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Contro l'Illuminismo. Dal XVIII secolo alla guerra fredda - Zeev Sternhell - copertina
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Contro l'Illuminismo. Dal XVIII secolo alla guerra fredda
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Contro l'Illuminismo. Dal XVIII secolo alla guerra fredda - Zeev Sternhell - copertina

Descrizione


Questo è un libro di storia delle idee. Tratta della rivolta intellettuale contro l'Illuminismo e i suoi valori (la libertà individuale, l'autonomia della ragione, il metodo scientifico), così come si è sviluppata dal XVIII secolo fino alla fine del XX. Fin dall'epoca della rivoluzione francese, Edmund Burke, Joseph de Maistre e tutti i loro seguaci romantici contrappongono alla filosofia degli Enciclopedisti un'idea della vita in cui quel che conta non è ciò che rende gli uomini uguali ma ciò che li rende diversi: la storia, la cultura, la lingua, l'etnia. Per duecento anni questa polemica non si è mai sopita e si è anzi alimentata di nuovi autori, tra cui Herder, Maurras, Taine, Sorel, Croce, Spengler, e molti altri ancora fino a Isaiah Berlin, i quali criticano la concezione "astratta" della ragione in nome di una visione "concreta", per la quale l'individuo è sempre immerso in una comunità e in una storia.
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paperback 655 9788860730602 Molto buono (Very Good) Libro usato proveniente da collezione privata,lievissime tracce d'uso sulla copertina.Le pagine risultano lievemente imbrunite dal tempo. All'interno in ottime condizioni..

Immagini:

Contro l'Illuminismo. Dal XVIII secolo alla guerra fredda

Dettagli

2007
655 p., Brossura
9788860730602

Voce della critica

Sulla scia della migliore tradizione di studi genealogici sul fascismo, quella che ha in George L. Mosse il suo padre nobile, Zeev Sternhell ha scritto un corposo saggio sui fondamenti intellettuali dell'anti-illuminismo, un saggio che si legge come un romanzo.
Incardinato metodologicamente all'interno di una prospettiva di storia delle idee fortemente critica nei confronti del contestualismo linguistico postmoderno à la Skinner, il nuovo contributo dello storico israeliano è un lungo affresco che, partendo da Vico-Burke-Herder, attraverso Taine e Croce, arriva a Talmon e Berlin, descrivendo una parabola storiografica tutta tesa a dimostrare un'unica, affascinante tesi: la rivolta contro i Lumi non è stata una "controrivoluzione", ma "un'altra rivoluzione"; non è stata una "contromodernità", ma "un'altra modernità", basata sul culto di tutto ciò che distingue e separa gli esseri umani – la storia, la cultura, la lingua –, una cultura politica che nega siano la capacità e il diritto della ragione a plasmare la vita degli individui.
Secondo Sternhell, l'ostilità all'egualitarismo e all'universalismo dei Lumi ha conosciuto, in particolare, tre precise ondate culturali: la prima è quella che muove dall'anticartesianesimo di Vico e, attraverso Herder, giunge a Burke; la seconda agita il panorama teorico-politico di fine Ottocento, con Renan, Taine, Croce, allorché giunge a maturazione un secolo di storicismo e di polemiche contro il razionalismo astratto, in nome dell'antirazionalismo, del relativismo, del comunitarismo nazionalista; la terza viene a costituirsi negli anni cinquanta, in piena guerra fredda, con Talmon e Berlin, per trovare i suoi fasti nel liberalismo schiettamente autoritario dell'ultimo ventennio del Novecento. Si tratta di tre ondate teorico-politiche, filosofiche, storiografiche, strettamente collegate nell'approccio a una democrazia guardata con molto sospetto per aver prodotto il giacobinismo nel Settecento e per aver aperto la via, nel Novecento, ai movimenti e ai regimi socialisti e comunisti: per questo motivo – afferma Sternhell – "i rimproveri che Taine indirizza allo spirito dei Lumi riprendono nell'essenziale gli argomenti illustrati da Burke e Herder e alimentano il pensiero della generazione post-45".
Per quanto riguarda la prima fase anti-Lumières, il tratto più originale della trattazione di Sternhell va forse ricercato nella reinterpretazione di Burke in una chiave storiografica fortemente critica nei confronti della consolidata tradizione di studi che individua nel filosofo una delle più significative espressioni del liberalismo inglese. Più legata ai precedenti studi dello storico israeliano sulla "destra rivoluzionaria" è invece l'analisi della seconda ondata anti-illuministica, anche se questa volta la panoramica si estende al di là dei confini francesi, coinvolgendo la Germania e l'Italia. L'esempio canonico, oltre al Barrès herderiano, è dunque quello di Taine, eletto a maestro di studi storici sia da un Maurras che da un Drumont, ma anche il Croce del 1921-22, incluso da Sternhell nella lista degli autori liberali disposti a "bloccare" a qualsiasi costo politico la democrazia e le eventuali rotture rivoluzionarie: forse più di Thomas Mann, Croce appare agli occhi dello storico israeliano come "una figura emblematica dell'Europa del XX secolo" per comprendere "le grandi ambiguità del liberalismo anti-Lumi".
Ma la sezione indubbiamente più felice del libro è l'ultima, dedicata nello specifico a Talmon e a Berlin, gli "anti-illuministi della guerra fredda", nuovamente disposti a mettere sotto accusa l'illuminismo franco-kantiano, ponendolo all'origine del totalitarismo novecentesco. Lo Sternhell che, in altri suoi precedenti studi, aveva insistito sulle origini di sinistra dell'ideologia fascista, precisa ora la sua posizione storiografica, allontanandosi da Talmon e, in generale, dalla concezione arendtiana del totalitarismo. Alla domanda cruciale con cui si chiudono le oltre seicento pagine del volume – "Chi, insomma, ha la responsabilità intellettuale della catastrofe europea del Novecento? Gli uomini che per tutto il XVIII secolo, dal 1689 al 1789, parlano del diritto naturale, dell'unità del genere umano, dei diritti universali, 'di questa nudità astratta dell'essere umano' tanto maltrattata dalla Arendt, o quelli che negano l'esistenza dei valori universali?" – la risposta dello storico israeliano è esplicita: gli ebrei furono perseguitati non in quanto esseri umani sprovvisti di specificità politica, ma proprio in quanto vittime del frazionamento del genere umano in gruppi etnici, storici e culturali antagonisti a un livello sconosciuto in passato. Non Voltaire e Rousseau, dunque, ma Burke e Herder annunciano Auschwitz. Francesco Cassata

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