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Andrea De Carlo

Editore: Bompiani
Collana: Tascabili
Edizione: 4
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
Pagine: 509 p. , Brossura
  • EAN: 9788845260841


"Uno il senso dovrebbe darlo o toglierlo dentro di sé invece di aspettarsi che qualcosa gli succeda per osmosi da un'immersione in una situazione estrema"

Il bel romanzo di De Carlo è la storia di una adolescenza, che in un certo senso non finisce mai. La storia di una generazione che cerca l'assoluto, la coerenza, la verità, attraverso l'incoerenza, gli smarrimenti, i tentativi di omologazione, i tentativi di entrare nel mondo "adulto" delle convenienze e del benessere.

Un'amicizia lega i tre personaggi del romanzo, Marco, Misia e Livio, il narratore. Più forte dell'amore, più forte delle passioni, del denaro e del successo. Un'amicizia, nonostante tutto... Nonostante le apparenti distanze, i silenzi, i tradimenti. Un primo incontro, Livio prende le difese di Misia, la salva dalle avances eccessive di un giovane "bruto". Un gesto impulsivo che segnerà la vita di tutti e due. Le lunghe, inconcludenti conversazioni adolescenziali con Marco, l'unico vero amico di Livio, il sogno di un film, unico progetto "concreto" che i due riescono a elaborare, una laurea in storia che verrà velocemente dimenticata come del tutto ininfluente nell'economia della vita del protagonista: questo è il quadro in cui iniziano a comporsi i tasselli del racconto.

Il film, grande progetto di Marco, sarà l'evento che unirà i tre, in un indissolubile vincolo. Infatti i due matrimoni di Misia, quello di Livio, le ragazze che si alternano nel letto di Marco, non avranno mai il carattere di un legame definitivo, l'amicizia tra i tre sì.

Misia è forse quella che negli anni attraversa il numero maggiore di esperienze, dolorose o apparentemente serene. Quando però la gabbia le si stringe intorno, sia questa una gabbia dorata o di morte, come quella della droga, è sempre capace di improvvise impennate, fughe o voli che però le ridanno ossigeno, la rendono di nuovo capace di straordinaria diversità. E proprio così la definisce Livio, diversa, senza saperle dire perché e in che cosa, quando ricca e borghese, la ritrova dopo anni di separazione. Il romanzo si caratterizza proprio da questi momenti di incontro, a distanza di anni, dei tre. Nasce un figlio, Misia lo ha da Marco, lui non lo sa neppure, perché la sua nascita avviene in uno degli innumerevoli momenti di latitanza della ragazza. Ma i figli che intanto nascono, due a Livio e un altro ancora a Misia, non cambiano l'irrequietezza, la voglia di coerenza di questi ragazzi che non vogliono davvero vendere la loro anima.

Il successo professionale (come regista Marco, come pittore Livio) è solo prova dell'autenticità di una vocazione, come correttamente aveva intuito Misia, ma vero successo, in questa società, vuol dire anche corrompersi, accettare compromessi: i due a volte ne sono tentati, ma la loro natura più profonda si ribella e allora c'è la rottura, lo strappo, la fuga.

Il libro si conclude, in modo quasi circolare, con un ricongiungimento finale: hanno tutti e tre lasciato alle spalle l'ipotesi di una vita "normale", tutti e tre forse possono ricominciare insieme un altro tratto di strada, tutti e tre sono ormai definitivamente legati da questa straordinaria amicizia.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Uno
Misia Mistrani l'ho conosciuta il 12 febbraio del 1978. Al mattino mi ero laureato in storia antica, con una tesi sulla Quarta Crociata che aveva provocato una quasi-rissa con la commissione per come mi era venuta polemica e coinvolta, dopo di che ero stato liquidato con 110 senza lode, anche se avevo lavorato un anno e scritto duecentocinquanta pagine abbastanza appassionate e documentate. Il presidente mi aveva detto nella sua voce monocroma "La Storia è prospettiva. Non si può parlare di eventi di sette secoli fa come se fossero successi l'altro ieri e lei ci fosse stato in mezzo. Le mancano totalmente il distacco e l'equilibrio, la capacità di una valutazione a mente fredda". Non aveva torto, su questo: mi sembrava che non mi bastassero le scorte di indignazione e di rabbia e di paura e di parzialità per tornare indietro nel tempo, altro che distacco.
Anche il mio migliore amico Marco Traversi solo poche settimane prima aveva avuto una discussione furiosa per la sua tesi su Cristoforo Colombo e la distruzione delle Americhe, ma invece di retrocedere sotto l'onda di stizza della commissione aveva finito per mandare al diavolo tutti, rinunciare a laurearsi. Mi intristiva essere stato molto meno fermo di lui al momento buono, avere preferito portarmi a casa il diploma come un bravo ragazzo un po' ingenuo e impulsivo, fare contente mia madre e mia nonna invece di difendere a oltranza quello che pensavo. Così la sera della laurea non avevo telefonato a Marco come avrei voluto, e per non restare a casa a deprimermi ero andato da solo in un posto che adesso è diventato un finto pub inglese ma allora era una finta cantina sudamericana piena di fumo e musica e calore e umidità corporea che si condensava sui soffitti bassi e gocciolava sopra le teste delle persone che parlavano e bevevano e ballavano sul pavimento di cemento grezzo. Ero vicino a un gruppetto di tipi secchi e freddi che conoscevo appena, bevevo birra con le spalle al muro nel ritmo ripetitivo della musica salsa che quasi sfondava gli altoparlanti di cattiva qualità, e avevo visto arrivare questa incredibile ragazza bionda con un gruppo di amici che andavano a sedersi a un tavolo ancora mezzo libero, in una sovrapposizione di gesti e sguardi.
Non c'erano molte possibilità di non notarla, anche nella densità estrema dell'aria e nel rumore grattato e martellato ai timpani: aveva quest'aria luminosa, questa naturalezza leggera, questo profilo teso e intelligente quando si girava verso qualcuno dei suoi amici per ascoltare o dire qualcosa o sorridere in un modo così non-affatturato da farmi quasi male al cuore. La sua luce speciale sembrava trasmettersi come un fenomeno elettrico alle persone che le stavano intorno, attraversava lo spazio pieno di gente fino a me che la guardavo a occhiate intermittenti dalla parete opposta; e c'erano altri sguardi nella ressa confusa, non facevano che accentuare il mio senso di mancanza e bisogno, consapevolezza

Recensioni dei clienti

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    Claudio S.

    05/04/2016 14.40.07

    Milano. Parigi, Londra, Buenos Aires, Amsterdam (forse). Livio, Marco e Misia si rincorrono, si lasciano, si cercano, si odiano, si amano. Uno fa il pittore, l'altro il regista e la terza attrice/restauratrice. Un po' di droga, molto alcool, ci viene - e bisogna dargli merito - risparmiato il sesso. Una scrittura avvolgente, attrattiva, seducente. De Carlo non penso sia al suo meglio.

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    romeo

    06/02/2016 11.52.32

    La storia è paradossale....Alcuni momenti vien voglia di buttare il libro....Poi, invece, lo riprendi e non lo lasci più...Misia non esiste nella realtà della vita di relazione ma se esistesse entrerebbe nelle reazioni chimiche del metabolismo...Misia sarebbe la vita....

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    Robmonti

    18/08/2015 14.02.10

    "affannarsi ad inseguire dati di fatto in trasformazione continua e pretendere di riportarli indietro alla loro origine per dare adesso delle risposte che avresti dovuto dare allora"?.talvolta nei libri trovo delle sensazioni legate al mio vissuto che non riuscirei ad esprimere se non le trovassi stampate lì di fronte a me; nei libri che ho letto di DeCarlo questa sensazione l'ho avuta più volte ed anche in questa occasione è stato piacevole condividere i momenti liberi di 10 giorni con Livio, Marco e Misia. L'autore scava le personalità, i sentimenti, il pensiero dei personaggi in modo molto articolato e profondo, talvolta si potrebbe dire ossessivo; il tutto condito da una scrittura virtuosa che in altri libri rendeva la trama quasi superflua ; qui anche la trama ha una sua presenza seppur non fondamentale; insomma mi è piaciuto molto anche questo romanza di DeCarlo così come i precedenti.

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    Stefania

    22/05/2015 10.26.37

    Dei tanti libri di De Carlo che ho letto questo è sicuramente quello che mi è piaciuto di meno.... ripetitivo fino all'inverosimile.... inutilmente lungo..... questi tre personaggi che dovrebbero essere forti e "alternativi" si rivelano inconcludenti, trasportati dalle cose e dalle persone, senza un vero carattere, senza mai prendere una decisione. L'introspezione di Livio che all'inizio è interessante alla fine diventa monotona, sfociando nell'autocommiserazione.... ti viene voglia di dirgli "E datti una mossa!!!!!!!!!!!!"

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    Danilo

    21/12/2009 15.33.31

    Ho scelto di leggere "Di noi tre" dopo "Due di due": che differenza! "Di noi tre" è più che noioso. Verboso e prolisso fino a indurre il malcapitato lettore a vedere qualsiasi cosa in tv pur di sottrarsi al martirio. I due protagonisti maschili, se fossero veramente vissuti nel periodo descritto, sarebbero stati dei marziani. Misia, invece, sarebbe stata sicuramente un'affezionata cliente di qualche comunità per tossico dipendenti. I nostri, non si sa come, riescono a fare qualsiasi cosa senza una lira e a resistere a ogni droga. Meno male che il libro me l'hanno prestato...

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    armando

    30/11/2009 13.03.30

    bel libro. lo leggo dopo aver letto due di due e tecniche di seduzione. sono tre libri che consiglio. de carlo ha il pregio della scorrevolezza, ma sono libri intelligenti e pieni di vita. non ho trovato autocompiacimento né eccessiva ambizione. mi dicono che gli altri non sono allo stello livello: forse non li leggerò per evitare delusioni.

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    OskarSchell

    05/05/2009 15.20.02

    Credo che sia proprio questa capacità di De Carlo di descrivere con accuratezza i tratti psicologici dei suoi personaggi uno dei suoi punti di forza in qualità di scrittore. Personalmente lo amo molto, come questo romanzo, che ho preferito addirittura a "Due di Due".

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    Marco Negri

    15/04/2009 10.59.35

    Inizialmente l'ho trovato un po' pesante, a tratti noioso. De Carlo ama raccontare minuziosamente ogni riflessione, pensiero e ragionamento legato a ogni singola azione del suo protagonista. A volte esagera. La mancanza di riferimenti temporali, inoltre, accentua l'impressione che i personaggi non crescano mai, nonostante il passaggio degli anni. Sembrano inchiodati, incapaci di maturare. Ma nonostante tutto la storia è molto carina e, sopratutto superata la prima metà del racconto, la lettura diventa piacevole e interessante, capace di stimolare riflessioni.

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