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Discorsi parlamentari

Gaetano Mosca

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2003
Pagine: 485 p., Brossura
  • EAN: 9788815095725
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Gaetano Mosca non è stato solo il fondatore della moderna scienza politica, ma ha svolto anche un'intensa attività politica. D'altronde, le sue riflessioni teoriche nascevano in parte da un'osservazione diretta dei modi di funzionamento della vita pubblica italiana. Prima di diventare insegnante universitario fu per oltre un decennio funzionario della camera dei deputati, e consigliere di???di Rudinì. Eletto deputato nel 1909, fu sottosegretario alle colonie durante la guerra con il governo Salandra, e venne nominato senatore nel 1919. In attesa di un'edizione completa delle sue opere, finora gli studiosi avevano a disposizione in edizioni recenti non solo i principali lavori scientifici, ma anche la gran parte degli interventi giornalistici, tuttavia mancava una silloge organica degli interventi parlamentari. Questo nuovo volume colma quindi una lacuna. Curato con molto scrupolo (come gli altri della rinnovata collana dell'Archivio storico del Senato) la raccolta può dirsi davvero completa. Oltre ai discorsi veri e propri essa comprende le interrogazioni svolte oralmente, quelle a risposta scritta e le interpellanze non svolte in assemblea. Suggestiva risulta la ricca appendice di documenti riprodotti in facsimile, con la relativa trascrizione.

Il volume si fa apprezzare anche perché completa il quadro di una personalità che non si può ridurre alla dimensione teorica. Eletto deputato quando era già uno studioso di chiara fama, Mosca non affrontò il nuovo impegno con la sufficienza del professore prestato alla vita pubblica. Divenuto parte di quella classe politica che aveva per primo teorizzato, seppe essere un parlamentare scrupoloso, capace di intervenire con perizia su questioni tecniche, di occuparsi in maniera documentata di argomenti di minore momento, non disdegnando di seguire le minute faccende del collegio. La raccolta comprende alcuni celebri discorsi, come quello del 1925 sulle prerogative del capo del governo, nel quale formulò con chiarezza la sua opposizione al fascismo. Significativi anche i diversi interventi sul problema della legge elettorale svolti in diversi momenti. Com'è noto, Mosca fu un convinto fautore del sistema maggioritario e un critico acuto dei possibili difetti della rappresentanza proporzionale.

Il lettore curioso di inattesi collegamenti con l'oggi potrà leggere con interesse un intervento del 1920 sulla Tripolitania dove Mosca analizza con acume i problemi del nascente panarabismo e sostiene la necessità di integrare le élites locali per un buon funzionamento della amministrazione coloniale. In quella circostanza lo studioso siciliano non mancò di rilevare che "le idee fondamentali dei propagandisti panislamici si possono riassumere così (...) la civiltà europea è in un periodo di decadenza e di dissoluzione morale, per il gretto materialismo che in essa si è infiltrato e la dissolve".

Il saggio introduttivo traccia un profilo esauriente non solo della personalità scientifica, ma anche dell'ethos politico del politologo palermitano. Panebianco ricorda giustamente che Mosca, nonostante il suo approccio realista allo studio dei fatti politici, era un liberale convinto. Una fede liberale che, come negli uomini della sua generazione, era temperata da un austero senso dello stato e della dignità della cosa pubblica.