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Virginia Woolf pubblica il suo primo articolo sul settimanale "The Guardian" nel 1904. Nel 1911 collabora con il "Times Literary Supplement".A seguire scrive recensioni sul "New York Herald Tribune", "The New Republic", "The Athenaeum", "Time and Tide". >Un compendio di questo vivace zelo espressivo è rappresentato dal volume Le donne e la scrittura. La raccolta si presenta come un'epitome del suo costante interesse rivolto alla tradizione letteraria femminile; una trattazione sistematica dell'ampio lavoro di analisi sull'evoluzione culturale del ruolo della "scrittrice" nell'ambito della moderna letteratura europea. L'esame dell'opera di varie autrici è rivolto a costituire un canone della letteratura femminile e a sostenere l'esistenza di un codice comunicativo a esso peculiare. L'eleganza stilistica di Jane Austen, il "ritmo incalzante e la schiettezza" dellÆAurora Leigh di Elizabeth Barrett Browning, il "flusso di coscienza" ante litteram di Dorothy Richardson, il trascendentalismo lirico misto di aspro realismo delle sorelle Brontë sono momenti allineati lungo i margini di un percorso dialettico teso a dare vita a un nuovo modello ontologico e referenziale. Sebbene oppresse da una condizione femminile di subalternità, determinante sugli aspetti psicologici dell'attività letteraria e sulla natura stessa dell'opera creativa, alle scrittrici non è precluso il raggiungimento di una compiutezza artistica, che è - secondo Woolf - risultato di uno stato interiore di straniamento dal reale. L'atto creativo ci viene svelato dunque non come rivelazione liberatoria delle proprie pulsioni, ma ferrea espressione di una classicità quasi stoica. Lo studio comparato e l'immersione nelle diverse mitologie narrative rivelano alla scrittrice inglese il più "raro di tutti i poteri" nelle mani di un artista: la capacità di "liberare la vita dalla sua dipendenza dai fatti", di "fare a pezzi i riferimenti circa gli esseri umani, per poi riempire queste sagome trasparenti con un tale fiotto di vita da fargli trascendere la realtà".
Francesco Ceraolo
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