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Antonietta Dell'Arte

Editore: Passigli
Collana: Passigli poesia
Anno edizione: 2013
Pagine: 106 p. , Brossura
  • EAN: 9788836814107

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    alessandra paganardi

    24/04/2014 14.21.13

    Come la fiaba e il sogno, la poesia di Antonietta Dell'Arte - per definizione stessa dell'autrice - è "prismatica": similmente allo spettro della luce, essa trasforma le emozioni in una sintesi superiore, che non è più la stessa del quotidiano. La poesia di Dell'Arte segue una logica a sé, può essere letta a più piani e in un ordine diverso da quello seriale. L'abbiamo già visto nelle sue opere precedenti, in particolare nel bellissimo "poème ininterrompu" dedicato al padre, dove ogni parte sta a sè (quasi fosse un piccolo poema autonomo) ma nello stesso tempo è un tassello del caleidoscopico insieme: come un sogno, come una fiaba, essa può essere invertita, ripresa, aggregata, secondo la logica subliminale dell'inconscio (che il poeta crea e il lettore rimette in gioco con la fruizione). E la poesia, come le altre produzioni "immaginali" (secondo la terminologia di Hillman) è nella sua essenza desiderio: aspirazione di un ricongiungimento fra verità e bellezza, fra mondo interiore e mondo esteriore. Il desiderio, a differenza del bisogno, non "mangia" il proprio oggetto, non lo distrugge: nel dichiarare il proprio scacco preserva la tensione, continua a sublimarla. Così la fiaba prosegue la propria filiazione nell'inconscio di adulti e bambini, senza mancare - l'ha acutamente osservato il grande studioso Bruno Bettelheim - di accedere al lato oscuro della vita, all'angoscia. Senza questa specie di doppio canale fra positivo e negativo, fra sogno e incubo, la poesia è descrizione oleografica della realtà e la fiaba è mera storiella edificante. Ma quando scandagliano l'interiorità umana in tutta la sua profondità,fiaba e poesia costituiscono la forma d'invenzione forse più vicina al "libero gioco" dell'immaginazione, come Kant definisce l'arte intera. Esse sono, direbbe Tommaso Ceva, un immenso "sogno in presenza della ragione". La scrittura di Antonietta Dell'Arte induce a sognare, ma senza mai farci dimenticare l'estrema serietà del reale. Alessandra Paganardi

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    Ciro Caramiello

    27/01/2014 07.35.07

    Ancora una volta la Dell'Arte mantiene fede alla sua ferrea volontà semiotica, naturale prodotto di un multiculturalismo che trascende la geografia (siciliana di nascita dunque araba, milanese di adozione) per abbarbicarsi ad un'anamnesi dell'anima cosciente basata sulla sensazione contingente come limite asintotico del ricordo. Artista poliedrica (sono suoi alcuni murales del centro storico di Diamante, CS), la Dell'Arte non delude il lettore attento all'espansione incantata dell'animo umano in un mondo in evoluzione continua ed inarrestabile.

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    donatella mansueto

    23/01/2014 19.26.07

    conosco la poetica di Antonietta Dell'Arte e ne sono sempre colpita ma qui c'è qualcosa di particolare, una piccola rivoluzione in questo bel libro di "poesia-in fiaba" l'autrice si mette alla finestra e guarda lo scorrere delle storie intanto che esse prendono vita: ed ecco "l'innocenza e la bugie" ("l'innocenza non conosceva le bugie in abito da sera...."), "la vita e la morte" ("la vita che aveva trascurato la morte..."), "la guerra e la pace" ("la guerra volle incontrare la pace..."), diventano tutti personaggi di storie fantastiche a volte di Beckettiana memoria a volte quasi comiche, sempre ironiche di quell'ironia un po' malinconica che accompagna tutta la poetica dellartiana. alla fine la fiaba dice: "se l'uomo non desidera più finisce". assolutamente da leggere.

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