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Di padre in figlio. Le carte inedite sul caso Consip e il familismo renziano

Marco Lillo

Editore: PaperFIRST
Anno edizione: 2017
Pagine: 302 p., Brossura
  • EAN: 9788899784041

35° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Politica e governo - Corruzione politica

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    Cinzia Cavallo

    05/06/2017 10.44.31

    Nel saggio si racconta di una prassi politica trasmessa di padre in figlio e ricostruita su fatti indagati con scrupolosa precisione da un giornalista investigativo competente come M. Lillo. Un’eredità pesante, spesso giocata sul filo della legalità, avvia un racconto avvincente in cui i lettori potranno ricostruire il corredo di tatticismi, di elusioni, di verità avvelenate che compone il manuale del politico arrembante. L’indagine Consip è in grado di destabilizzare un potere ordito con trame sotterranee e funzionale a tenere assieme una cerchia ristretta di sodali. Il cedimento di una parte può scardinare l’intero sistema di relazioni. M. Lillo non si limita ai fatti, ma propone varie letture utili ad interpretarli. Ogni scelta di percorso conferma la macchinosità di un pensiero politico utilizzato spesso per occultare la verità e difendere l’interesse personale. La telefonata intercorsa tra padre e figlio è un esempio tipico di come menti abituate a giocare su vari fronti possano tentare di manipolare i fatti. M. Lillo entra anche nella dialettica vivace tra Grillo e l’ex premier e dimostra come, anche qui, sia scomparsa l’attenzione al senso profondo delle istituzioni e l’etica pubblica, quale serie di valori fondati sulla legge, sia stata sostituita da una dubbia morale privata. È la conferma che il problema cardine dell’Italia sia il familismo diffuso in grado di cancellare “la differenza tra legge e morale, tra etica e diritto”. Questa caduta di valori civili crea una morale parallela che utilizza mezzi discutibili come raccomandazioni, clientelismi, traffico d’influenze e dilata il senso di liceità fino ad includere azioni che in altri contesti geografici sarebbero stigmatizzate come riprovevoli. Senza limiti etici il gioco politico perpetua le disuguaglianze, imponendo amici fidati nei posti di potere, con nessun riguardo al merito e alle competenze. In quest’orgia di interessi privati, il bene di una comunità di cittadini non riesce ad affermarsi.

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