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Michel Troper

Traduttore: R. Guastini
Editore: Giuffrè
Anno edizione: 2003
Pagine: XIII-108 p.
  • EAN: 9788814106743

Tutte le azioni di un essere umano, dalla nascita alla morte, devono essere conformi a certe regole. Ci sposiamo, lavoriamo, veniamo curati secondo il diritto. Eppure dare una definizione di diritto non è semplice. È questo il compito che Michel Troper, uno dei maggiori studiosi di filosofia e teoria del diritto francesi, si propone di risolvere con il suo agile libretto di introduzione alla filosofia del diritto, ora tradotto in italiano dal suo collega genovese Riccardo Guastini.

Come sapere se le regole che definiscono ciò che è giuridico siano esse stesse giuridiche o meno? Tale questione non è giuridica, ma filosofica e non interessa solo la filosofia del diritto, ma anche la filosofia morale, la storia, l'antropologia. La filosofia del diritto è una riflessione sistematica della definizione di diritto e del suo rapporto con la giustizia.

Il lavoro dei giuristi dipende non solo da una definizione di diritto, ma anche dalle definizioni dei concetti fondamentali impiegati nella formulazione delle regole. Una legge che vieta o autorizza la caccia, l'aborto, o il suicidio riflette delle credenze intorno agli animali, alla vita, alla libera disposizione di sé. Questi concetti non sono immediatamente giuridici, poiché gli animali, la vita, o il suicidio possono essere controllati dal diritto, ma esistono indipendentemente da esso. Alcuni autori ritengono tuttavia che al di sopra delle leggi esista un diritto naturale contenente i principi di giustizia atti a risolvere tali questioni, la conoscenza del quale è accessibile alla ragione umana.

Il libro di Troper è un'introduzione esemplare alla filosofia del diritto, chiara ed esauriente anche per chi di diritto non si intende e che permette al lettore inesperto di cominciare a orientarsi in un campo davvero vasto oltre che complesso. Non esiste infatti una definizione universale né per il diritto né per la filosofia del diritto, i libri sull'argomento sono estremamente diversi sia dal punto di vista del contenuto sia dal punto di vista didattico. Molte differenze terminologiche portano o verso il positivismo giuridico o verso il giusnaturalismo. Ed è di questo che ci parla Troper nel primo capitolo, rifiutando l'opposizione tra filosofia e teoria del diritto. Lo fa, forse, usando uno stratagemma, poiché se da un lato non le distingue e le comprende entrambe in un'unica e più ampia disciplina, dall'altro caratterizza tale materia come filosofia del diritto per giuristi. L'autore ci rende nota la sua posizione, che è quella del positivista giuridico, ma un positivista particolare, poiché tratta un tipo di positivismo conoscitivo, piuttosto che normativo e valutativo come è invece quello dei suoi colleghi francesi.

Nel secondo capitolo Troper si occupa della distinzione, che costituisce uno degli elementi della concezione del positivismo giuridico, tra scienza giuridica e diritto. Attraverso tale distinzione l'autore giunge alla conclusione che il diritto non può essere in alcun modo una scienza. Il diritto, infatti, è caratterizzato da un insieme di prescrizioni che sono le norme, mentre la scienza giuridica è costituita da proposizioni. Prescrizioni e proposizioni si differenziano le une dalle altre. Una proposizione può essere sia vera che falsa. Non così una prescrizione. Una scienza è un insieme di conoscenze, appunto, un insieme di proposizioni ritenute vere, per questo il diritto che invece è un insieme di prescrizioni non può in alcun modo essere classificato come scienza. La grande difficoltà sta nel voler costruire la scienza del diritto sul modello delle scienze empiriche che sono costruite sui fatti, mentre il diritto non è un insieme di fatti empirici, quanto un insieme di norme. A questo proposito vengono analizzate varie posizioni di differenti autori. Hans Kelsen, per esempio, si pone in una posizione intermedia tra giusnaturalismo, di cui condivide l'idea che il diritto sia un insieme non di fatti ma di norme, e positivismo, di cui condivide l'idea che la scienza giuridica si limiti a descrivere il suo oggetto astenendosi da ogni giudizio di valore.

Il terzo capitolo è dedicato alla struttura del diritto: le norme e il sistema giuridico. Le norme appartengono alla classe delle direttive, ovvero atti di linguaggio per mezzo dei quali si cerca di influenzare la condotta altrui, e sono direttive valide entro un certo sistema. La norma è il significato di un enunciato, ma non per tutti tale enunciato può avere significato di norma. Affinché si possa parlare di norma è necessario che essa sia conforme a una norma superiore che è la legge. Allo stesso modo la legge è una norma perché è conforme alla costituzione, in questo modo il sistema giuridico ci appare come una piramide di cui la costituzione è il vertice. Troper sostituisce alla nozione tradizionale di norma la distinzione tra enunciato e significato normativo: le norme giuridiche sono i significati degli enunciati legislativi e il diritto è prodotto dai suoi interpreti, in particolare dai giudici.

Nel quarto capitolo, infine, l'autore si dedica al ragionamento giuridico, al significato della parola interpretazione. Quali sono le funzioni mentali che si usano nel ragionamento giuridico? Troper distingue due tesi principali, ognuna delle quali con alcune varianti. Secondo una concezione tradizionale, l'interpretazione è una funzione della conoscenza, mentre secondo la concezione opposta, l'interpretazione è una funzione della volontà. Ogni enunciato è dotato non di uno, ma di molteplici significati tra i quali si tratta di scegliere. Il problema dell'interpretazione è per Troper un problema centrale, come ricorda Mauro Barberis nella sua presentazione all'edizione italiana, in cui ci mostra non solo la figura dell'autore, ma anche la sua posizione nelle "scuole" della filosofia del diritto. Per quanto riguarda la conoscenza giuridica, Troper ritiene che il diritto non è dato, ma costruito dalla stessa conoscenza giuridica, dunque dalla scienza e dalla stessa filosofia del diritto.

L'autore fa ordine dell'infinito scisso che riguarda la filosofia del diritto, tentando di dare a ogni concetto un suo posto specifico. Un'impresa ardita poiché i libri che si occupano dell'argomento sono innumerevoli (sia in Italia che in Francia) e non esiste una base comune da cui partire. Un prezioso compendio che tratta della filosofia del diritto come di quella disciplina che si occupa del fondamento del diritto, della sua natura e del suo valore in rapporto ai valori etici e politici e che si distingue dalle scienze giuridiche che hanno come oggetto il diritto positivo. Un compito molto complesso, poiché la discussione circa il significato, i limiti e il fondamento delle leggi accompagna fin dalle origini lo svolgimento della filosofia occidentale.

B. Ballarati