Dimentica il mio nome

Zerocalcare

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Editore: Bao Publishing
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 16 ottobre 2014
Pagine: 235 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788865432549

nella classifica Bestseller di IBS Libri Fumetti e graphic novels - Storie vere e non-fiction

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Scelto da IBS per la Libreria ideale perché se il fumetto è diventato mainstream un po' il merito è di Zerocalcare, che con questo graphic novel è stato tra i candidati al Premio Strega.

Quando l'ultimo pezzo della sua infanzia se ne va, Zerocalcare scopre cose sulla propria famiglia che non aveva mai neanche lontanamente sospettato. Diviso tra il rassicurante torpore dell'innocenza giovanile e l'incapacità di sfuggire al controllo sempre più opprimente della società, dovrà capire da dove viene veramente, prima di rendersi conto di dove sta andando. A metà tra fatti realmente accaduti e invenzione.
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    Massimiliano

    14/06/2020 09:21:52

    Con ragione è considertato un fumetto indispensabile. Bellissima storia, ricchissima di spunti e riflessioni, spassosissima con citazioni che i 35enni di oggi si ritrovano in pieno. Ho riso tanto, tantissimo, e poi i disegni non trascuriamo i disegni che sono la cifra stilistica di Zero. Bello bello.

  • User Icon

    silvia

    03/06/2020 13:15:04

    È costruttivo, armato solo di modestia, non fa polemica sterile. Guardando gli episodi di “Rebibbia quarantine” ho avuto modo di conoscere la genialità di questo artista, con la sua ironia ha risollevato tante persone disorientate e ridotte all’impotenza, mettendoci di fronte allo specchio, facendoci sentire partecipi di una dimensione collettiva. Poi ho trovato on-line sul suo sito un’infinità di tavole altrettanto notevoli, quel blog è una miniera di capolavori. Anche senza il contributo delle immagini animate, Zerocalcare con i suoi disegni ipnotici crea un ritmo tale da tenerti incollato alla pagina, come quando a dieci anni leggevi fumetti incurante di tutto, le ore diventavano minuti e il mondo intorno sprofondava via. Le storie di quando eravamo piccoli non avevano certo questo spessore, non svelavano impietosamente tanti frammenti di realtà muovendosi disinvolte tra vari registri, né avevano uno stile così sapientemente miscelato. Date le premesse quando è uscita in edicola la ristampa di "Dimentica il mio nome”, avevo delle aspettative esagerate. Invece l’ho trovato un po’ forzato, meno incisivo rispetto alle altre storie lette. Forse i racconti brevi si addicono meglio a un autore così esplosivo e propenso a condensare contenuti, piuttosto che ad articolarli in un insieme organico. Per quanto possano essere dinamici trama e disegni, non è facile integrare i flashback in un racconto per immagini statiche, in alcuni tratti restano scollegati. Come tutti gli autori dotati di sensibilità, Zerocalcare ritrae nevrosi e squallore restituendoceli scomposti, rielaborati fino a quando non sono più in grado di nuocere. Nel caso di "Dimentica il mio nome”, c’è anche il dolore, e distaccarsene per guardarlo in faccia è un’impresa.

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    smucci

    18/05/2020 09:16:17

    Mi sono avvicinato a zerocalcare vedendo i suoi corti in PropagandaLive. Sempre intelligenti, ironici e con una malinconia profonda. Ma mai avrei pensato che l'autore fosse capace di un'opera del genere: a mio avvios siamo davanti ad un capolavoro assoluto. La storia è meravigliosa ed ha una serie di sfumatore che ti ci fanno entrare dentro: c'è la malinconia, l'ironia, la crescita, l'amore per la famiglia e per la nonna in particolare. Semplicemente un libro meraviglioso. Lo consiglio a tutti

  • User Icon

    Delsi

    16/05/2020 04:55:09

    Forse il libro che più mi ha appassionato di Zerocalcare; se dovete provarne uno tra i tanti ormai usciti, partite da qui. Tutto nello stile che mischia ironia, divertimento e riflessione

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    Valeria

    15/05/2020 21:13:28

    Uno Zerocalcare che inizia a essere maturo, suo malgrado: la morte della nonna è il momento che lo costringe a fare i conti con l'essere veramente adulto, con i ricordi e con i segreti della vita della stessa nonna che, sorprendemente, si rivela essere romanzesca. Immancabili i riferimenti pop che hanno reso riconoscibile il suo stile. Per chi ama questo fumettista, o per chi è sempre stato curioso di conoscerlo: Dimentica il mio nome non può deludervi.

  • User Icon

    geniale

    15/05/2020 14:33:44

    graphic novel di spessore adatta a giovani ed adulti molto fedele al tessuto sociale delle periferie romane, divertente e profonda al tempo stesso indaga i sentimenti con ironica arguzia e sobrietà

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    mory

    15/05/2020 13:42:46

    bellissimo libro che non delude le aspettative. parla di libri importanti con leggerezza e forti sentimenti. super consigliato

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    Cinzia

    15/05/2020 09:51:34

    Una storia dolcissima tra diverse epoche, un po' surreale ma che racconta il legame tra un nipote e una nonna con molti segreti. Un libro davvero bello che mi ha anche commossa!

  • User Icon

    Lisa

    14/05/2020 14:05:28

    Prima graphic novel letta di Zerocalcare. "Dimentica il mio nome" attraversa con delicatezza la sensazione di vuoto e dolore a seguito di un lutto, il modo personale di ognuno di noi di elaborare il dolore. Calcare riesce a farti sorridere nonostante i temi profondi che affronta e ti ritrovi così, a fine libro, con la nostalgia che permea i ricordi ed il sorriso di tutte le cose belle che portiamo dentro di noi. Unica pecca che ci ho trovato, ma per semplice mio gusto personale, è stato quel tocco, forse un po' troppo fantasioso che ha preso dopo la prima metà. Questo libro lo associo un po' al lutto che io stavo affrontando in quel periodo ed ha portato un po' di luce in quelle giornate, ma forse migliori di questo sono Kobane Calling e Macerie Prime.

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    RicTom

    13/05/2020 12:43:15

    Zerocalcare, in questo libro che segna il suo ingresso nella fase "adulta" della sua vita fumettistica, ci racconta, in maniera favolosa e intima, la storia della sua famiglia. Il libro a tratti è commovente, nostalgico, ironico, divertente e pop. Un libro a cuore aperto che non può che rapire il lettore.

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    Alessandro

    13/05/2020 06:35:52

    Anche in quest'opera Zericalcare ha dimostrato il suo tatto e la sua sensibilità. Posso solamente ringraziarlo.

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    Pasqualina

    12/05/2020 16:51:10

    Ma quanto è bravo Zerocalcare? Beh, per me è fra i miei preferiti in assoluto e anche se Dimentica il mio nome è stato il primo libro letto di Zerocalcare, di certo non sarà l'ultimo! La storia è molto carina, a metà fra una sorta di autobiografia e un romanzo in salsa anni ottanta. Geniale la figura dell'armadillo, che rende ancora più piacevole e divertente la lettura. Zerocalcare fa riflettere e sorridere, lo consiglio!

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    GGG

    11/05/2020 16:38:59

    Storia di una ricerca delle proprie origini familiari, commovente e comica. Bellissimo, ZeroCalcare è una certezza!

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    Chiara

    11/05/2020 14:26:40

    Uno dei più belli. Adoro Zerocalcare e in questo libro emerge tutta la sua capacità di raccontare momenti cardine della nostra vita quando ci troviamo di fronte ad emozioni che abbiamo difficoltà a gestire. Ecco in questo libro Zerocalcare descrive il passaggio dall'adolescenza a diventare adulti e lo fa come sempre con un tatto e una sagacia unici. Assolutamente da recuperare

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    Lucia

    11/05/2020 13:27:33

    è il mio primo approccio a Zerocalcare. L'ho amato per l'ironia sincera e il sincero sentire di un'esistenza, infatti non sono rare le riflessioni che sfiorano il filosofico e toccano a pieno l'esistenzialismo del XXI secolo.

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    Salvo

    11/05/2020 13:23:48

    Intensissima rielaborazione del lutto per la perdita della nonna, in cui l'autore riflette magistralmente sul diventare adulti oggi.

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    Cla

    11/05/2020 12:54:44

    Una graphic novel che è insieme saga famigliare e racconto di formazione. Sincero, bellissimo. Da (quasi) coetanea dell'autore ho amato particolarmente i continui riferimenti alla cultura pop anni '90. Per tutta la lettura ho condiviso ansie, terrori, frustrazioni. Se alcuni mostri sono personali altri a mio avviso sono caratterizzanti della nostra generazione: millenials (1981 - 1996!) troppo distanti sull'asse cultura da chi ci ha preceduti per capirli davvero e troppo diversi da chi viene dopo di noi. Non me ne voglia Zero ma credo che centri sociali o rinominati atenei, alla fine siamo venuti su tutti con la stessa musica, le stesse scarpe e le stesse domande. Una lettura in bilico tra risa e magone che sono contentissima di aver recuperato

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    sergio

    11/05/2020 12:40:15

    Un racconto di formazione, toccante e divertente. L’ironia di Zerocalcare ha il gusto intelligente dell’auto consapevolezza e i suoi disegni sanno con poche inquadrature rendere tutta la complessità dei rapporti umani. Molto bello.

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    chiara

    11/05/2020 12:30:37

    Un libro veramente bellissimo. Appassionante e scorrevole. Un fumetto da leggere tutto d'un fiato (io l'ho finito in una serata).

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    S_amara

    03/03/2020 17:27:08

    Quinta graphic novel di Zerocalcare dopo "La profezia dell'armadillo", "Ogni maledetto lunedì su due" e "Dodici", bella storia di crescita e scoperta delle proprie radici raccontata in modo magistrale.

Vedi tutte le 48 recensioni cliente
    Cinque libri di successo in neanche quattro anni. Zerocalcare-Stachanov, martire del fumetto, è il sogno di ogni editore. Pare che un giorno abbia trascorso tredici ore ininterrotte ad autografare centinaia di copie del suo ultimo libro, Dimentica il mio nome con quelli che chiama con romanesco understatement "disegnetti". In diverse interviste lo stesso Zerocalcare, all'anagrafe Michele Rech, ha dichiarato che questo folle superlavoro è legato al timore che il successo non possa durare a lungo. E in effetti erano in molti a pensare che la sua vena migliore, quella della Profezia dell'armadillo e di Polpo alla gola (cfr. Indice 2013, n. 1), fosse ormai esaurita. Dodici (Bao, 2013), la storia dell'invasione di zombie nel suo quartiere, a Rebibbia, era essenzialmente un divertente omaggio al cinema di genere e a tanti videogiochi e le collaborazioni con "Wired" e "Internazionale" strappano spesso poco più di un sorriso. Del resto i vari elementi che formano l'ossatura dello stile grafico e narrativo di Zerocalcare sono armi a doppio taglio: il tratto efficace e riconoscibile, mai compiaciuto o decorativo, è perfetto in presenza di una storia valida, ma non sostiene una pagina fiacca – invece l'albero sulla copertina di unastoria di Gipi (cfr. l'intervista sull'"Indice", 2014, n. 1) basterebbe da solo a rendere appetibile quasi qualunque contenuto). Allo stesso modo il giocoso autobiografismo non ombelicale che ha favorito l'identificazione della generazione cresciuta nei tardi anni ottanta, "il basso medioevo della modernità", rischia di torcersi in un inutile e fastidioso gioco di specchi quando, come ad esempio è accaduto più volte nelle tavole per "Wired",lo Zerocalcare disegnato si lamenta vignetta dopo vignetta di non avere nulla da dire sul tema che gli è stato ingiunto dai committenti. E, infine, nei momenti di stanca, anche la strepitosa capacità di sintesi che gli ha permesso di caratterizzare emotivamente e fisicamente i personaggi con continui rimandi a immaginari limitrofi, come la madre disegnata con l'aspetto di lady Cocca del Robin Hood disneyano o la redazione di una rivista di cinema incarnata dalla "luna ciecata di Mélies", quella capacità che è la stessa che gli ha consentito di crearsi una coscienza nevrotica in forma di armadillo, si riduce a un semplice giochetto, una complice strizzata d'occhio al lettore che gli permette di saltare a piè pari gli ostacoli narrativi invece di affrontarli e smontarli pezzo per pezzo. Tutto questo vale però per quelli che Zerocalcare chiama "gli accolli", i lavori su commissione, le paginette un tanto a riga, inevitabili tentazioni di un successo immediato e pericoloso. Il libro no. In Dimentica il mio nome la libertà di una struttura narrativa più ampia restituisce spazio e respiro a vignette e personaggi. Con il suo ultimo lavoro Zerocalcare continua la sua personalissima trilogia arricchita a ogni capitolo da un animaletto totemico capace di fungere da catalizzatore di una pluralità narrativa che rischierebbe altrimenti di disperdersi in mille rivoletti da una tavola o poco più: l'armadillo, il polpo, la volpe. La profezia dell'armadillo, nato grazie al fiuto di Makkox come straordinario e imprevisto successo di un'autoproduzione e ripreso soltanto in un secondo tempo dall'editore Bao, è ancora, come è stato evidenziato ormai da più parti, a metà strada tra i post del blog e un impegno narrativo più fluido e strutturato. Le storie brevi ruotano intorno a una trama comune creando un testo forse ibrido ma perfettamente funzionale e, ciò che più conta, dotato di personalità autonoma all'interno del panorama fumettistico italiano. Polpo alla gola, invece, rientra in pieno nei canoni del graphic novel perdendo, rispetto all'armadillo, un bel pizzico di freschezza, ma garantendo all'insieme una perfetta tenuta che ne fa un esempio riuscito e godibilissimo di coming of age ben sintetizzato dal monito (posto saggiamente dall'editore in quarta di copertina) "Nessuno guarisce dalla propria infanzia". Dimentica il mio nome crea un equilibrio ancora diverso. Inizia con elementi autobiografici molto tradizionali e, anzi, ormai abusati da tempo in letteratura, cinema e fumetto: un'indagine del narratore sulla sua storia familiare dopo la morte della nonna materna, una zia misteriosa di cui nessuno ha mai parlato prima, un nonno scomparso nel bel mezzo della guerra, forse collaborazionista, diversi indizi inquietanti e, per finire, una lacerante rivelazione che trasforma radicalmente credenze e ruoli all'interno della famiglia. Ma da questo modello, peraltro già internamente minato dai continui dettagli comici e surreali disseminati in ogni pagina, Zerocalcare si discosta nettamente nella seconda parte per inglobare degli elementi non realistici che trasformano il graphic novel autobiografico in un autofiction decisamente anomalo in cui il fantastico irrompe improvviso nel quotidiano senza ferirlo o stravolgerlo, come naturale conseguenza di un certo modo di vedere dentro le cose, di percepire e riprodurre il mondo. I personaggi tratti da altri universi visivi e narrativi, che costituiscono una cifra stilistica di Zerocalcare fin dai primi post sul blog, compaiono in massa anche in questo nuovo libro. Oltre alla mamma chioccia abbiamo, tra gli altri, il nonno di Heidi, il re Leonida di 300, la mamma di Bambi e Freddy Krueger, più molte bellissime volpi arancioni splendidamente inattese. Ma sarebbe riduttivo liquidare questi riferimenti come una semplice cascata di citazioni pop in un mondo che ha ormai abbattuto ogni distinzione tra i generi culturali; sono invece una consapevole contaminazione presente nello sguardo prima che nel tessuto narrativo. Zerocalcare disegna sua madre come lady Cocca perché questa è per lui la sintesi più giusta. Tutti i personaggi che provengono direttamente dal bombardamento mediatico piombato sulla testa dei bambini anni ottanta non sono simboli o allegorie: persino le volpi sono proprio volpi, e l'aspetto con cui compaiono sulla pagina è il modo più immediato, chiaro e vero di rappresentarli. Nel riuscire a rendere con pienezza queste sintesi concrete di sensibilità personale e immaginario generazionale, senza semplificazioni arbitrarie e saltando con misura ed equilibrio tra passati e presenti, tra Rebibbia e gli altrove, tra il G8 di Genova e la rivoluzione boscevica, Zerocalcare si rivela uno scrittore o fumettista così sofisticato da poter lavorare con materiali ad alto rischio di banalità traendone, invece, un lavoro capace di stupire e far ridere, forte quasi a ogni pagina. E questo è, a suo modo, un piccolo miracolo. In Dimentica il mio nome, inoltre, Zerocalcare riprende con la stessa grazia l'equilibrio tra dolore e leggerezza che già aveva funzionato nella Profezia dell'armadillo e che gli permette di parlare ancora una volta di morte, paura e sofferenza senza inciampare nella retorica e allo stesso tempo senza svilire l'orrore o ridurlo a un'innocua macchietta come tante. La paura e l'armadillo anche qui possono stare seduti vicini in una sala d'attesa mentre i mostri, tutti veri, siano essi di carne, flebo o pelliccia, aspettano dietro una porta lasciata socchiusa.   Chiara Bongiovanni


Candidato Premio Strega 2015 - Presentato da Daria Bignardi e Igiaba Scego

Vincitore del premio Libro dell'Anno 2014 di Radio3 Fahrenheit


Michele Rech, alla storia Zerocalcare, è uno dei casi editoriali più interessanti degli ultimi anni. Il trentenne romano, schivo e timido, cresciuto tra la Francia, paese d'origine della madre, e Rebibbia, quartiere periferico di Roma, inizia a nutrire una forte passione per i fumetti sin da ragazzino e a quel periodo risalgono le sue prime opere: locandine per concerti e copertine di dischi.
Il suo nome inizia a circolare negli ambienti che contano e nel 2003 arrivano le collaborazioni con testate nazionali. Da lì un percorso tutto in discesa culminato nel 2012 con la pubblicazione di La profezia dell’armadillo, una raccolta di storie brevi.
Una vera svolta questa, che lo fa conoscere al grande pubblico, anche quello non settorializzato dei fumetti. Il libro, che ha ricevuto un notevole riscontro di critiche positive, presto diventerà anche un film diretto da Valerio Mastandrea, suo estimatore.
Dopo il suo libro d’esordio, nel 2012 arriva Un polpo alla gola il primo vero “romanzo” di Zerocalcare: un’opera autobiografica ricca di quei tratti espressivi che avevano decretato il successo dell’autore sul web, come l’inserimento di digressioni sulla cultura pop degli anni Novanta. A distanza di due anni dall’ultima pubblicazione esce Dimentica il mio nome, quinta graphic novel di Zerocalcare, un testo impegnativo che ha visto l’autore scavare a fondo nella sua storia personale. «Tutto quello che ho fatto finora mi è servito per capire esattamente come raccontare questa storia» afferma Zerocalcare, e la storia è uno splendido intreccio tra finzione narrativa e realtà, elaborazione del dolore e di situazioni incomprese durante l’infanzia.
Un piccolo gioiello narrativo, con i consueti “flussi di coscienza” in cui emergono l’armadillo, il suo alter-ego, una sorta di antieroe con cui il protagonista dialoga, e la passione per Rebibbia, quartiere in cui è nato e cresciuto e che ha cercato di rappresentare liberandolo dal pensiero comune di luogo associato soltanto al carcere omonimo.
A differenza delle altre graphic novel, Dimentica il mio nome coinvolge anche altre persone, la madre e la nonna. Presenta quindi un lavoro di recupero dei propri affetti e delle situazioni che lo hanno reso più vulnerabile. Forse per questo il racconto è considerato da molti come una sorta di iniziazione del fumettista all’età adulta. La dichiarazione iniziale di Zerocalcare racchiude tutto ciò che si può dire sulla trama. Si parte da uno spunto autobiografico (la morte della nonna) per confluire nel fantastico con l’introduzione nella realtà di un elemento fantasy: probabilmente uno stratagemma per raccontare la propria famiglia senza rischiare di metterla a nudo.
Il soggetto del lavoro sembra essere la paura, presenza costante lungo tutta la narrazione e tema che percepiamo sin dalla copertina, creata in collaborazione con Gipi. L'autore è raffigurato insieme a sua nonna, appaiono entrambi sovrastati da minacciose ombre che ostacolano il loro percorso. C’è un cambio di rotta in questo nuovo lavoro: la linea è più inquieta e il tratto più fitto e incisivo, per trasmettere probabilmente un maggiore coinvolgimento emotivo.
Con Dimentica il mio nome l’autore aggiunge un ulteriore tassello alla sua crescita personale e professionale. Prende per mano i suoi demoni e le ossessioni per il passato, e cerca di risolvere narrativamente le sue angosce, donandoci un’opera matura e appassionante che lo consacra come uno dei migliori fumettisti del panorama editoriale.

  • Zerocalcare Cover

    Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, è un fumettista italiano. Realizza i suoi primi lavori appena dopo il le scuole superiori realizzando un racconto a fumetti delle giornate del G8 di Genova del 2001. Ha collaborato con il quotidiano «Liberazione» e con le riviste «Carta», «Repubblica XL» e «Internazionale». Del 2011 è il suo primo libro a fumetti, La profezia dell’armadillo, pubblicato prima da Edizioni Graficart e poi da Bao Publishing che continuerà a pubblicare i libri seguenti, come Un polpo alla gola (2012), Ogni maledetto lunedì su due (2013), Dodici (2013), Dimentica il mio nome (2014), L'elenco telefonico degli accolli (2015), Kobane calling (2016), Macerie prime (2016), La... Approfondisci
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