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Alessandro Zaccuri

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2012
Pagine: 259 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804616092
  Nel 1985, il giorno della Madonna di Fatima, Beniamino Defanti viene trovato appeso al cancello del seminario della Vrezza in un paese dell'Appennino. È una scena misteriosa "sul serio", anche perché sul terreno davanti alla recinzione alcune orme testimoniano il passaggio di un animale notturno, che forse si è sporto verso il suicida nel tentativo di azzannarlo. Una scena doppiamente misteriosa, e lirica, se Alessandro Zaccuri ci informa sin dall'incipit che Beniamino è il dodicesimo figlio dell'imprenditore Attilio Defanti, che non si è risparmiato una prole numerosa per rispettare un voto fatto alla Madonna. Una scelta di vita guidata da un'ostinazione non dissimile da quella di Lucia nei Promessi sposi. Le pagine che precedono la scena del ritrovamento, all'incirca una decina, ricostruiscono la storia della Vrezza e la ragione per cui Defanti è arrivato alla promessa. Due cose emergono subito: una religiosità esclusiva, genetica e avita, cui non è necessario dedicare alcuna giustificazione o dimostrazione né da parte dell'autore né da parte dei personaggi del romanzo (ha ben scritto Ferruccio Parazzoli che Zaccuri rovescia Rousseau e, seguendo una traccia quasi zen, "pensa attraverso ciò che non è per spiegare ciò che è"), e un tempo nuovo, si direbbe antimedievale a dispetto dell'atmosfera alla Nome della rosa: sono infatti i primi anni del pontificato di Giovanni Paolo II e gli ambienti si presentano ancora cupi, infetti, agresti, a metà strada tra il Cristo si è fermato a Eboli di Levi e La chimera di Vassalli, tanto che verrebbe da chiedere a Zaccuri – scrittore raffinatissimo, colto, dalla pagina più che perfetta e dall'immaginario lussureggiante – di abbandonarsi sin da subito a un certo realismo magico, di sorvolare su certi dettagli biografici della famiglia Defanti per dedicarsi ai luoghi oscuri che sembrerebbero circondare la Vrezza, e di farne un paesaggio favoloso alla Ernesto de Martino. Verrebbe da chiedergli di esagerare nella mitizzazione dei luoghi, anche se ci troviamo nei primi anni ottanta, dove un'ignoranza di tipo nuovo fa temere, ed è solo un esempio, che un tossico possa trasmettere il virus dell'Aids con un ago sporco di sangue. È nel clima di queste nuove streghe (virus, droga, Chernobyl, malattie aerobiche ecc.) che l'ispettore Canova tenta di decifrare il breve messaggio lasciato dal suicida Beniamino: "Io vado, la Madonna ne aveva promessi dodici", così gettando un'ombra proprio sull'integrità di quel padre devoto a Dio, erede di un'impalcatura religiosa che non ha mai riflettuto sulla fede in modo scientifico. Nel giro di qualche giorno, un'ex sessantottina di nome Maria Sole, sorta di monteveritana aperta alla comprensione del miracolo, arriva alla Vrezza in compagnia di alcuni religiosi che vorrebbero riportare a Roma don Alberto, un prete scettico che non riesce a credere nei miracoli, nemmeno quando la piccola Miriam riapre gli occhi dopo la morte. Il tema che interessa Zaccuri non è il miracolo in sé, ma il senso della realtà davanti alla lotta – ormai ambigua, dissennata – tra fede e scienza. Il mistero della fede è diventato per Zaccuri (e dovrebbe esserlo per ogni scrittore) il mistero della scienza, e più il progresso scientifico avanza, più l'intangibilità di un miracolo, qualsiasi esso sia, resta isolata, inspiegabile, rischiando di trasformare la vecchia confusione di chi vi assiste in una follia di tipo nuovo. Molto si parla, e si è parlato, dello scetticismo della chiesa nell'ultimo decennio. Ma era rimasto, almeno al di fuori dell'establishment ecclesiastico, un tema destinato a risolvere problematiche di carattere etico, un tema intriso di contraddizioni dovute a un cambiamento da fine secolo. I destini di questi due fantasmi enormi, la scienza e la fede, si sono intrecciati quasi a forza proprio negli anni ottanta del secolo scorso, quando il boom economico e il progresso scientifico hanno tentato di mantenere salde le proprie vocazioni religiose, e la chiesa si è sottomessa al potere scientifico con l'ingenuità di chi pensa che, una volta lasciato partire, il missile possa fermarsi a metà del cielo. Così il corpo del miracolo – come in questo bellissimo romanzo accade – si sente compreso soltanto a metà, e soltanto da uno spirito naif come quello di Maria Sole. Quanto più il miracolo di un corpo risorto diventa evidente, come qui succede, e si apre allo sguardo degli altri, tanto più ci rendiamo conto che l'obiettivo della scienza (che è un obiettivo senza limiti) non può coincidere con i dogmi della chiesa, soprattutto rispetto alla comprensione del miracolo, della soluzione all'enigma miracoloso. A meno che il don Alberto di turno non sia disposto ad accettare che il corpo di Cristo non sia più un modello assoluto del corpo umano, e quindi segua le teorie della Maria Sole di turno anche in questo senso. Un romanzo complesso e didascalico, penserà il lettore. E invece no: nella forma di un giallo esoterico, questa è una storia che avvince, che fa riflettere solo a libro chiuso. Alcide Pierantozzi

Recensioni dei clienti

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    Franco da Alseno

    20/06/2014 18.17.43

    Il romanzo e' ambientato nella provincia piacentina (ma senza colore locale) e racconta l'incontro-scontro tra Don Alberto, un teologo modernista mandato ad insegnare nel seminario locale, e Maria Sole, una ex-sessantottina ritornata nella chiesa. Si affrontano su un supposto miracolo operato per il tramite di Don Alberto che Maria Sole e' convinta di riconoscere in una ripresa inspiegabile della figlia da una situazione di temuto stadio premorte. Da un lato il teologo non crede nei miracoli (forse neppure in quelli predicati di Cristo). Dall'altro Maria Sole ne chiede altri. Il tutto si svolge mentre s'indaga sulle cause di un suicidio che coinvolge il seminario. La storia non regge le premesse o promesse perche' i personaggi e le posizioni che rappresentano finiscono per essere piu' caricaturali che drammatici, con Maria Sole che sembra una scomposta Mamma Ebe e Don Alberto un patetico Hans Kueng di provincia. Anche i personaggi circostanti tendono a ridursi a figurine stilizzate e improbabili (forse un'eccezione e' Don Guglielmo, un vecchio docente del seminario). Gli episodi finali finiscono per essere piu' imbarazzanti che avvincenti e danno al romanzo la misura di un feuilleton fuori contesto. Per chi e' stato scritto il romanzo ? Difficile dirlo. E' un peccato perche' Zaccuri e' saggista colto e acuto, ma in questo romanzo non trova la misura, e invece di stanare il lettore con la categoria del miracolo vero o supposto, gli ammanisce un po' di sociologia religiosa spicciola, un po' giocata sugli stereotipi rispetto agli spunti dell'ambientazione. Se interessa il tema dei miracoli, che ci si creda o meno, si consiglia la visione di Ordet di Dreyer, che e' citato anche nel romanzo di Zaccuri (e' proiettato nel cineforum dei seminaristi) e ispira un paio di pagine robuste, come si vorrebbe che fosse stato il resto del romanzo.

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    Roger

    18/11/2012 14.49.13

    Un bel libro che forse non tutti sapranno apprezzare nella sua capacità di leggere la realtà di una certa spiritualità cattolica.

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