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Recensioni Distopia pop

Distopia pop di Francesca Guercio
Recensioni: 3/5

Un comitato interspaziale soppesa le sorti dell'umanità analizzando in qualche punto imprecisato dell'Universo le canzoni pop che hanno fatto la storia. Nel frattempo, sul pianeta Terra Clotilde si affanna da una parte all'altra di Roma per sbarcare il lunario. Storica dell'arte freelance, colta e sarcastica, vive tra correzioni bozze notturne e allestimenti di mostre contemporanee, attanagliata dall'ansia del precariato e in una costante instabilità professionale e affettiva. I dialoghi con le amiche, le uscite con il giovane e spensierato nipote o le chiacchiere in cucina con il suo coinquilino costituiscono piccoli accadimenti quotidiani costellati di imprevisti, che Clotilde riesce a risolvere o aggirare con ironia e un po' di testardaggine. La precarietà generale coinvolge anche le relazioni: amori latitanti riapparsi con criptiche e-mail, avventure di una notte e cotte di breve durata si susseguono in un vortice comico che tuttavia lascia spazio a un lieve senso di inquietudine. Con sguardo acuto e incisivo, in Distopia pop Francesca Guercio delinea la condizione traballante dell'Italia di oggi e allo stesso tempo svela tutte le fragilità e la bellezza delle relazioni umane.

Proposto da Angelo Piero Cappello al Premio Strega 2023 con la seguente motivazione:
«La materia narrativa risulta distribuita su tre livelli diegetici: il primo livello, Cronografia, i cui capitoli sono ambientati sul pianeta Terra, in cui Clotilde, una geniale giovane storica dell’arte, impegnata a lottare con il precariato della sua esistenza, in una società in cui è sempre più difficile trovare una stabilità lavorativa ed emotiva, ma che trova un suo modo per salvarsi, un salvagente in questo mare di incertezze: la certezza della cultura, dell’arte, della poesia. Parallelamente, su Un altro piano, veniamo catapultati nella BASE FATO della «commissione di osservazione artistica istituita dal consiglio superiore per la valutazione e la selezione delle razze cosmiche». Gli extraterrestri, per comprendere il genere umano, hanno il compito di analizzare le canzoni pop che hanno segnato la storia della musica umana, dai Beatles a De André. Tra questi due mondi paralleli si insinuano, come una sorta di coro nelle tragedie greche, i commenti del Corsivo ortogonale, affilati e taglienti lacerti in cui la punteggiatura svanisce per lasciare spazio a un breve flusso di coscienza descrittivo e disordinato, spesso ermetico e nebuloso. Che è poi quello che, in genere, passa confusamente nella testa di una persona e che, se trascritto senza correzioni, faticheremmo a comprendere. Un libro che riesce a unire con la genialità ideativa dell’autrice e la maestria compositiva di un linguaggio sempre in bilico tra ironia e tragedia la ragione e i sentimenti, la precarietà e la stabilità, il doloroso incedere della quotidianità con una speranza sempre presente, anche se a volte lontana. La rivelazione di un talento narrativo.»

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