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Raffaella Silvestri

Editore: Bompiani
Anno edizione: 2014
Pagine: 238 p. , Brossura
  • EAN: 9788845274398

Recensioni dei clienti

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    alegar

    16/09/2014 11.53.52

    A me ha ricordato Uto di ADC e un po' Settanta acrilico trenta lana, anche se più maturo e meno spigoloso: esordio convincente, romanzo intenso, sofferto. Quattro pallini soltanto perché vorrei darne 5 al prossimo e una domanda: ma il secondo posto a Masterpiece, le ha giovato o no (per quanto riguarda le vendite)? Io un sospetto ce l'ho...

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    Eli

    26/08/2014 23.40.14

    In questo libro non accade nulla! Spero vivamente che la Silvestri legga la recensione. Ho da darle qualche consiglio: *Si spinga un po' più in là con i personaggi. Il primo problema di uno scrittore è la "percezione", ed è su quella che bisogna lavorare: cercare il modo migliore per far comprendere quello che accade ai personaggi ai poveri lettori. La parola "evocativa" è un concentrato pericoloso e vanitoso, per chi scrive, specie nelle storie formative. La percezione dello scrittore non è sempre la stessa del lettore. *Le immagini, ohh, le immagini! Che formano le scene, così andrebbero architettate. *L'esposizione, cioè quella parte in cui si spiega la motivazione intima del personaggio, quella segreta, quella della sua vita, andrebbe moderata. Una storia non si muove con l'esposizione, al massimo stagna, come la personalità dei personaggi proposti in questo romanzo. Una storia si muove con le azioni che sono determinate dal proprio bagaglio personale. *Non sembra un romanzo ma un "Diarianzo". Brevi capitoli per non dire nulla sono nulla, e nulla più. *C'era troppa autrice nella storia. Cara Silvestri, questo è un appunto determinato dalla sua proposta televisiva, piacevole oltretutto. la storia non deve respirare uno sversamento personale, che per il più dell'80% è visibile. Al massimo, la storia trae spunto dall'autore, per distaccarsene e prendere vita propria. Nascono proprio per questo, lo sa?! Le storie. Loro. Così dannatamente ribelli; così spietate nei confronti della memoria personale. *Scriva Raffaella, scriva! Ma quando lo fa, faccia come Dio: così distante; così perdutamente solo. Un Abbraccio. Eli Noscere

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    Alberto

    03/07/2014 17.14.56

    La storia è molto coinvolgente. Mi è piaciuto il mordi e fuggi tra i due protagonisti, Viola e Kimi. Ho percepito tantissimo la vita odierna: movimentata, incasinata, veloce e, a tratti, triste, "sola" e piena di eccessi. Mi hanno affascinato le descrizioni delle scene, delle persone. Gli oggetti, le persone, le situazioni sono dettagliate perfettamente. Sono riuscito a vivere "nel" libro e a essere con loro nelle scene. Consiglio vivamente!

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    Elisa

    21/06/2014 17.15.52

    Non so, non mi ha convinto, l'ho trovato una versione "a buon mercato" de La solitudine dei numeri primi. Se devo leggere una copia maldestra tanto vale leggere l'originale. E se devo dirla tutta, a me 'sti numeri primi lagnosi e passivi mi hanno pure un po' stufato.

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    Manuela

    08/06/2014 19.09.48

    E' stato un bel tuffo, per quanto mi riguarda, una vera, profonda immersione nelle vite e nelle menti di questi due ragazzi, specie in quella di Kimi, il mio preferito tra i due, così sensibile e acuto, così respingente ma con un gran bisogno, invece, di accogliere. Ho sentito fortemente la frustrazione di entrambi quando le cose non andavano come speravano, l'incredibile apatia che sa prenderli anche in un' età in cui non si dovrebbe nemmeno conoscere il significato di questa parola, tanta è la fame di vita, di conoscere, di scoprire gli altri, ma prima di tutto, noi stessi. Non credo che l'autrice cercasse di fissare chissà quale messaggio, col finale da lei scelto, certi libri ti camminano dentro mentre li hai in mano e davanti agli occhi, ti seminano domande e spesso germogliano risposte o un semplice riconoscersi, che è come quando si parla a un amico, la cui intesa è tale, che completa le frasi al posto tuo. Ecco, questo libro l 'ho sentito familiare, specie nei suoi passaggi più scomodi, di autocoscienza, di tentata crescita o quando descrive l'amara consapevolezza che non sempre diventiamo qualcosa di cui andar fieri, anche se questo non vuol dire che abbiamo fatto del male agli altri, anzi, in frequenti casi sono le cose a cui abbiamo rinunciato, i treni persi per colpa nostra, le emozioni negate, i silenzi urlati, le urla sfogate senza averne diritto, a rendere appannato, lo specchio nel quale ci guardiamo ogni giorno. Ci si guarda senza vedersi. Credo che entrambi i suoi personaggi siano stati ostaggio di questo e altro ancora, ma ci ha pensato lei a dipanare in parte, la matassa....Che ci sia un seguito...? :-)

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    Marco

    04/06/2014 23.47.20

    "Arriverà un giorno in cui avrò trent'anni e non saprò come ci sono arrivata, senza aver fatto niente di memorabile". Questo libro è un po' come lo specchio di un ascensore: ti obbliga a guardarti per tutto il tragitto. L'ho letto con molta calma, un capitolo alla volta e assieme abbiamo fatto qualcosa come 5000 km; un po' di più della distanza da Helsinki, ma il bello è che il viaggio non finisce all'ultima pagina. Lo consiglio!

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    Lia

    29/05/2014 12.23.20

    La cosa grandiosa de "La distanza da Helsinki" è che i luoghi sono fondamentali e allo stesso tempo no: le storie potrebbero aver visto luce ovunque, ma c'è dentro la libertà che respiri solo a sedici anni a Londra, la grazia scandinava con cui si può solo entrare in empatia se ne subisci il fascino, la Milano di Raffaella Silvestri e l'aria salmastra ed elegante della Liguria.

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    joe roberts

    18/05/2014 19.06.34

    Purtroppo anche io, mentre leggevo, ho percepito delle somiglianze con il libro di Giordano, soprattutto le sensazioni di fastidio e di disagio originate dalla passività dei personaggi. Ho apprezzato, invece, la scrittura: densa e ricca di immagini originali. Molto efficace il continuo utilizzo delle frasi nominali.

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    Jaroslav

    17/05/2014 12.58.24

    La distanza da Helsinki è un libro molto coinvolgente, porta il lettore dentro l'universo sentimentale di due adolescenti, che cercano di cambiare. Consigliatissimo!

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    carotide

    13/05/2014 19.09.48

    Viola e Kimi , due ragazzi che non riescono a trovarsi... si avvicinano e poi si riallontanano mentre diventano grandi... La storia mi riporta ai numeri primi gemelli, quelli di Paolo Giordano: Alice e Mattia... due "numeri gemelli" appunto, con storie familiari gravose alle spalle (la madre di lei morta di malattia) e il peso della vita da sopportare che li avvicina e li allontana.. Dal confronto con i precedenti due nuovi "Alice-Viola" , Kimi-Mattia" appaiono smorzati. Insomma, questa storia della Raffaella Silvestri Non mi ha convinto.. sembra di averla gia' letta

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