Traduttore: L. Flabbi
Editore: L'orma
Collana: Kreuzville Aleph
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 9 aprile 2018
Pagine: 99 p., Brossura
  • EAN: 9788899793470
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Recensioni dei clienti

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    Silvia

    18/09/2018 19:54:50

    Iniziando dalla morte della madre, l'autrice ne racconta la vita dalla giovinezza fino alla malattia; è anche la storia del rapporto tra madre e figlia in cui tanti si possono riconoscere. A tratti commovente, consigliato.

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    Antonella

    01/09/2018 10:06:47

    La scrittura raffinata dell'autrice torna a stupire descrivendo il rapporto tormentato con la madre e parlando alla coscienza di ogni figlio.

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    Alex

    12/07/2018 17:52:40

    Libro divorato in un pomeriggio. Assolutamente da leggere e anche rileggere!!!! È sempre complicato parlare della propria vita ma Annie l'ha fatto in modo sublime, senza eccessi e con tanto tanto amore verso la madre e la scrittura. Un connubio che puo solo regalare un libro favoloso. Assolutamente da non perdere. Complimenti.

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    Artemisia 79

    15/05/2018 21:42:22

    Altro tassello della storia dell'autrice intorno alla figura della madre.

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    Loris

    15/05/2018 12:37:48

    Il libro è stato pubblicato in Francia nel 1988, dopo ‘Il posto’. Di fatto va a comporre un dittico che nel momento della perdita cerca di ricostruire l’esistenza del padre e qui della madre. Alla luce di altri testi letti, mi sono trovato ad affrontare una serie di vicende in larga parte già note, ma questo non ha diminuito l’impatto emotivo del libro, Il rapporto con la madre attraversa le classiche fasi di identificazione e antagonismo, in cui gioca un ruolo anche la differenza di classe e cultura innescata dal progredire del percorso scolastico. La sfida della scrittura è sempre quella di rileggere il proprio immaginario inserendolo nel contesto storico e sociale: i ricordi intimi, i conflitti e gli slanci emotivi sono inquadrati nel dato biografico. La storia della madre, come quella del padre, è un percorso esemplare del ‘900, col salto dal mondo contadino a quello operaio per arrivare poi a una condizione piccolo borghese che porta con sè la soddisfazione dell’ambizione e al contempo il disagio per una presunta inferiorità soggetta al giudizio degli altri. La figlia non può che essere il frutto di questo percorso, il risultato di un’ascesa che implica il distacco. Di nuovo in questo libro c’è la parte dedicata alla malattia che priva il corpo della memoria. L’autrice rifiuta la consolazione della morte come liberazione, rivendica il desiderio e il bisogno di accudire la madre, con cui il legame è tornato ad essere vitale anche nell’inversione dei ruoli.

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    Alberta

    12/04/2018 16:12:01

    Letto in lingua originale. Molto personale, molto intenso. Scrittura splendida.

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Ernaux, la verità sulla madre attraverso le parole

“Mia madre è morta lunedì 7 aprile nella casa di riposo dell’ospedale di Pontoise, dove l’avevo portata due anni fa. Al telefono l’infermiere ha detto: « Sua madre si è spenta questa mattina, dopo aver fatto colazione». Erano circa le dieci”. Questo è l’incipit di Una donna (99 pagine, 13 euro), pubblicato dalla casa editrice L’orma nella traduzione di Lorenzo Flabbi, con cui la scrittrice Annie Ernaux conferma di essere una delle voci più autorevoli del panorama culturale francese, capace di reinventare il genere letterario dell’autografia che, nei suoi libri, non è solo il racconto della propria vita, ma un vero e proprio strumento di indagine sociale ed esistenziale.

In poco meno di cento pagine, la Ernaux racconta la vita e la morte di sua madre, il suo rapporto con la donna che, più di tutte, l’ha influenzata; un rapporto che ha cambiato sembianze nel corso della sua esistenza di figlia, dall’infanzia, all’adolescenza, fino all’età adulta. È un legame ambivalente e complesso e, per ricostruirlo, la scrittrice ripercorre la vita della madre, nata povera, ma con l’ambizione e la determinazione di ribaltare le proprie condizioni, di proiettare i propri desideri sulla figlia nella speranza che il sangue del suo sangue riesca dove lei ha fallito. Dal canto suo, l’autrice ha dovuto barcamenarsi tra la soddisfazione dei desideri materni e la ricerca della propria identità, una “collisione” tra un modello femminile a cui fare riferimento e da cui differenziarsi, allo stesso tempo.

Nelle pagine del libro, è prima alla donna che guarda la scrittrice. La nascita in Normandia, il lavoro in campagna e, poi, in fabbrica e in negozio: la fierezza di essere operaia in una grande fabbrica di margarina che, per lei, ha rappresentato “qualcosa come essere civilizzata rispetto alle selvagge, le ragazze delle campagne che continuavano a star dietro alle mucche”; il sogno di essere commessa in un negozio; il desiderio di godersi la giovinezza, ma anche l’ossessione di essere “mostrata a dito” a causa di tale desiderio. E, ancora, il matrimonio vissuto come “la vita o la morte, la speranza di cavarsela meglio in due o il tracollo definitivo”, i vestiti, i capelli, i rapporti con i clienti del negozio, i libri letti per mettersi alla pari con gli altri. Sono tessere di un puzzle, quello della vita di donna, che hanno avuto forti influenze sulla vita di madre. La stessa madre che fa studiare la figlia, la vede sposarsi, avere figli e separarsi dal marito, con l’unico intento di donarle tutto ciò che le è mancato, soprattutto la cultura.

Ernaux racconta la vita della madre per liberarsi dal senso di colpa di averla condotta in una casa di riposo, malata di Alzheimer; per osservare il proprio rapporto con la madre da un’altra prospettiva (“Scrivendo, vedo ora la «buona» madre, ora la «cattiva». Per sfuggire a quest’oscillazione che ha origine nella più remota infanzia cerco di descrivere e spiegare come se si trattasse di un’altra madre e di una figlia che non sono io”). Attraverso una narrazione semplice, scorrevole, ripercorre un’antitesi che ha accompagnato madre e figlia per tutta la vita, l’antitesi tra il desiderio di avvicinarsi (“Tra noi si era instaurata una complicità di letture, di poesie che le recitavo, di pasticcini nella sala da tè di Rouen”) e il bisogno di allontanarsi (“Con l’adolescenza mi sono allontanata da lei e tra noi c’è stato soltanto conflitto”).

Il suo racconto è una vera e propria catarsi, ma, allo stesso tempo, un disperato bisogno di tenere in vita la madre, tanto che la stessa autrice rivela di avere paura di terminare il libro, perché vorrebbe dire farla morire, per sempre.

La scrittrice francese è consapevole che le parole hanno il potere di distruggere e di creare e le utilizza per cercare la verità su sua madre ( “Può essere raggiunta solo attraverso le parole”): attraverso l’inchiostro su carta bianca tenta di unire, di sovrapporre la donna demente che è diventata alla fine della sua esistenza con quella forte e determinata che era stata (“Ora è tutto legato”). Sono parole intrise di dolore, di malinconia in cui molte madri e molte figlie posso ritrovare diversi elementi del rapporto più conflittuale che possa esistere: la difficoltà di comunicare, di farsi comprendere; l’incapacità di accettare l’idea che due esistenze, sebbene strettamente legate l’una all’altra, possano percorrere strade diverse; l’impossibilità che queste due strade si intersechino durante il lungo cammino. Frasi e parole che aprono cicatrici, lasciano ferite come coltellate. Annie Ernaux ha la grande capacità di rendere comune il racconto del dolore per la perdita della madre, con una prosa ricca di quell’umanità che solo la narrazione di un rapporto intimo, fatto di gesti quotidiani, sa donare.

Recensione di Arcangela Saverino