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Miguel de Cervantes

Curatore: M. C. Ruta
Editore: Marsilio
Anno edizione: 1993
Pagine: 224 p.
  • EAN: 9788831756501

scheda di Blarzino, A., L'Indice 1994, n.10

Come riuscire a raccontare tutta una vita nel breve volgere di una notte? La cosa non è semplice, specie se si tratta di elencare e riassumere non solo i singoli episodi succedutisi nel corso dell'esistenza (e saranno sempre molti) ma anche di dare un senso a posteriori ai fatti narrati, cercandolo tra le pieghe della storia e della società. Si deve essere dei narratori di talento, in grado di catturare e mantenere l'attenzione di chi ascolta; bisogna saper cucire tra loro gli elementi del racconto in modo da rigenerare il disegno unitario che fa da sfondo a qualsiasi parabola esistenziale, e in più, visto che il tempo stringe, bisogna saper scegliere e dosare bene le possibili digressioni. Ma non tutto è sempre e solo merito del narratore. Anche chi ascolta deve fare bene la sua parte facilitando il compito di chi narra con interventi e appunti, mirati a chiarire sempre meglio le cause e gli effetti della storia, oppure commentando qualche avvenimento per trarne, interagendo con chi racconta, motivo di ulteriori (non oziose) considerazioni. È quanto riesce benissimo ai due cani Berganza e Scipione (il narratore e l'uditore protagonisti del "Coloquio de los perros") che, magicamente dotati della facoltà di parola e fedeli al patto stipulato sul limite di tempo, dialogano come esseri umani nel cortile di un ospedale di Valladolid. Il racconto (una delle dodici "Novelas ejemplares" pubblicate da Cervantes nel 1613) ripercorre le tappe della vita picaresca di Berganza (cane bastardo) e offre all'autore l'occasione di gettare uno sguardo "dal basso" sulla realtà spagnola dell'epoca: il punto di vista scelto lo obbliga a confrontarsi con le ipocrisie, le miserie, le nefandezze, le ingiustizie che affliggono senza esclusione tutti gli strati della società. Ma dalla novella "El colloquio de los perros" emerge un'altra vocazione, oltre a quella moralizzante: la cura del piano stilistico, già così estrema lungo tutta l'opera cervantina, si iscrive nel testo al livello dei contenuti e raggiunge in questo caso la piena fusione con la fabula. Come si accennava poc'anzi, la voce di Scipione funge da controllo di quella del narratore e lo richiama puntualmente all'osservazione degli accorgimenti atti a rendere piacevole il suo racconto. Per bocca di Scipione, Cervantes svela al lettore i meccanismi stessi del narrare. Parte dall'oralità ma vi sono esplicite (e preziosissime) indicazioni anche riguardo alla scrittura. L'attenzione allo specifico letterario trova un'altra conferma nella non banale struttura a incastro in cui "El coloquio" si inserisce. Incastonata in un'altra, "El casamiento engañoso", sotto forma di fedele trascrizione di un evento inattendibile, la novella è caratterizzata da un complesso sistema di voci, distanze e mimetismi autore-opera che non di rado è stato oggetto di studio in qualità di modello del genere. Nella nuova veste editoriale (nuova traduzione corredata di note e presenza di testo a fronte) è senz'altro possibile apprezzarne meglio la ricchezza tematica e formale.