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Umberto Galimberti

Editore: Feltrinelli
Collana: Serie bianca
Anno edizione: 2012
Pagine: 436 p. , Brossura
  • EAN: 9788807172229

Recensioni dei clienti

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    Pietro Chiaranz

    08/02/2016 13.58.37

    Ci sono fenomeni in atto che avvengono ineluttabili, indipendentemente dall'averne coscienza o meno, dall'accettarli o meno, dal parlarne o meno. Uno di questi è la desacralizzazione del Cristianesimo occidentale (nella fattispecie del Cattolicesimo) che, partendo da una base idealistica progressivamente sempre più sganciata dal sacro, lo fa divenire "agenzia etica", come correttamente definisce Galimberti. Trovo con mia piacevole sorpresa che il filosofo afferma dei fenomeni oggettivamente in corso, quali lo svuotamento di prospettiva trascendente nel Cristianesimo occidentale, nell'apparente indifferenza del mondo laico e clericale odierno. Affermare ciò, non significa essere "contro il Cristianesimo" ma mostrarne un lato problematico nel presente contesto. Già Nietzsche aveva parlato di una "morte di Dio" all'interno del mondo cristiano del suo tempo. Oggi questo processo si è notevolmente accellerato per cui tale religione ha il "cielo vuoto", come dice Galimberti e tende sempre più a non collegare o non operare religiosamente con il Cielo - il termine latino "religàre" significa, appunto, collegare o vincolare con la trascendenza. Piuttosto di prendersela con questo filosofo, alcuni farebbero bene a considerare seriamente certe basi sulle quali si appoggiano. Negare la realtà non significa, infatti, bloccare fenomeni problematici inesorabilmente incombenti. Tali fenomeni non aspettano che di essere riconosciuti, per essere in qualche modo fermati o invertiti. Segnalo questo dato positivo, anche se non concordo su qualche altra valutazione di Galimberti sul Cristianesimo.

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    Tiktaalik

    31/10/2014 17.27.18

    Credo che il libro sia un assemblaggio di saggi scritti in tempi diversi, perché spesso si ritrovano concetti ripetuti. Perciò mi pare mancare un'armonia generale,e alcune cose non mi son rimaste chiare. Galimberti è notoriamente ateo e ispirato alla cultura greca, che è ricordata come accettazione della morte,la quale facendo perire i singoli garantisce la continuità della vita come fenomeno.Il cristianesimo invece è visto come la religione che spazza via la visione greca, per lasciare il posto ad una dottrina che scorge nella morte il male, conseguente al peccato originario, e vede Dio secondo la metafisica greca, come ente che garantisce la stabilità del mondo, e non sarebbe a parere di Galimberti il Dio di Abramo, il vero Dio celato nel sacro, dimensione dove bene e male coabitano, ed il bene divino non corrisponde necessariamente al bene secondo l'uomo, che non vorrebbe mai ammazzare il proprio figlio come comandato dall'alto, e ritiene di meritare la salvezza per le opere, e non per grazia. Questo Dio di Abramo è confermato anche da Gesù quando dice "allontanatevi da me operatori d'iniquità". Ma già qui mi vengono i primi dubbi. Galimberti cosa vorrebbe, ripristinare gli antichi riti di sacrificio, e le feste orgiastiche? Invece secondo lui il cristianesimo riconoscendo in Gesù il Dio fatto uomo ed entrato nella storia, ha desacralizzato il sacro, affidando la religione al potere della ragione, e inducendola a mera prescrittrice di norme morali.A me modestamente pare difficile scindere un insegnamento pure morale dalla predicazione di Gesù,e non credo che la Chiesa cattolica voglia sostituirsi al giudizio di un Dio.Nè mi pare tracotante aspirare all'immortalità,come afferma l'autore.Ho dubbi anche sull'esatta interpretazione delle religioni orientali,che a detta dell'autore non vorrebbero cambiare il mondo come fa il cristianesimo,ma allora cosa sarebbero,una mera esperienza mistica individuale? Insomma un libro interessante, ma da leggere con cautela.

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    Antonio Caputo

    24/09/2014 13.00.48

    E 'facile criticare il Cristianesimo quando lo si assimila alle altre religioni.... e soprattutto quando si cerca di decostruire in modo ideologico una Verità che trascende tutti i sistemi dottrinali e conoscitivi. Galimberti ignora (forse volutamente - giacché solo la vera Verità è "tremenda") che il Cristianesimo non è una religione, non è una sovrastruttura, non è l'oppio di poveri frustrati ma è la Verità stessa che si è rivelata nella storia (decidendola) e che dovrebbe guidare le azioni di ogni uomo (almeno credente e/o onesto intellettualmente). Non si può ridurre il discorso sul Cristianesimo a un mero discorso sul "sacro" o sulla spiritualità: o ci si lascia vincere dal messaggio di Cristo - del Cristo "totale" (secondo sant'Agostino) - oppure si andrà sempre fuori strada. Basta. Il Cristianesimo si comprende solo se si è cristiani, solo se si è "uomini spirituali" (1Cor 2,15) solo si ammette che Cristo è Dio (Uno e Trino). Molto semplice. La critica di Galimberti è la critica al Cristianesimo secondo Galimberti (quindi FALSO): ecco perché, secondo il filosofo, è una religione dal cielo vuoto. Semplice, molto semplice...

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    stefano

    29/08/2013 22.59.33

    Concordo con Egome, una riedizione del pensiero di una corrente di pensatori, pessimisti e, in genere, con un particolare orientamento politico, che ad intervalli più o meno brevi si ripropone, il cui unico intento , a me sembra , sia quello di banalizzare, dall'alto di una presupposta e latente supremazia intellettuale , l'esperienza di fede di milioni di persone, di ogni età , cultura, stato sociale e geografico.

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    Roel

    06/06/2013 17.39.18

    Ho seguito i commenti dello stesso A., ospite di Augias. Nell'ascoltarlo, mi son venuti in mente alcuni pensatori(Democrito, Epicuro, Lucrezio, Marx, Fuerbach, Hack) e alcuni detti (religione oppio dei popoli, fase storica d'ignoranza, sovrastruttura ideologica, ascetismo colpa del cristianesimo, conseguenza della precarietà esistenziale, paura di morire, alienazione, ecc., ecc.). Si aggiunge la raccomandazione di "pensare secondo ragione e vivere secondo natura". Da non trascurare il fatto che in occidente il Cristianesimo si è imposto come Cattolicesimo, con i suoi meriti, ma anche con le sue "ombre" nefaste. Al di là di dogmi e trascendenze ultraterrene, penso, comunque, che il messaggio evangelico, unitamente a quello solidaristico e umanitario, per me rintracciabile anche nel "socialismo dal volto umano", rappresenti un'istanza pedagoco-educativa di grande validità. A questo aspetto il Prof. Galimberti non ha fatto cenno nel corso dell'intervista. Roel

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    Egome

    14/01/2013 16.36.52

    Testo complesso, con un obiettivo 'inverosimile': dimostrare che il Cristianesimo non può essere un religione perchè il suo Dio si è incarnato e 'umanizzandosi' ha perso la sua sacralità. Il tutto perseguito con rigorosi contenuti filosofici ed escatologici (nello stile di Galimberti, non nuovo ad argomantare su temi di tale importanza), ma troppo monodirezionati e finalizzati ad accreditare la tesi fermamente voluta dall'autore, per nulla confrontati con tesi di opposta valutazione. Quasi un dotto soliloquio con tante citazioni, ma sostanzialmente autoreferenziale, che ti lascia un po' di vuoto intorno: qualche 'dubbiosa' certezza (perdonate l'ossimoro), anche se per 'sola' Fede, preferisco mantenerla...

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