Dance Called Memory
di Nation of Language
Synthpop, minimal wave, post-punk, goth, new romantic: sia i fan che i critici hanno attinto a piene mani dai loro dizionari vintage per descrivere l'affascinante lavoro dei Nation of Language. E se non si riesce a definire con precisione la band, è proprio questo il punto. Il frontman Ian Richard Devaney è diventato prodigioso nell'ampliare ciò che la musica basata sui sintetizzatori può evocare, al punto che la sua produzione è tanto un viaggio extrasensoriale quanto una destinazione fin troppo umana. L'album precedente dei Nation of Language, Strange Disciple del 2023, li ha fatti diventare dei beniamini della critica. È stato nominato Album dell'anno da Rough Trade e Pitchfork ha scritto che la band “sta imparando cosa significa diventare più grandi e migliori”. Per fan di My Bloody Valentine, dei Kraftwerk, del synth pop anni '80 e del post-punk. Su Spotify, i Nation of Language hanno 991.000 ascoltatori mensili e 122.000 follower.)
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