenato nella speranza un giorno di avere un figlio, Noemi giudice duro e deciso che vedrà sgretolare le sue certezze e la sua preziosa collezione di porcellane durante il tumultuoso amore con il giovane Elias, infine lei, la contessina più giovane, ragazza madre, detta dai vicini maligni “la contessa di ricotta” perché quello che tocca, quello rompe, non ne combina una giusta. Ma alla fine del romanzo, i lettori, scopriranno, la forza delle “pietre scartate”. Il testo l'ho trovato divertente e ben scritto.

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    minnie

    13/10/2009 15:30:27

    Avevo letto degli articoli molto positivi su Milena Agus, e così ho deciso di leggere il suo ultimo libro. Mi auguro che sarà davvero l'ultimo, e non solo in ordine cronologico. Purtroppo non sono affatto d'accordo con chi la trova una valida scrittrice, pur sforzandomi e mettendoci le migliori intenzioni non riesco a trovare proprio nulla di interessante nello stile e tantomeno nella trama. Questo romanzo è la fiera dell'ovvietà, sotto ogni punto di vista. E, come se non bastasse, è noiosissimo. Fortunatamente è breve. Mi spiace, perchè Nottetempo è uno dei miei editori preferiti, normalmente pubblica romanzi di buon livello, insieme a Robin e Adelphi è, a mio parere, una delle case editrici più attente alla qualità dei propri volumi. Ma in questo caso ha abbassato il livello... Peccato. "La contessa di ricotta" è molto infantile ed involuto, a tratti quasi fastidioso nella lettura, non mi sentirei di consigliarlo a nessuno. Ma i gusti sono gusti...

Vedi tutte le 17 recensioni cliente
Milena Agus ha un dono che si potrebbe definire "strabismo dei sentimenti". Sa raccontare l'infelicità come se fosse una forma di felicità e disegnare nella felicità le marezzature impercettibili dell'angoscia. Riesce a guardare alle tempeste esistenziali con uno sguardo serenamente obliquo, per poi affondare la lama della crudeltà nei punti del racconto apparentemente più quieti, convinta com'è che "la vita è tutto un miscuglio di male e bene e una volta ha la meglio l'uno e una volta l'altro e così all'infinito". E, come si può capire da queste poche righe, non ha paura delle banalità che rendono la vita, se non tollerabile, almeno suscettibile di essere raccontata. Perché la nota dominante di questo suo sapiente chiaroscuro emotivo è l'ironia. Un'ironia di volta in volta candida, tenera, tagliente, che fa lievitare il quotidiano addomesticandolo e al tempo stesso custodendone intatto il mistero.
Nel suo ultimo romanzo, La contessa di ricotta, Agus scoperchia la facciata di un vecchio palazzo nobiliare nel quartiere di Castello, a Cagliari, e come in una Vita: istruzioni per l'uso in miniatura ricompone per frammenti il puzzle delle vicende incrociate di tre sorelle, un tempo proprietarie dell'intero stabile e adesso, finiti i fasti di famiglia, ridotte in altrettanti appartamenti. Dall'alto in basso e dalla più vecchia alla minore: al terzo piano, interno otto, Noemi trascina una vita solitaria, avara e senza scosse, il cui unico brivido è il sogno di riuscire un giorno a riconquistare l'antica ricchezza. Fa il giudice e legge il mondo secondo quella che lei stessa definisce la "visione sistemica", almeno fino a quando l'amore per Elias, un indomabile pastore refrattario ai legami, sovverte ogni regola e ragione. Al piano nobile, l'interno tre ribolle della sensualità di Maddalena e Salvatore, che mentre sperimentano tutte le variazioni sul tema dell'eros, si struggono per il mancato arrivo di un figlio.
Infine, in un vecchio magazzino al piano terra, il piccolo Carlino e sua madre, la "contessa di ricotta" che dà il titolo al libro e che ne costituisce infatti l'invisibile baricentro. Un po' principe Myskin un po' Charlot, la contessa compensa la propria inadeguatezza alla vita pratica con una bontà cristallina, pur sapendo che "neppure se uno prova a essere buonissimo, non lo è mai abbastanza per meritare di essere felice". Per questo ogni estate si allena a morire, provando e riprovando una minuziosa tecnica di annegamento in mare, e nel frattempo intrattiene con il vicino conversazioni amorosamente allusive da un lato all'altro del giardino. La "visione sistemica" lei non ce l'ha. Coltiva semmai una forma di sapienza squisitamente femminile e del tutto asistematica, ereditata dalla madre e non ignota alle altre due sorelle: di fronte a un dolore intollerabile, buttarsi sul letto rannicchiate a palla, fino al momento in cui una voce familiare o il taglio di luce che filtra da una persiana facciano emergere un piede da quel mucchio di stracci.
Tre sorelle, una famiglia decaduta, il sogno e il rimpianto dell'amore: le irresistibili reminiscenze cechoviane che sembrano sprigionare dalla Contessa di ricotta non sono, però, che suggestioni vaghe. Le corde di Milena Agus sono troppo sensibili all'humour, il suo paesaggio d'elezione troppo prepotente, il suo passo narrativo troppo svelto per farla indugiare a lungo nell'adagio della malinconia Se Cechov c'è, è come passato attraverso un bagno di ironia dove si avverte semmai, di tanto in tanto, l'inconfondibile accento della Ginzburg matura. E, in fondo, queste tre sorelle non fanno altro che rimandarsi da un appartamento all'altro le voci e le parole d'ordine di un lessico familiare fatto di incomprensioni e memorie condivise, sfuriate e tenerezze, modulato su una sintassi narrativa apparentemente svagata, che procede per affondi e ritirate fulminee.
Proprio come la contessa di ricotta, infatti, neanche Agus ha la visione sistemica. Non ama "mettere le cose a posto, dargli un ordine, formare le catene delle cause e delle conseguenze". Crede di più in tutto quello che resta fuori e che mette a repentaglio la tenuta del "sistema mondo": i timidi, gli inadeguati, i colpi a tradimento della sorte, gli agguati dell'amore. Le collezioni incomplete. E così racconta: con una sorta di spietata saggezza infantile che non la fa arretrare di fronte a niente, ma neanche sostarvi con compiacimento, prendendo e lasciando i propri personaggi fino a irretirli in una trina di eventi che sfiora l'inconcludenza, ma che trae forza proprio da questo non concludere, sfiorando il loro cuore di tenebra per riconsegnarli subito alla loro vitalistica eccentricità, che li tormenta e li salva.
Beatrice Manetti
  • Milena Agus Cover

    Milena Agus è nata a Genova da genitori sardi e vive a Cagliari, dove insegna italiano e storia in un istituto superiore tecnico-professionale. Con nottetempo ha pubblicato Mentre dorme il pescecane (2005), Mal di pietre (2006), Ali di babbo (2008), La contessa di ricotta (2009), Sottosopra (2012), Guardati dalla mia fame (con Luciana Castellina, 2014), Terre promesse (2017). I suoi libri sono tradotti in cinque lingue. L'uscita in Francia del suo secondo romanzo è stato un evento, di critiche e di vendite. Milena Agus ha ricevuto numerosi premi letterari, tra i quali il prestigioso Premio Zerilli-Marimò a New York. Mal di pietre ha vinto il Premio Forte Village (2007) e si è segnalato fra i finalisti del Premio Strega e al secondo posto nel Campiello. Approfondisci
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