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Andrej Longo

Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2007
Pagine: 144 p. , Brossura
  • EAN: 9788845922275
È un momento felice, non per la vita di Napoli, ma per la narrativa che vi fiorisce. Dopo il successo clamoroso e certo dovuto a motivi in gran parte extraletterari di Gomorra di Roberto Saviano, molti narratori soprattutto giovani si cimentano nel raccontare la loro città. Penso al bel romanzo di Valeria Parrella, Lo spazio bianco, dove la dimensione pubblica sta sullo sfondo ma se ne sente il peso nelle angosce e nelle disgrazie che funestano la vita dei singoli.
Andrej Longo si inserisce in questa corrente con una raccolta di racconti esemplari. Dieci come i comandamenti, i racconti colgono situazioni di vita che formano un quadro agghiacciante della Napoli d'oggi: da angolazioni tutte diverse disegnano una mappa del dolore, della violenza, delle assurde condizioni in cui una metropoli vive al limite dell'intollerabile.
L'autore usa una lingua affascinante quasi tutta costituita dal parlato e dal dialetto. Una lingua vivacissima, di grande naturalezza e gusto letterario e di notevole intensità espressiva. Si direbbe che Longo non sbaglia nulla, i suoi brevi racconti hanno una levigatezza e un nitore da scrittore maturo.
Sono scene veloci, ricche di dettagli, che raccontano fatti a volte atroci in una maniera calma, quasi ovattata, come a sottintendere che quei fatti non sono eccezionali ma normale amministrazione. L'eleganza di questi racconti ha perfino qualcosa di eccessivo, di imbarazzante, perché si potrebbe scambiare per indifferenza morale, dato che rappresenta il male e la crudeltà con uno stile plastico, con parole messe tutte al posto giusto. E invece lo stile oggettivo, "alto" per non dire prezioso, del libro gli dà potenza e capacità rappresentativa, fa sì che i fatti parlino da soli senza bisogno di commenti e di giudizi. Bastano poche pennellate a disegnare un quadro, uno stato d'animo, le strettoie e le costrizioni, le servitù, che adulti e bambini vivono in una società dove vigono regole spietate. E dove le cosiddette istituzioni non solo contano poco, ma sembra proprio che non esistano.
Chi ha letto Gomorra sa inquadrare i fatti raccontati da Longo all'interno di quell'ordinamento sociale, che è il vero cardine della società campana, che nella regione viene chiamato il "Sistema", definizione ormai assurta a categoria sociologica. In questa società, tutto, lavoro, vita familiare, sesso, divertimento, perfino i pensieri della gente, è comandato da una volontà criminale che ha un controllo totale del territorio e alla quale nulla sembra opporsi.
C'è un ragazzo di appena tredici anni che fa morire la madre malata terminale perché nella sua disgraziata famiglia è l'unico che ha il coraggio, coraggio che gli nasce dalla pietà, di compiere questo gesto estremo. C'è un padre che fa di tutto perché il proprio figlio non diventi da grande un killer come lui. C'è una ragazza giovanissima, rimasta incinta di un padre che abusa di lei, che vediamo mentre va ad abortire da una mammana. C'è un uomo tornato nella città dopo un periodo passato in Afghanistan che decide di andarsene via per sempre. perché ha visto dei cambiamenti a cui non vuole assuefarsi. Nell'ultimo racconto, il più terribile, troviamo un ragazzo che, per riparare a uno sgarro commesso per sbaglio, è costretto a diventare un killer, e per dimostrare di essere affidabile deve uccidere un amico.
Come funziona il Sistema per la bassa manovalanza lo dice nel primo brano un ragazzo, che ha in carcere il padre che lavora per il boss del quartiere. Il ragazzo non vuole fare la fine del padre, ma non ci riuscirà. Una sera in discoteca con la fidanzata riesce a liberarsi di altri ragazzi che hanno messo gli occhi su di lei solo perché lo protegge il boss. Il quale è rispettato "perché una manera o l'altra si abbuscano qualcosa per mezzo suo. Chi a spacciare, chi a nascondere la roba e chi le armi, chi a vendere il falsificato". E i politici? "Sono anche peggio quelli (…) non gliene fotte niente. Niente. Per loro siamo la monnezza del mondo. Questo siamo, monnezza". Parole profetiche, per un libro uscito nell'ottobre 2007, poco prima che esplodesse il disastro dei rifiuti. Leandro Piantini

Recensioni dei clienti

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    Makkuro

    11/10/2011 16.40.10

    Dieci piccoli capolavori che colpiscono dritto allo stomaco. E che impongono una riflessione sulla vita "altra" delle povertà italiane. Bene.

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    Massimo F.

    01/05/2010 16.53.37

    Non sono un appassionato di raccolte di racconti, ma questo libro di Longo mi ha catturato per la passionale inquietudine che riesce a trasmettere. L’unicità del progetto è molto chiara ed emerge bene dal filo conduttore delle dieci storie: tutti i personaggi “nati sotto un accento sbagliato” (Pino Daniele), le cui vicende potrebbero essere quadri di un unico romanzo, ma che l’autore propone come dieci pugni secchi che arrivano diretti al cuore e al cervello del lettore. Alcuni racconti sono straordinari per intensità e realismo, ma tutti si presentano senza fronzoli, dotati di un’asciuttezza da noir francese di quelli tosti. Da leggere.

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    Enrico Remmert

    25/03/2009 20.51.25

    Lanzetta, Ferrandino, De Silva, De Luca, la Parrella, Saviano, Carrino, Petrella, Salvia, Formisano, Longo, tutti straordinariamente uguali e tutti straordinariamente diversi. Napule, mille colori/Napule, mille paure.

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    Lorenzo Battino

    05/03/2009 11.51.59

    Un pugno nello stomaco, uno dei libri più belli che ho letto negli ultimi anni! Mentre sugli scaffali si ammucchiano un sacco di patinate porcherie... e le perle si devono scovare col lanternino

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    mari

    03/09/2008 12.12.10

    Vedo con piacere che molti lettori sono d'accordo con me: Andrej Longo, e non solo in questo libro, scrive per stereotipi di grande prevedibilità. Non c'è mai una scintilla che ti sorprende! No, dalla prima all'ultima pagina tutto scorre sui binari, i personaggi sono esattamente come te li aspetti (il boss, lo scugnizzo, la troietta, il travestito, il tossico...) e fanno esattamente quello che ti aspetti. La scrittura è pulita e scorrevole ma davvero niente di straordinario. C'è proprio da chiedersi come mai la critica lo osanni tanto.

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    paola

    07/07/2008 13.31.50

    Spreiamo che lo leggano un po' di Prof della superiori e che lo consiglino ai loro studenti. Perfetto romanzo di formazione di rara bellezza

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    kaloss

    30/06/2008 17.45.37

    Il libro, recente vincitore del premio Vittorini 2008, è di assoluto impatto emotivo. Longo utilizza una lingua molto vicina a quella delle periferie partenopee. Sembra di guardare un film, tanto le espressioni utilizzate dai protagonisti dei 10 episodi sono reali ed asciutte. Non ci troviamo di fronte ad una replica di Gomorra, ma il testo ci lascia ancora più sbalorditi, tratteggiando con estrema semplicità espressiva quello che sappiamo capita nelle nostre città, ma che tante volte ci ostiniamo a non vedere o prendere in considerazione. Sicuramente un libro da leggere.

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    Luigi

    06/06/2008 14.38.11

    Dieci, come i pugni allo stomaco che l'autore riesce ad assestare in maniera magistrale alle nostre coscienze con uno stile narrativo asciutto ed essenziale. I dialoghi riescono a trasmettere tutta la drammaticità di situazioni che avvengono in ambienti troppo vicini ai nostri, conducendoci quantomeno a riflettere. Assolutamente da leggere.

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    Rita Atzori

    03/05/2008 07.42.42

    Dieci racconti. Dieci piccoli capolavori. Comprensibilissimo anche per una sarda come me.

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    Sandro Florenzo

    13/03/2008 23.07.45

    Sono ischitano come Longo e quello che racconta in "dieci" potrebbero essere benissimo storie vere. Appartengono a quella teppa di 80/100 mila napoletani che non sono del mondo civile. Sono maleducati e strafottenti, prepotenti e malavitosi, incivile e pericolosi. Sono il cancro della città. Se consideriamo Napoli come un essere vivente ci accorgeremmo che le cellule tumorali di quel cancro sono diffuse dappertutto e in concentrazioni diverse a secondo delle classi sociali e dei quartieri. Ogni organo ne è più o meno coinvolto: il fegato, i polmoni, la provincia , la regione, il comune, il cuore, i reni, le forze dell'ordine, i magistrati, gli avvocati, i commercialisti, la pelle, gli occhi, i commercianti, gli ospedali, i medici, i tassisti, gli industriali.Chi non vule ammalarsi deve partire allontanarsi dal male. L'istruzione, il benessere, lo scambio con altre realtà, l'aiuto di uno stato responsabile ne sono il paliativo. Quando Napoli ha questi elementi sta meglio, quando manca sta male. Se ci fosse un "cancrometro" potremmo misurare il livello ad ogni napoletano ed eticchettarlo e sarebbe divertente sapere persona per persona a che punto di marcio è. ( Chissà i valori di Bassolino a quanto stanno ) I libro di Longo racconta questa realtà, quella più marcia, quella che fa notizia ( come quella di Gomorra). Ma il napoletano non è solo questo è anche e sopratutto stile, filosofia, intelligenza, signorilità, passione, cuore, ingenuità, comprensione, rassegnazione, satira, allegria ; Insomma Un grande popolo......malato. Il libro non è un capolavoro

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    michele m.

    20/01/2008 00.09.34

    Anni fa Peppe Lanzetta scriveva le stesse cose con più grinta e maggiore partecipazione emotiva. Poi si è passati dalla poesia a Gomorra. E questi sono i risultati.

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    Flavio Gargico

    16/01/2008 01.33.22

    una copia di Saviano!

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    ant

    30/11/2007 10.42.52

    Dieci storie purtroppo molto vere e molto umane, che dano un quadro di quella che è oggi la vita a Napoli; tutti i personaggi sono caratterizzati da una vitalità prorompente e allo stesso tempo finalizzata al voler a tutti costi lasciare il segno, su tutto emerge(secondo me) il ragazzino che dopo aver rischiato di ammazzare un povero pensionato capisce che forse il vero "forte" è chi perdona

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    Federico

    29/11/2007 00.00.39

    il libro è piacevole, l'idea dei dieci racconti uno per comandamento è bella, ma la scrittura di Longo è sempre uguale a se stessa. Questo libro non si discosta di un cm dall'atmosfera, dal linguaggio e dai temi dei precedenti 2 libri di Longo. La ripetitività, alla fine, sia pure in un libro che scorre via rapido, ridimensiona molto la qualità dell'autore. Aggiungasi che 144 pagg, in carattere enorme come nel caso di specie, diventano al max un 50 pagg, quindi è anche ovvio che si divorino in poco.E' vero che un libro non si valuta a peso, ma 12 euro per poche paginette mi sembra un pò un furto...da leggere, se ve lo prestano.

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    Walter Magnoni

    26/11/2007 16.00.01

    Un libro che si divora! Godile anche da chi non conosce il napoletano e capace di dare uno spaccato di una "fetta" della nostra società. Dieci racconti che prendono spunto dal decalogo. Tutti interessanti, ma ne segnalo alcuni. Il terzo suggerisce una riflessione sul rapporto tra scelte di vita e tempo che passa; il quarto, nella sua drammaticità tocca l'attuale tema dell'eutanasia e il settimo, attraverso la straordinaria figura di un anziano che non abbassa lo sguardo di fronte alla prepotenza, ma che neppure si fa artefice di atteggiamenti arroganti o vendicativi, mostra come sia possibile scalfire la coscienza di un giovane malavitoso, facendo sgretolare tutta la sua sicurezza. L'autore usa grande maestria nel rappresentare situazioni ed evidenziare stati d'animo dei protagosnisti sempre differenti in ogni racconto. Tutti i comandamenti sono trasgrediti, eppure implicitamente l'autore pare dirci che l'uomo ha bisogno di qualche legge, qualche riferimento di senso che diventi speranza per un futuro migliore, come quello che il padre del quinto racconto desidera per suo figlio...

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    luigi

    12/11/2007 19.09.35

    beh, in effetti mi aspettavo qualcosa di più del saccheggio perato dal solito partenopeo (ischitano per la verità) ai danni della cultura che conosciamo. ma godibile, sì.

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    alex

    02/11/2007 14.27.13

    E' un libro molto piacevole; con il limite di poter essere realmente apprezzato solo da un partenopeo per la scrittura dialettale.

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