Di guerra e di noi - Marcello Domini - copertina

Di guerra e di noi

Marcello Domini

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Editore: Marsilio
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 5 marzo 2020
Pagine: 672 p., Brossura
  • EAN: 9788829705153

nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana - Di ambientazione storica

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Di guerra e di noi

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Gaia la libraia

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Raccontando gli anni del fascismo con un'epopea dove le storie dei personaggi dialogano magistralmente con la grande Storia, Marcello Dòmini segue le peripezie di due fratelli lungo ventotto anni, e segue, senza mai perderle di vista, le vite di tutti coloro che gli si muovono intorno. Il grande romanzo popolare di uno scrittore al suo esordio.

«Gli fu improvvisamente chiaro cosa significava essere il maggiore: sarebbe stato lui a doversi prendere cura del fratello per il resto della vita, perché erano uniti da qualcosa che non si poteva spiegare ma che c'entrava col papà e la mamma, con l'amore, la famiglia, con tutti quelli che erano venuti prima di loro e tutti quelli che erano venuti prima di loro e tutti quelli che sarebbero seguiti poi.»

«Di guerra e di noi» è la storia di due fratelli e copre l'arco di due guerre mondiali, correndo a perdifiato dal 1917 al 1945; comincia nelle campagne intorno a Bologna, e da lì non si sposta. Quando il marito non torna dalla Prima guerra mondiale, la madre dei due, ormai sola, è costretta a separarli. Il più grande, di nome Ricciotti, va a studiare in collegio a Bologna. Il più piccolo, Candido, rimane al mulino. Il collegio di Ricciotti è una scuola da ricchi, e la vita di Candido al mulino è una vita da poveri. Finiti gli anni avventurosi e duri del collegio, Ricciotti sarà segnalato per andare a lavorare nella neonata sede del Fascio di combattimento bolognese, dove incontrerà Leandro Arpinati, che diventerà suo mentore e amico. Candido resterà invece a lavorare nelle campagne frequentando sempre più quegli uomini e quelle donne che, col passare degli anni, andranno a formare le bande partigiane. Ricciotti però non è fascista, e Candido, d'altra parte, non è più di tanto interessato alla politica. Pensano entrambi a mandare avanti la famiglia, a proteggere la madre e i braccianti, pensano a correre dietro alle ragazze – donne avvolte di colori, nonostante partecipino e soffrano la guerra quanto gli uomini –, pensano a innamorarsi e poi sposarsi, e soprattutto a comportarsi bene quando molti intorno a loro, a causa della guerra, si comportano male. Come per Oskar Schindler, tuttavia, la grande occasione per trasformare la loro azienda agricola in un progetto onesto ma più ambizioso sarà proprio la guerra. Raccontando gli anni del fascismo con un'epopea dove le storie dei personaggi – mai del tutto innocenti, mai del tutto colpevoli – dialogano magistralmente con la grande Storia, Marcello Dòmini segue le peripezie dei due fratelli Chiusoli lungo ventotto anni, e segue, senza mai perderle di vista, le vite di tutti coloro che gli si muovono intorno – compagni di scuola, segretarie, squadristi, mogli, crocerossine, staffette partigiane... –, e lo fa rovesciando situazioni, svelando fondi segreti (dei muri e dei personaggi), collegando incontro a incontro, fatto a fatto, con una voce profonda, potente e in fondo scanzonata, perché è sempre la giovinezza a partire per la guerra. Il grande romanzo popolare di uno scrittore al suo esordio.

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    Barbazuk

    27/03/2020 08:11:37

    Bello,bello,bello! Un po' perchè mi sembrava di essere tornata in braccio al mio nonno(classe 1887) che mi raccontava gli avvenimenti narrati nel libro da lui vissuti in prima persona e un po' perchè ,con leggerezza , vengono descritti i periodi storici che a scuola non si faceva mai in tempo ad analizzare compiutamente. Una bella prima prova d'autore.

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    luciano

    14/03/2020 21:00:08

    Romanzo storico magistralmente scritto dal Prof. Domini. Riferimenti storici reali e documentati. Impianto narrativo fluente e impreziosito dallo slang bolognese. A mio avviso la trama si sviluppa attraverso il rapporto tra Ricciotti e Leandro Arpinati, la figura più emblematica di un'intera epoca. Alla fine, ciò che resta, è l'eterno dilemma tra l'ideale tradito e la cruda realtà, la verità è dei vincitori, per gli sconfitti nessuna pietà. Complimenti all'autore.

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    Manu2020

    14/03/2020 20:54:16

    Romanzo in cui fantasia e storia si intrecciano sapientemente. La prosa non eccede , l'autore non vuole strafare ed il risultato è quello di mostrarci un equilibrio quasi perfetto. Sono emiliana e , a tratti, mi è parso di cogliere quella sagace ironia tipica dei nostri "vecc" , unita alla caratteristica capacità affabulatoria dell'oralità quotidiana.

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    nicoletta

    09/03/2020 11:23:33

    Mi é piaciuto moltissimo, scritto bene, scorrevole nonostante l'argomento, che è non sempre facile da trattare.

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    Erika Vecchietti

    09/03/2020 07:05:37

    Romanzo molto interessante, che si inserisce in quel filone "bellico" che in Italia ha dato eccellenti risultati. Molto equilibrato il punto di vista e il giudizio sottotraccia, terreno molto sdrucciolevole ancora dopo quasi ottant'anni. Da bolognese, ho apprezzato molto sia i riferimenti a personaggi "iconici" della nostra Resistenza ("Mimma" in primis), sia le parentesi descrittive sulla città (che mi hanno ricordato i brani sulla Barcellona di Montalbán o la Atene di Markarīs). La scelta del linguaggio, con frequenti inserti dialettali (in corsivo, talvolta con scioglimenti in nota e glossario finale), è mimetica del punto di vista del narratore. Pur essendo ardita la lunghezza di alcuni brani interamente in dialetto, Dòmini non arriva al plurilinguismo (alla Camilleri) o all'impasto linguistico (alla Fenoglio, per restare in tema resistenziale): l'uso del dialetto non è spinto a cercare di sperimentare una nuova lingua, rimane piuttosto una nota di colore e di ambiente, molto credibile comunque anche in questa forma.

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    Ril

    05/03/2020 03:48:39

    A Castenaso, nella campagna bolognese, la vita segue il ritmo dettato dai cicli della natura e dalla coltivazione dei campi. Le stagioni si alternano con ciò che di buono e di sano sanno ancora offrire. Siamo nel 1917 e in tutta Europa imperversa il primo conflitto mondiale. Molti uomini, quelli sani e non troppo vecchi, sono stati richiamati alle armi, per servire la patria e una causa più grande di loro. Molti non torneranno più a casa, lasciando vedove molte moglie e orfani molti figli. Un tenente del Regio Esercito ha appena comunicato alla trentenne Rosa Chiusoli che il suo povero marito, Gaetano, è morto sui monti del Trentino sotto il tiro di un fucile di un cecchino dell’esercito rivale. Le sue spoglie mortali saranno rimpatriate a guerra finita e riceveranno degna sepoltura nel cimitero del paese. Da un giorno all’altro, dunque, i destini di casa sono cambiati per Rosa, la nuova capofamiglia e per i suoi due figlioli, Ricciotti (detto Ciotti) e Candido, il più piccolo. Il mulino è gestito dai Chiusoli da ben tre generazioni e Gaetano, prima di partire, ha dato istruzioni ai suoi numerosi famigliari perché non si perdesse una consolidata e antica tradizione. A partire dalla nonna avrebbero rispettato le sue volontà. Con trepidazione e molta speranza in Dio avrebbero atteso il suo ritorno. Un giorno sarebbe stata pace e l’attività nell’aia e nei campi sarebbe ritornata quella di un tempo. Dalla semina, dalla crescita e dalla raccolta del grano avrebbero ottenuto quelle farine ottime per farne pane e pasta. In un racconto che ha l’accento e le tinte in bianco e nero dei racconti polverosi “alla Don Camillo e Peppone” di Guareschi, Rosa diventerà capofamiglia, Ciotti finirà in collegio a Bologna, il nonno continuerà a raccontare il suo passato impassibile davanti al camino. E Don Paolo continuerà a celebrare messa insieme a chierichetti riottosi, a fare catechismo ai più piccoli e ad accompagnare i morti al cimitero.

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    Bartek

    04/03/2020 19:43:35

    Un libro meraviglioso. Da leggere assolutamente!

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    nadia

    03/03/2020 12:07:16

    “Di guerra e di noi” è la storia di due fratelli e copre l’arco di due guerre mondiali. Marcello Domini segue le vite dei due fratelli lungo ventotto anni e, segue, senza mai perderle di vista, le vite dei personaggi che intorno ai fratelli ed al mulino si muovono e, lo fa rovesciando situazioni, svelando fondi segreti. Inizi a leggerlo senza troppe speranze, ma dopo le prime pagine non ti scolli più. Parlare di guerra e delle sue conseguenze oggi si deve più che mai. Affrontare i temi delle separazioni, della povertà, dei doveri e delle grandi scelte. Due fratelli, due strade apparentemente diverse: un libro che racconta quel mondo, quel tempo attraverso gli occhi di giovani che non sanno neppure loro bene a cosa vanno incontro. Un susseguirsi di dialoghi ed eventi che fa luce sugli anni più duri della storia italiana.

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    Gaia

    03/03/2020 00:52:49

    Marcello Dòmini, mischiando sapientemente il dialetto parlato nella campagna bolognese all’ italiano, ci trasporta nel 1917 nella vita di una famiglia di umili origini sconvolta da un evento che, più della guerra, spariglia le carte e ridisegna i contorni dell’esistenza di ogni personaggio. I destini di due fratelli Ricciotti e Candido cambiano improvvisamente prendendo corsi inaspettati. La penna di Dòmini affronta con ironia delicata una storia di formazione che conquista il lettore.

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    Gruppo di Lettori in Anteprima

    02/03/2020 11:51:47

    Ho appena finito di leggere le prime due pagine, e già me ne sto innamorando. Non tanto per il fatto che sia una saga familiare (che comunque, per quanto mi riguarda, è un punto a suo favore), o perché ci sono tante microstorie che si intrecciano tra loro (altro punto a favore), ma perché in quanto di Bologna, mi rendo conto che la storia dei protagonisti potrebbe essere quella dei miei nonni. Candido e Ricciotti infatti sono due fratelli, bambini durante la prima guerra mondiale, che in seguito alla morte del padre crescono separati. Uno in collegio tra i figli della buona società, l’altro a casa, tra contadini e braccianti. Il punto originale del romanzo, e il motivo che me lo fa desiderare così tanto, è che le vicende sono ambientate nelle campagne del bolognese, e il linguaggio usato da Domini mischia l’italiano e il dialetto bolognese nei dialoghi (con traduzioni per le parti meno comprensibili). Tutto questo i incuriosisce tantissimo, e non posso che ringraziare Domini per aver scritto un qualcosa che ancora non avevo mai trovato nella letteratura contemporanea.

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    Gruppo di Lettori in Anteprima

    02/03/2020 11:50:46

    Il romanzo apre con una precisa collocazione temporale; è il settembre del 1917 e ci troviamo nelle campagne bolognesi dove una famiglia, privata dell'uomo di casa, che come tanti altri è stato costretto a recarsi al fronte, è costretta a barcamenarsi per mandare avanti l'attività del mulino. E sarà proprio questa la scenografia che si staglia sul fondo di questa storia, non limitandosi però a mera presenza fisica; difatti il paesaggio entra fin dentro le radici della narrazione influenzando in modo diretto i personaggi, soprattutto i due protagonisti, i fratelli Ricciotti e Candido. I giochi tra la paglia, le arrampicate sugli alberi e i dispetti alle galline saranno i passatempi dei ragazzi fino al giorno in cui un altro soldato proveniente dal fronte porta la peggiore delle notizie: il padre è diventato un eroe, è morto al fronte. Tutto cambia adesso per i due fratelli che si trovano costretti ad essere divisi. La madre prende in extremis questa decisione affidando ad un collegio uno dei due ragazzi, che sono oramai orfani di guerra. Ricciotti decide di sacrificarsi al posto del fratello minore; fa fede a quella promessa fatta a sé stesso in chiesa, durante il funerale del padre, di prendersi cura del fratello. E così come il grano, coltivato e amato dalla sua famiglia, adesso Ricciotti deve incarnare le tre caratteristiche di quel grano, essere resistente, malleabile, ma soprattutto forte. È difatti la forza a cambiare la destinazione d'uso della farina che, così come le persone, solo all'apparenza sembrano tutte uguali; questo uno degli insegnamenti più cari lasciatigli dal padre. Sullo sfondo di una guerra e intrecciata al paesaggio prima campestre e poi cittadino l'autore racconta, tra italiano e dialetto, le vicende di questi due fratelli e di quanto un legame di sangue “e le cose che ci nuotan dentro” siano indissolubilmente uniti attraverso legami invisibili simile al glutine.

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    02/03/2020 11:47:58

    La lettura dei primi capitoli mostra una scrittura chiara, con parti in dialetto gustose e comprensibili, per nulla pesanti. La storia si apre con la tragedia della guerra che, nel settembre 1917, bussa alla porta di una famiglia contadina della campagna bolognese, con tutto il suo carico di dolore e commozione. La narrazione risulta efficace, e l'autore è molto bravo nel descrivere di pari passo le reazioni degli adulti e quelle dei due bambini di casa, di cui è ben tratteggiato il "mondo" infantile, coi quotidiani giochi, scherzi e piccoli conflitti tra fratelli, insieme al forte affetto che li unisce. Di lì a poco la guerra ne determina la separazione, ed è forte la curiosità di seguire le vicende familiari dei protagonisti.

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    02/03/2020 11:45:20

    Questo romanzo tocca particolarmente le corde di chi ha avuto parenti che hanno preso parte alla guerra, come soldato o come semplice cittadino, e che hanno avuto modo di raccontare le vicende che hanno vissuto. La dedica dell'autore al proprio nonno è emblematica; le vicende narrate in questo spezzone, inoltre, rimandano ad un evento storico vissuto nella quotidianità, nelle dinamiche familiari e personali. Sono molto incuriosito dal prosieguo del romanzo.

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    02/03/2020 11:44:45

    Fin dall’incipit, il romanzo di Marcello Domini, si distingue per il suo passo scandito dalla descrizione di ciò che succede intorno, la natura che si accavalla, gli eventi che fremono, fino a farlo diventare un passo marziale (i segni della guerra e del tempo, della storia con la S maiuscola, sono evidenti fin dalle prime pagine). È come se l’intorno fosse al servizio della vicenda narrata: il cielo, le vigne cariche d’uva, il calesse, il canneto, alimentano un’atmosfera che si fa carica, che precede ma anche imbastisce la storia: la stessa carica lirica della lingua, si serve della natura (“Fu quando si volse che vide le lacrime sulle guance della madre: erano diventate di un bel colore rosso che sembrava quello dei melograni”). Ed è proprio, quello della lingua, uno degli aspetti su cui soffermarsi, nel suo utilizzare termini della parlata popolare, nonché di espressioni o frasi riportate in dialetto. Giuseppe R.

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    02/03/2020 11:44:14

    L'incipit, senza perdersi in parole inutili, introduce con efficace immediatezza nell'ambiente rurale da cui partono i primi passi dell'intera vicenda. Un ambiente rurale in cui sono avvertibili alcuni degli effetti di una guerra in atto. I vari personaggi, che via via appaiono sulla scena, vengono da subito caratterizzati con dei tratti così validamente realistici che si animano immediatamente di vita propria e si inseriscono con autorevole naturalezza nello svolgersi dei fatti. La storia, che inizia con una tragedia nell'ancor più grande tragedia della guerra, investe bambini e adulti con imparziale asprezza, anche se i protagonisti più piccoli, con il filtro dell'ingenuità giovanile, riescono a stemperare almeno un po' gli aspetti più duri della realtà. Togliendo agli avvenimenti che occorrono un po' della loro crudezza. È un raccontare che prende sin dall'inizio in modo assolutamente coinvolgente, che scorre con scioltezza e leggerezza, in un'architettura, comunque, ricca di particolari e di interessanti descrizioni ambientali. Un romanzo, insomma, che cattura ed invita ad una lettura senza soluzione di continuità. Ugo

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    02/03/2020 11:42:58

    Una scrittura scorrevole e accattivante che conduce il lettore dentro le vite di due fratelli, Candido e Ricciotti, a partire dalla notizia della morte del padre durante la prima guerra mondiale. La storia ha inizio quando i due sono ancora dei bambini spensierati che vivono nella campagna vicino a Bologna, il lettore si trova catapultato nella loro realtà, sembra quasi di essere lì accanto a loro e di sentirli parlare grazie ai dialoghi in dialetto bolognese. Quando un libro stimola l’immaginazione del lettore fino al punto di farlo sentire dentro la storia sin dalle prime pagine non può non essere un bel libro.

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    02/03/2020 11:42:19

    Una famiglia patriarcale bolognese del secolo scorso, due fratelli tra le due grandi guerre divisi dagli eventi e riuniti dagli affetti, un mondo in trasformazione dalla civiltà agreste a quella industriale, una trama di piccole vicende personali dentro i grandi eventi della storia italiana. Consigliato: a chi apprezza vizi, doti e dialetto della “Dotta”, a chi vuol riscoprire tradizioni e mentalità di un tempo per ritrovarle nel dna del presente. Angelo B.

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    02/03/2020 11:41:33

    Ma che bellissima sorpresa si è rivelato questo libro! Al di là della trama genialmente costruita, uno scorrere del tempo lungo una vita dei protagonisti, ho davvero apprezzato lo stile, la capacità di rappresentare il dolore sempe con una sorta di ironia, sdrammatizzare, deriderlo, e in più il lessico, meravigliosi i dialoghi in dialetto emiliano, tra l'altro comprensibilissimi anche per chi come me emiliano non è, gioiosi, mi hanno fatto apprezzare ancora di più questa lettura. Questo libro è una carezza sull'anima, una speranza, e tanta voglia di credere ancora. Da un evento tragico, triste, la vita va avanti e... lascio a voi la scoperta. Cinque stelle. Consigliatissimo! Luca M.

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    02/03/2020 11:39:27

    Sono rimasto piacevolmente incuriosito dalle prime pagine di questo romanzo. Ho amato come l’autore abbia introdotto l’ambiente rurale della bassa Padana, l’uso del dialetto romagnolo che conferisce ancor più veridicità alla narrazione (oltre che a riportare la realtà contadina nella sua genuinità) ed il suo stile leggero pur nella narrazione dell’evento tragico che darà il via al romanzo. Stiamo parlando tra l’altro di un romanzo storico, e fa strano considerare il fatto che gli eventi narrati sono calati in un’epoca che noi sentiamo ancora a noi vicina, ma che si può dire ormai che son eventi di più di cento anni fa… fa strano eppure è così: son passati più di cento anni da quel 1917, anno in cui gli uomini erano impegnati nella guerra di trincea, quella che poi sarebbe stata definita la Grande Guerra. È l’alba del mondo moderno, fatta di educazione somministrata a scappellotti e di rarissime Fiat che sfrecciavano su strade di terra battuta suscitando lo sgomento di chi le vedeva sfrecciare. Immagino che la storia seguirà il destino dei due fratelli, Ricciotti che si è immolato per il fratellino andando di sua volontà in collegio e Candido che continuerà a vivere la realtà contadina. I due fratelli cresceranno in maniera diversa, mi pare di capire: sarà quindi la loro differenza di cultura che porterà un qualche scontro con l’approssimarsi del secondo imminente conflitto mondiale? Fatto sta che non potete lasciarmi a lungo cristallizzato dall’altro lato della scrivania della preside del collegio senza che né lei né Ricciotti né la nonna abbiano detto una sola parola: è un fatto assolutamente immorale! Voglio sapere il seguito! Giuseppe

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    02/03/2020 11:38:22

    La narrazione ci catapulta in un'altra Italia, un'epoca diversa in una prospettiva senza filtri: gli occhi di un bambino e il suo modo di rapportarsi con le cose e le situazioni.I dialoghi in dialetto contribuiscono a rendere con fedeli e autentici i personaggi nella loro semplicità. Narrazione storica quindi e epopea famigliare che assorbe e trascina il lettore. Fiorella C.

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