Day of the Dead

0 recensioni
Con la tua recensione raccogli punti Premium
Supporto: CD Audio
Numero supporti: 5
Etichetta: 4AD
Data di pubblicazione: 20 maggio 2016
Compilation
  • EAN: 0652637362428
Salvato in 4 liste dei desideri

€ 41,50

Punti Premium: 42

Venduto e spedito da IBS

Quantità:
CD

Altri venditori

Mostra tutti (2 offerte da 41,50 €)

Celebrazione della musica dei Grateful Dead, Day of the Dead è stata creata ecurata dai fratelli Aaron e Bryce Dessner dei The National. Per entrambi, Aaron eBryce, i Grateful Dead contribuirono al nascere della loro passione per la musicae del piacere di suonare insieme; è stata la prima musica che i fratelli hannoesplorato a fondo. I due ricordano la loro prima jam session, a 14 anni con ilfuturo batterista dei The National Bryan Devendorf, quando suonarono perdiverse ore “Eyes of the World” dei Dead nella soffitta di Bryan alla periferia diOhio. I fratelli Dessner erano attratti non solo dal songwriting dei Dead maanche dalla cura del dettaglio, dalla spontaneità e dalla profondità nellastrumentazione.In quegli anni dell'adolescenza è nata una vera storia d'amore durata tutta lavita, quella con i Dead (condivisa con i Devendorfs), che ha raggiunto il suo apicequando i The National sono stati invitati a suonare con Bob Weir, nel marzo2012, alla raccolta fondi per HeadCount.org. La band radunata per questoevento ha imparato 25 canzoni dei Grateful Dead e la maggior parte di questimusicisti è entrato a far parte della "house band" che ha suonato in molti branidi Day of the Dead.Prodotta da Aaron Dessner, co-prodotta da Bryce Dessner e Josh Kaufman, laraccolta è un omaggio ad ampio raggio al songwriting e allo sperimentalismo deiDead; 59 tracce per quasi 6 ore di musica dei Dead. Alla registrazione, durataquattro anni, hanno collaborato oltre 60 artisti provenienti da varie esperienzemusicali. Su molti brani compare la “house band” di grandi musicisti formata daAaron, Bryce, i compagni di band (The National) e fratelli Scott e BryanDevendorf, Josh Kaufman e Conrad Doucette insieme a Sam Cohen e WalterMartin.Nel corso dell’anno uscirà anche un’edizione limitata su vinile. Tutti iproventi andranno alla Red Hot Organization, organizzazione beneficainternazionale dedicata alla raccolta di fondi per combattere l’AIDS/ HIV.
Disco 1
1
The War on Drugs Touch of Grey
2
Phosphorescent, Jenny Lewis & Friends Sugaree
3
Jim James & Friends Candyman
4
Moses Sumney, Jenny Lewis & Friends Cassidy
5
Bruce Hornsby and DeYarmond Edison Black Muddy River
6
Ed Droste, Binki Shapiro & Friends Loser
7
The National Peggy-O
8
Kurt Vile and the Violators (featuring J Mascis) Box of Rain
9
Bonnie ‘Prince’ Billy & Friends Rubin and Cherise
10
Perfume Genius, Sharon Van Etten & Friends To Lay Me Down
11
Courtney Barnett New Speedway Boogie
Disco 2
1
Mumford & Sons Friend of the Devil
2
Lucius Uncle John’s Band
3
The Lone Bellow & Friends Me and My Uncle
4
Lee Ranaldo, Lisa Hannigan & Friends Mountains of the Moon
5
Anohni and yMusic Black Peter
6
Bryce Dessner Garcia Counterpoint
7
Daniel Rossen, Christopher Bear and The National (featuring Josh Kaufman, Conrad Doucette, So Percussion and Brooklyn Youth Chorus) Terrapin Station (Suite)
8
Angel Olsen Attics of My Life
9
Wilco with Bob Weir St. Stephen (live)
10
Bonnie ‘Prince’ Billy If I Had the World to Give
11
Phosphorescent & Friends Standing on the Moon
12
Charles Bradley and Menahan Street Band Cumberland Blues
Disco 3
1
The Tallest Man on Earth & Friends Ship of Fools
2
Bonnie ‘Prince’ Billy & Friends Bird Song
3
The National Morning Dew
4
Marijuana Deathsquads Truckin’
5
Cass McCombs, Joe Russo & Friends Dark Star
6
Nightfall of Diamonds Nightfall of Diamonds
7
Tim Hecker Transitive Refraction Axis for John Oswald
8
Lucinda Williams & Friends Going Down The Road Feelin' Bad
9
Tunde Adebimpe, Lee Ranaldo & Friends Playing in the Band
10
Local Natives Stella Blue
11
Tal National Eyes of the World
12
Bela Fleck Help on the Way
Disco 4
1
Orchestra Baobab Franklin’s Tower
2
Luluc with Xylouris White Till the Morning Comes
3
The Walkmen Ripple
4
Richard Reed Parry with Caroline Shaw and Little Scream (featuring Garth Hudson) Brokedown Palace
5
Real Estate Here Comes Sunshine
6
Unknown Mortal Orchestra Shakedown Street
7
Hiss Golden Messenger Brown-Eyed Women
8
This Is the Kit Jack-A-Roe
9
Daniel Rossen and Christopher Bear High Time
10
The Lone Bellow & Friends Dire Wolf
11
Winston Marshall, Kodiak Blue and Shura Althea
12
Orchestra Baobab Clementine Jam
Disco 5
1
Stephen Malkmus and the Jicks China Cat Sunflower -> I Know You Rider
2
Bill Callahan Easy Wind
3
Ira Kaplan & Friends Wharf Rat
4
The Rileys Estimated Prophet
5
Man Forever, So Percussion and Oneida Drums -> Space
6
Fucked Up Cream Puff War
7
The Flaming Lips Dark Star
8
s t a r g a z e What’s Become of the Baby
9
Vijay Iyer King Solomon’s Marbles
10
Mina Tindle & Friends Rosemary
11
Sam Amidon And We Bid You Goodnight
12
The National with Bob Weir I Know You Rider (live)

"Che cosa cerchiamo ancora, oggi, nella musica che fu tanto amata dalla controcultura degli anni ’70? Il krautrock tedesco e la psichedelia, il progressive, il folk e il free jazz, il minimalismo di Reich e Riley, la musica classica indiana e tanto altro spuntano a volte nel bagaglio dei musicisti che chiamiamo per comodità “indie” – tra le cose che bisogna assolutamente citare, riscoprire, ri-suonare. Evocazione di uno stato di grazia, di uno spazio illuminato dalla fiammella dello Spirito Santo (apparso nei primi anni ’60 sotto forma di droghe psichedeliche), dove si sapevano parlare tutte le lingue del mondo e della musica senza averne studiata nemmeno una. Un’ambizione così babelica che durò pochissimo. Un eden elettrico praticamente irripetibile, perché la vera ambizione era politica prima che estetica: rivoluzionare la musica per rivoluzionare la vita quotidiana e da lì possibilmente il mondo. I gemelli Aaron e Bryce Dessner, noti soprattutto per il loro lavoro con i National, musicisti di formazione colta, neo40enni della scena radical-chic di Brooklyn, curano adesso questo omaggio monumentale ai Grateful Dead. È un ricordo della propria formazione adolescenziale da Deadhead, come si chiamano gli adepti del culto di uno dei gruppi più freak, più americani, più eccentrici della storia del rock. E il risultato di un impegno di ben quattro anni commissionato dall’organizzazione anti-Aids Red Hot: 59 canzoni eseguite con grande dedizione filologica da una lista di interpreti che va da Kurt Vile a Lee Ranaldo, dai Grizzly Bear ai Tv On The Radio, a Stephen Malkmus, con puntate nella musica classica contemporanea (yMusic, stargaze, Richard Reed Parry, Terry Riley), nel jazz creativo (Vijay Iyer), persino nel pop centroafricano (Orchestra Baobab, Tal National), e la necessaria partecipazione di un folto gruppo di figli diretti del genere Americana: cantautori come Bonnie Prince Billy, Cass McComb, Angel Olsen, eccetera.
I Grateful Dead fino alla morte di Jerry Garcia hanno fatto sempre genere a sé. Prima che nel blues o nel jazz, e attraverso gli straordinari testi di Robert Hunter, il centro della loro estetica stava nell’esperienza collettiva e diretta dei loro concerti, al punto che gran parte della loro infinita discografia è fatta di registrazioni live. Scrivevano musica con (e dentro) la vita, negli anni in cui lo stesso concetto veniva variamente esplorato dall’aleatorietà cageana, dalla musica improvvisata, oppure negli scontri con la polizia. Più difficile, magari meno entusiasmante fare oggi il contrario: provare cioè a scrivere un barlume di vita attraverso l’analisi critica, la ricompilazione, l’evocazione di una musica che (al contrario di quel che poteva fare Glenn Gould con le griglie matematiche delle partiture bachiane, per dire) scritta non è, la cui cellula generatrice è piuttosto politica e collettiva.
Dunque: perché un omaggio agli anni ’70? Perché ai Grateful Dead? Dice una battuta che Jerry Garcia è stato lo Steve Jobs buono. Evocando quell’antica esperienza di autogestione libertaria, la scena “indie” del giro newyorkese qui rappresentata a tutti i livelli – una scena colta, metropolitana, eclettica per lunga tradizione – sembra rileggere in controluce il dirompente effetto che la Rete in questi anni ha avuto sulla musica e sulle altre dinamiche socioculturali, e provare a ripensare al da farsi. Si tratta di riconoscere tensioni e fratture prodotte dallo smantellamento del mercato discografico tradizionale, con la creazione di comunità e nicchie virtuali al posto dei generi, il ritorno ai concerti, alle performance, lo sconfinamento negli spazi dell’arte e del teatro. E così l’estremo formalismo, retrò e magari hipster, di chi oggi è capace indifferentemente di usare i codici della musica contemporanea accanto a quelli del rock classico americano, si scontra a ogni angolo con i fantasmi di una perduta comunità indie-head. Con la ricerca di qualcuno che ti ascolti davvero, che abbia voglia di parlare la tua stessa lingua." Voto 3/5

Recensione di Alberto Piccinini

Questo prodotto lo trovi anche in:
Note legali