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Traduttore: I. Vaj
Editore: Piemme
Anno edizione: 2013
Pagine: 456 p., Rilegato
  • EAN: 9788856633559
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Buoni sentimenti, saggezza, amore, mistero, avventura, storie d’amore e di guerra ambientate in paesi lontanissimi e sconosciuti. Prima che Khaled Hosseini scrivesse Il cacciatore di aquiloni nel 2003, questa letteratura non aveva nome né epigoni. Le vite degli abitanti di Kabul, dell’antico impero persiano, erano state cantate solo nelle favole delle “Mille e una notte” o nelle poesie di Rumi. Poi, invece, la narrativa memoir è arrivata in Italia come un fiume in piena e ha inondato gli scaffali delle nostre librerie con romanzi ambientati nei luoghi più impervi del mondo: l’Afghanistan ancora, ma anche il Pakistan, il Bangladesh, l’India e l’estremo oriente. Khaled Hosseini ha spalancato una finestra sul deserto afgano, su quella estrema porzione di mondo in cui l’esercito americano aveva da poco ingaggiato la sua guerra contro il terrore.
Ed è stato quasi come ricevere un dizionario sentimentale, in cui poter interpretare la visione del mondo di quelle persone, bambini soprattutto, fino a quel momento visti soltanto da lontano, attraverso i notiziari, con i loro occhi enormi e perspicaci. La dignità, i valori antichi dell’amicizia e della famiglia, l’autenticità dei sentimenti e l’influenza della tradizione sulla vita quotidiana, ma anche l’arte dell’ascolto tipica di una cultura prettamente orale, in cui i racconti dei padri si tramandano ai figli, ogni sera, davanti al fuoco. Una narrativa dei sentimenti che ha spalancato il cuore di quaranta milioni di lettori in tutto il mondo, affamati di quelle storie, commossi e anche indignati, per lo spettacolo di devastazione che ha dato la guerra e per l’arretratezza e la miseria che ancora permane.
Nel primo romanzo di Hosseini era soprattutto la paternità il fulcro del racconto, nel secondo romanzo è Miriam la materna protagonista della vicenda. Ora, a distanza di sette anni, Hosseini imbastisce un racconto incentrato sui legami familiari orizzontali: fratelli, cognati, mogli, matrigne. I protagonisti della storia sono due bambini di un minuscolo villaggio fuori da Kabul, Abdullah di dieci anni e Pari, la sua sorellina di tre anni. Orfani di madre, vengono accuditi da un padre poverissimo e da una matrigna avvilita per la tristezza, coltivando tra di loro un amore fuori dal comune che li lega come due amanti. La miseria li separerà per sempre, straziando le loro vite e cambiando il destino della famiglia che da quel momento perderà i contatti con il mondo e con gli altri parenti. È Nabi, lo zio dei due bambini, fratello della loro matrigna Parwana, a prendere con sé la piccola Pari per farla adottare dalla ricca famiglia per cui lavora come domestico a Kabul. Siamo negli anni cinquanta, la lunga guerra con la Russia non è ancora scoppiata e i talebani non hanno ancora imposto il loro regime. Pari viene affidata a una giovane poetessa dalle idee progressiste, che fuma sigarette in pubblico, ascolta jazz ed esprime liberamente le sue opinioni, ma la libertà durerà poco e le due donne dovranno presto lasciare il Paese e trasferirsi in Europa. Nel giro di pochi anni la malattia, la guerra e l’intransigenza spazzeranno via il ricordo dei fasti della famiglia, la grande casa ornata di tappeti preziosi e di mobili istoriati cadrà in rovina, divenendo preda dei militari prima e degli stranieri accorsi in aiuto della popolazione dopo.
Attraverso la vicenda di questa famiglia, che si dipana dagli anni Cinquanta ad oggi attraverso tre generazioni, Hosseini aggiunge un nuovo tassello alla storia del suo popolo, risalendo lungo i rami più contorti del suo albero genealogico, come avviene nei testi sacri di ogni religione. Sono storie di fratelli, cognati, ma anche cugini come Idris e Timur che ora vivono in California e che, dopo vent’anni, nel 2003 decidono di tornare per le strade di Kabul a vedere cosa rimane dopo la guerra dei loro giochi e dei loro aquiloni lanciati contro il vento. Idris adesso è un medico, Timur un immobiliarista, a Kabul sono attirati da cose diverse e le loro visioni della vita sembrano inconciliabili, eppure il legame familiare li tiene uniti come un nodo.
Attraverso la voce di Idris, un personaggio che somiglia all’autore in maniera impressionante, Hosseini descrive il punto di vista dei “fortunati” che sono andati via dall’Afghanistan e non hanno vissuto il trauma delle bombe, degli stupri e delle violenze. Quelle stesse persone spesso si impossessano di quei sentimenti urlandoli al mondo pubblicando documentari e romanzi che non mostrano nessun riguardo per la gente che quelle esperienze le ha vissute sulla sua pelle. Questo romanzo invece trasuda a ogni pagina il rispetto per un popolo pieno di dignità e saggezza. Se chiedi a Khaled Hosseini cosa pensa della Kabul di oggi, lui risponderà tristemente “mille tragedie per chilometro quadrato”. Ma questo noi lo sappiamo già. Quello che non sappiamo, e che ci preme davvero, è sapere semmai Abdullah sia riuscito con gli anni a scacciare il ricordo straziante di sua sorella, rimasto attaccato alla sua camicia, come la polvere.

Recensioni dei clienti

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    Felly66

    07/02/2017 09.01.12

    Non posso dire che non mi sia piaciuto ma non posso neanche dire che mi abbia entusiasmato e tenuta incollata alla lettura ... soprattutto dopo aver letto i suoi precedenti "capolavori". L'unico parere che mi sento di esprimere è che l'ho trovato "emotivamente impegnativo". Ovviamente la mia è una sensazione puramente personale, un modo intimo con cui ho vissuto e immaginato la storia, a prescindere dalla bellezza del racconto.

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    Trixter

    18/03/2016 12.25.51

    Non ritengo abbia alcun senso paragonare questo romanzo ai precedenti dello stesso autore. Il libro va giudicato come opera a se stante. Hosseini è un ottimo narratore, non c'è alcun dubbio: dimostra, ancora una volta, di possedere una penna morbida, suadente, affascinante che, pagina dopo pagina, mostra di saper usare con dovizia ed enorme capacità. La lettura, però, dopo un inizio semplicemente magnifico, si rivelerà pesante e poco emozionante, non tanto per la forma (superba) quanto per il contenuto, appunto povero di emozioni e colmo di vicende a se stanti e, a tratti, quasi inutili nell'economia della narrazione. Confesso di averlo terminato solo per il piacere di una lettura così elegante (grazie anche all'ottima traduzione), ma non certo perchè coinvolto in una (lunga) vicenda che, ahimè, non regala sussulti nè turbamenti emotivi.

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    Sara87

    06/09/2015 22.51.58

    La capacitâ narrativa dell'autore è innegabile, ma l'intreccio di personaggi, storie e drammi che si dilatano in un susseguirsi continuo di flashback , alla lunga sfianca il lettore, lo confonde e quasi lo costringe a dover annotare la lunga sequela di legami di parentela e nomi che costellano il romanzo. Come su di una giostra in perenne movimento, la musica cambia improvvisamente e il lettore barcolla ubriaco. Con i suoi continui cambi di registro, agonizzanti ci si sente spinti a gettare con forza il libro in un gesto di estrema liberazione. L'autore gioca magistralmente con l'emozione in modo volutamente straziante per giungere ad un epilogo di doverosa e forzata prostanza del lettore al quale viene strappato l'applauso di ringraziamento nei confronti dell'autore, il Messia, che ci depura le coscienze offuscate da schermi di smarthphone e peccaminosa superficialità. La solita storia, Afghanistan, la guerra, bambini con storie tragiche alle spalle, ci si chiede quante volte Hosseini possa riscaldare la stessa minestra, alla terza prova sta giá raschiando il fondo. Il racconto è scritto tutto d'un fiato, il ritmo è a tratti lento ma serrato, con rari divisioni in capitoli, ció costringe il lettore al doversi inoltrare nella storia senza prendere aria, in apnea si scivola nelle vite di ogni personaggio come vivi fantasmi, osservatori inermi che assistono allo scorrere delle vicende in preda a alternanti momenti di raptus di auto strangolamento. Il termine del libro è per i caparbi, l'abbandono per i coscienziosi con una buona dose di amor proprio.

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    Julia

    25/01/2015 17.47.15

    Senz'altro un bel libro, ma l'intreccio di trame e personaggi è un po' eccessivo;il finale poi spegne una speranza alimentata per tutto il romanzo e lascia l'amaro in bocca. Pur consigliabile, non regge il confronto coi due precedenti romanzi di Hosseini. Non male.

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    Ylenia

    25/01/2015 17.34.10

    Un libro eccezionale, uno dei più belli mai letti. Meno drammatico dei primi due romanzi dello scrittore ma non per questo meno profondo. Un libro da leggere tutto d'un fiato, un libro che porta a pensare, a riflettere sulla vita, sulle dinamiche che percorrono l'esistenza umana. Un intreccio scorrevole di episodi e persone, vite in divenire. Amore fraterno, famiglia, amicizia, amore, uomini e donne imperfetti, sensi di colpa, vite che potevano essere diverse o forse no. Occidente. Paesi arabi. Ricchezza e povertà. Amarsi. Tradirsi. La memoria come meccanismo determinante dell'esistenza umana. L'ho letto in 3 giorni, non riuscivo a smettere, volevo sapere tutto di qui personaggi a cui mi ero affezionata. A proposito di personaggi, sono davvero tanti, tantissimi ma tutto scorre in modo naturale, senza troppe forzature. Ho letto qualche commento negativo su questo aspetto, io non ho avuto la minima difficoltà nel ricordare i tanti nomi perchè, come dicevo, ho divorato il libro in poco tempo. Non è uno di quei romanzi da leggere poco per volta, si rischierebbe di dimenticare il filo che lega tutto, è una sorta di puzzle legato ad una grande famiglia e ai personaggi che hanno sfiorato i membri della stessa famiglia. Cambia continuamente il punto di vista in modo eccellentemente calcolato. Lo scrittore, a mio avviso, si conferma eccezionale in questo suo terzo libro, i suoi romanzi sono quanto di più toccante, struggente ed emozionante possano leggere i nostri occhi e percepire i nostri cuori.

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    Bruna

    25/11/2014 12.04.58

    Rispetto ai due libri precedenti che ho trovato bellissimi questo mi ha un po' deluso, tropppe storie e troppi personaggi.

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    Oriana

    03/09/2014 16.52.27

    Non sono per niente d'accordo con le recensioni negative che ho letto. Libro sicuramente all'altezza dei precedenti, anche se Mille splendidi soli, per me, rimane il migliore. Bel romanzo, tanti personaggi, tante storie e storie nelle storie.

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    Daniele

    29/08/2014 14.35.52

    Hosseini si conferma scrittore molto capace, ma in questo libro mette nell'intreccio narrativo un numero troppo elevato di personaggi. L'intero capito del medico greco è a sè stante rispetto al resto del racconto e paradossalmente, anche se non lo si leggesse per nulla, il libro starebbe in piedi lo stesso. Il finale potrebbe essere commovente, ma l'autore ha fretta di finire e in poche righe chiude il romanzo. Nel complesso però è un libro da consigliare.

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    Giordano

    27/08/2014 13.13.56

    Mi dispiace dare una valutazione così poco alta ad un romanzo di Khaled Hosseini. Tuttavia, devo farlo per diversi fattori. Essendo un appassionato seguace della sua letteratura, dopo aver letto Il cacciatore di aquiloni e Mille splendidi soli mi sono dedicato del tempo per leggere l'ultima opera pubblicata, naturalmente E l'eco rispose. Ho avuto aspettative molto alte, forse troppo, per questo romanzo, tanto che devo ammettere mi abbia un po' deluso. Trama inizialmente coinvolgente - grazie alla quale mi affiorano alla mente le scorse letture - che decade tragicamente fino alla fine del romanzo in un confusionario rapporto tra fabula e intreccio. Ma non sono solo la successione degli eventi e la loro narrazione a confondere la lettura. Esse trovano l'ausilio nell'abbondanza di personaggi (a volte il troppo stroppia) e nell'insostenibile cambio di narratore con la conseguente modifica della focalizzazione. Mi ritrovo nel confronto con gli altri recensori delusi quando affermano di aver portato a termine a fatica il romanzo, poiché - a differenza dei primi due best-seller dell'autore - l'epilogo non è emozionante e tanto meno commovente, come invece mi sarei aspettato. Nonostante tutto, non si può negare la maestria di Hosseini, che resta un abile scrittore con un'impeccabile prosa!

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    Savi

    23/07/2014 11.41.25

    Il racconto cattura fin da subito e si viene facilmente coinvolti in quello che mi sembra l'argomento che Hosseini predilige: l'intreccio dei sentimenti tra persone legati tra loro da un vincolo di parentela. Poi, dall'ottavo capitolo in poi (Autunno 2010), ho continuato a leggerlo con fatica. Perchè quel lunghissimo capitolo su Markos, Odie, Thalia ecc.? Qual è il suo apporto al romanzo? Forse non ho capito bene io, ma mi è sembrata una lunghissima narrazione di vicende che sembrano girare a vuoto in cerca di una degna collocazione nel contesto del romanzo,un racconto 'a parte' (e l'accenno a Nabi di tanto in tanto mi sembrava pretestuoso). Bello l'incontro delle due Pari, ma, anche qui, mi è sembrato che qualcosa non funzionasse; forse il mancato riconoscimento della sorella da parte di Baba/Abdullah. Forse Hosseini lo riteneva troppo 'sentimentale'?

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    Olivia

    15/07/2014 11.50.00

    Hosseini ancora una volta ci trasporta nel suo Afghanistan, ma questa volta non attraverso un unico protagonista. Nel romanzo si intrecciano la vita di diverse famiglie, accomunate dalle loro origini afghane. Una storia dove l'amore per la famiglia fa agire in molti modi diversi. Vite costellate da momenti difficili, da personaggi forti, che non si abbattono. Con una narrazione ricca di poesia, ancora una volta Hosseini ci fa emozionare e ci fa conoscere ancora una volta un po' di questo Paese lontano. Per la prima volta, però, gli eventi si svolgono anche al di fuori del suo Paese d'origine e l'autore dimostra una buona conoscenza anche di questi luoghi. Un romanzo intenso ed emozionante.

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    Aldo

    03/07/2014 09.05.29

    Hosseini è sempre bravissimo a descivere i sentimenti dei personaggi ed a raccontare storie struggenti. Però questa volta, a differenza dei due suoi primi romanzi, la trama è troppo intrecciata, molte storie si susseguono, i personaggi sono numerosi, troppi. Scitto comunque molto bene, lo consiglio come lettura, anche se non all'altezza dei precedenti.

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    Giovanna

    12/06/2014 16.26.44

    Rispetto agli altri due romanzi di Hossein che ho trovato stupendi, questo mi ha un po' deluso. Troppo argomenti ripetuti. L'autore mi sembra una persona ricca di cose da raccontare per continuare a parlare di Afganistan anche se è un argomento a lui caro.

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    Sweetbetbet

    03/06/2014 13.37.06

    Non mi è piaciuto,tanto è vero che ho faticato a finirlo...la prima parte è carina,mossa dal solito sentimento di Khaled,ma poi si perde nella descrizione di un sacco di atri personaggi e storie perdendo così il pathos iniziale.deludente la fine,si sbroglia la storia cominciata con poche righe che descrivono gli avvenimenti sommariamente, non facendomi emozionare ne vivere la drammaticità della storia.pensavo un altra cosa invece...se avesse centrato il romanzo solo sui due fratelli forse sarebbe stato diverso.

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    raffaella

    26/05/2014 08.26.27

    Primo libro che leggo di questo autore..devo dire la storia molto toccante e personaggi ben descritti..una nota negativa...un intreccio troppo complicato a volte dei personaggi che si alternano nella vicenda. Consigliato

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    Valeria

    07/04/2014 17.19.03

    E' completamente diverso dai primi due libri. L'ho trovato un po difficoltoso nel seguire il senso logico nelle storie dei vari personaggi. La prima parte più facile da seguire. Nonostante tutto, finale commovente. Ti fa capire il senso della vita. I primi due libri però restano the best!

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    Umberto75

    28/03/2014 22.25.36

    Inferiori agli altri due libri precedentemente scritti, questo ha comunque il pregio di non essere mai noioso e di saper catturare il lettore con storie che s'intrecciano e che una volta tanto, non hanno il classico happy end perché la vita, come cantano bene gli articolo 31, non è un film.

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    manu

    23/03/2014 17.07.58

    All'inizio pensavo di trovare una storia copiata un pò dai primi due libri, invece poi ho trovato storie commoventi anche se per via dei troppi personaggi non mi hanno coinvolto e emozionato come i precedenti. Nonostante ciò posso dire che Housseini non delude mai ed è un libro splendido pure questo. Attendo il prossimo con curiosità.

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    laura

    19/03/2014 18.06.33

    Questo romanzo è di tono inferiore rispetto agli altri due, molto più suggestivi ed anche più facili da seguire. In questo libro ci sono troppe storie che si intrecciano e il continuo passaggio dal presente al passato non rende semplice la lettura che è stata molto meno scorrevole e avvincente rispetto ai primi due romanzi dell'autore.

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    ily

    17/03/2014 18.26.38

    Bellissimo, i protagonisti delle diverse storie sono comunque collegati e le storie offrono non solo uno sguardo sui cambiamenti dell'Afghanistan dal '52 a oggi, ma anche sulle sue diverse anime. La narrazione è sensibile e, a tratti poetica, ma sempre scorrevole. L'ho divorato.

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