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Alessandro Piperno

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2016
Pagine: 277 p., Rilegato
  • EAN: 9788804665144
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Il modo migliore per? giudicare Dove la storia ?finisce è considerarlo all’interno del sistema narrativo dell’autore, negli scarti e nelle continuità con i libri precedenti. Dove la storia finisce parla di un ritorno e delle sue conseguenze. Matteo Zevi, ritorna a Roma dopo sedici anni passati a Los Angeles, dove era fuggito per i debiti contratti con uno strozzino. I figli si mostrano nei suoi confronti molto meno affettuosi di quanto si sarebbe aspettato (…). Solo la moglie Federica non ha mai smesso di attenderlo. Al ritorno di Matteo tutti si scoprono immaturi come anni prima: il tempo non ha portato consiglio e ognuno è roso dalle stesse inquietudini di sempre. Matteo per primo regredisce «all’età in cui gli amici sono più importanti delle ragazze». Anche Federica, nonostante i molti anni trascorsi, è fissa nella stessa illusione di un tempo. Solo i figli sembrano trovare, attraverso percorsi più o meno accidentati, una loro via alla maturità. Eppure, un tragico evento, per il quale nessuno di loro era preparato, li costringe a nuovi, inattesi cambiamenti. I personaggi del nuovo libro hanno molto di quelli del primo. Non sono ripetizioni, ma costanti che si ripetono con significative variazioni. Una delle novità più interessanti è la voce narrante. Il punto di vista in Piperno riveste da sempre un ruolo essenziale. Se Con le peggiori intenzioni è costruito intorno a una prima persona offesa e rancorosa; se ne Il fuoco amico dei ricordi si ha una terza persona che è in realtà una prima persona camuffata (una “parodia” di narratore onnisciente); in Dove la storia finisce la terza persona assume, in ogni paragrafo, il punto di vista di un personaggio. Non si tratta di polifonia, ma di una narrazione empatica, che si sforza di comprendere le ragioni dell’altro (…). L’espediente permette inoltre di mimare le movenze mentali di una porzione di società romana, e le sue manie espressive. A quale “storia” allude il titolo? Nelle storie dei personaggi, nei loro faticosi percorsi di regressione o di crescita, interviene la storia con inedita violenza: non quella che da sempre fa da sfondo ai romanzi di Piperno, ma l’attualità più incontrollabile. Nelle ultime pagine avviene qualcosa di inatteso e spiazzante: una storia è finita, traumaticamente, e si ignora cosa comincerà. I personaggi non sanno quale sarà la propria reazione di fronte a quel qualcosa e che ne sarà di quel gruzzolo di maturità raggranellato a fatica. Per come finisce, per la profonda discrepanza tra il “prima” e il “dopo”, il nuovo romanzo di Piperno lascia la sensazione che nulla sia finito veramente, che tutto in realtà debba ancora cominciare. È come se l’autore stesso, a suo agio nel “prima”, si trovasse spiazzato nel “dopo”. Eppure, Piperno è riuscito abilmente, rimanendo fedele a se stesso e ai propri temi, a prepararsi un nuovo spazio narrativo dalle grandi potenzialità.

Recensione di Diego Stefanelli

Recensioni dei clienti

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    Raffaele

    10/05/2017 19.26.35

    Piperno dovrebbe scrivere più spesso romanzi, anche questo è bellissimo. La storia come sempre interessante, viene in pratica narrata da tutti i suoi personaggi con i quali si entra facilmente in empatia tanto sono così perfettamente descritti nelle loro molteplici identità. Certamente tra i migliori scrittori italiani.

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    Loris

    05/04/2017 07.35.09

    Fino al penultimo capitolo, l’impressione è stata di aver a che fare con il consueto romanzo psicologico legato ad uno specifico scenario sociale, la Roma divisa tra la decadenza attuale e le vestigia di una passata bellezza. I protagonisti attraversano tutti un momento di crisi, hanno aspettative e desideri che vanno in conflitto con gli altri. Il viaggio del ritorno da LA a Roma di Matteo si accompagna alla rievocazione degli eventi del passato che hanno creato e spezzato legami. Il sarcasmo verso vezzi e ipocrisie del ceto ‘alto’ si unisce all’ironia su mode e tic contemporanei. Piperno però mantiene uno sguardo empatico sui personaggi, ne evidenzia i difetti senza metterli alla berlina. L’ultimo capitolo riporta in scena la Storia, che evidentemente si ribella alla propria fine, prematuramente decretata al termine della guerra fredda. I conflitti e la violenza permangono, investono la storia dei singoli e ne ridefiniscono priorità e aspettative. Tutti i discorsi trasversali sulla paternità (desiderata, trascurata o rifiutata) paiono convergere nella ricerca di un nucleo stabile cui ancorarsi, famiglia o patria che sia. Il cerchio così si chiude con un nuovo viaggio, un ritorno a casa in senso lato che termina questa felice prova letteraria.

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    Ciro D'Onofrio

    25/01/2017 22.37.31

    Con questo libro Piperno si conferma tra i più raffinati ed eleganti scrittori dei nostri giorni.Originale, tenero e da far rabbia il personaggio di questo patriarca, eterno "enfant terrible", controverso, che si odia ma che poi inevitabilmente ci si ritrova ad amare.Una storia di rapporti contradditori e complicati, di famiglie ristrette ed allargate con una bellissima Roma da sfondo destinata ineluttabilmente al suo decadimento.Intenso ed imprevedibile il finale che con una colpo di frusta riasetta fatti e personaggi

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    Andrea Fava

    23/01/2017 07.29.39

    Una capacità fuori dall'ordinario di rendere straordinaria una delle storie più ordinarie del mondo. Ma credo che almeno in parte stia proprio in questo il talento di ogni grande scrittore...

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    Francesca

    30/12/2016 14.36.19

    Ritratto verosimile di una categoria sociale tanto agiata quanto frustrata, sullo sfondo di una città sempre bellissima. Buona la costruzione narrativa, ottima la prosa. La migliore cosa che mi è capitato di leggere nell'ultimo anno.

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    Stefano

    16/12/2016 10.05.29

    Per quanto riguarda la scrittura nulla da eccepire: fantastica come sempre, ma in questo caso per me è l'unico motivo che rimane per leggere questo romanzo. Non ho capito proprio cosa voleva comunicarci l'autore. Non ho capito il motivo per cui è stato scritto. Non ho capito perché non ha approfondito le storie e le personalità dei vari personaggi per rendere più interessante una trama che in sé è proprio grama. Peccato.

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    ellegi

    25/11/2016 15.36.22

    Forse un po' al di sotto dei libri precedenti, ma pur sempre di ottimo livello. Si legge in due giorni

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    mara regonaschi

    25/11/2016 07.56.49

    Bello questo libro che affronta il dramma della lunga e improvvisa assenza e poi del ritorno di un componente della famiglia, con la conseguente rottura degli equilibri raggiunti con tanta fatica e quindi ancor più difficili da rinunciare. Ma le personali sofferenze e il dramma del logorio delle relazioni vengono superate quando la Storia, quella collettiva, impone il superamento del sé e un riaggiustamento del sentire, quasi a sancire l'ineluttabilità del destino che può distruggere qualsiasi progettualità di vita. Splendidi i ritratti dei vari personaggi: dall'ammaliatore carismatico e infantile Matteo (il padre che torna dopo 16 anni di "esilio" per scappare ai creditori), all'eroina romantica Federica (la madre sempre innamorata e in attesa di Matteo), all'incerta figlia Martina e al ruspante ipocondriaco figlio imprenditore Lorenzo. E' la felicità al centro delle vicende, in tutte le sue forme, ma comunque fragile e quindi, sempre, da proteggere.

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    Andrea Paolucci

    10/11/2016 17.14.31

    quando la maestria di Piperno inizia a delineare e caratterizzare i personaggi con la solita maestria, il romanzo termina improvvisamente con una scelta frettolosa, demagogica ed incomprensibile. Ecco dove la storia finisce ma la domanda è "perché?"

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    Francesco

    17/10/2016 12.55.02

    Ennesima prova impeccabile da parte di Piperno, qui anche i detrattori che lo accusavano di eccessiva ampollosità e lentezza narrativa si dovranno ricredere di fronte ad un romanzo che scorre via con facilità e freschezza senza perdere però in profondità e accuratezza linguistica. Personaggi complessi, contraddittori e teneramente disperati in una città sempre più degradata ma non per questo meno bella: questo è "Dove finisce la storia"... chapeau!

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