Delitto e castigo - Fëdor Dostoevskij - copertina

Delitto e castigo

Fëdor Dostoevskij

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Curatore: C. Di Paola
Editore: Marsilio
Anno edizione: 1999
Formato: Tascabile
In commercio dal: 6 maggio 1999
Pagine: XX-544 p.
  • EAN: 9788831772921
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"E' il rendiconto psicologico di un delitto. Un giovane, che è stato espulso dall'Università e vive in condizioni di estrema indigenza, suggestionato, per leggerezza e instabilità di concezioni, da alcune strane idee non concrete che sono nell'aria, si è improvvisamente risolto a uscire dalla brutta situazione. Ha deciso di uccidere una vecchia che presta denaro a usura..." (Dostoevskij).
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    Ivano

    01/09/2009 13:56:04

    Sicuramente un grande romanzo e un grande autore. Marmeladov e Svidigrailov sono i personaggi che più mi hanno affascinato, peccato che la lora presenza non sia così intensa. Ad ogni modo, ho trovato il romanzo inutilmente lungo e, di conseguenza, un po' noioso. Forse la letteratura Russa non fa per me.

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    marta

    07/02/2007 19:27:01

    le capacità del genio umano di Dostojevski possono arrivare ovunque,"DELITTO E CASTIGO"ne è la prova.Semplicemente fantastico.Uno scontro con la etica sociale unco,imperdibile

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    Alessandro Vittorini

    29/08/2006 19:12:47

    Avvincente, ardito, struggente; questo romanzo costringe il lettore ad una sorta di pesca a strascico nelle più remote regioni della propria anima. Il piano ordito, con superiore convinzione, da Raskòlnikov spaventa e suggestiona poichè svela, in ultima istanza, la nostra più intima natura, bestiale e metafisica al contempo, ossessionata dal voler imprimere, per mezzo di un gesto radicale, un segno che riesca a sottrarla dalla sua caduta nel nulla.

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    luisa

    31/03/2006 12:41:41

    Dissacrante,a volte imbarazzante,la capacità dell'autore di scavare nei recessi dell'animo umano.Nel descrivere i tormenti mentali di raskolnikov,Dostoevskij spoglia l'uomo delle sovrastrutture imposte dal"vivere civile"facendo affiorare le perversioni,i pensieri più"cattivi",taciuti e soppressi in nome della convivenza civile(il diritto ad uccidere per affermarsi nella vita o il fastidio,a tratti l'odio,per i familiari:la madre e la sorella).Mi sono sentita messa a nudo.Nella storia di raskolnikov ho letto me stessa;la me stessa più segreta ma che non è riuscita a sfuggire all'analisi spietata,e allo stesso tempo delicata,dell'autore.La ricerca affannosa di un dovere morale interno all'uomo,e non imposto dalla legge, permea molti monologhi del protagonista.difatto è il risveglio della legge morale interna(alle maniera kantiana)a fare da protagonista alle ultime righe del romanzo ottenendo la rivincita finale.Ma è proprio questa catarsi che non mi permette di apprezzare totalmente il libro.Mi è sembrato quasi un togliere veridicità ai meccanismi dell'animo umano fino ad allora così intensamente vivisezionato e un liquidare tutte quelle problematiche risolvendole nell'adesione salvifica alla religione e nel conforto dell'amore di sonja.Ma quest'ultima è un'opinione che rientra strettamente nel mio gusto personale che predilige la figura del peccatore,del disperato senza possibilità di riscatto.Per questo il mio pesonaggio preferito è svidrigalov,per quanto anche lui,sebbene con un mezzo meno nobile dell'ammisione di colpa di raskolnikov,trova una sorta di redenzione nel suicidio.Un libro sull'uomo,per l'uomo,che però purtroppo s'arroga il vanto di salvare l'uomo.Da leggere per chi cerca domande esistenziali e vuole sentirsi messo in discussione nell'intimo di se stesso per poi recuperare,dopo800pagine, una risposta confortante e "moralmente corretta" e acquietarsi la coscienza.Io preferisco fermarmi al tormento delle domande,almeno per ora.

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    King_Lizard05

    18/03/2006 18:49:24

    Dostoevskij ancora una volta mostra la sua enorme abilita nell'evidenziare tutti i risvolti psicologici che si celano nei meandri della psiche umana oltre che nella coscienza di ogni uomo. Il romanzo è un autentico capolavoro, un ritratto preciso dell'aria che si respirava nella Russia del 1800,in particolare San Pietroburgo. Per quanto molti lo ritengano pesante, il romanzo ha suscitato in me un forte interesse per la varietà di temi trattati: miseria e degradazione tipici in questo contesto storico(vedi Marmeladov,la tisica e lo stesso raskolnikov)il tema della prostituzione(con Sonia, e anche la bambina salvata da Raskolnikov nel parco), L'avvio verso la società moderna(vedi Luzin, che argomenta riflessioni sugli aspetti positivi del capitalismo),e poi il tema dell'uomo superiore sul quale Raskolnikov ha scritto sul suo articolo(tema che sembra ricollegarsi strettamente al superuomo di Nietzsche). Insomma da leggere assolutamente...

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    Maria

    08/03/2006 19:37:00

    Raskolnikov è una persona viva ed intensa e l'omicidio che commette simboleggia la sua ribellione contro l'ingiustizia e la miseria che abbruttisce gli animi.La sua disobbedienza è un gesto estremo che chiede libertà. Lui vive il tormento della consapevolezza e l'angoscia che solo chi è capace amare riesce a provare. L'inquetudine di Rodija per le strade di Pietroburgo vibra insieme alla coraggio semplice del cuore Sonja. Ho trovato in questo libro una rara e meravigliosa purezza di sentimento.

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    Alessandro

    25/02/2006 19:10:03

    Delitto e Castigo è, nel suo livido realismo, un buonissimo affresco sociale e spirituale. Al di fuori della vicenda di Raskòlnikov, la sua grandezza secondo me risiede nella riproduzione di una Pietroburgo in fermento, ambigua a volte, ostile e spietata nei confronti del diverso, ignorante e colta, bigotta e innovatrice, in grado di ubriacarti con la sua vitalità e di irritarti con la sua indifferenza, la sua diffidenza o la sua morbosa e sfacciata curiosità. La storia può apparire a tratti artificiosa nello sviluppo della trama, ma la limpidezza delle sensazioni dell'omicida Rodiòn e dei personaggi complementari e la fresca (anche se spesso estremamente impura) vivacità dell'ambiente in cui essi si muovono, annientano qualsiasi difetto.

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    erottek

    08/02/2006 17:30:57

    Ho visto la riduzione teatrale del duo Glauco Mauri e Roberto Strumia. Per quanto bravi il romanzo è tutt'altra cosa, ma io preferisco I Fratelli Karamazov. Delitto e castigo è bello se pensiamo al clima che si respirava in quell'epoca subito dopo l'abolizione della servitù della gleba, e poi il movimento nichilista e l'idealismo di Schiller. La frase che più mi ha colpito: <<Ma è ben vero che l'uomo armonico praticamente non esiste>>.

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    Michele F.

    03/02/2006 19:49:41

    Semplicemente un capolavoro per intensità e descrizione delle situazioni. Assolutamente coinvongente da leggere con estrema passione ed attenzione. Un vero capolavoro.

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    francesco (firenze)

    22/12/2005 11:54:11

    Niente da dire! Dostoevskij rimane uno tra i più grandi scrittori della storia. E Delitto e Castigo è una prova tangibile...

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    Maria

    07/11/2005 12:37:45

    Indubbiamente, un capolavoro.Non si capisce, però, se Dostoevskij arrivi o meno a giustificare Raskolnokov

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    Francesca

    08/10/2005 12:05:24

    Delitto e castigo è una prova:è talmente intenso che quando arrivi alla fine hai percorso tutto il travaglio della redenzione del protagonista.

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    ROSSELLA

    10/09/2005 12:48:36

    è meraviglioso..il mio libro preferito!toccante,spaventoso,ricco e struggente..nonostante le 860 pagine l'ho letto in pochi giorni!LEGGETELO SEMBRA UN FILM GIALLO!!!!

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    marco

    16/05/2005 23:04:50

    Ho scoperto da poco il sito, ma il libro l'ho letto un pò di tempo fa...dico solo il capolavoro dei capolavori...nulla da aggiungere

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  • Fëdor Dostoevskij Cover

    Figlio di un medico, un aristocratico decaduto stravagante e dispotico, crebbe in un ambiente devoto e autoritario. Nel 1837 gli morì la madre, da tempo malata, e D. venne iscritto alla scuola del genio militare di Pietroburgo, istituto che frequentò controvoglia, essendo i suoi interessi già risolutamente indirizzati verso la letteratura (risalgono a quegli anni le sue prime letture importanti: Schiller, Balzac, Hugo, Hoffmann). Diplomatosi nel 1843, rinunciò alla carriera che il titolo gli apriva e, lottando con l’indigenza e con i disagi di una salute cagionevole, cominciò a scrivere: il suo primo libro, il romanzo Povera gente (1846), che ebbe gli elogi di critici come Belinskij e Nekrasov, rivela già l’attenzione pietosa di D. per... Approfondisci
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