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Pietro Greco, Settimo Termini

Editore: Codice
Anno edizione: 2007
Pagine: 116 p.
  • EAN: 9788875780845
Una (modesta) proposta per un rilancio… Questo swiftiano (immodesto?!) saggio costituisce un generoso appello a guardare la realtà italiana con occhi liberi da pregiudizi e ad avere il coraggio di riconoscere il significativo declino del nostro paese nello scenario internazionale. La descrizione impietosa di questo declino, ben sostenuta da indicatori economici, occupa la prima parte del libro ed è tutto meno che un "piangersi addosso", ma piuttosto una documentata arringa. Gli italiani hanno perso fiducia e sono diventati poltiglia sociale, ma la situazione generale li legittima abbastanza in questa visione depressiva. Quello che manca oggi nel nostro paese è l'orgoglio e la speranza, attivamente praticata, di un cambiamento, di un "alzarsi in piedi" e dirigere il proprio destino.
Gli autori (un fisico, Settimo Termini, e un giornalista scientifico, chimico di formazione, Pietro Greco) pensano che occuparsi di ricchezza culturale – la loro professione – oggi voglia dire dare nuovo fiato allo sviluppo e all'economia generali. Innovazione, riqualificazione, creatività implicano una nuova alleanza fra economia e politica, da una parte, e ricerca scientifica, dall'altra. Su questi temi, di recente sono apparsi molti libri, a testimonianza di una nuova presa di coscienza degli intellettuali e dei ricercatori. Di particolare interesse è stata la riflessione del libro curato da Giuseppe Tognon (Una dote per il merito. Idee per la ricerca e l'università italiane, il Mulino, 2006; cfr. "L'Indice", 2006, n. 10), in cui è dato ampio rilievo alla cultura della valutazione: "Le logiche meritocratiche sono dure, ma razionali. Se pretendere di rifondare una società complessa come la nostra soltanto sul merito appare insensato, è ragionevole adoperarsi affinché vengano riaperti canali attraverso i quali far passare la linfa del merito e recuperare parte dell'antica cultura del dovere".
Fra le altre opere recenti, con toni e obiettivi diversi, ma sempre focalizzati sulla ricerca scientifica, si possono ricordare: La ricerca tradita. Analisi di una crisi e prospettive di rilancio, a cura di Tommaso Maccaro, Garzanti, 2007; L'università in cambiamento fra mercato e tradizione, a cura di Carmelo Mazza, Paolo Quattrone e Angelo Riccaboni, il Mulino, 2006; gli atti del Congresso mondiale per la liberta di ricerca scientifica, Roma, febbraio 2006, Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica (www.freedomofresearch.org/).
La proposta di Greco e Termine, a cui è dedicata la seconda parte di questo libro/appello, si condensa in un semplice concetto: "Modifichiamo la specializzazione produttiva del nostro paese. Iniziamo a produrre una quantità crescente di beni ad alto valore di conoscenza aggiunto. Riconosciamo il valore strategico della scienza e della tecnologia. Imbocchiamo una strada di sviluppo (sostenibile) fondato sulla ricerca. Entriamo da protagonisti (critici) nella società della conoscenza".
Non si può che condividere un appello di questo genere, ma certo i problemi in campo sono tantissimi e i recenti eventi politico-sociali, dalla tragedia nazionale dei "rifiuti" sino ai contradditori provvedimenti governativi su ricerca e università sono a dir poco scoraggianti. Basta leggere l'articolo di Salvatore Settis su "la Repubblica" del 9 gennaio 2008, dal lapidario titolo La fuga dei cervelli e un governo impotente, dedicato ai risultati dei progetti-giovani 2007 dell'European Research Council e alle (nuove?!) regole per il reclutamento universitario. Fra i problemi di fondo spiccano la lontananza – nei fatti, non nelle parole, che roboanti si sprecano – fra economia e politica, da una parte, e scienza e tecnologia innovativa, dall'altra. Rimane poi critico il modo con cui la scienza viene governata, tra le forche caudine di una tradizione di autoreferenzialità e un'ignoranza diffusa sulla cultura scientifica. Certo, qualche lampo di cambiamento (come la recente nomina del fisico Luciano Maiani alla presidenza del Cnr) fa ben sperare. Parafrasando il verso di una canzone di tempi lontani, di utopia e pacifismo, per favore, Give research a chance. Aldo Fasolo