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Curatore: P. Barnard
Collana: Futuropassato
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine: 249 p. , Brossura
  • EAN: 9788817009423

Recensioni dei clienti

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    Olivia

    11/07/2016 14.00.11

    Libro bellissimo. Testimonianze toccanti di tre medici del tutto unici e molto diversi da tutti quelli da me incontrati nelle mie esperienze ospedaliere, incluso un ospedale pediatrico romano di cui si parla spesso come di una eccellenza. Non ho potuto fare a meno di notare, però, che pur nella sventura, i tre medici non rappresentano la stragrande maggioranza dei malati che non possono certo permettersi, per mancanza di conoscenze professionali e mezzi economici, i trattamenti d'eccellenza di cui loro usufruiscono.

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    Luigi

    29/01/2012 20.29.36

    Libro eccellente, che forse colma una lacuna nei racconti di malattia: che succede quando ad ammalarsi (gravemente) è uno stimato medico? Tre storie "esemplari" per saperlo. L'onestà intellettuale del Professor Francesco Sartori in particolare è commovente e ispira ammirazione.

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    Lorenzo

    22/02/2010 22.48.42

    Libro bellissimo

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    Veronica

    10/05/2008 21.46.17

    Non ho ancora finito di leggere questo bellissimo libro, sono solo all'inizio. L'ho comprato perchè sono una paziente, e troppo spesso ho desiderato dall'altra parte un medico che mi ascoltasse senza guardare il cellulare o l'orologio. Che mi ascoltasse per capire le mie sensazioni che sarebbero state d'aiuto per diagnosticare la mia endometriosi, che molti dottori ancora non sanno che malattia sia. Eppure siamo in 3 milioni di donne in Italia ad esserne affette e nel mio piccolo per fare informazione ho aperto un blog dove raccolgo testimonianze di altre donne che ahimè denunciano quasi tutte un'incapacità della classe medica nel riconoscere la malattia. Non a caso il ritardo diagnostico si stima sia sui 7/9 anni. Ho sempre pensato con superficialità e generalizzando che un dottore uomo non sia all'altezza di curare una malattia prettamente femminile e soprattutto un medico sano non possa capire quanto un medico malato. Questo libro mi aiuterà sicuramente a riflettere e ad aprire altre finestre nella mia mente. Grazie agli autori per averlo scritto, rinnovando il loro dolore. Veronica

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    oettam85

    01/08/2007 14.03.40

    trovo questo libro molto concreto e poetico allo stesso tempo, un diario di vite affascinante per farci ricordare quelle che sono le cose più importanti, è come se ci fosse dentro il vento, ti rapisce nel sentire sussurrate le storie più semplici, ma fa anche riflettere, imperdibile!!!

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    andrea

    02/10/2006 09.45.02

    Sono un medico e non ritengo che per sviluppare un rapporto empatico con l'ammalato ci si debba necessariamente ammalare; è una questione soggettiva, anche se la riflessione indotta dalla propria malattia può certamente aiutare a sviluppare un pizzico di empatia chi ne ha poca o nulla, e incrementare quella di chi già ha la fortuna di averne. Comunque, la lettura di questo libro mi ha consentito di aprire una finestra che avevo sempre tenuta accuratamente chiusa, cioèla riflessione riguardo la sofferenza psicologica di fronte alle condizioni di disabilità e di timore della morte indotte dalle c.d. malattie degenerative, fra cui i tumori e le malattie cardiovascolari. Per questo un grazie di cuore agli Autori.

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    Luigi Giuseppe

    31/08/2006 18.39.12

    Bartoccioni scrive una toccante poesia che, prendendo vita dalla vicenda dell’uomo nella fisicità corporea e nella laboriosità professionale, esalta i migliori sentimenti, aberra atteggiamenti di disperazione e privilegia la caparbia lotta per l’esistenza residua umana e professionale che, pur nelle miserie, merita di essere vissuta con intensità, purché liberata dal dolore. L’epilogo, in cui l’ annientamento dell’egoismo fa raggiungere il massimo della commozione, è degno di un grande uomo: e la nobiltà dell’animo traspare viva anche nella critica mossa con dignità all’arroganza dei forti. Grande ammirazione per l’uomo e per il professionista e ossequioso rispetto della sua sofferenza fisica e psicologica scaturiscono dalla coinvolgente lettura delle vicissitudini del med.-paz. che, raccontate, insegnano e, anche per questo, esprimono amore per il prossimo. Lo spirito di servizio verso chi soffre non manca nella narrazione della lotta combattuta da Bonadonna contro la sua malattia, per affrancarsi dalla dipendenza altrui, riconquistare l’abilità perduta, riprendersi la libertà e la dignità nella quotidianità della residua esistenza di uomo e professionista: il cammino di un diversamente abile per riconciliarsi con il proprio destino, non privo di dolore, oltre che fisico, psicologico per il voltafaccia patito, lui med.-paz., lui individuo-sofferente, dai suoi pari e dai suoi simili dimenticato e che, come chiunque altro, prova sulla sua pelle la disumanizzazione della medicina accademica, fondata sullo strapotere esercitato dai Baroni per mancanza di regole e per servilismo di molti. Oggi, come riferito da Sartori, esso appare ridimensionato. E', però, inammissibile che debba essere un Suo stato di malattia, con ansia e dolore per i familiari, rimpianto per quanto non fatto, angoscia per l’incerto futuro, paura di come interverrà la morte,a fare acquisire al Barone tratti di altruismo e a consentirgli di comprendere le sofferenze di chi, spaventato, si affida alla Sua infallibilità.

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    salvatore barra

    04/07/2006 17.45.34

    ...è un libro da inviare a tutti i politici italiani.minoli in una sua trasmissione ha intervistato gli autori dopo la mezzanotte.....perchè non ripetere quelle interviste in prima serata?chi scrive è un medico che condivide le riflessioni e le amarezze degli autori:quanto ci sarebbe ancora da scrivere e da dibattere.........

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    sergio

    01/07/2006 12.15.31

    Sono un collega di Sandro. Purtroppo non è più con noi. Prima di commentare il libro, vorrei fare una piccola premessa, dedicata a tutte quelle persone che ritengono noi medici degli insensibili, capaci di comprendere la malattia solo se ne siamo colpiti: non è assolutamente vero! La maggior parte di noi vive l'esperienza del malato con la massima partecipazione (in alcuni casi troppa ed in questo modo spesso si fanno degli errori). Quando torno a casa porto con me i problemi dei miei pazienti e trascuro, purtroppo quasi sempre gli affetti familiari. Parliamo del libro: è bellissimo, anche in alcuni passi prevale un senso di rammarico per quello che non si è fatto (leggi pazienti) ed in altri un rancore nei confronti del prossimo (leggi colleghi). E' scritto in maniera sobria e razionale anche se in alcuni tratti gli autori cercano di strappare la lacrima del lettore.

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    Gianni

    23/06/2006 10.43.33

    Anch'io vengo da una bruttissima malattia, non diagnosticata per lunghissimi anni. Adesso dopo tre e, forse, una quarta operazione chirurgica dovrei esserne fuori. Francamente, pero' un po' capisco i medici. Fintanto che una cosa non si prova e' difficile capirla a fondo. Altra cosa e' l'organizzazione medica che dovrebbe essere ben diversa. Vivo in Olanda e qui ho visto che cosa e' successo con il taglio della spesa sociale. Il malato viene letteralmente liquidato in cinque minuti. L'aspetto psicologico non viene trattato, non c'è tempo. In Gran Bretagna c'è l'esodo verso l'estero. C'è veramente poco da stare allegri.

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    Elena

    04/06/2006 23.56.03

    Stupendo è dire poco. Conoscevo Sandro, il cardiologo del mio paese, nonchè medico di fiducia della mia compaesana Monica Bellucci. Sandro ha sempre affrontato tutto con il sorriso, è stato un esempio per noi giovani e per coloro che volevano mollare la presa.. Non ce l'ha fatta, è morto due giorni fa. Ma resterà sicuramente nei nostri cuori. Il libro è qualcosa di MAGICO, qualcosa UNICO.

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    carmela

    27/05/2006 11.21.14

    Mi sono ritrovata più volte. Sono state tradotte con semplicità e coerenza le emozioni e i vissuti quotidiani.Un ordine logico a tutti i pensieri e circuiti mentali, logici e non, che ho vissuto come donna,come medico senologo "rifinito",che si confronta quotidianamente con la propria e l'altrui malattia. L'esperienza ci da l'opportunità di cambiare "il punto di vista" Vorrei aggiungere, per gli autori di promuovere una iniziativa per trasformare l'esperienza in UTILITA' con una RETE DI SERVIZIO,tra chi, per tornare a vivere "come prima", vive o vivrà l'esperienza, e conosce i bisogni E' fondamentale attivare un database tra MEDICI "dall'altra parte", una segreteria che curi gli aspetti relazionali, e una rappresentanza che curi tali aspetti a livello istituzionale e ponga in essere la traformazione ( da grida di dolore) in istanze legislative. Vi sono grata Carmela

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    david

    15/05/2006 22.41.47

    Mi sembra sinceramente rivoltante il fatto che per comprendere cosa significhi stare dall'altra parte sia necessario finirci a piè pari. Forse che i medici dovrebbero andare a lezione di umanità dagli assistenti socio assistenziali?

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    paola

    12/05/2006 21.17.34

    Stamattina su rai educational ho visto e sentito gli autori del libro, che è a dir poco molto realistico, oltre che di un'umanità sorprendente. Dopo aver letto, mi è stato di grande aiuto anche "sentirli e vederli". Riprendo con le parole di Bartoccioni.. "Non è importante quanto si vive... le farfalle vivono un solo giorno... E' importante come si vive.. Se si è amato, se siamo stati amati, se amiamo.. Se le ali della vita sono state variopinte, intense.. in modo che rimangano. Per sempre. Paola

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    gianni grassi

    11/05/2006 19.15.29

    sono alcuni dei famosi "guaritori feriti", cioé i medici che sono passati per una malattia grave. Io, malato oncologico grave e paziente esigente mi chiedo: possibile che un medico, per comunicare con noi malati di cancro, debba ammalarsi a sua volta di cancro? sarebbe mostruoso, una vera "nemesi medica". preferisco sperare che guaritori feriti come loro e pazienti esigenti come me si incontrino per migliorare fin da ora, e senza altre vittime, la comunicazione tra curanti e curati. perciò sono loro molto grato.

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    cristina

    28/04/2006 10.00.42

    ...Sto leggendo il libro per una tesi in psicologia dell'architettura sugli ospedali, e di come questi sono vissuti. Gli autori-protagonisti narrano con coraggio e amore la propria esperienza-vita. Questo libro esplora il vero dolore in una vita e tanta speranza di combattere soli e coi più cari, la malattia. Grazie

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    annalisa

    24/04/2006 14.50.10

    Questo libro ha una carica umana sorprendente. Chi ha vissuto esperienze simili non poteva trovare meglio raccontate le sensazioni di paura, disperazione, speranza che ha a sua volta vissute. Mi addolora solo la certezza che i "sani" difficilmente leggeranno un libro così forte sulla malattia e sull'incontro dell'uomo con la morte. Gli autori non solo sono grandi medici ma sono soprattutto grandi uomini.

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    Paolo

    20/04/2006 15.09.22

    Lo consiglio soprattutto ai giovani studenti\medici che per loro fortuna non hanno mai provato cosa significa essere malato. Commovente la parabola descrittiva autobiografica di ogni singolo autore. Per quanto riguarda la malasanità ed i giochi di potere politico...beh certe cose le sanno anche i muri, ma ricordarsi ogni tanto che esistono è sempre utile.

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