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Editore: Guanda
Anno edizione: 2008
Pagine: 296 p., Brossura
  • EAN: 9788860882585
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    Ivan

    16/04/2016 09.42.49

    Che dire ? Un racconto che all'inizio promette e poi non mantiene. Anzi, si perde in maniera odiosa e inutile in 'macabri' dettagli pseudo-pornografici che non aggiungono niente al romanzo ma danno un'immagine distorta e irrealistica del modo delle donne di rapportarsi al sesso e al sentimento. Scritto da un uomo che, per volontà sua o meno, urta con il suo maschilismo e la sua volgarità non necessaria. Quasi inneggiando ad un poveretto, a tratti pervertito, che non ha niente né di attraente né di vagamente comprensibile. Peccato ! Altri libri dell'autore sono ben più godibili

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    Piero

    09/09/2013 08.41.18

    Questo libro purtroppo è solo la cronaca sconclusionata, ossessiva e ripetitiva degli amplessi (tra l'altro inutilmente dettagliati, a mio giudizio) di un personaggio fortemente disturbato psicologicamente. Come dice giustamente Larissa, se togliamo tutte le ripetizioni il libro potrebbe stare entro le 100 pagine, noiosette anch'esse. Ho resistito alla tentazione di mollarlo a metà solo per la curiosità di sapere come andava a finire. Beh che dire? Sono stato ampiamente ricompensato perché in questo modo mi sono goduto uno dei finali più insulsi che io ricordi. Per non parlare poi delle ultime pagine "extra". Da dimenticare.

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    Larissa

    11/06/2013 14.48.07

    Che dire? A me Marco Vichi piace anche. A tratti è spumeggiante, a tratti profondo e cupo. Ma ha una scrittura veloce, appassionante ed è malinconicamente visionario. Questo libro, però, non è un inno alle donne. Anche se Filippo Landiani dice di amarle tutte, io di amore non parlerei. Piuttosto di cupe ossessioni. E l'amore non è sempre ossessione. Ricorda tanto Ammaniti. Ridondante fino allo sfinimento. Se avesse tolto le parole "sigarette", "calvados" e "sesso" il libro si poteva leggere anche 100 pagine. Peccato perché c'era una storia, dietro. Che è rimasta solo dietro. Porciatti meritava di avere una fine migliore. E Aznavour? Inconcludente. Le ultime pagine, poi, che spreco. Non regalano nulla. Solo la conferma che Landiani non sa amare.

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    Francesco Cutrì

    16/07/2012 13.05.32

    Ho un grande rispetto ed amore per i libri ma , nella lettura di "Donne donne" , mi sono dovuto fermare ad una sessantina di pagine . Si narra la storia di uno scrittore fallito che vive in un sordido appartamento e si ciba prevalentemente di mele marce .Lo stesso esce quasi esclusivamente a notte fonda e s'incontra , talvolta , con donne alle quali formula inviti che vengono da quest'ultime disattesi . Un libro da dimenticare !

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    simone

    20/07/2010 11.16.06

    Ho letto diversi libri di Vichi, e praticamente tutti mi sono piaciuti moltissimo....eccetto questo. Intendiamoci, Vichi è sempre Vichi, ossia: scrittura sciolta, ricca, sempre piacevole, che "costringe" ad andare avanti il lettore ( e scusate se è poco ).Qui però sembra che egli perda la bussola del romanzo, un pò come il protagonista si perde dietro alle tante donne che gli ronzano attorno, e il finale è veramente deludente. Pare proprio che ad un certo momento Vichi abbia deciso di interrompere la narrazione così,d'improvviso, per il semplice fatto che non c'era altro da aggiungere. Credo che questa sensazione sul finale mi derivi,in conclusione, dalla farraginosità del libro in generale. In ogni caso un libro poco riuscito di Vichi ( e questo per ora è il solo rispetto ai molti che ho già letto) vale infinitamente di più di tonnellate di pseudo letteratura contemporanea italiana che dovrebbe finire invece al macero al più presto.Bravo Vichi, in ogni caso, sono e rimango un tuo grande sostenitore!

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    Francesco

    10/01/2009 00.09.35

    ho letto quasi tutti i libri di Marco Vichi; anche questo mi è piaciuto molto, trasuda passionalità, fa parte degli autori "sanguigni", che catturano fin dalla prima pagina. Un libro che si legge tutto d'un fiato. Tuttavia rilevo qualche caduta di stile di tanto in tanto. Anche il finale non è proprio memorabile. Comunque, rimane un autore che mi appassiona, e mi ispira molta simpatia perchè scrive in modo semplice, vero, e fortemente credibile

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    Simone

    23/07/2008 22.11.07

    Se non ci fossero state alcune cadute di stile il voto sarebbe stato più alto. Il peggio è stato il finale, ma perchè fare quella digressione andando a parlare di tutte quelle ex che non centravano nulla con il romanzo precedente. Devo dire alcune cose sono davvero notevoli tra tutti il personaggio di Aznavour e del padre in foto. C'è qualche cosa di Morozzi, anche se devo dire che Vichi sa catturare l'attenzione fin dalla prima pagina...ma quel finale...

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    Renato Ceres

    25/03/2008 17.29.29

    Alla terza pagina letta avevo la netta sensazione di leggere un nuovo romanzo di Buk, e anche il titolo vuole evitare ogni dissimulazione e rendere imediatamente omaggio al genio californiano. E' il primo libro di Vichi che leggo e non ne conosco la genesi, ma l'autore ha un grande mestiere. Indimenticabile il personaggio di Porciatti, Come Elena e Barbara, le più interessanti. Un poco forzate le incursioni iniziali della madre. Complessivamente mi complimento con Vichi; leggerò sicuramente altri suoi libri.

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    simona

    21/02/2008 09.59.51

    Bellissimo, mi piace molto come scrive Marco Vichi, è un libro che si legge tutto d'un fiato!!

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