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Oscar Wilde

Editore: Mondadori
Collana: Oscar classici
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
Pagine: 208 p.
  • EAN: 9788804518983
Usato su Libraccio.it € 4,86

Recensioni dei clienti

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    AEG

    24/11/2012 15.56.46

    Bellissimo; profondo e puro come l'uomo/artista che l'ha scritto.

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    Manuel

    29/06/2011 08.51.10

    Come avrei potuto, leggendo il De Profundis, conservare la mia abitudine di trascrivere le frasi e i concetti che più mi colpiscono in un libro? Sarebbe stato impossibile, perché ogni pagina, ogni frase, ogni parola di questo testo epistolare sono sature di senso, passione e valore. In altri termini, avrei dovuto trascrivere l'intero volume. L'anima di Wilde è stata giocata ai dadi nella terribile partita d'odio combattuta tra l'amato Lord Douglas e il rispettivo padre. Wilde era l'uomo di paglia tra i due avversari, un'arma per l'attacco o per la difesa. A Douglas capitò di perdere, condannando così l'anima del suo diletto. Ma è lo stesso Wilde a fornire una chiave di lettura tanto profonda quanto semplice, per comprendere questa sua amara esperienza. Riferendosi a Douglas, egli scrive: "Se si da a un bimbo un giocattolo troppo bello per la sua piccola mente, troppo bello per i suoi occhi desti solo a metà, lui rompe il giocattolo, se è prepotente, o lo lascia cadere, se è apatico, e se ne va a cercare i compagni. Così è stato con te. Dopo esserti impadronito della mia anima non sapevi cosa farne. Non potevi saperlo. Era una cosa troppo stupenda per appartenerti. Avresti dovuto lasciarla cadere di mano e tornare dai tuoi amici, ai loro giochi. Ma, disgraziatamente, eri prepotente, e così l'hai fatta a pezzi. Questo, in definitiva, è l'unico segreto di tutto quanto è accaduto." Così immenso e intimo da non lasciare respiro. Un così inestimabile nutrimento di vedute che innalza e amplia la percezione dell'evanescente e tangibile realtà. De Profundis è il cammino per cogliere il significato del Dolore, la sua bellezza.

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    Biagio Mastrangelo

    07/09/2010 10.42.53

    Letto in spiaggia. Ero solo con Wilde e ho provato una profonda rabbia: possibile che non sia riuscito a ribellarsi a quell'amore a senzo unico che lo ha portato alla distruzione? Testo terribilmente bello.

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    Ale

    27/11/2008 21.11.10

    Per quanti come me amano Wilde,questo libro non può mancare.Diverso da ogni altra sua opera,dal De Profundis emerge la vera essenza,l'anima dello scrittore.Un grande uomo e un grande genio.

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    Estelgard

    23/10/2008 18.52.53

    Questa splendida lettera di Wilde al suo amante bosie, scritta dal poeta quando si trovava in carcere, mi ha commosso e riempito di tristezza. Ma mi ha anche aiutato a comprendere meglio uno dei miei autori pèreferiti e il suo rapporto altalenante con il suo giovane amante ribelle. Le parole di Wilde appaiono struggenti e cariche di una grande malinconia, senza tuttavia perdere parte del lirismo che contraddistingue le precedenti opere; l'intento pare quello di una autoconfessione-assoluzione dell'anima, che permette al principe dei dandies di perdonare anche Bosie e i detrattori che lo hanno abbandonato ad un triste destino. Wilde ci appare disilluso e fiaccato nel corpo e nei sentimenti, consapevole che una volta uscito dal carcere lo attende una vita di povertà causata dal tracollo economico, subito in seguito alla causa persa contro il padre del suo giovane amante. Certi passaggi sono davvero di altissimo livello e le riflessioni alle quali giunge Wilde, indagano i grandi misteri dell'essere umano, studiati anche dai grandi filosofi del passato. "...è necessario , come diceva l'oracolo greco, conoscere se stessi. E' la prima conquista per arrivare alla conoscenza. Ma riconoscere che l'anima di un uomo è inconoscibile è la conquista ultima della Saggezza. Il mistero finale siamo noi stessi."

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    Roberta

    31/07/2008 13.45.36

    Assolutamente ineccepibile!

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    A. di Biase

    31/05/2008 12.03.49

    Questo libro racconta la storia di tre uomini: un protagonista e due giovani. Robert Ross fu probabilmente il ‘primo uomo’ di Oscar Wilde e rappresenta - senza che la storia finora scritta sul grande scrittore irlandese ne abbia riconosciuto il pieno ruolo ed i meriti - quella figura di allievo, di autentico intellettuale schivo e fedele al maestro, di ‘prosecutore’ secondo i canoni della scuola classica tanto cara al nostro, che Wilde avrebbe voluto vedere attorno a sé e che, non trovando evidentemente soggetti degni, si forzò di proiettare sull’immagine quanto meno ambigua di Lord Alfred ‘Bosie’ Douglas – il quale doveva essere un bel ragazzo, sebbene non particolarmente fotogenico. “De Profundis” è la lettera che Wilde scrisse in carcere al ‘suo uomo’, giovane, dominante ed assolutamente ribelle nei confronti della propria figura paterna il quale, esacerbato dall’odio – più volte gli verrà ricordato nell’epistola – lo aveva portato ad una denuncia ‘boomerang’ contro il Marchese di Queensberry; una denuncia ed un processo che avrebbero alla fine portato Wilde – l’uomo che si era sempre sforzato di vivere all’altezza delle sue belle porcellane cinesi -, verso una condanna a due anni di lavori forzati. Dalla galera l’autore de “L’anima dell’uomo” uscirà distrutto ed economicamente ‘fallito’, con l’intera sua biblioteca messa all’asta per pochi soldi, assieme a tutto il resto. L’epistola si legge tutta d’un fiato, esattamente come – ben si capisce – è stata scritta; il volume va però letto per intero – compresa l’introduzione -, se si vuole comprendere pienamente il ruolo umanamente ed intellettualmente delicato svolto da ‘Robbie’ Ross sia nella cura e nella trasmissione ai posteri di “De profundis” – rimasta censurata fino al 1960 nella sua versione integrale – sia probabilmente nella ‘oculata‘ divulgazione dell’intera opera del Wilde, oggi giustamente riconosciuto come uno degli autori più significativi della letteratura inglese.

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    Manuel

    16/02/2007 20.50.49

    Un capolavoro... il vero Wilde, finalmente, tutto intero; leggere questo libro è leggere l'anima di un uomo che ha lasciato un segno troppo grande nella letteratura di tutti i tempi. Ecco che si volatilizza l'edonista, l'esteta e il dandy per lasciare spazio a un'umanità struggente.

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    Matteo

    27/11/2004 15.59.39

    E'difficile considerarlo un "libro" e se uno ci si pone aspettandosi questo rimarrà molto deluso e annoiato,e' un documento intimo,e il fatto che abbia un titolo non e' a mio avviso una scelta azzeccata;è semplicemente una lettera dal carcere a Bosie,bellissima,di una grande anima,destinata agli amanti di questo autore.Un consiglio,leggetela dopo aver letto molto Wilde,e' un epilogo per conoscerlo ancora piu' a fondo,si potesse avere questa possibilità con tutti gli autori.

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    Luca

    10/02/2004 18.08.05

    Cosa dire del mio autore preferito: uno sfogo in quella che è la lettera più lunga mai scritta(oltre 5000 parole). Wilde lo fà con un orgoglio fuori dall'umano rimproverando il suo caro "amico" Alfred. Un autore senza confini. Leggere le altre sue opere per rendersi conto. Un genio a mio parere.

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    max

    07/01/2004 13.29.51

    Sublime e devastante cronologia di un amore tragico,l'amore che unisce il genio al terreno e del quale si sporca.Tagliente e spietato.Lirico.

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