Recensioni Un dio ti guarda

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    ant
    18/02/2018 19:54:57

    Molto particolare questo libro in cui l'autore ci narra di personaggi dello sport , mettendo in risalto sì le gesta che li han resi famosi , ma soprattutto il lato umano e particolare di ognuno di loro. C'è spazio per tante discipline in questo testo si passa dal basket, al pattinaggio, passando per il calcio, il pugilato, la ginnastica etc. Concludo estrapolando un passaggio che mi ha molto colpito e che parla di una surfista australiana dei primi del Novecento, Isabel Letham, pioniera di questo sport, iniziata alla disciplina dall'incontro con il campione di nuoto, nonché surfista e attore hawaiano Duke Kahanamoku "..quando sono morta nel 1995,, a 96 anni, tutti i beachboys di Sidney hanno organizzato una veglia sulla mia spiaggia , e poi sono andati a disperdere le mie ceneri nell'oceano: là dove Duke ha cavalcato quella tavola, quell'onda e me; dove mi ha detto "Che ne dici di tirarti su?"; dove io mi sono tirata su. Là dove sono sempre stata e, ora posso dirlo, dove sarò per sempre.. " Bello

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    01/07/2016 13:16:42

    Il mio voto è una media fra capitoli bellissimi (come ad esempio il primo, sul Numero 12, su Zoff) ed altri non all'altezza. In ogni caso Veronesi scrive bene, è il primo libro che leggo di lui ma non sarà l'ultimo.

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    27/06/2016 14:35:36

    Come sottolineato da più parti, il racconto delle figure sportive e delle loro imprese è quanto di più vicino all'epica si possa trovare nella modernità. Veronesi è un eccellente cantore, anche quando deve confrontarsi con la brevità dell'articolo di giornale. Il calcio occupa molte pagine, un vero tesoro di memorie bianconere che trova il momento di massimo struggimento nel ritrovamento del vecchio almanacco, pietra miliare da cui si misura il tempo di un'esistenza. La perfezione dell'istante che dà senso al tutto si materializza in una cavalcata sulle onde che riempie il primo racconto e subito avvince. Due brevi pagine a testa rendono conto di una generazione di sportivi italiani in cui l'esuberanza rischia di essere presa per arroganza, oscurando la fatica e i sacrifici sottesi ai trionfi. Il tema dell'eccesso del genio, ben distinto dall'atto di volontà del talento, torna più volte, sviscerato nell'intervista a Carmelo Bene e sublimato nella figura di Federer. Le ultime parole sono lasciate a Del Piero, a quel goal davvero epico alla Fiorentina dove la capacità di immaginare l'atto ha superato la concretezza della razionalità (se ci ragioni, cerchi lo stop).

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