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L' elefante di Napoleone. Un animale che voleva essere libero
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L' elefante di Napoleone. Un animale che voleva essere libero - Paolo Mazzarello - copertina
L' elefante di Napoleone. Un animale che voleva essere libero - Paolo Mazzarello - 2
L' elefante di Napoleone. Un animale che voleva essere libero - Paolo Mazzarello - 3
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Descrizione


Una femmina di elefante per avvicinare l'India alla Francia. In un'atmosfera di conflitti e intrighi fra potenze coloniali europee e signorotti locali, il pachiderma si imbarcò in un viaggio per mare e per terra che dalle coste del Bengala lo condusse a Versailles nell'agosto 1773. Nella splendida residenza della corte francese l'elefantessa diventò il gioiello della ménagerie, lo zoo privato della famiglia reale. Amata per il suo buon carattere, suscitò la meraviglia e la simpatia dei numerosi visitatori stappando bottiglie di acquavite e accettando prese di tabacco offerte in regalo. Tenuta quasi sempre imprigionata, una notte si liberò dalle catene e fuggì. Ma la sua ricerca della libertà era destinata a finire tragicamente. Grazie a Napoleone la sua sagoma tassidermizzata venne infine donata al Museo di storia naturale di Pavia fondato da Lazzaro Spallanzani. Intrecciata ad altre vicende, come quella dell'elefante regalato dal califfo Harun al-Rashid a Carlo Magno, e arricchita da excursus mitologici e letterari sull'elefante nel mondo antico e medievale, la storia di questo pachiderma si trasforma in un'avventura nella scienza naturalistica settecentesca e in una metafora del rapporto di sopraffazione - ma anche talvolta di amicizia - fra uomo e animali.
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Dettagli

2017
22 febbraio 2017
192 p., Rilegato
9788845283499

Voce della critica

Il secolo dei Lumi allo specchio di un elefante

L’elefante mangia fino a 135 kilogrammi di vegetali al giorno, ha una memoria prodigiosa, è mansueto e imponente: simbolo di rigenerazione e iniziazione, ha donato la propria testa al dio Ganesh, assurgendo al mito che gli compete. Quale creatura infatti è così straordinaria, capace di incutere terrore in battaglia agli avversari, ma anche in grado di allietare l’essere umano quando usa la sua proboscide per inondarlo di acqua o portarlo sul dorso? Vicino all’uomo da quattromila anni, il colosso dalla pelle grinzosa lo accompagna sommessamente, non è come il cane a cui tutti attribuiscono la fedeltà nei confronti del padrone, ma in realtà ne è espressione di sogni e paure molto più del collega domestico. L’elefante, con la sua lunga proboscide, è il simbolo di un mondo che sembra lontano ma si intreccia incredibilmente con la nostra storia. Basti pensare ad Annibale e ai suoi 51 pachidermi, sempre più decimati, fino all’ultimo esemplare, Surus, a cui dedicò grandi onori e dedicò una città – o all’iconografia di certe cattedrali come quella di Otranto, dove sono raffigurati sul pavimento. La storia europea ne custodisce la figura gelosamente, seppur non in maniera esplicita (il grande scrittore portoghese Josè Saramago dedicò un suo libro al rapporto uomo-elefante ne Il viaggio dell’elefante, stavolta partendo dal Portogallo per andare in Austria). Si pensi ai tanti bestiari medievali: nel Fisiologo, probabilmente scritto ad Alessandria tra il II e il V secolo, poiché partorisce di rado e la gravidanza dura 22 mesi, diventa simbolo di castità e mansuetudine, privo di “brama di congiungimento carnale”. Quando decide di partorire si reca in Oriente e mangia la mandragora, albero dalle proprietà afrodisiache. La femmina si nutre per prima e poi induce il maschio in tentazione, il quale poi si congiunge alla compagna che concepisce “nel ventre”. Si tratta di una chiara similitudine con le vicende bibliche di Adamo ed Eva, dove la donna tenta l’uomo.

Mazzarello racconta di un viaggio non solo zoologico ma politico e sociale, immerso in una atmosfera quasi epica, che ricorda le avventure di Salgari: l’India è contesa fra grandi interessi, e stimolare in Europa l’immaginazione e la curiosità dei potenti può aiutare a costruire nuovi ponti e realizzare succulenti affari. Questo breve ma intenso resoconto, simile ai resoconti di Darwin per la capacità di stimolare curiosità e immaginazione, esplora il mondo animale e narra di un lungo viaggio che andrà dall’India fino a Versailles, ma vedrà il suo epilogo a Pavia, quando Napoleone in persona verrà a visitare la città, discettando di scienza e politica. La data di partenza è 12 febbraio 1772, l’organizzatore del trasporto un tal Chevalier, un avvocato avventuriero divenuto dopo molteplici traversie governatore, il quale decide di inviare alla menagerie del re un esemplare femmina di elefante, per ingraziarsi il re e usufruire di eventuali benefici.

Recensione di Andrea Comincini.

Guarda la recensione completa su Alfabeta2.it

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Conosci l'autore

Paolo Mazzarello

1955, Mornese (Alessandria)

Medico, accademico e saggista italiano.Laureato con lode in Medicina nel 1980 come allievo del Collegio Ghislieri di Pavia, ha poi ottenuto a Milano il dottorato di ricerca in Scienze Neurologiche e la specialità in Neurologia. Membro dell’Istituto Lombardo – Accademia di Scienze e Lettere e dell’Academia Europaea, insegna oggi Storia della Medicina all'Università di Pavia. È presidente del Sistema Museale di Ateneo di Pavia e direttore del Museo per la Storia dell'Università di Pavia. Ha scritto anche su diverse testate, tra le quali «Il Corriere della Sera», «La Stampa» e sulle riviste «Nature», «Endeavour» e «Isis».Il suo editore di riferimento è Bollati Boringhieri, per il quale...

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