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Recensioni Drood

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    13/05/2021 17:14:34

    Questo romanzo di Simmons è un tempio, un luogo infinitamente bello dove prendono vita due dei più grandi autori della Letteratura Inglese: Charles Dickens e Wilkie Collins Drood è il personaggio misterioso che lo stesso Dickens descrive nel suo ultimo romanzo a tinte gialle che purtroppo non riesce a terminare a causa della sua morte. Intorno a questa storia si sono espressi negli anni diversi esponenti letterari, anche in Italia si sono cimentati Fruttero & Lucentini, provando a trovare un finale al giallo Dickensiano Simmons invece si concentra sulla figura di Drood e inizia il suo racconto da un reale incidente ferroviario avvenuto in Inghilterra a Staplehurst, nella regione inglese del Kent il 9 giugno 1865 e nel quale persero la vita dieci passeggeri e quaranta restarono feriti, e uno di questi fu proprio Dickens che si trovava realmente a bordo con la nuova fidanzata. Da questo avvenimento inizia la storia , Dickens presta soccorso ad alcuni passeggeri e incontra questo strano individuo, corpulento , scuro , che sembra volare tra i corpi ammassati , e ne resta impressionato Dickens scambia con Drood poche parole ma presto quest’uomo diventa letteralmente la sua ossessione tant’è che lo insegue negli inferi della città di Londra a bordo di piccole imbarcazioni che si muovono lente nel sottosuolo inghiottite dalla nebbia Ci racconta la vicenda il collega e amico di Dickens , Wilkie Collins che ci accompagna in questo viaggio sinistro, il risultato è un romanzo maestoso e spettacolare, sapientemente scritto che ci riporta alle atmosfere vittoriane, al fianco di due dei suoi più grandi esponenti Non ci resta che soccombere sedotti da questo attraente richiamo, inquietante e ipnotico

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    23/08/2020 18:25:45

    Dopo aver letto the terror (capolavoro assoluto) Drood non è stato all'altezza del romanzo precedente,più romanzo storico che altro,non decolla mai veramente,la partenza è molto intrigante ma poi lo scrittore si dilunga,a mio avviso un pò troppo in descrizioni e lungaggini che tolgono suspence alla trama,e inevitabilmente il finale,è ,in un certo senso liberatorio.Non il miglior Simmons,anche se le idee e l'eleganza della scrittura ci sono sempre.Fosse stato un libro con 200 pagine di meno sarebbe stato sicuramente un ottimo libro.

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    14/09/2015 12:39:33

    A mio parere Dan Simmons è uno dei migliori autori contemporanei con la capacità non comune di passare dal romanzo storico all'hard boiled ,dall'avventura alla fantascienza. Drood non è un romanzo facile da leggere,perchè è molto lungo e complesso nella trama , a volte contorto per il delirio sempre più allucinato della voce narrante,l'amico e socio di Charles Dickens,che precipita gradualmente in un mondo parallelo fatto di incubi e allucinazioni che si confondono con la realtà di una Londra comunque misteriosa e notturna ,inquietante e sinistra nelle atmosfere e nei personaggi che ne popolano i bassifondi,le fogne ,i cimiteri,i luoghi cioè dove prevalentemente si svolge la storia. Personalmente non ho fatto fatica a leggere Drood e alla fine sono rimasto con la sensazione che forse la vera realtà è quella dei deliri e degli incubi del protagonista,popolata da demoni oscuri e non quella banale e quotidiana,dove tutto sembra avere una spiegazione razionale. Credo che l'autore abbia voluto ottenere questo risultato e ci sia riuscito molto bene.Alla fine l'opera di sostituzione del mondo reale con quello immaginario è così riuscita che si fatica a distinguere i confini fra i due.

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    10/04/2014 12:44:40

    Sono riuscito finalmente a finirlo!Impresa immane, vista la lunghezza e la pesantezza del libro, ma alla fine ce l'ho fatta! E' stata davvero una faticaccia; il libro è eccessivamente lungo, pesante, noioso a tratti,con trama inconsistente; però ben scritto, accuratamente documentato, interessante sia quando ricostruisce la Londra del periodo, sia quando fornisce parecchie notizie sulla vita e le opere del maggior romanziere inglese, nonchè dell'autore di uno dei miei romanzi preferiti, "La pietra di luna". Fosse stato più breve (e avrebbe potuto benissimo esserlo) l'avrei consigliato; così invece no, la lunghezza è davvero un ostacolo quasi insormontabile, la lettura non è più quel piacere che dovrebbe essere, ma diventa un impegnativo dovere. Ultima nota sulla trasformazione e la versatilità di Dan Simmons, qui irriconoscibile se rapportato alle altre sue opere, comunque da me preferite.

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    07/01/2014 14:24:32

    Appassionata di Dickens, considero questo romanzo una sorta di fantastico viaggio all'interno della sua vita, che qui è stata romanzata in modo eccellente. Forse non tutti lo sanno, ma, incidente del treno compreso,in poi, moltissimo di quello che viene citato è reale. Dietro questo libro c'è quindi anche una grande ricerca biografica: la sua vita, i suoi rapporti con la famiglia, la collaborazione e l'amicizia con Collins, realmente dipendente dall'oppio; sui diritti di autore, cui non si pensa mai quando si legge Dickens, immaginando che siano solo un problema dei nostri tempi. Le atmosfere sono ricreate in modo magistrale, l'insetto che vive nel cervello di Collins è terrificante; questo romanzo va capito.

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    15/01/2013 16:22:12

    Si potra' discutere sulla eccessiva lunghezza del libro ma non sul talento letterario di Simmons (certo, rende di piu' nelle sue opere di SF) e nella sua capacita' di elaborare il tema dell'orrido e del fantastico. Sui misteri legati all'ultimo e incompiuto romanzo di Dickens si sono sbizzarriti anche Fruttero e Lucentini (v. La verita' sul caso D.) ma in uno modo piu' da gioco intellettuale. Qui' si vuole fare sul serio e tutto sommato l'ipotesi fantastica che fa da sostegno al romanzo (incentrata sul personaggio di Collins) e' abbastanza credibile.

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    26/09/2011 23:03:54

    Libro lunghissimo, noiosissimo, pieno di inutili lungaggini, in cui succede una cosa ogni 200 pagine, per il resto tutte cose inutili o quasi...un inutile sfoggio di una sicuramente accurata ricerca bibliografica...ma se volevo conoscere la storia di Dickens mi prendevo una biografia...per il resto accada poco o nulla...già è pesante leggere 800 pagine, poi se la storia poteva essere raccontanta in 150 e le altre 650 sono inutili o quasi, penso si sia davanti ad un pessimo libro..

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    14/01/2011 19:58:17

    Mi sono immerso picevolmente nel labirinto di intrecci e tunnel fognari del romanzo di Simmons lasciandomi catturare dall'irresistibile atmosfera della Londra Dikensiana. Forse la mia critica a questo libro può essere in parte parziale a causa del mio amore sviscerato per le atmosfere che solo scrittori di quel tempo sapevano creare e trasmettere al lettore. Drood comunque, essendo un personaggio incopiuto dello stesso Charles Dikens, lascia aperte molte possibilità di sviluppo, e credo che Simmons abbia saputo cogliere quello che era l'umore incontaminato e prettamente diretto, dei lettori dell'epoca seduti davanti ad un racconto al caldo di un focolare illuminato da una lampada ad olio. Le romantiche descrizioni delle strade avvolte dalla bruma londinese ed alcuni, anche se pochi, riferimenti storici dell'epoca sono da soli sufficienti a rendere questo romanzo degno di essere letto. La storia è, come deve essere, l'invenzione di un singolo per far piacere a più gente possibile. Io sono parte di essi. Credo che la quantità di pagine che compone un romanzo degno di tale nome scorrano via più veloci di un aforisma banale. Consiglio Drood a chi ama l'odore delle pagine appena stampate ma intrise di vecchio.

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    06/01/2011 07:47:18

    Seguo da molti anni: un romanziere che passa da altissimi (nella fantascienza lo splendido e ricchissimo Hyperion, nell'horror il micidiale e colto Il canto di Kali) a tonfi (come il noiosissimo The terror, balordamente ribattezzato dalla Mondadori La scomparsa dell'Erebus). Questo Drood poteva essere (nelle premesse) un gran libro: ambientazione e stile vittoriani, viaggio nel cuore nero di Dickens, Wilkie Collins io narrante, miscela di giallo/storico/horror/riflessione sulla letteratura). Invece...Cosa non funziona? Troppe cose (se lo leggerete non vi anticipo quali) si capiscono troppo presto, altre sono al di là di ogni credibilità (nemmeno la "sospensione volontaria della credulità", di cui parlava il poeta Coleridge, le fa digerire). E poi, come spesso gli capita, sulla lunga distanza (nell'Erebus 700 pagine, qui 800) Simmons perde giri e si smarrisce (e con lui il lettore). carta) un gran

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    20/12/2010 11:50:23

    Non sono riuscito a superare pagina 415 e mi dispiace pure, ma la noia ha prevalso. Le prime 200 pagine funzionano pure: due o tre curiosità para-letterarie, il disastro ferroviario raccontato alla grande, un paio di avventure nei bassifondi che ricordano Conan Doyle, il personaggio di Dickens tratteggiato in modo puntuale e puntuto. Però il tutto, a metà esatta del libro, prende a dilatarsi e a non trovare più la strada maestra. Cos'è, in fondo, questo Drood? Una piccola enciclopedia narrata su Dickens e Collins? Un racconto gotico? Un giallo? Una descrizione colorita della Londra dickensiana? Una vicenda sentimentale di un amore/amicizia fra due scrittori, divisi fra donne, letture e libri? Drood vuole essere tutto questo, pure di più, eppure a pagina 415 non ha ancora deciso quale strada prediligere. Così costringe il lettore a mollare l'osso. Peccato.

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    23/11/2010 12:55:16

    non riesco proprio a capire 1 come voto....certo può piacere o meno, ma il minimo è davvero esagerato....per quanto mi riguarda ho assaporato le stesse atmosfere dickensiane condite da uno stile impeccabile, il ritmo serrato a avvincente dei gialli per eccellenza, al di là che possa essere considerato tale. Non è facile resistere a tante pagine con la costante voglia di svelare i misteri racchiusi tra un capitolo e l'altro fino alla fine....per me è il massimo!

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    04/11/2010 16:11:52

    Drood non è un giallo, Simmons non è un giallista, ed è perfettamente a conoscenza delle irraggiungibili vette letterarie raggiunte da Conan Doyle nelle storie di S.Holmes. Drood parla della totale decostruzione psicologica di Wilkie Collins, romanziere amico di Dickens, provocata da una corrosiva invidia nei confronti dell'autore di 'David Copperfield' e acuita dall'abuso di laudano e oppio. Lo stile è semplicemente quello di Simmons; elegante e particolareggiato. Non ci sono decine di morti ammazzati, non ci sono centinaia di scene d'azione vertiginosa, c'è solamente tanto Dan Simmons!

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    28/09/2010 15:28:40

    Che dire... a Dean Simmons piace sicuramente scrivere ma non sempre avere un libro che supera le ottocento pagine vuol dire avere nelle mani un tesoro, la storia non è affatto originale o meglio lo poteva anche essere ma il nostro avrebbe dovuto farcirla con più scene che non ti facciano addormentare, la descrizione di Londra fine secolo e dei personaggi ti rimanda ai romanzi di S.Holmes... e sto facendo davvero fatica nel concluderlo...spero che la fine sia meglio delle pagine che ho letto fino ad oggi...speravo cmq in qualchecosa di meglio....La scomparsa dell'erebus aveva attecchito meglio nella mia tesa. Resta ovvio che se volete un bel romanzo/racconti fatti bene leggete tutte le storie di Holmes.....è meglio....e sono anche più originali.

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    18/09/2010 21:46:35

    Uno dei peggiori romanzi letti negli ultimi anni. Patetico lo stile, reso con una traduzione che cerca di rattoppare la sfilacciata andatura del romanzo. Fortemente sconsigliato. Meglio leggere Dickens o Collins, veri scrittori a differenza di Simmons. Leggete altro, salvatevi...

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