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Curatore: G. De Cataldo
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
Pagine: VIII-538 p. , Brossura
  • EAN: 9788806190026

Tra le nevi di Courmayeur e i locali malfamati di Buccinasco, uno strampalato gruppo di commercialisti in carriera insegue una grossa partita di coca. Con questo scenario esordisce Giancarlo De Cataldo, autore del racconto che apre la raccolta. L'ispettore Giulio Campagna, nato dalla fantasia di Massimo Carlotto, fa crollare in un istante il mito del Triveneto iperproduttivo. Un sud dipinto di nero da Gianrico Carofiglio, Sandrone Dazieri e Diego De Silva si scontra con il nord splendente di luce artificiale di Giorgio Faletti, Giampaolo Simi e Loriano Macchiavelli. Tante piccole Italie, un unico filo conduttore che, attraverso le pagine firmate da Wu Ming e Marcello Fois finisce per condurre dritto al cuore dell'Italia criminale. L'intervento conclusivo è frutto della mente acuta di Carlo Lucarelli, un autore capace di delineare la figura del criminale italiano con una maestria degna del cesellatore. Il titolo, Niente di personale è quasi un modo per riconciliarsi con il lettore che, scorrendo le pagine, non può evitare di sentirsi direttamente coinvolto.
Undici straordinari racconti inediti scritti dai più importanti giallisti nostrani, un tentativo di dare unità ad un Paese profondamente diviso, per storia, tradizioni, cultura, ma che conserva, nelle pieghe dei comportamenti esteriori, un'unica radice. Economie diverse, mondi spesso contrapposti, si riuniscono di fronte a un unico denominatore comune: il crimine. Inteso come la consapevolezza della necessità di prendere delle scorciatoie, di battere la strada più breve che possa portare all'arricchimento personale, o al condono. Un mito, più che un atteggiamento che, insieme alla droga, percorre le pagine di questa raccolta. Eroi e antieroi che in ogni parte d'Italia si comportano seguendo le stesse logiche: la prevaricazione, lo sberleffo della giustizia, l'ambizione incondizionata.
Un libro che fotografa, senza retorica, la situazione di un Paese in cui i grandi statisti hanno fallito nella ricerca di una morale unificante, cedendo il passo all'anti-morale dei leggendari boss della criminalità. Nel sovvertimento delle regole l'italiano trova il suo modello archetipico, nelle pagine di questa raccolta l'Italia si scopre un Paese terribilmente noir.

Recensioni dei clienti

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    paola

    27/10/2008 14.42.54

    Premmetto che non sono una fan delle raccolte di racconti ma adoro i noir; detto questo ho ritenuto opportuno dare un voto medio visto che alcuni racconti li ho divorati in un'ora, altri, invece, non decollando mai, ho abbandonato la lettura. Peccato, mi aspettavo di più visti gli autori!

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    TG

    15/10/2008 20.22.41

    In questo romanzo con più racconti purtroppo solo alcuni meritano:little dream,luce del nord e niente di personale. Gli altri sono leggibili ma non belli come quelli citati sopra.

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    Nicola81

    02/10/2008 20.50.53

    E’ sempre più complicato dare un giudizio su una raccolta di racconti che su un romanzo, e secondo il grande Jeffery Deaver è anche molto più difficile scrivere un bel racconto piuttosto che un bel romanzo. Penso che abbia ragione, perché nel racconto è indispensabile evitare caratterizzazioni superflue e costruire un marchingegno narrativo non banale, ma che comunque possa essere condensato in poche pagine. Degli autori di questa raccolta alcuni hanno assolto il compito alla grande, altri meno. Il voto finale è la media di quelli assegnati ai singoli racconti. I migliori mi sono sembrati Carofiglio, Faletti (ben altra cosa rispetto al precedente Crimini!), De Silva, Simi e Lucarelli. Gli altri sono inferiori ma comunque meritevoli almeno della sufficienza.

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    Andrea

    28/09/2008 14.32.34

    Voto 3 per i bellissimi racconti "Luce del Nord" e "Niente di Personale". Il resto, si dimentica appena voltato pagina.

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    danilo

    04/09/2008 12.12.09

    Di tutto i racconti si salvano solo quelli di Faletti, Carofiglio e Lucarelli; sinceramente mi sembra un po' poco per una raccolta così voluminosa e costosa!!

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    Raffaele Marando

    28/07/2008 17.53.31

    Il primo, "Crimini",era meglio; racconti più originali e ricchi di sapori. Qui si cade un po' troppo spesso nello stereotipo da film. Il killer cattivo ma non troppo, il poliziotto brav'uomo e lo sbirro marcio, l'uomo qualunque che si va a ficcare per avidità in cose più grosse di lui... Tutta roba già vista, ed in più qualche trama è un po' scricchiolante. Come i sequel dei films, lascia un po' delusi e non regge il paragone col capostipite. Però, però.... C'è una gemma di Carofiglio che da sola vale il prezzo di copertina, una piccola grande opera; e guarda caso, è il racconto meno noir della raccolta.

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    daniel

    22/07/2008 22.10.01

    Non ci vogliono molte parole per dire che è un libro bellissimo, scorrevole, storie avvincenti.Lo consiglio.

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    Misterdipa

    18/07/2008 09.51.25

    Il voto complessivo è difficile da dare ma viene fuori da una media più o meno esatta dei voti che ho dato ai singoli racconti! 11 storie dell'Italia di oggi, scritte dai più grandi del noir italiano...che cosa potrebbe chiedere di più un appassionato del genere? Anche la distribuzione geografica è completa e azzeccatissima...si passa da nord al sud toccando le piccole province del centro o le dure realtà di periferia. La prova di riuscire a dare il massimo in sole 60 pagine è ardua ma riesce quasi a tutti anche se si capisce quanto si debba sforzare un giallista vero per far si che in poche righe tutti i nodi vengano al pettine...e in alcune storie questa difficoltà viene fuori! Si è però di fronte a una serie di finestre che si aprono una dopo l'altra e, se ci si affaccia nel modo giusto, si riesce a ricomporre bene, nelle immagini che appaiono, quel mosaico intricato un pò assurdo che è il mondo in cui viviamo.

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    Aldo

    15/07/2008 13.21.09

    Raccontare l'Italia come viene osservata dagli scrittori di noir: scroprire come alcuni miti sul nostro paese siano in realtà dei falsi. L'Italia paese difficile da dipingere, perchè non ci sono più i pittotri di una volta o perchè è una modella che sfugge. Falso: l'Italia è sotto i nostri occhi e non fa nulla per nascondersi, basta non fermarsi alla superficie, basta saperla guardare. Altri falso mito: l'Italia non è mai stata e non sarà mai un paese unito. Siamo trippo divisi noi italiani, in conflitti, lacerazioni, incomprensioni. L'esplorazione del lato oscuro dell'Italia rivela che la forza che unisce il paese (più che Mazzini o Garibaldi) è la forza del crimine. Un dato di fatto che emerge dalle inchieste: come l'espansione della 'ndrangheta nella catena economica del nord (nelle imprese edilizie). Alcuni miti ricorrenti accomunano i valligiani del nord e i boss e i peones del sistema criminale meridionale. Il mito della scorciatoia, della strada più corta per l'arricchimento personale. Non è necessario essere iscritti all'albo dei professionisti per praticare il crimine: non c'è lavoro legale che non possa essere sostituito da un suo surrogato illegale. Quale altro movente se non l'avidità può spingere un prestigioso luminare della chirurgia a mettersi a servizio di un sanguinario latitante. Il mito del crimine che paga: la debacle della giustizia è sotto gli occhi di tutti. Comprensibile allora che la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni si faccia strada. Il mito della cocaina: la droga che ti rende scattante, efficiente come si addice ad una persona di successo. Il giudizio degli scrittori osservatori è unanime: la modella Italia è un emblema della bellezza corrotta. Un male oscuro l'ha contagiata. Irreparabilmente? Qualcuno ne è convinto e di fronte allo spetaccolo della devastazione fugge inorridito. Altri chiamano questo il "crisi della democrazia" o crisi della giustizia. Italia paese del crimine dunque, il paese del noir.

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