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scheda di Crudo, N. L'Indice del 2000, n. 09
L'analisi del rapporto madre-figlia e del processo di sviluppo dell'identità femminile fatta da Anna Cotugno in Due in una è, prima di tutto, il risultato di anni di lavoro psicoterapeutico svolto con le donne. Lungo tutto il libro, infatti, è possibile trovare stralci di sedute e riferimenti alla storia personale e clinica di alcune pazienti a esemplificazione di quanto l'autrice va dicendo, ma anche al fine di dare voce a chi, al di fuori della relazione analitica, non ha avuto la possibilità di esprimere e mettere in comune la propria sofferenza. L'assenza di un ordine simbolico in grado di rappresentare il percorso di separazione e crescita di una donna è, secondo l'autrice, una "carenza culturale" responsabile tanto della complessità che caratterizza il legame tra madre e figlia, quanto della difficoltà a narrare la propria esperienza da parte delle pazienti. Il linguaggio è verba paterna: riflette e crea una realtà sociale e psicologica estranea al modo di sentire femminile, seppure abbia pretese di neutralità e, perciò, di universalità. Nel tentativo di ricostruire una genealogia al femminile, Anna Cotugno racconta le vicende di due personaggi mitologici, Demetra e Kore, madre e figlia primordiali, "simboli di un rapporto profondissimo e di una separazione altrettanto violenta, ingannevole, incompleta". Di tale mito l'autrice riporta tre diverse interpretazioni: una maschile, la rilettura psicologica della figura di Kore proposta da Carl G. Jung (1941), e due femminili, l'elaborazione e l'analisi linguistica fatte da Silvia Vegetti Finzi (1993) e da Ilenia Chirassi Colombo (1995). La storia delle due dee conduce e si intreccia ad altre storie di donne: madri, figlie, sorelle, ma anche pazienti e terapeute impegnate in una relazione caratterizzata dalla condivisione della medesima identità di genere e, quindi, luogo ideale in cui avventurarsi alla ricerca di un linguaggio simbolico al femminile.
Nicoletta Crudo
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