Accidenti cosa è stata la classe operaia, cosa è stato il movimento operaio italiano! Il libro di Alberto Tridente, bambino povero, figlio di lavoratori pugliesi immigrati, operaio, sindacalista, è molto di più e qualcosa di meno di una normale autobiografia. È la storia della sua famiglia allargata, dei fratelli, sorelle, mogli, mariti, figli, amici; la storia dei compagni di lavoro e delle lotte sindacali, degli amici sindacalisti (molti notissimi, moltissimi ignoti anche a chi, come me, ha vissuto buona parte di quegli anni, a Torino, nello stesso ambiente), è la storia, per piccoli fotogrammi, di una classe sociale, degli intrecci con la storia d'Italia, dei rapporti con l'Europa e con il mondo intero. Al di là delle apparenze i fotogrammi includono sempre l'autore non è autocentrata, come tendono a essere le autobiografie, in cui un soggetto racconta se stesso, i suoi programmi, i suoi affetti, i successi e i fallimenti.
Qualcuno ha scritto che non si capiva perché Winston Churchill avesse intitolato Storia della seconda guerra mondiale la sua autobiografia, tanto è forte, anche al di là del vero, la centralità dell'autore, la sua visione. Ad Alberto, come a molti ordinari cittadini del mondo, senza beni di fortuna e senza aspirazioni di carriera, le cose accadono; non vengono programmate, prodotte, dall'autore. Le scelte gli vengono presentate dal mondo, o da amici, da maestri, anche con una certa durezza, soprattutto nella prima infanzia. E lui, davanti alle cose che si presentano, sceglie con nettezza; e, bisogna dire, con straordinaria onestà e bravura, con uno straordinario successo; nel senso che ciò che sceglie di fare lo fa bene: negli ambienti in cui opera, coordina, crea amicizie, rapporti. E, infatti, il libro è sottotitolato settanta anni di lotte e non "Autobiografia". L'autore, nelle prime due parti del libro, che arrivano al '68, scritte in terza persona, racconta la storia del bambino Alberto, figlio di pugliesi, nato nel '32 a Venaria; del ragazzo e dell'uomo, operaio e sindacalista, fino a trentasei anni. Nelle ultime due, in prima persona, racconta la storia del segretario della Fim e della Flm, del rappresentante della Cisl in mezzo mondo, in particolare in America Latina; del vecchio che, quasi ottantenne, continua a battere e a saldare il ferro.
Alla prima scorsa del volume appare un po' sconcertante la scelta della terza persona per l'infanzia e gli anni giovanili, ma a lettura completata bisogna ammettere che, quali che ne siano stati i motivi, ha funzionato bene. Non siamo mai contemporanei di ciò che siamo stati. Anche il nostro passato, non solo il passato del mondo, è un paese straniero. Il bambino, il giovane che siamo stati, sono degli stranieri. Se vogliamo rispettare la loro storia, il loro punto di vista, non sovrapporre ciò che pensiamo oggi a ciò che pensavamo allora, allora non è sbagliato trattarli come tali.
In effetti è la prima parte del libro è forse la più coinvolgente, perché è una testimonianza importante, un vero contributo alla storia dell'immigrazione meridionale e veneta a Torino. Si può dire che la storia di Alberto sia il capitolo precedente di Milano, Corea: inchiesta sugli immigrati di Franco Alasia e Danilo Montaldi o di L'immigrazione meridionale a Torino di Goffredo Fofi. Il bambino Alberto ha il vantaggio sui baraccati di Milano di avere un padre con un lavoro, brutto ma stabile, alla Snia Viscosa; ma lo svantaggio, a causa delle date, di finire dritto dentro la fame e le bombe della guerra mondiale e dentro le divisioni e la violenza della guerra civile. Perciò deve arrangiarsi in tutti i modi: raccogliere legna, raccogliere residuati di proiettili della contraerea e di aerei abbattuti. Peggio: andare a lavorare in una cascina dove lo trattano, letteralmente, come un cane, e da cui scappa rocambolescamente due volte. Non c'è modo di lavarsi, perciò il bambino Alberto è "bravo ma sporco", come commenta il maestro agli esami che concludono il primo ciclo, quelli di terza elementare. Per questo, o anche per questo, Alberto a scuola non andrà più. La sua formazione sindacale, politica, storica, viene dai corsi della Cisl e dalla vita.
Dopo il 25 luglio e l'8 settembre, quando si mangia perché sono state saccheggiate le caserme, Alberto ha un fratello nelle Brigate Garibaldi e un cognato, marito della sorella, nella Guardia nazionale repubblicana a Casale. Quando la madre lo manda lì e il viaggio è un vero e proprio attraversamento del fronte tutti gli schieramenti si rovesciano. I partigiani diventano ribelli; i repubblichini difensori della patria. E il 25 aprile porta, ovviamente, altri rovesciamenti e traumi.
Dal degrado di un quartiere della cintura industriale di Torino, Alberto esce attraverso un oratorio e gli amici all'oratorio; e, per vivere, attraverso lavori irregolari, faticosi, pericolosi. Fino a un lavoro particolarmente pesante e nocivo: le ferriere. Come forse non tutti sanno, il refrattario delle pareti dei forni Martin-Siemens si consuma: ci si mettono i traccianti radioattivi proprio per misurarne il consumo. E vicino ai forni fa molto caldo; un caldo che aumenta in ragione inversa al quadrato della distanza. Quindi più il refrattario si assottiglia più il caldo cresce. Alberto è stato costretto a imparare cose del genere dalla vita: un forno vecchio obbliga a bere tanto da dare la nausea.
Dopo i lavori stabili arrivano i lavoretti aggiuntivi, come saldare telai di motocicletta, per badare alle necessità della famiglia allargata, inclusa la dignità nelle occasioni solenni, quali i matrimoni delle sorelle. E arriva l'impegno di autodifesa sindacale, sulla scia degli amici dell'oratorio, nella Fim. Nella scelta della Fim, più tardi, arriveranno le informazioni sul socialismo reale, il cardinale Mindszenty, Walesa, che confermano la scelta. Ma, inizialmente, quello che conta è la solidarietà di un gruppo di amici, che permette di vivere controcorrente in un quartiere di periferia, che aiuta ad avere visione, speranza. Sarà successo a tanti, è successo anche ad Alberto Tridente.
Con la formazione, l'esperienza, la consapevolezza, arrivano i successi e i conflitti. Le uscite e i rientri in carriera, gli incontri con protagonisti che fanno parte della storia di Torino, e dell'Italia: i fratelli Gheddo, Carniti, Trentin. Se si vuole capire la necessità dell'unità nel sindacalismo, la forza che ha tenuto insieme la Flm, che ha legato storie diversissime, come quelle di Emilio Pugno e Cesare Delpiano, di Peppino Di Vittorio e Vittorio Foa, di Pierre Carniti e Bruno Trentin, bisogna leggere i singoli episodi di questa storia. Questo è stata la Fim di Alberto Tridente e degli altri: la difesa unitaria dei diritti e della dignità del lavoro.
La seconda metà del volume è la storia del sindacalista importante nelle segreterie provinciali e nazionali; i viaggi e la turbinosa attività del rappresentante internazionale della Cisl. Sono cose di rilievo, naturalmente. Situazioni di estrema violenza, come in Cile e in Argentina, amici come Lula, diventato presidente di uno dei paesi centrali del mondo. Forse, però, per raccontare i conflitti internazionali e le tragedie sociali, i fotogrammi, gli episodi giustapposti, che si succedono secondo i casi della vita, o dell'organizzazione, non bastano più. Questo non vuol dire che l'autore non avesse visione, competenza, capacità. Basta averlo visto qualche volta, a Torino, in sede Bit (il Centro internazionale di formazione dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, dell'Onu), muoversi autorevolmente in gruppi di rappresentanti di paesi con posizioni e problemi diversi e non sempre compatibili, per sapere che non si tratta di inadeguatezza. Il fatto è che di Lula e di Pinochet, di operai presidenti e di generali assassini, di cosmonauti e città del mondo, parlano libri e giornali a iosa. È la storia dei bambini lavoratori, bravi ma sporchi, allora come oggi, che si trova solo in pochi libri. Libri come questo.
Francesco Ciafaloni
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